Economia della liberazione - QuartoCinque
5. Stiglitz: le informazioni asimmetriche
Un altro presupposto fondamentale della teoria tradizionale del mercato che è saltato in aria, e non da pochi anni, è la perfetta informazione di tutti gli operatori economici. È sempre stato considerato uno dei punti più deboli dell'economicismo. Ma è tornato alla ribalta con il boom di Internet: perché l'avvento della grande Rete con la sua infinita capacità di informare e con la sua facile e diffusa accessibilità ha fatto sognare l'arrivo di un'epoca in cui tutti [^] consumatori, risparmiatori, lavoratori, imprenditori [^] potessero entrare in possesso dell'informazione economica necessaria a confrontare i prezzi e le condizioni di ogni mercato, creando le condizioni di un "capitalismo senza attrito", per usare le parole di Bill Gates, co-fondatore della Microsoft, gigante americano del software.
Il teorico dell'asimmetria delle informazioni è il già citato premio Nobel per l'economia Joseph Stiglitz. Nella sua lezione per il Nobel, del 2001, cioè in piena era internettiana, ha riassunto le sue posizioni. «Per più di cento anni» scrive Stiglitz «l'economia ha creato modelli nei quali si suppone che esista perfetta informazione. Naturalmente, tutti hanno sempre riconosciuto che l'informazione è invece imperfetta: ma si sperava che le economie nelle quali l'informazione è meno imperfetta potessero in fondo assomigliare molto ai modelli economici nei quali l'informazione è perfetta. Uno dei principali risultati della mia ricerca è stato quello di dimostrare che non è vero: anche una piccolissima imperfezione della disponibilità di informazioni può avere un effetto profondo sulla natura stessa dell'equilibrio economico».
Certo, i maestri Settecenteschi e Ottocenteschi dell'economia si rendevano perfettamente conto di questo. Ma il paradigma dominante del Novecento, il modello neoclassico, ha ignorato completamente il fatto che le distorsioni informative alterano le condizioni fondamentali dell'analisi. Avevano bisogno di modelli matematicamente e formalmente limpidi: le imperfezioni dell'informazione li rovinavano e per questo non se ne teneva conto. Qualcuno, come George Stigler, riconosceva l'importanza dell'informazione ma proponeva di trattarla come un costo e sosteneva che, una volta tenuto conto del costo dell'informazione, il modello neoclassico avrebbe funzionato. Si parlava in quel caso di informazione come "costo di transazione". In base all'approccio di molti economisti di Chicago l'economia dell'informazione era simile a ogni altro mercato. Si doveva solo analizzare la domanda e l'offerta di informazione e il gioco era fatto. «La mia ricerca ha dimostrato che quell'approccio era sbagliato» afferma Stiglitz. «Le diverse persone conoscono diverse cose. I lavoratori conoscono meglio le loro abilità di quanto non possa sapere l'azienda che li impiega. Chi compra una polizza di assicurazione conosce meglio dell'assicuratore il proprio stato di salute. Il proprietario della macchina conosce il suo veicolo meglio di tutti i potenziali acquirenti. L'imprenditore sa tutto della sua azienda, mentre i potenziali investitori non sanno quasi nulla. Chi prende a prestito conosce meglio il rischio dell'operazione di quanto non sia dato di sapere a chi presta». Ma tutte queste condizioni si possono rovesciare per mille motivi. E di fatto spesso si rovesciano creando asimmetrie contrarie. L'unica cosa che non succede mai che è tutti gli operatori abbiano le stesse informazioni relativamente alle varie transazioni economiche.
Per questo, molti osservatori hanno strumentalizzato l'avvento di Internet per sostenere che era finalmente arrivato il momento in cui le informazioni potevano essere perfettamente distribuite. Il ragionamento era limitato ma fondato su alcuni dati di fatto: il costo di pubblicare e di trovare le informazioni era drammaticamente ridotto dall'avvento della Rete e poteva quindi essere presentato come una forte riduzione dei costi di transazione, come ha sostenuto per esempio Paul Strassmann, grande vecchio della rivoluzione tecnologica e civile dell'e-business. E lo ha sostenuto, come si diceva, lo stesso Bill Gates nei libri che ha firmato: The Road Ahead e Business at the Speed of Thought. La nozione di "capitalismo senza attrito", cioè senza gli inutili freni dovuti in massima parte ai costi di transazione e all'asimmetria delle informazioni era per Gates una vera e propria possibilità creata da Internet. Ma il Web ha invece generato, insieme a forti riduzioni dei costi di transazione in certi settori, molte nuove asimmetrie. Non solo per il digital divide, cioè la crescente distanza tra le persone connesse e quelle che per motivi economici, culturali, infrastrutturali, non possono accedere alla Rete. Anche nel popolo di coloro che sono connessi certe distorsioni si sono sviluppate: Internet ha contribuito a moltiplicare la quantità di informazione disponibile, in effetti, ma in molti casi l'ha accresciuta persino troppo, tanto da favorire il cosiddetto "information overload", un bombardamento di informazioni tanto massiccio che alla fine diventa un rumore insopportabile e ingestibile. Che ritorna a favorire alcuni rispetto ad altri nella effettiva utilizzazione delle informazioni che contano. Del resto, già Herbert Simon, altro premio Nobel per l'economia di formazione psicologo, osservava che «L'abbondanza di informazione genera scarsità di attenzione». Non solo. Nessuno vuole davvero che Internet elimini alcuni dei motivi più sottili per cui l'informazione non è distribuita equamente: si invoca la protezione della privacy proprio per contrastare un sistema dell'informazione troppo invadente che per esempio, per tornare a uno degli argomenti citati da Stiglitz, consenta alle compagnie di assicurazione di avere informazioni pari a quelle degli assicurati sul loro stato di salute. Ma non è ancora tutto: le oligarchie capitalistiche non rinunciano al loro potere sull'informazione che è un fortissimo generatore di profitto. E le oligarchie non diventano trasparenti solo perché esiste Internet.
Le storie che lo dimostrano sono innumerevoli. E non occorre ricordare il caso della Parmalat: le informazioni erano falsate, qualcuno riusciva comunque a comprendere la vera situazione dell'azienda ma si guardava bene di dirlo a tutti perché ci avrebbe rimesso. Ma si possono prendere in esame anche casi molto meno truffaldini. La Computer Associates (Ca), per esempio, ha recentemente cambiato totalmente il management e il suo sistema di governance per sottostare alle decisioni della Securities and Exchange Commission (Sec), l'autorità che controlla il corretto funzionamento della borsa americana, che l'ha trovata colpevole di aver truccato i bilanci per dare l'impressione di godere di uno stato di salute migliore di quanto non fosse in realtà.
La bufera della Ca è durata per alcuni anni. Charles Wang, il fondatore, se n'era andato all'inizio di questo secolo non senza aver subito forti contestazioni dai mercati soprattutto per i bonus favolosi che si era fatto attribuire dall'assemblea della società anche in un periodo di vacche magre come quello seguito allo scoppio della bolla finanziaria. Il suo successore Sanjay Kumar, che era stato a lungo il numero due di Wang, è stato invece allontanato nella primavera del 2004 per motivi più specifici: il consiglio di amministrazione si era andato convincendo che Kumar fosse un ostacolo alla conclusione delle indagini della Sec su quelle ritoccatine ai bilanci avvenute tra il 1999 e il 2000 per cui i contratti firmati in un trimestre diventavano ricavi del trimestre precedente e aiutavano la Ca a soddisfare le insaziabili attese degli analisti finanziari. E questo nonostante da mesi Kumar si presentasse in pubblico come il più acceso sostenitore di una ristrutturazione morale dell'azienda e si dichiarasse pronto a collaborare con tutte le sue energie alle indagini della Sec. Purtroppo, anche Kumar era destinato a diventare oggetto dell'indagine.
Il consiglio di amministrazione, riunito il 20 aprile del 2004, decise dopo una lunga discussione di allontanare Kumar. Tra coloro che volevano il licenziamento di Kumar c'era Jay Lorsch, professore di Harvard. Tra coloro che invece volevano tenere Kumar al suo posto, secondo una ricostruzione del «Wall Street Journal», c'era Kenneth Cron. Alla fine Kumar fu licenziato e proprio Cron, da tempo nel consiglio di amministrazione, fu nominato nuovo amministratore delegato a tempo determinato. Una scelta, evidentemente, di compromesso tra l'esigenza di rinnovare il management e il bisogno di continuità.
«Seguiremo i dettami dell'accordo con la Sec in modo molto preciso» disse Cron. «Significa creare un fondo per risarcire gli azionisti ingannati dai nostri bilanci. Sarà nominato un responsabile per la gestione dei rapporti con le persone che sono state danneggiate e che non riporterà alla direzione finanziaria ma alla nostra squadra di legali. Ci sarà anche un controllore indipendente che valuterà l'eticità dei nostri comportamenti soprattutto dal punto di vista finanziario, che sarà nominato dal giudice e che avrà un ufficio nel quartier generale della Ca. Introdurremo un sistema di controllo di gestione più moderno di quello, fatto in casa, che abbiamo usato finora. E lavoreremo col governo per avere indietro i soldi che i dirigenti scorretti hanno ingiustamente portato via dall'azienda». Kumar si è così visto tagliare i benefit cui aveva diritto anche dopo la sua uscita dal vertice di Ca.
Lezione importante quella della Ca. Le prospettive del business reale sono state compromesse dalla gestione asimmetrica dell'informazione che aveva lo scopo di alimentare i risultati finanziari. Le malversazioni di cui sono stati accusati gli amministratori sono riuscite, per un certo periodo, a sostenere il valore della Ca in borsa ma ne hanno peggiorato la posizione sul mercato: gli interessi degli azionisti sono stati serviti a detrimento degli interessi dei clienti. «Ora le nostre priorità sono opposte: primo i clienti» assicura Cron. «Il nostro software può contribuire al business dei clienti aiutandoli a contenere i costi di gestione dei sistemi informatici, a ottimizzare le infrastrutture e ad aumentare la sicurezza. In questo modo il valore dato ai clienti, nel tempo, si traduce anche in valore per gli azionisti, i partner, i fornitori. Siamo in un ecosistema...». Certo, ma anche un ecosistema si può inquinare. Gli analisti finanziari sono una soluzione o una parte del problema? «Il solo modo per creare valore per i clienti e gli azionisti è quello di gestire in modo trasparente. Gli analisti con le loro ricerche dovrebbero contribuire alla trasparenza. Ma i loro giudizi sono spesso distorti. Se le aziende forniscono informazioni trasparenti al mercato, nel modo più continuativo possibile, riducono la discrezionalità degli analisti. Questo a sua volta limita le oscillazioni di borsa e avvalora l'ottica di lungo periodo nelle strategie».
Se la Ca riuscirà a seguire questa strada non potrà che trarne molto beneficio. Le sue possibilità di ripresa sono elevate per la specializzazione in un settore del software, quello della gestione dei sistemi fondata sul prodotto Unicenter, che riesce a essere necessario anche quando diminuiscono gli investimenti nei vari tipi di software infrastrutturale.
Ma un fatto è certo: tutto il problema della Ca è stato determinato dalla volontaria gestione asimmetrica delle informazioni e viene corretto da un complesso, anomalo, sistema di governance pensato per aumentare subito e garantire nel tempo la trasparenza della gestione aziendale. I correttivi tradizionali messi in campo dal mercato, per esempio attraverso il lavoro degli analisti finanziari, si dimostrano profondamente inadeguati. Solo uno sforzo gigantesco, come quello introdotto nel sistema di governance della Ca, può ridurre le asimmetrie informative. E di certo non riesce comunque ad azzerarle. Anche questo dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che l'informazione perfetta è una condizione impossibile.
Insomma, i mercati perfettamente informati sono un'invenzione teorica senza alcun fondamento. Ma se i mercati non sono e non possono essere perfettamente informati, la concorrenza perfetta e la migliore allocazione delle risorse che ne deriva non sono possibili. Se, a prezzo di notevoli sforzi, ci si avvicina a una condizione di migliore trasparenza non si arriva mai alla perfetta distribuzione dell'informazione. E, come dice Stiglitz, se l'informazione non è mai distribuita perfettamente allora è sempre asimmetrica. Questo fatto inequivocabile fa saltare il modello neoclassico che è organizzato intorno a un presupposto che è vero solo se è perfettamente vero. E che non potendolo essere è sempre falso. Non esiste il concetto di «quasi perfetto»: equivale a «imperfetto».
E se il mercato è sempre imperfetto e non è neppure un ideale a cui ci si può avvicinare, allora non vale più nessuna delle conseguenze normative che il modello economicista pretendeva di far valere. Se tutto questo è vero, allora può anche darsi che lo stato sia più necessario all'armonia economica di quanto previsto dal modello economicista, può anche darsi che senza interventi esterni il mercato allochi le risorse in maniera inefficiente, ingiusta e diseguale, può anche darsi che l'economia non sia una disciplina che può bastare a se stessa. La cultura, la struttura sociale diventano allora altrettanto importanti dell'analisi economica per comprendere l'economia.
Il mito del pensiero unico economicista si rivela un abbaglio gigantesco. Non c'è più alcuna solida ragione economica per volere una politica di deregolamentazione e per pensare che la crescita sia benefica per tutti. Anzi, quanto a questo, tutta una serie di nuove ricerche dimostrano che la crescita può addirittura essere malefica.
Luca De Biase - Economia della liberazione
Torna all'indice
----------------------------------------------
Proprietà intellettuale - Luca De Biase - In uso gratuito per la Rete...
Questo è un libro in lavorazione, quindi non dovrebbe essere usato come se fosse finito: anche se mi fa piacere che venga usato e commentato. Anzi è proprio questo lo scopo di metterlo online. In ogni caso, come tutto quello che pubblico su questo blog anche questo materiale è sottoposto alla licenza Creative Commons. Il che in questo caso significa: facendo ricerca ha molto senso scambiare gratuitamente idee, obiezioni, fatti, notizie, con altri interessati allo stesso argomento di studio; si tratta di trovare insieme un pensiero nuovo. Non occorre ricordare che qualunque utilizzo di questo materiale dovrebbe essere accompagnato da una citazione della fonte e che in ogni caso questo materiale non può essere usato per fini commerciali se non da chi lo ha prodotto.
Gli errori che questo libro contiene sono imputabili alla mia imperizia. Le buone idee appartengono a tutti noi.
----------------------------------------------
|
© Copyright
2005
Luca De Biase.
Last update:
9-08-2005; 15:12:28.
This theme is based on the SoundWaves
(blue) Manila theme. |
|
|