Tecnologie futuribili
Appunti per la conferenza su:
The Future of Technology - View - 6 novembre 2009
Intervistavo Ian Pearson, futurologo alla Bt. Parlava di tecnologie future. Ferrovie con carrozze private... Metto giù la penna. Se ne accorge. "Da dove vengono queste idee?". Fa uno scatto di intelligenza. "L'innovazione nasce sempre da un atto di ribellione". Sia vero o no ha colto nel segno: ci vuole un metodo per interpretare il nuovo che conta e che ha conseguenze. Rivediamo il tema dell'incontro.
Futuro?
Il futuro non è il posto dove ci sono le novità che man mano ci vengono offerte. Il futuro è l'insieme delle conseguenze di ciò che facciamo, del modo in cui pensiamo le conseguenze di ciò cge facciamo, dell'apprendimento che modifica il modo in cui pensiamo le conseguenze di ciò che facciamo. E ognuna di queste cose che facciamo genera feedback positivi o negativi sull'azione degli altri. Il futuro non è un insieme di eventi prevedibili con modelli lineari, ma il contesto storico che costruiamo agendo e pensando e modificandoci nel processo. Dunque è l'emergere della storia dalla complessità
Tecnologia?
L'insieme degli strumenti che gli esseri umani sviluppano per agire, pensare, vivere.
"Possiamo pensare all'azione come a un ponte che gli attori costruiscono nel presente, per collegare il loro passato a un futuro desiderato". (David Lane e Robert Maxfield, Ontological uncertainty and innovation).
E anche gli strumenti dell'azione sono pensati in questo modo.
Ci vuole un metodo per interpretare una tecnologia come qualcosa che avrà un impatto sul futuro. E a maggior ragione per immaginare le tecnologie del futuro.
Un metodo di interpretazione, per agire e comprendere le conseguenze.
Il caso YouTube
- chi vince con Google video? YouTube. Perché è una tecnologia del futuro?
- la complessità dei feeback positivi e negativi. quali prevarranno?
- frame interpretativo: la collaborazione, il bisogno di espressione e riconoscimento, l'effetto-rete
- i fatti che vanno come prevedibile in base ai sistemi incentivanti prevalenti in un frame
Dal frame al paradigma
Si può sostenere che l'enorme quantità di innovazioni tecnologiche e scientifiche stia agendo sulla complessità, accelerandone gli effetti di disturbo dell'interpretazione. Si può dire che i frame interpretativi siano piuttosto veloci a modificarsi (cinque-dieci anni). Si devono cercare le struttuer di lunga durata e su quelle agire. Ma se cambiano i paradigmi anche le strutture di lunga durata resistenti sono ridotte.
Il pensiero di Bill Joy.
Oggi vediamo informatica, nanotecnologie, biotecnologie, robotica, neuroscienze, agire sistematicamente per generare un'accelerazione dell'innovazione che cambia i fondamentali della nostra visione del mondo. Cambia il corpo, cambia la mente, cambia la collettività, cambia la relazione con l'ambiente. Identità, cultura, ecologia. Non occorre credere a Ray Kurzweil per vedere che questo può cambiare radicalmente il mondo e la nostra visione del mondo.
Esempi di cambiamenti nel corpo, nella socializzazione, nella circolazione e produzione di informazione, che si organizzabo intorno alle tre durate del tempo sociale. E a loro volta le riorganizzano (urbanistica design medicina; trasporto connessione; concentrazione del potere e piattaforme di servizio generalizzato; modi personali e comunitari di espressione; intelligenza collettiva).
The Future of Technology - View - 6 novembre 2009
Intervistavo Ian Pearson, futurologo alla Bt. Parlava di tecnologie future. Ferrovie con carrozze private... Metto giù la penna. Se ne accorge. "Da dove vengono queste idee?". Fa uno scatto di intelligenza. "L'innovazione nasce sempre da un atto di ribellione". Sia vero o no ha colto nel segno: ci vuole un metodo per interpretare il nuovo che conta e che ha conseguenze. Rivediamo il tema dell'incontro.
Futuro?
Il futuro non è il posto dove ci sono le novità che man mano ci vengono offerte. Il futuro è l'insieme delle conseguenze di ciò che facciamo, del modo in cui pensiamo le conseguenze di ciò cge facciamo, dell'apprendimento che modifica il modo in cui pensiamo le conseguenze di ciò che facciamo. E ognuna di queste cose che facciamo genera feedback positivi o negativi sull'azione degli altri. Il futuro non è un insieme di eventi prevedibili con modelli lineari, ma il contesto storico che costruiamo agendo e pensando e modificandoci nel processo. Dunque è l'emergere della storia dalla complessità
Tecnologia?
L'insieme degli strumenti che gli esseri umani sviluppano per agire, pensare, vivere.
"Ogni azione umana intenzionale è intrinsecamente temporale. Avviene nel
presente, è diretta verso una trasformazione futura di certi aspetti del
contesto presente, e il modo in cui è compiuta dipende dall'esperienza passata
dell'attore". (David Lane e Robert Maxfield, Ontological uncertainty and
innovation).
"Possiamo pensare all'azione come a un ponte che gli attori costruiscono nel presente, per collegare il loro passato a un futuro desiderato". (David Lane e Robert Maxfield, Ontological uncertainty and innovation).
E anche gli strumenti dell'azione sono pensati in questo modo.
Ci vuole un metodo per interpretare una tecnologia come qualcosa che avrà un impatto sul futuro. E a maggior ragione per immaginare le tecnologie del futuro.
Un metodo di interpretazione, per agire e comprendere le conseguenze.
Il caso YouTube
- chi vince con Google video? YouTube. Perché è una tecnologia del futuro?
- la complessità dei feeback positivi e negativi. quali prevarranno?
- frame interpretativo: la collaborazione, il bisogno di espressione e riconoscimento, l'effetto-rete
- i fatti che vanno come prevedibile in base ai sistemi incentivanti prevalenti in un frame
Dal frame al paradigma
Si può sostenere che l'enorme quantità di innovazioni tecnologiche e scientifiche stia agendo sulla complessità, accelerandone gli effetti di disturbo dell'interpretazione. Si può dire che i frame interpretativi siano piuttosto veloci a modificarsi (cinque-dieci anni). Si devono cercare le struttuer di lunga durata e su quelle agire. Ma se cambiano i paradigmi anche le strutture di lunga durata resistenti sono ridotte.
Il pensiero di Bill Joy.
Oggi vediamo informatica, nanotecnologie, biotecnologie, robotica, neuroscienze, agire sistematicamente per generare un'accelerazione dell'innovazione che cambia i fondamentali della nostra visione del mondo. Cambia il corpo, cambia la mente, cambia la collettività, cambia la relazione con l'ambiente. Identità, cultura, ecologia. Non occorre credere a Ray Kurzweil per vedere che questo può cambiare radicalmente il mondo e la nostra visione del mondo.
Esempi di cambiamenti nel corpo, nella socializzazione, nella circolazione e produzione di informazione, che si organizzabo intorno alle tre durate del tempo sociale. E a loro volta le riorganizzano (urbanistica design medicina; trasporto connessione; concentrazione del potere e piattaforme di servizio generalizzato; modi personali e comunitari di espressione; intelligenza collettiva).
Chip impiantati nel corpo: Thanks to the shrinking size of electronics,
researchers have been exploring increasingly sophisticated implantable
devices, paving the way for new prosthetics and brain-machine
interfaces. But a big challenge has been how to deliver power to
electronic components embedded within the body. TechnologyReview
http://www.technologyreview.com/computing/23878/?a=f
La complessità è tanto grande che per David Lane questo rischia di far pensare che l'innovazione stia andando fuori dal controllo della cultura umana.
L'evoluzione della specie umana avviene insieme per via di adattamento genetico e adattamento culturale. Il problema è dunque vedere se l'evoluzione culturale sarà abbastanza veloce da ritornare a pensare di tenere sotto controllo l'innovazione paradigmatica che sta avvenendo. E' sempre così nei cambi di paradigma (che cosa si capiva quando si passava dall'universo tolemaico a quello copernicano?). Ma è chiaro che l'evoluzione culturale dipende dalla mutazione delle idee fondamentali. E dunque dall'emergere di pensieri e pensatori capaci di accelerarla.
Perché ormai il problema non è comprendere come sono avvenuti i cambiamenti del passato e proiettarli linearmente per comprendere quelli futuri. Il problema è imparare a cambiare il modo in cui pensiamo le conseguenze di ciò che facciamo nel presente.
Le regole strutturali, i frame, i paradigmi, sono contesti nei quali si possono individuare i sistemi incentivanti per immaginare i fenomeni emergenti.
Apprendimento da
- confronto competitivo (efficienza e infelicità)
- confronto collaborativo (felicità e relazione prima che efficienza)
La scelta dipende dal racconto (frame è più raccontato del paradigma)
Il racconto dei media tradizionali è legato alla dinamica della società industriale (lineare)
Il racconto collaborativo dei media sociali è legato alla dinamica dell'economia della conoscenza (complessa)
Economia della conoscenza: 1. dinamica sociale (onore espressione riconoscimento; attenzione reputazione; connessione); 2. scambio regolato; 3. centri di attrazione e scambio al servizio del sistema piattaforme search organizzazione dell'informazione = sistemi incentivanti dei fenomeni emergenti; domanda dà senso all'offerta
I due racconti fanno emergere fenomeni diversi in relazione ai sistemi incentivanti prevalentemente diversi.
In un contesto in cui il rapporto tra offerta e domanda è generato dalla competizione, il risultato è diverso da quello che avviene in un contesto in cui il rapporto tra domanda e offerta è generato dalla conversazione. E' questione di frame.
Il frame interpretativo del 1995 era prevalentemente concentrato sull'offerta di tecnologie che la domanda non pensava di desiderare. L'offerta come rivelazione di mondi nuovi.
Il frame interpretativo del 2000 è prevalentemente concentrato sulla domanda: che modifica il senso di tecnologie che l'offerta non pensava di poter generare. Le piattaforme vengono adottate dalla domanda e questa ne definisce il senso.
Il frame interpretativo del 2010 potrebbe essere orientato verso un equilibrio. Non una spirale competitiva insostenibile e neppure una complessità infinita di reinterpretazioni generate dalla rete dalle quali non ne emergono di sufficientemente capaci di garantire un processo consensuale verso la qualità.
Quali percorsi verso un nuovo ordine?
Sulla base dell'azione e dell'interpretazione delle "avanguardie
culturali" che in questo settore sono gli early adopters e gli
innovatori, in una conversazione tra loro. Saranno quelli che
definiranno gli investimenti e i consumi, e il frame che li motiverà.
Il dialogo tra early adopters e innovatori ha definito la strada del progresso tecnologico più avanzato. Se andrà nella direzione della qualità e della felicità, anche il resto del sistema prenderà la stessa direzione.
http://www.technologyreview.com/computing/23878/?a=f
La complessità è tanto grande che per David Lane questo rischia di far pensare che l'innovazione stia andando fuori dal controllo della cultura umana.
L'evoluzione della specie umana avviene insieme per via di adattamento genetico e adattamento culturale. Il problema è dunque vedere se l'evoluzione culturale sarà abbastanza veloce da ritornare a pensare di tenere sotto controllo l'innovazione paradigmatica che sta avvenendo. E' sempre così nei cambi di paradigma (che cosa si capiva quando si passava dall'universo tolemaico a quello copernicano?). Ma è chiaro che l'evoluzione culturale dipende dalla mutazione delle idee fondamentali. E dunque dall'emergere di pensieri e pensatori capaci di accelerarla.
Perché ormai il problema non è comprendere come sono avvenuti i cambiamenti del passato e proiettarli linearmente per comprendere quelli futuri. Il problema è imparare a cambiare il modo in cui pensiamo le conseguenze di ciò che facciamo nel presente.
Le regole strutturali, i frame, i paradigmi, sono contesti nei quali si possono individuare i sistemi incentivanti per immaginare i fenomeni emergenti.
Apprendimento da
- confronto competitivo (efficienza e infelicità)
- confronto collaborativo (felicità e relazione prima che efficienza)
La scelta dipende dal racconto (frame è più raccontato del paradigma)
Il racconto dei media tradizionali è legato alla dinamica della società industriale (lineare)
Il racconto collaborativo dei media sociali è legato alla dinamica dell'economia della conoscenza (complessa)
Economia della conoscenza: 1. dinamica sociale (onore espressione riconoscimento; attenzione reputazione; connessione); 2. scambio regolato; 3. centri di attrazione e scambio al servizio del sistema piattaforme search organizzazione dell'informazione = sistemi incentivanti dei fenomeni emergenti; domanda dà senso all'offerta
I due racconti fanno emergere fenomeni diversi in relazione ai sistemi incentivanti prevalentemente diversi.
In un contesto in cui il rapporto tra offerta e domanda è generato dalla competizione, il risultato è diverso da quello che avviene in un contesto in cui il rapporto tra domanda e offerta è generato dalla conversazione. E' questione di frame.
Il frame interpretativo del 1995 era prevalentemente concentrato sull'offerta di tecnologie che la domanda non pensava di desiderare. L'offerta come rivelazione di mondi nuovi.
Il frame interpretativo del 2000 è prevalentemente concentrato sulla domanda: che modifica il senso di tecnologie che l'offerta non pensava di poter generare. Le piattaforme vengono adottate dalla domanda e questa ne definisce il senso.
Il frame interpretativo del 2010 potrebbe essere orientato verso un equilibrio. Non una spirale competitiva insostenibile e neppure una complessità infinita di reinterpretazioni generate dalla rete dalle quali non ne emergono di sufficientemente capaci di garantire un processo consensuale verso la qualità.
Quali percorsi verso un nuovo ordine?
1. L'ordine ispirato. Il maitre a penser. Come Steve Jobs.
2. L'ordine emergente. Dalle regole delle piattaforme e l'abbandono dei sistemi che non si usano.
3. L'ordine della qualità in base a un metodo condiviso. Se n'è parlato ai tempi della folksonomy e del web 3.0. A queste idee vanno accostate quelle della qualità culturale e dunque quelle del recupero dei luoghi della formazione.
La visione del mondo dell'iperpresente caotico nel quale tutto è accessibile in assenza però di prospettiva viene superata se si innesca il senso della storia. Come diceva Paul Saffo, se si vuole guardare avanti dieci anni si deve cominciare ripercorrendo gli ultimi trent'anni. E come diceva Bruce Sterling, le persone non vogliono sapere come sarà il futuro: vogliono sapere di avere un futuro.
Prevalenza degli strumenti che fanno fare un salto qualitativo alla vita, in chiave anche di felicità (relazioni, identità, ambiente). Su queste si può formare un consenso generalizzato (anche nel relativismo assoluto tipico della rete). E dunque fondare un metodo per stabilire logiche di agenda, cioè liste di priorità condivise.
Come staranno i nostri figli? All'epoca dell'industrializzazione sapevamo che sarebbero stati meglio dei genitori. Oggi non lo sappiamo. Perché non sappiamo raccontarci un percorso condiviso di "progresso", non abbiamo un'agenda condivisa, una lista di priorità. Ma su relazioni, ambiente e identità si può fare. E sta succedendo.
Potrebbe essere questa la selezione emergente anche per le tecnologie.
2. L'ordine emergente. Dalle regole delle piattaforme e l'abbandono dei sistemi che non si usano.
3. L'ordine della qualità in base a un metodo condiviso. Se n'è parlato ai tempi della folksonomy e del web 3.0. A queste idee vanno accostate quelle della qualità culturale e dunque quelle del recupero dei luoghi della formazione.
La visione del mondo dell'iperpresente caotico nel quale tutto è accessibile in assenza però di prospettiva viene superata se si innesca il senso della storia. Come diceva Paul Saffo, se si vuole guardare avanti dieci anni si deve cominciare ripercorrendo gli ultimi trent'anni. E come diceva Bruce Sterling, le persone non vogliono sapere come sarà il futuro: vogliono sapere di avere un futuro.
Prevalenza degli strumenti che fanno fare un salto qualitativo alla vita, in chiave anche di felicità (relazioni, identità, ambiente). Su queste si può formare un consenso generalizzato (anche nel relativismo assoluto tipico della rete). E dunque fondare un metodo per stabilire logiche di agenda, cioè liste di priorità condivise.
Come staranno i nostri figli? All'epoca dell'industrializzazione sapevamo che sarebbero stati meglio dei genitori. Oggi non lo sappiamo. Perché non sappiamo raccontarci un percorso condiviso di "progresso", non abbiamo un'agenda condivisa, una lista di priorità. Ma su relazioni, ambiente e identità si può fare. E sta succedendo.
Potrebbe essere questa la selezione emergente anche per le tecnologie.
Il dialogo tra early adopters e innovatori ha definito la strada del progresso tecnologico più avanzato. Se andrà nella direzione della qualità e della felicità, anche il resto del sistema prenderà la stessa direzione.
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