Attività Luca De Biase

Progetti in corso

- Editor di innovazione al Sole 24 Ore e Nova24 (del quale è stato fondatore e che ha guidato dall'ottobre2005 al giugno 2011 (www.ilsole24ore.com)
- Professore a contratto di giornalismo e nuovi media in diverse università tra cui lo Iulm di Milano, dal 2002; redattore di "Problemi dell'informazione" dal 2002; docente a Sciences Po, Parigi, Master of Public Affairs; dal 2007.
- Presidente Fondazione Ahref, centro di ricerca sulla qualità dell'informazione nei media sociali; dal 2010 (www.ahref.eu)
- Direttore scientifico della Digital Accademia, centro per lo sviluppo della cultura digitale dal 2011 (www.digitalaccademia.com)
- Luca è stato invitato a parlare in numerose occasioni e da diverse organizzazioni, tra le quali l'Ocse, l'StsForum, di Kyoto, e il Mit-MediaLab di Cambridge Massachusetts.


Libri e pubblicazioni


- Cambiare Pagina. Per sopravvivere ai media della solitudine, Rizzoli 2011.
- Economia della felicità. Dalla blogosfera al valore del dono e oltre, Feltrinelli 2007.
- Il potere della scienza sull'informazione. Il potere dell'informazione sulla scienza, con Luciano Butti, in "Nanotecnologie, ambiente e percezione del rischio", Quaderni della Rivista Giuridica dell'Ambiente, Giuffré 2005.
- Inventori d'Italia, con Andrea Granelli, Guerini e Associati, 2004;
- Agree on numbers while discuss on words. Or is it just the opposite?, paper per il convegno: OECD World Forum on Statistics, Knowledge and Policy, Palermo 10 -13 November 2004
- Obiettivitá?, in "Problemi dell'informazione", n. 4, anno 2003, Il Mulino, Bologna;
- Giornalisti online. Manuale di giornalismo nell'epoca di Internet, Yema 2003;
- 'Edeologia': critica del fondamentalismo digitale, Laterza 2003.
- Il tempo del giornalista all'epoca di Internet, in "Problemi dell'informazione", n. 3, anno 2002, Il Mulino, Bologna;
- Libertà, velocità, comunità: dell'identità giornalistica nell'orizzonte digitale, in "Problemi dell'informazione", n. 2, anno 2002, Il Mulino, Bologna;
- In nome del popolo mondiale, Fazi Editore, 2001;
- Bidone.com, con Giorgio Meletti, Fazi Editore, 2001;
- Il Mago d'ebiz, Fazi Editore, 2000;
- Investire con Internet, con Francesco Carlà, Class Editore, 1999;
- cura de L'imprenditore sociale, di Angelo Caloia, Piemme, 1995;
- La seconda Rivoluzione napoletana. Sud e federalismo, con Vincenzo Moretti, Guida Editore, 1994, premio Sele d'Oro 1994;
- Capitani di Sventura, con Marco Borsa, Mondadori 1993;
- Amore di Stato. Venezia Settecento, Sellerio, 1992;
- Carnet de voyage, con Dada Rosso, Edizioni Olivares, 1991;
- pubblicazioni scientifiche a carattere storico-sociale tra 1981 e 1985.


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Esperienze precedenti


- Professore a contratto di giornalismo e nuovi media all'Università di Padova (2000-2003);
- amministratore unico della Walue Srl, società di consulenza editoriale per media digitali, dal 2000, e partner di Walueurope Srl, società di progettazione nell'ambito dei programmi di sviluppo europei (dal 2001).
- presidente e amministratore delegato di SkillPass Spa, società specializzata in progetti di formazione (dal 2001 al 2004);
- presidente de Il Mago d'Ebiz, content provider specializzato nella net economy, dal 2000 al 2002; presidente di Reporters Online, società che produce contenuti giornalistici in formato multimediale, dal 1996 al 2002;
- consulente per i progetti di comunicazione interattiva e per studi e strategie sulla Società dell'informazione di Sviluppo Italia, ex Imprenditorialità Giovanile, dal 1996 al 2001;
- progettazione dei siti Panorama Online, Reporters Online, Città delle opportunità, Austro & Aquilone, il Cappuccino, Happening, Sviluppo Italia, 1995/98;
- direttore di Austro & Aquilone, rivista trimestrale dedicata ai nuovi media, dal 1996 al 2000; questa attività è recentemente ripresa solo in versione online;
- collaboratore per ricerca e produzione di newsletter del Dipartimento per lo sviluppo locale dell'Ocse, organizzazione multinazionale di studi economici e sociali a Parigi, dal 1991 al 95;
- consulente del Mediocredito Lombardo, ufficio del presidente e ufficio studi, dal 1985 al 1995;
- redattore di Panorama, 1993/97; Espansione, 1991/93; Fortune Italia, 1989/91; Mondo Economico, 1988; ItaliaOggi, 1987;
- responsabile dell'ufficio studi economico di ItaliaOggi, quotidiano finanziario, 1986;
- ricercatore all'università Bocconi, Dipartimento di Storia economica, 1982/85;
- collaboratore di Mondo Economico, servizio studi e ricerche, 1982/85;
- collaboratore della rete tv TeleVerona Centrale, 1981/82.


Altre informazioni

Nato a Verona, il 1 settembre 1956
Laureato all'università Bocconi di Milano, in Discipline economiche e sociali, con la votazione di 110/110 e lode
Lingue: inglese e francese
luca.debiase@gmail.com

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1 Comments

Gentile Luca
mi permetto di segnalarti il terzo episodio del cartone animato di satira politica "Sala Operatoria", nella speranza che possa trovare posto nel tuo blog.

http://www.youtube.com/watch?v=wbjZAGN2MjA

Cordialmente
Daniele Carrer, www.combatblog.it

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  • The case for an Italian rebellion

    The case for an Italian rebellion is not insane. I had the chance to speak with many foreign observers, recently, and I found that an Italian rebellion is considered a real option.

    An Italian rebellion? Other Mediterranean countries have done just so, lately. Tunisia and Egypt, for example, have chosen to rebel against their dictators and the world has appreciated. Considering the Italian political situation as a sort of authoritarian regime and thinking that it is not reformable through the normal democratic process, one is lead to think that the rebellion is the only possible solution. In that mindset, if Italians rebel, they demonstrate their democratic will and maturity. If they don't rebel, they show they are anything between accomplices and weak victims of the head of their government and his power system. If Italians will rebel, they will free themselves from the shame of accepting a very doubtful sort of democratic government, the consequences of which are dangerous for themselves and the world. That's the option. But it is not happening.

    Why?

    continua... (21 commenti al 9 ottobre)

    Il seguito in italiano: con molti commenti


  • Sul prossimo futuro di Nòva

    Ogni cambiamento suscita timori e ravviva speranze. Vale anche per Nòva. I timori sono comprensibili. Ma le speranze non devono essere tradite.

    Le notizie diffuse oggi dal Post sul cambiamento alla guida di Nòva, riprese da tantissime persone su Twitter e Facebook, sono state interpretate più dal lato dei timori. continua... (46 commenti al 18 giugno)


  • Editori, tecnologia e pirati

    E dunque sappiamo che l'effetto economico complessivo della pirateria non si riesce a misurare. Esistono migliaia di studi in proposito, ma gli studi davvero indipendenti dalle major e dagli editori non sono molti. Come si diceva il GAO dice che è impossibile sapere qual è la somma algebrica tra i pro e i contro per l'economia. Quello che sappiamo è che la tecnologia ha spiazzato gli editori tradizionali.. continua... (4 commenti al 5 luglio)



  • Strategie della disattenzione

    Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. Mai come in questa epoca il concetto di "information overload", il sovraccarico di informazioni che si contendono l'attenzione della gente, è una condizione con la quale ogni ricerca sulla vita sociale deve fare i conti. C'è evidentemente una ricchezza straordinaria nell'abbondanza di informazioni. Ma c'è anche il rischio di una paralisi delle idee, di fronte all'eventuale ingestibilità dell'inflazione di informazioni.
    E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...


  • Ecologia dell'informazione

    I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri.
    I sintomi della difficoltà economiche dei giornali di carta sono evidenziati dalla crisi generale del 2007-2009: la pubblicità diminuisce drasticamente, il numero di lettori paganti si erode, i collaterali non danno più le soddisfazioni di una volta e le entrate provenienti dalle versioni online non sono sufficienti a riparare alle perdite. L'urgenza congiunturale può essere cattiva consigliera, ma impone delle scelte. Che in ogni caso erano dovute da tempo. E' evidente, infatti, che il taglio dei costi pur necessario non sarà sufficiente a rigenerare un equilibrio sostenibile. Meglio dunque cogliere l'occasione per un ripensamento profondo.
    E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...

  • Innovage

    Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
    Il tema non è di poco conto: il racconto dell'innovazione è parte integrante dell'innovazione stessa. Nell'economia della conoscenza, una locuzione che usiamo in mancanza di meglio per definire quest'epoca post-industriale, il valore si concentra sulle idee. Il prodotto vale se contiene gusto, informazione, senso. Dunque, anche, se contiene memoria. E se quel contenuto viene compreso dal pubblico che dovrebbe farlo proprio. Perché la dinamica delle idee è, soprattutto, nella relazione tra le persone che le esprimono e le connettono a quelle degli altri, i quali a loro volta le riconoscono come affini o confrontabili alle proprie. Per questo, esiste un rapporto estetizzante, e di grande valore, tra gli oggetti che vengono declinati al futuro e quelli che ricordano le esperienze passate di gruppi di persone che vi si riconoscono. continua...

  • Attenti al loop

    La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...









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