Planisfero personale
0 TrackBacks
Listed below are links to blogs that reference this entry: Planisfero personale.
TrackBack URL for this entry: http://blog.debiase.com/cgi-bin/mt/mt-tb.cgi/647
1 Comments
Leave a comment
Pages
Links
- Appunti su economia e felicità
- In libreria: Economia della Felicità Dalla blogosfera al valore del dono Feltrinelli Editore
- Il mago d'ebiz
- In nome del popolo mondiale
- Frammenti
-
- Crossroads
- Nòva100
- (Nòva24Ora!)
- Rivolta e rivoluzione
- Giornalismo dell'innovazione
- Appunti: reti, Benkler, Castells
- Politica/ blog
- Politica/ scienza
- Retorica catastrofica
- Scienza/ paura
- Informazione/ comunicazione
- Regole/ telecomunicazioni
- Urgenze/ giovani
- Chi ha ucciso i giornali?
- Online journalism
- Online journalism 2
- Commons
www.flickr.com
|
Categories
Monthly Archives
Blogroll
- Rss
- VITA QUOTIDIANA
- Home
- Braudel - in italiano
- Digitalia & EquiLiber
- Video e audio
- Italian post
- Media (.com e .it)
- Culture
- Effetto memo
- Appunti
- Viaggi e reportage
- Technorati faves
- Del.icio.us/lucadebiase
- Vecchi videoblog
- LUNGA DURATA
- Paolo Valdemarin
- Blog Notes
- Alessandro Gilioli
- Wittgenstein
- WebNotes
- Leibniz
- Network Games
- Andrea Lawendel
- Criativity
- Gigi Tagliapietra
- Marco Zamperini
- Antonio Santangelo
- Massimo Mantellini
- Sergio Maistrello
- Alessandro Longo
- Mauro Lupi
- Bruno Giussani
- Pandemia
- Stefano Quintarelli
- Antonio Dini
- Piergiovanni Mometto
- Kurai
- Zuck
- Lele Dainesi
- Davide Tarasconi
- ANNALES
- Global Voices
- BleedingEdge
- Le Blog Medias
- Joi Ito
- David Weinberger
- Dan Gillmor
- Kevin Kelly
- Hossein Derakhshan
- Alfonso Fuggetta
- Doc Searls
- Dave Winer
- Marc Canter
- Loic Le Meur
- Samuel Bunkr
- Joel (Beyondpr)
- Bruce Sterling
- LINX
- Clelia Mazzini
- Bernardo Parrella
- Innov'azione
- FirstDraft
- Eugenio Prosperetti
- Juan Carlos De Martin
- Layla Pavone
- Maurizio Goetz
- Dario Salvelli
- Pierluca Santoro
- Barcode
- Roberto Dadda
- Weissbach
- Salvo Toscano
- Maurizio Codogno
- La bottega del torchio
- Mastroblog
- Alessio
- Simone Cappellini
- Francesco Armando
- Dario Bonacina
- Pietro Saccomani
- Serenella
- Marco Fabbri
- Metamondo
- Stefano Hesse
- Christian Rocca
- CodeWitch
- Ubik
- Corrado Truffi
- Alessandro Gennari
- Antonio Sofi
- Andrea Tortelli
- Matteo Brunati
- Cesare Lamanna
- Carlo Formenti
- Tony Siino
- Federico Ferrazza
- Paulista
- Fabio Metitieri
- Piersantelli
- Riccardo Cambiassi
- (c)assetto variabile
- Master New Media
- Carlo Felice Dalla Pasqua
- Gaspar Torriero
- Matteo Penzo
- ImLog
- Fabio
- Sebastiano Pagani
- Melablog
- Daniele D'Amato
- Sid05
- Master's bloggers
- La montagna incantata
- MEMORIA
- Luca De Biase
- My Italian Site
- About Luca De Biase
- Luca De Biase/cv
- aNobii
Search
About this Archive
Find recent content on the main index or look in the archives to find all content.
Links
RSS
-
Strategie della disattenzione
Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. Mai come in questa epoca il concetto di "information overload", il sovraccarico di informazioni che si contendono l'attenzione della gente, è una condizione con la quale ogni ricerca sulla vita sociale deve fare i conti. C'è evidentemente una ricchezza straordinaria nell'abbondanza di informazioni. Ma c'è anche il rischio di una paralisi delle idee, di fronte all'eventuale ingestibilità dell'inflazione di informazioni.
E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...
-
Ecologia dell'informazione
I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri.
I sintomi della difficoltà economiche dei giornali di carta sono evidenziati dalla crisi generale del 2007-2009: la pubblicità diminuisce drasticamente, il numero di lettori paganti si erode, i collaterali non danno più le soddisfazioni di una volta e le entrate provenienti dalle versioni online non sono sufficienti a riparare alle perdite. L'urgenza congiunturale può essere cattiva consigliera, ma impone delle scelte. Che in ogni caso erano dovute da tempo. E' evidente, infatti, che il taglio dei costi pur necessario non sarà sufficiente a rigenerare un equilibrio sostenibile. Meglio dunque cogliere l'occasione per un ripensamento profondo.
E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...
-
Innovage
Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
Il tema non è di poco conto: il racconto dell'innovazione è parte integrante dell'innovazione stessa. Nell'economia della conoscenza, una locuzione che usiamo in mancanza di meglio per definire quest'epoca post-industriale, il valore si concentra sulle idee. Il prodotto vale se contiene gusto, informazione, senso. Dunque, anche, se contiene memoria. E se quel contenuto viene compreso dal pubblico che dovrebbe farlo proprio. Perché la dinamica delle idee è, soprattutto, nella relazione tra le persone che le esprimono e le connettono a quelle degli altri, i quali a loro volta le riconoscono come affini o confrontabili alle proprie. Per questo, esiste un rapporto estetizzante, e di grande valore, tra gli oggetti che vengono declinati al futuro e quelli che ricordano le esperienze passate di gruppi di persone che vi si riconoscono. continua...
-
Attenti al loop
La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...
-
Molto gentilmente,
potrebbe considerare se la seguente scoperta
in ambito socio/politico/economico
possa essere d'interesse per l'Italia?
La ringrazio e saluto molto cordialmente.
Danilo D'Antonio
---------------------------------------
Il Gran Complotto degli statali
---------------------------------------
Quella del complotto è una chiave di lettura che in tempi come questi si presta bene a chiarire molti aspetti del vivere collettivo. Ad un certo punto, ad opera di gruppi ristretti od intere categorie, avviene che si segua una linea di comportamento per interessi propri, senza badare al fatto che tali direttive ledano sempre più gli interessi della collettività.
Mosso da un intenso desiderio di giustizia e libertà, nonché di complessiva evoluzione sociale ed umana, mi premuro di segnalare il complotto di più vasta portata (globale) e di più lunga durata (dai tempi della dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti d'America). Sotto gli occhi di interi popoli, gli statali di tutte le repubbliche del mondo l'hanno fatta franca fino ad oggi.
Vi prego, permettetemi la seguente sintesi locale:
1) Lo Stato italiano, sarebbe a dire l'accentramento di potere nelle mani di una immutabile ed inamovibile Elite, avente potere sovrano su popolazione e territorio, è stato da lungo tempo sostituito da una organizzazione politica di dichiarata ispirazione democratica e repubblicana, pure tesa verso l'ulteriore sviluppo ed applicazione di queste due concezioni. La parola Stato è invero del tutto fuori luogo in riferimento al nostro Paese. Con essa si indica infatti il governo e l'amministrazione di una statica Elite autoritaria. Al contrario i termini Democrazia e Repubblica qualificano un Paese in cui la sovranità appartiene al popolo, presupponendo di conseguenza una dinamica gestione collettiva del complessivo Bene Comune. Stato e Repubblica sono di fatto concetti ed ideali socio/politici agli antipodi.
2) Pur sopraggiunte Democrazia e Repubblica sono però rimasti gli statali. Come niente fosse.
A fin di chiarezza concedetemi di ampliare un momento la visione. Nell'antichità, quando non vi era alcuna sviluppata organizzazione pubblica, i due concetti di Democrazia e Repubblica potevano pure limitarsi ad indicare un mero tipo e forma di governo, i cui ruoli venivano periodicamente restituiti al popolo per eliminare sul nascere il formarsi di qualsiasi Elite. Con il sorgere dell'imponente Funzione Pubblica moderna, i concetti di Democrazia e Repubblica non avrebbero più, però, dovuto prescindere dalla periodica restituzione al popolo dei ruoli del pubblico impiego (i quali sono una proprietà collettiva, una autentica res publica, un sacro bene comune), attuando quindi una loro redistribuzione tra tutti quei cittadini che fossero dotati dei necessari requisiti e desiderosi di ricoprirli.
Senonché gli unici ufficialmente autorizzati a, perché con poteri tali da, far avanzare la società innanzitutto culturalmente, sarebbe a dire la dottorale compagine di ricerca umanista universitaria (filosofica, giuridica, politica, sociologica, storica, etc.) s'è evidentemente ben guardata dallo sviluppare ed applicare queste idee. Innumerevoli "baroni", come sono comunemente definiti per il carattere corrotto e feudale che ancora oggi contraddistingue il loro ambiente, essendo essi per primi degli statali, hanno evitato anche soltanto di avvicinarsi ai due concetti in grado di dissolvere ogni Elite, badando invece a mantenere in ogni circostanza l'uso della parola Stato. Solo mantenendo il Paese in una situazione di parziale realizzazione democratica e repubblicana essi sarebbero riusciti a conservare il "loro" posto fisso con gli indebiti privilegi connessi. E così hanno puntualmente fatto.
Avete capito, gentilissimi Lettori, che bestia di complotto c'è rimasta nascosta fino ad ora?!
Ecco: son oggi dunque qui gioiosamente a presentare la strategia che, chiarendo finalmente cosa sia una Repubblica Democratica e ricordando che l'Italia ambisce ad esserlo, si possa finalmente entrare in un periodo più evoluto della nostra storia. Come già avviene per i ruoli di governo, anche i ruoli della Funzione Pubblica devono essere rimessi al popolo dopo un certo periodo di tempo. Come un Presidente del Consiglio è tenuto a restituire al popolo la sua carica dopo un certo tempo, allo stesso modo un pubblico dipendente, quale che sia il suo rango, deve essere tenuto a restituire al popolo la sua mansione. Solo una regolare redistribuzione tanto dei ruoli quanto delle mansioni, tanto dei più alti quanto dei più bassi livelli, è in grado di scongiurare la comparsa di qualsiasi casta, mafia e corruzione ed al loro posto affermare invece una forte coesione sociale.
Per un'Italia ed un intero mondo resi liberi dagli statali.
Per delle società vissute da liberi cittadini.
Per una partecipazione democratica.
Hip, hip, hip, hurrà!
Hip, hip, hip, hurrà!!
Hip, hip, hip, hurrà!!!
Danilo D'Antonio
Laboratorio (artigiano di idee) Eudemonia
Monti della Laga - Appennino Centrale
tel. 339 5014947
http://Societa-Democratica.hyperlinker.org
Art. 1: "La sovranità appartiene al popolo"