Luca De Biase
An Italian journalist writes about what's happening in his funny country:
a laboratory for the study of broken democracy and creative capitalism.
Plus news about media and cultures.



Creative Commons License

Subscribe to "Luca De Biase" in Radio UserLand.

Click to see the XML version of this web page.

Click here to send an email to the editor of this weblog.

 

 

Economia della liberazione - QuartoQuattro

4. Daniel Kahneman: dimenticare Bernoulli

La teoria tradizionale che descrive la scala di preferenze delle persone come una funzione continua nella quale l'utilità cresce man mano che cresce il possesso di una merce, ma nella quale l'utilità marginale decresce con la quantità posseduta, viene dal Settecento e dalla matematica. Il lavoro pionieristico in proposito è considerato quello di Daniel Bernoulli (1700-1782), rampollo di una grande famiglia di matematici, che ne scrisse nello Specimen theoriae novae de mensura sortis (1738). L'idea dell'utilità marginale decrescente come derivata di una funzione continua venne in mente a Bernoulli come base teorica per risolvere un paradosso matematico assolutamente astratto che si presentava pensando alla scelta più conveniente del giocatore che si impegnasse in un gioco d'azzardo particolarmente cervellotico e per il quale risultava che la puntata migliore era, paradossalmente appunto, infinita: un'origine alquanto futile per una delle teorie di maggiore peso nella storia dell'economia. La funzione di Bernoulli fu infatti ripresa dagli economisti della fine dell'Ottocento come fondamento della teoria della domanda, uno dei lati fondamentali dell'equilibrio economico generale. Con John von Neumann e Oscar Morgenstern, poi, divenne addirittura la base dell'indagine sulle scelte individuali in condizioni di incertezza (La teoria dei giochi e il comportamento economico, 1944).

La forma continua della funzione di utilità era necessaria per descrivere in forma matematica, come un sistema di equazioni, il problema dell'equilibrio economico generale. La logica della massimizzazione dell'utilità individuale era una delle condizioni necessarie per arrivare a definirlo come la rappresentazione del migliore dei mondi possibili. In quel mondo, l'utilità delle persone era massimizzata, dati i vincoli di bilancio e le altre condizioni previste dalla teoria. Su quella base si poteva anche costruire una teoria del benessere sociale, come infatti fece Arthur Cecil Pigou in Economia del benessere (1920). E immaginare persino un metodo per scoprire e confrontare le scale di priorità dei consumatori, chiamato sistema delle "preferenze rivelate, che finisce col tornare a dimostrare come il benessere di un consumatore, e della società, sia maggiore o minore in funzione del possesso una certa combinazione di beni piuttosto che di un'altra a parità di livello di reddito. Una conseguenza di quella teoria è che se il reddito cresce, cresce il benessere.

Sembra banale. Ma non è così. E in effetti, a pensarci bene: da un'idea falsa in partenza, potrebbe mai venire fuori una conclusione giusta?

Ma mentre la revisione dell'ipotesi di razionalità del consumatore è in pieno svolgimento, il concetto stesso di razionalità dell'essere umano e dunque dell'operatore economico è in discussione. Se è vero che esiste un modo di pensare controllato e metodico, capace di verificare le ipotesi con calma, è anche vero che nella maggior parte delle situazioni si pensa e decide in modo più immediato, incontrollato e irrazionale. Ed è questa la reale situazione nella quale si trovano gli operatori economici, consumatori, imprenditori, risparmiatori, manager e così via. Non solo: la razionalità, se c'è, non funziona come pensava Bernoulli. E questo mette in gravissima crisi il fondamento teorico di tutto il sistema previsto dall'equilibrio economico generale e dai suoi derivati.

Il comportamento dei consumatori, visti a decine di migliaia, quotidianamente, sul sito del pioniere dell'e-commerce, Amazon.com, si dimostra non razionale. Il che non stupirebbe uno studioso come Daniel Kahneman, il secondo psicologo della storia, dopo Herbert Simon, a ricevere il premio Nobel per l'Economia. Anni di ricerca sperimentale, condotta con grande libertà intellettuale e creatività concettuale lo hanno portato a riformare profondamente le basi della scienza economica, per quanto riguarda la questione della razionalità degli operatori economici.

La "prospect theory", cuore della sua ricerca, suggerisce che una serie di motivi psicologici, dai sentimenti ai preconcetti, determina il comportamento economico delle persone. Le decisioni dei consumatori, dei risparmiatori, degli imprenditori non sono basate su una scala continua di priorità e di livelli di utilità, non si fondano su un'analisi completa, fredda e razionale dei dati a disposizione e non sono prese in base a un ragionamento controllato e metodologicamente corretto. Anzi: quando prendono delle decisioni, le persone di solito fanno uso di scorciatoie mentali che portano a errori anche significativi.

La "prospect theory" fondamentalmente segnala che si pensa più per differenza che per valori assoluti: il che mette in crisi il sistema di Bernoulli perché non esiste una curva di utilità continua ma eventualmente esistono molte diverse curve, discrete e separate da fattori variabili nel tempo, nello spazio e nei diversi contesti. Insomma, nessuno ragiona davvero nel modo previsto da Bernulli: «Desidero una quantità più o meno grande di questo bene in funzione di un maggiore o minore prezzo». Perché oltre al prezzo reale c'è il prezzo atteso, quello percepito, quello a sua volta desiderato. E perché oltre alla quantità desiderata c'è quella che si ha, quella che si è perduta, quella che potrebbe sempre servire... È dimostrato per esempio che un tizio che possiede un milione di euro e ne perde cento mila è più scontento di un altro tizio che possiede cento mila euro e ne guadagna dieci mila: il che sperimentalmente influsce sulla propensione al consumo nel contesto di quell'evento anche se il più ricco dovrebbe essere comunque più soddisfatto e ottimista del più povero.

Ma il sistema intellettuale di Kahneman non si ferma alla critica di Bernoulli e sta ormai evolvendo verso una conoscenza articolata dei comportamenti degli esseri umani nel momento in cui devono valutare e decidere. La ricerca di Kahneman, dunque, punta proprio al cuore dell'economia come analisi del comportamento umano e delle sue motivazioni: per riformarla radicalmente. E aprire a una cultura economica nuova.

Kahneman, come molti suoi colleghi, osserva che esistono diversi percorsi cognitivi. Esiste la reazione cognitiva di tipo istintivo, cioè la percezione, come esistono l'intuizione e il ragionamento controllato e deliberato. Una serie di esperimenti ha portato Kahneman ha comprendere che le valutazioni e le decisioni necessarie per agire nella sfera economica sono prevalentemente determinate dall'intuizione. Tra gli esperimenti alcuni sono stati condotti persino su gruppi di professori ed esperti di statistica, le cui capacità logiche e razionali erano provate dalla qualità della loro ricerca: ma posti in situazioni che rappresentavano le condizioni delle scelte tipiche della vita quotidiana si comportavano esattamente come gli altri. Lasciando che l'intuizione li guidasse nelle valutazioni e nelle scelte e solo in certi casi scoprendo che era necessario un ragionamento più attento per correggere gli errori.

I due processi cognitivi, intuizione e ragionamento, sono ormai descritti dalla ricerca. L'intuizione, che produce errori di valutazione ma che è normalmente il primo processo cognitivo a venire utilizzato, è veloce, automatica, associativa, quasi immediatamente successiva alla percezione, non richiede sforzo particolare e i suoi risultati sono difficili da controllare. Il ragionamento invece è più lento, seriale, faticoso e deliberatamente controllato, ma è anche flessibile e governato da regole sostanzialmente esplicite. E quando si ragiona si commettono meno errori.

L'intuizione non è troppo dissimile dalla percezione in termini di processo cognitivo: in quanto è, appunto, automatica, veloce, parallela, associativa, senza sforzo e lenta da modificare. Ma si differenzia dalla percezione in quanto ai contenuti ai quali è applicata: perché, appunto, a differenza della percezione, l'intuizione non ha a che fare solo con i dati sensibili, ma anche con i concetti, con il linguaggio e con il senso del tempo. L'intuizione non reagisce solo di fronte ai fatti percepiti ma anche di fronte ai preconcetti e ad altre strutture astratte. Quindi l'intuizione è un processo completamente diverso dal ragionamento e assomiglia a quest'ultimo solo per una caratteristica specifica: riguarda anche contenuti astratti, cioè le idee.

Certi punti di vista, certe interpretazioni, certi modi di vedere i dati e le idee, vengono prima alla mente per via intuitiva perché si basano su un insieme di saperi più "accessibile". Gli esempi, nei testi di Kahneman, non mancano. La differenza è più accessibile del valore assoluto, la media è più accessibile della somma, e così via.

Su questo si può costruire una teoria dei cosiddetti "frame", le cornici, per cui esistono dei quadri interpretativi facilmente accessibili, che l'intuizione richiama più facilmente, e rispetto ai quali i dati della vita quotidiana vengono letti e valutati prima di passare all'azione. Ma i frame più accessibili possono essere i meno adatti alla situazione specifica e portare a errori di valutazione. Come di fatto avviene spessissimo. Gli esperimenti di Kahneman sono davvero divertenti e, talvolta, sinceramente esilaranti. Perché mostrano la varietà e creatività dei modi che le persone trovano per sbagliare. Di fatto dimostrano che le valutazioni e le decisioni cambiano drasticamente in base non ai dati oggettivi dei problemi ma in relazione al modo in cui i problemi sono posti e dunque al frame che richiamano più facilmente all'intuizione.

Il bello dell'intuizione è che non è influenzata dall'incertezza. Anzi, è un antidoto all'incertezza. Che come dimostrano anche le esperienze fatte con i consumatori che visitano il sito di Amazon.com, è una condizione dalla quale gli operatori economici nella loro vita quotidiana rifuggono con tutte le proprie forze. L'incertezza, il dubbio, è una condizione metodologica precisa che è propria, invece, del ragionamento. E non a caso il ragionamento entra in campo, se entra in campo, in un secondo momento. Il ragionamento esplicita le opzioni diverse tra le quali bisogna scegliere per valutare e decidere: ma la diversità di opzioni determina incertezza. Il dubbio è un fenomeno proprio del ragionamento: è l'abilità di pensare pensieri incompatibili sulla stessa cosa. Una caratteristica tutt'altro che accessibile e immediata, nella maggior parte delle situazioni della vita quotidiana.

Insomma: il processo cognitivo dell'intuizione dipende in primo luogo dal punto di riferimento, dai concetti più accessibili, dai frame interpretativi, e governa le valutazioni e le decisioni, a meno che non sia modificato e deliberatamente superato dal ragionamento. Il che non avviene se non in condizioni piuttosto particolari, che si verificano talvolta quando non viene in mente nessuna idea intuitiva che si adatta alla situazione e più spesso, quando il bisogno di un ragionamento viene esplicitamente evocato, ponendo chi deve valutare in una condizione di sospetto o di netto rifiuto nei confronti della sua stessa intuizione.

E dunque, in conclusione, avviene che gli operatori economici nella loro vita quotidiana si trovano a valutare e decidere molto più spesso in base all'intuizione che al ragionamento. Tra l'altro, questo fenomeno si osserva sia nel caso che i decisori siano poco competenti della materia sulla quale devono valutare, sia che siano estremamente competenti. Questo si dimostra facilmente e, come dice Kahneman, a sua volta dimostra che tre secoli di economia basata sull'errore di Bernoulli hanno portato a un gran numero di valutazioni e teorie sbagliate, dal punto di vista scientifico e interpretativo. Le conseguenze di tutto questo cominciano ad essere relativamente chiare agli studiosi, ma lo sono molto meno per il pubblico che arriva all'informazione economica attraverso la sua "vulgata" più comune.

La fine della razionalità è un colpo decisivo alla vecchia economia. Come può essere utile un modello di riferimento che parte dall'ipotesi della razionalità se questa non ha niente a che fare con la realtà? Non è neppure utile in termini normativi: non si può cioè usare per dire che sarebbe bene che le persone fossero razionali. Di fatto non lo sono. Anche se avessero tutte le informazioni del mondo non sarebbero razionali. Reagirebbero istintivamente per evitare l'incertezza e andare direttamente alle conclusioni senza perdere tempo a controllare attentamente le loro conclusioni e il percorso logico che hanno utilizzato per arrivarci.

Se si parte dalla vita delle persone e non dal modello si cambia completamente strategia di ricerca. Certo: per un po' anche l'analisi dell'irrazionalità dei comportamenti può essere pensata come nient'altro che il racconto della distanza tra il comportamento razionale [^] ideale [^] e la realtà. Ma è un approccio che passa velocemente in secondo piano rispetto alla pratica della ricerca. Lo stesso Andreas Weigend si stupisce soprattutto della distanza che intercorre tra razionalità ipotizzata e irrazionalità verificata. Ma alla fine il suo percorso di ricerca è pragmatico e tende a portare il suo pensiero ad aderire ai percorsi mentali e culturali delle molte migliaia di interlocutori che si trova di fronte nella comunità degli utenti di Amazon.

Luca De Biase - Economia della liberazione

Torna all'indice

----------------------------------------------
Proprietà intellettuale - Luca De Biase - In uso gratuito per la Rete...
Questo è un libro in lavorazione, quindi non dovrebbe essere usato come se fosse finito: anche se mi fa piacere che venga usato e commentato. Anzi è proprio questo lo scopo di metterlo online. In ogni caso, come tutto quello che pubblico su questo blog anche questo materiale è sottoposto alla licenza Creative Commons. Il che in questo caso significa: facendo ricerca ha molto senso scambiare gratuitamente idee, obiezioni, fatti, notizie, con altri interessati allo stesso argomento di studio; si tratta di trovare insieme un pensiero nuovo. Non occorre ricordare che qualunque utilizzo di questo materiale dovrebbe essere accompagnato da una citazione della fonte e che in ogni caso questo materiale non può essere usato per fini commerciali se non da chi lo ha prodotto.
Gli errori che questo libro contiene sono imputabili alla mia imperizia. Le buone idee appartengono a tutti noi.
----------------------------------------------


Click here to visit the Radio UserLand website. © Copyright 2005 Luca De Biase.
Last update: 9-08-2005; 15:10:18.
This theme is based on the SoundWaves (blue) Manila theme.