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Ahref cerca...

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Ahref: Think (and make) Tank...

Un modo per dire che la ricerca nei media sociali è come al solito basata su osservazioni, teorie, ipotesi e verifiche. Ma dove le verifiche sono basate sulla progettazione operativa e la creazione di progetti pilota. Insomma si pensa e si fa. Solo così si può capire se si è pensato bene...

Ahref, la fondazione per lo studio - fattivo, appunto - della qualità nei media sociali è finalmente a tutti gli effetti in funzione. Anche la burocrazia è stata domata... :-)

Ora cominciano le selezioni per i collaboratori. Una prima richiesta di curricula molto basilare è sul sito di Ahref, in fondo alla pagina.

Wikileaks e trasparenza

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Da quando Wikileaks ha pubblicato i documenti sull'Afghanistan insieme a Spiegel, Guardian e New York Times, una grande discussione si è sviluppata intorno alle questioni fondamentali della trasparenza e della qualità dell'informazione in rete. Ne ho scritto. Ho visto Assange. Ne devo riscrivere. (Tutti i suggerimenti sono bene accetti e per questo trascrivo questi appunti qui).

C'è un'inevitabile grande complessità. Non credo se ne possa uscire. Ma credo che si possa evitare almeno che la complessità sia usata da chi usa la confusione come paradossale strumento retorico.

Penso che si debbano distinguere tre temi:
1. funzionamento del sistema dell'informazione
2. confronto tra vecchi e nuovi poteri
3. temi di principio

1. Nell'informazione ci sono da sempre diversi ruoli. Chi ha documenti, chi fa conoscere documenti, chi fa verifiche, chi scrive e comunica... E molti altri. Un insieme enormemente problematico. Sarebbe bello che ci fossero metodi di ricerca dell'informazione condivisi che consentono a tutti di verificare quello che si scopre per arrivare a conoscenze comuni sulle quali poi costruire le opinioni. C'è anche questo, in un mare magnum molto più composito. Sarebbe bello che questa dimensione delle informazioni verificabili e solide, sostenute da un metodo condiviso, potesse essere sempre più ampia. Il confronto tra chi serve la società portando informazioni solide e verificabili e chi aggiunge informazioni non verificabili c'è e continuerà. La rete in questo aiuta entrambe le attività. Ma il risultato socialmente migliore emergerà dalla simbiosi tra tutti i soggetti che fanno informazione con metodo condiviso, su qualunque mezzo agiscano. Il caso della collaborazione tra Wikileaks e giornali è stato un esempio positivo. Esiste una pratica e una strategia che possano portare avanti l'informazione di qualità e aumentare la dimensione del metodo condiviso?

2. Nei confronti di potere la trasparenza è garanzia di accountability. Ma è chiaro che non c'è solo il potere trasparente. E il confronto tra i poteri si gioca sia nella dimensione della trasparenza che in quella della segretezza. Per Lessig, per esempio, questo è un fatto non necessariamente negativo. In ogni caso, queste dimensioni del potere, occulte e trasparenti, ci sono e ci saranno sempre. Anche nel sistema dell'informazione (chi ha documenti, chi li pubblica, ecc...) ci sono poteri in parte occulti e in parte trasparenti. E' possibile migliorare questa situazione?

3. I principi possono avere la funzione intellettuale dell'utopia, la funzione operativa dell'idelogia, la funzione giuridica dell'interpretazione delle regole, la funzione manipolatoria di chi li usa per uno scopo diverso da quello per cui erano nati. Il confronto tra queste tensioni, nelle questioni di principio c'è sempre stato. E continuerà. Si può fare crescere un sistema di conversazioni che sappiano aiutarci a distinguere tra le diverse forme con le quali appaiono i principi?

Queste domande sono sotto i nostri occhi ogni giorno. E sappiamo che non hanno risposta univoca. E' l'azione, inventiva, creativa, necessariamente limitata, che genera nei fatti la maggior parte delle risposte che la storia ci offre. Ma possiamo imparare a navigare in questo mare di idee, rimandi, link, problemi e azioni... Non è la rete a risolvere il problema: la rete è un luogo dell'esperienza dal quale possiamo trarre capacità di navigazione in questa dimensione...

Maroni: ".. si deve andare a.."

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Estrarre le frasi dal contesto e citarle è sempre una pratica dubbia. Un titolo di giornale lo deve fare spesso. Ma un titolo di giornale ripreso da un motore che aggrega titoli di giornali citati da blog puó riservare qualche ulteriore dubbio. È successo a una frase del ministro Maroni, ripresa in un titolo del Corriere della sera che è stato citato da tanti blogger da finire in prima pagina su Blogbabel. La sua frase era diventata: "Se cade la maggioranza scelta dagli italiani si deve andare a...".

Proprio così. Frase tronca. E i lettori a domandarsi: "... affanbrodo"? "...a casa"? "...a Lourdes?"

Generosità di educatori

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La meravigliosa antropologia degli insegnanti e degli educatori si è confermata ieri scatenando una generosa discussione (perdono: crivendo col cellulare si è costretti a minimizzare i link) sull'efficacia educativa delle ricerchine scolastiche nell'epoca del copiaincolla da internet.

Sembrano emergerne alcuni insegnamenti pratici:

1. copiare senza capire che cosa si copia non è un esercizio molto efficace dal punto di vista educativo;

2. nella nuova epoca di abbondanza di dati online gli esercizi dovrebbero essere rinnovati per sviluppare senso critico, capacità di confronto tra informazioni, consapevolezza della qualità delle fonti, ecc

3. internet è una ricchezza culturale tale che puó diventare ingestibile e, paradossalmente, eccessiva in chi non abbia fatto un percorso educativo orientato ad apprezzarla invece che darla per scontata (la ricchezza è tale se la riconosci per il suo valore e sai usarla nella giusta misura; ma se non sai quanto vale, che fatica sia costata e quanto sia facile disperderla, non è ricchezza ma banale e temporanea abbondanza).. Difendere e contribuire alla conoscenza comune in rete dipende da quanto se ne sa comprendere il valore.. L'ecologia della rete chiede consapevolezza, che è una risorsa scarsa..

Ethan "Ted" Zuckerman

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Per chi vuole seguire Ted ci sono molte risorse proposte dalla stessa organizzazione. Ma per leggere i riassunti delle lezioni c'è una soluzione favolosa: il blog di Ethan Zuckerman. Un live blogging professionale...

Domande: Fondazione Ahref

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Chi ha visto cose nuove eccellenti nel mondo dei social media? Ha voglia di segnalarle? E che cosa sta succedendo ai blog? Stiamo attraversando una fase di stanca? O è solo l'approssimarsi dell'estate? E la concorrenza del mondiale?

Già: mentre si aspetta vengono in mente un sacco di domande.

Si aspetta che cosa? Intorno alla metà di aprile è stata creata davanti a un notaio la Fondazione Ahref, per contribuire alla crescita dei media sociali in Europa, a partire dall'Italia. Da quel momento, la burocrazia necessaria a far nascere una nuova persona giuridica ha preso in mano la situazione. Speriamo che la lenta procedura delle carte bollate e dei timbri ufficiali trovi presto il suo giusto coronamento. 

Ma l'indomabile ottimismo che contraddistingue i fondatori non li lascia in tranquilla attesa. 

Il tempo trascorso da allora è stato impiegato nel test delle idee che andiamo sviluppando con gli interlocutori che hanno la pazienza di ascoltare le nostre ipotesi di lavoro. E nella ricerca di persone disposte a dare una mano. 

Approfittando delle ultime settimane di inattività burocraticamente indotta, possiamo raccogliere le idee e chiedere il contributo di esperienze e visioni di chi voglia offrirle anche su questo blog. Domande che è necessario porsi, mentre si passa il tempo:

1. come si riconosce la qualità dell'informazione?
2. è vero che i blog sembrano attraversare una fase di stanca e linkano meno tra loro?
3. i social media possono influire non solo episodicamente sull'agenda generale di un paese?

Lo scopo di queste domande è raccogliere il più possibile di idee per configurare i servizi della Fondazione nel mondo più ragionevole e attento possibile... Sarà sempre così: una Fondazione a caccia di suggerimenti. Ma questo, prima che le prime scelte siano fatte, è un buon momento per contribuire.


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Per comodità di chi volesse contribuire, ecco il post di aprile e i commenti relativi:

Nell'ecosistema dell'informazione c'è ormai uno spazio evidente per le iniziative che siano sostenute dalla comunità, con motivazioni legate alla responsabilità sociale e culturale dei cittadini e, dunque, organizzate in una forma non profit. 

A Trento è appena nata la Fondazione Ahref. E' pensata per studiare, diffondere e progettare iniziative di qualità nei media sociali al servizio dei cittadini che la sostengono. 

Il nome viene dal comando html per creare un link. E il suo compito è proprio quello di sviluppare collegamenti. Per contribuire allo sviluppo di un ecosistema sano dell'informazione. 

La Fondazione comincia in questi giorni. Tutti i particolari sono ancora in via di definizione. Solo il suo scopo è chiaro. E' un buon momento per mandare alla Fondazione qualche consiglio...

7 Comments

si, am come? hanno un sito?

"La comunicazione globale, l'iper-informazione, minacciano tutte le difese umane. Lo spazio simbolico, lo spazio mentale del "giudizio", non è più protetto da niente". Jean Baudrillard

è appena cominciata e certamente il sito verrà fuori tra un po' di tempo... ora c'è solo l'annuncio... http://www.ahref.eu/ (update: con i tempi dettati dalla burocrazia, ora c'è la descrizione delle finalità della fondazione contenuta nello statuto)

ricordo che segnalai a suo tempo, sempre della fondazione kessler, il bando per giovani laureati "Progetto Esplorativo SoNet" http://is.gd/bGGwN

Credo che il contributo della fondazione <ahref in questo settore possa rivelarsi fondamentale.

L'informazione prodotta da aggregazioni spontanee di cittadini può davvero rappresentare il fulcro per un effettivo cambiamento.

"Il cambiamento non arriverà se aspettiamo altre persone o altri tempi...; SIAMO NOI QUELLI CHE STAVAMO ASPETTANDO". [Barack Obama]

Nel nostro piccolo ci stiamo provando in provincia...

Vedi MIRANO Community Network @: http://40xmirano.ning.com

Auguri alla Fondazione ai blocchi di partenza!

Freesouls

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Joi Ito e Christopher Adams seguono il progetto Freesouls. Arrivato alla seconda versione.

Basta guardare la presentazione per aver voglia di leggere e sfogliare:

"This book is made with the wish that words and images be means of expression, rather than objects of control. Creative expression is a release of human energy. Copyright is a law, used to protect and forbid. So we have tried to make this book as free as possible. We invite you to read it, share it... and use it. The photographs in this book were taken over the course of a year, after the 1st quarter of 2007 and before the 3rd quarter of 2008. As Joi tells it, these photographs became possible after a breakthrough in technology. But we believe the cultural movement that Joi has captured here is a breakthrough of the human spirit. The essays in this book are meant to offer a synchronic slice of contemporary free culture theory. In his foreword to the book, Lawrence Lessig has described Joi Ito as a member of a new class of amateurs, enabled by new thinking as well as bleeding-edge technology. In a special interview, Joi Ito answers questions about photography after the death of the darkroom, and his own role in the free culture movement. Howard Rheingold kindly shares some of his reminiscences while enthusing about how to "teach" the future. In his very topical essay, Lawrence Liang cross-examines the moment in legal history when photography became art. Cory Doctorow, very true to form, gets righteous about the false ownership of knowledge. Yochai Benkler expounds on human systems and finds a little bit of heaven in the disaster area of modern life. Isaac Mao tries to incite a mind revolution with the his first full treatment of the theory of Sharism. And Marko Ahtisaari contemplates the future of travel and a life lived at jet speed. We also asked many of the generous people who appear in this book to give us their thoughts about what 'A freesoul is...' This is a work of amateurs. Please share it!"

Rai.it solo con Silverlight

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Un interessante dibattito è nato da un caso personale:

Perchè i cittadini italiani non possono vedere la rai.it pubblica senza installare il componente proprietario microsoft silverlight?

Andrea Paternostro, Stefano Bussolon, ganassa and marcella liked this

vero, ma è come i video che sfruttano Flash, che necessitano del plugin di casa Adobe - Luca Zappa @zaps

io ci ho rinunciato - paola caruso

http://acab(punto)servebeer(punto)com/tv-play... E buon divertimento. (almeno per vedere rai.tv) - Assimo

@lucazappa - infatti nemmeno flash andava bene. il punto è che esiste un contratto di servizio (sì, lo so, qui si sbeffeggia la costituzione, figuriamoci il contratto di servizio) che impegna la Rai a offrire la parte "in chiaro" dei propri contenuti sfruttando tutte le tecnologie che via via si rendono disponibili su standard aperti. nè adobe flash nè microsoft silverlight lo sono. VLC sarebbe stata una ottima scelta. - antonio pavolini

@Pavolini quale dovrebbero usare quindi, nel senso: ce ne sono di sufficientemente diffuse,ma open? - Marco Massarotto

La diffusione secondo me conta poco: vlc si scarica e via :) - Massimo MaxKava Cavazzini from iPhone

Beh non so cosa si direbbe se RAI rendesse necessario il download di un software per fruire dei programmi... - Marco Massarotto

HTML5 è la soluzione. - roldano

HTML5 sarà la soluzione tra un po', probabilmente. - Andrea Grassi
Roldano, Html5 POTREBBE essere una soluzione. Se finalmente decidessero che codec usare per il tag audio e il tag video... @Luca Zappa, articolo dell'anno scorso e con gli ultimi simpatici update del sito rai (iniziati praticamente a dicembre), non funziona nemmeno più. - Assimo

Marco, Anche adesso serve un download (silverlight)... La differenza è tra proprietario o open - Massimo MaxKava Cavazzini from iPhone

Html 5 ha un grosso problema, i browser...la maggior parte delle persone usa IE6 (nonostante il funerale), quindi oltre alla definizione del codice bisogna aspettare che una fascia sufficientemente ampia di persone utilizzi un browser adeguato (non sono mica tutti geek come noi ;) ) - Pierotaglia

io HTML5 lo vedo http://vimeo.com/10229038 tranquillamente su Chrome. Ora se la RAI e altri dicessero per vedere questo programma usa questo browser sarebbe fatta no? - roldano

@Assimo ... io lo uso ogni tanto per vedere Rainews24 e funziona http://mediapolis.rai.it/relinke... in effetti ho provato ora e gli altri non vanno - Luca Zappa @zaps

Beh diciamo che il download di Silverlight è un filo diverso da quello di VLC, ma appunto,
quello intendevo, non sarebbe una soluzione cmq. - Marco Massarotto

@Rolando Anche io lo vedo con Safari, ma noi siamo "avanti" ;) ci sono persone che usano ancora un AMD Athlon (bei tempi) - Pierotaglia

Pierotaglia si ma Vimeo non è un servizio pubblico e basterebbe mettere un link scarica qui no? E poi de che stiamo parlando? Ma quanti italiani vanno su rai.tv e quanti invece se ne stanno comodi in salotto con il TV acceso? - roldano

Io, per esempio. Che in camera mia il televisore non ce l'ho proprio... (ma anche quando sono in università torna molto utile) - Assimo

per rispettare il contratto di servizio basterebbe fornire lo stream in tutte le tecnologie più diffuse (tra cui non vi è Silverlight ma facciamo finta che lo sia) e non in una sola arbitraria... - ezekiel

Mi sembra che il quesito di Luca De Biase non sia posto in modo corretto: Silverlight è un componente proprietario come flash e tanti altri e francamente non ho mai visto polemiche così accese verso chi utilizza Flash o penalizza flash 8vedi apple). Vi invito a concentrarvi sul prodotto e sulla qualità dell'offerta di Rai.tv piuttosto che sul plug-in gratutito necessario per la visione dei contenuti. - gianluca stazio

Silverlight per noi rappresenta una soluzione di semplicità ed efficienza, non certo una "scelta di campo": partendo dalla tecnologia della nostra piattaforma di produzione, ci ha consentito di mettere a disposizione in tempi brevi una grande quantità di contenuti e di evolvere rapidamente verso nuove funzionalità di streaming. Scegliere altre piattaforme sarebbe stato possibile, ma valutando i pro e i contro abbiamo capito che i tempi si sarebbero allungati e i costi sarebbero lievitati; abbiamo preferito andare incontro alla più ampia fascia possibile di utenti subito, puntando sui contenuti, e quindi fornendo - posto che si può sempre migliorare :) - un'offerta ricca e completamente gratuita. - RaiTv

non per difendere nessuno o voler fare il sistemista a tutti i costi ma forse bisognerebbe avere un'idea (almeno un accenno...) della difficoltà/costi di mettere in piedi una piattaforma (con tutti i problemi di robustezza e sicurezza del caso) prima di fare discussioni sul sesso degli angeli. - Alessandro Nasini [ff]

@alessandro tu ne sai senza dubbio molto dell'implementazone e della complessità di una piattaforma del genere ma noi sappiamo che la Rai in base a quel contratto di servizio (quello che include anche i computer) raccoglie da tutti noi una cifra vicina ai 2 miliardi di euro ogni anno. forse lo spazietto per fare una buona piattaforma c'è. - ezekiel

I miei televisori sono sempre stati "proprietari". E francamente anche fossero "open" non mi azzarderei a metterci le mani. Ora la maggior parte di elettrodomestici usa viti che richiedono cacciaviti ad hoc, e questo ammetto sia un eccesso dannoso. Non mi è chiaro però a cosa serva il "open" se non nella misura in cui equivale a "free", il che poi non è neanche sempre vero. HTML5 non è un viewer, è un formato e come quasi sempre accade i migliori viewer (browser) saranno presumibilmente proprietari (anche se WebKit sta avendo una sempre più ampia diffusione, ma pur sempre all'interno di prodotti non open). Le amministrazioni pubbliche paiono puntare sempre più sull'open source che pare appunto a molti avere una qualche affinità, per me inspiegabile, con "gratuito" e con "pubblico". Io, da privato cittadino, preferisco tutto ciò che è proprietario e che con una modica spesa mi garantisce supporto, il tempo che perderei a spulciare codice open vale più di quanto spendo in software proprietario.
- Giovanni Sarbia

beh il contratto di servizio non parla di "open source", ma parla di standard definiti presso gli organismi competenti. non siamo ai livelli del contratto di servizio della BBC, che è persino più vincolante per la concessionaria pubblica, ma di questi tempi me lo terrei stretto. poi non credo proprio che avremo mai il televisore "white label" RAI...saranno sempre televisori proprietari, ci mancherebbe altro. Ma la mia interpretazione (del tutto soggettiva, ma da addetto ai lavori) è che, online, i contenuti debbano essere disponibili su piattaforme che "non scrivono regole per tutti gli altri", che non "definiscano l'ecosistema". E sia Silverlight che Flash hanno questa pretesa. (mentre un televisore Samsung piuttosto che LG, sull'etere, non hanno pretese di questo tipo) - antonio pavolini

Mo spiego un po' di cose banali e ovvie ad un po' di guru qui in giro :) Open non è un santo graal/feticcio da opporre a proprietario sempre e comunque. Partiamo dalle basi ovvie a) chi fabbrica qualcosa è sempre il proprietario di quello che fabbrica b) gli standard di comunicazione/linguaggio/ OS/ etc. più sono resi proprietari e più non funzionano per mere questioni di statistica e di interoperabilità e al contrario più sono open e diffusi (questo è essenziale) e meglio funzionano. Corollario non è detto che quelli più diffusi siano quelli migliori, ma qui ci addentriamo in teorie economiche. Per tornare al tema, la RAI è un servizio pubblico e quindi dovrebbe garantire la visibilità dei programmi a tutti, compresi quelli che non vogliono o non possono usare Silverlight. Nel passato alcuni privati ti davano la possibilità di scegliere tra Windows Media Player, Real Player e Quick Time ed erano privati eh. - roldano

@roldano AFAIK quelli più diffusi non sono open (basti vedere il caso dei sistemi operativi, abbastanza lampante) e qualunque azienda software che si rispetti adotta standards nei loro software proprietari proprio per garantire maggiore diffusione. @antonio Flash supporta H.264 che, non a caso, è usato da YouTube in modo da fornire video anche per iPhone - Giovanni Sarbia

@giovanni dove sta scritto in "più sono open e diffusi (questo è essenziale) e meglio funzionano. Corollario non è detto che quelli più diffusi siano quelli migliori, ma qui ci addentriamo in teorie economiche." che quelli open sono i più diffusi? :) Il tasso di diffusione non è legato al fatto che siano open o meno. Infatti, parlando di browser Explorer fa cacare, ma è il più diffuso e pure Symbian, OS Mobile, più diffuso, fa schifo. Io ho solo detto che Open è tendenzialmente meglio se molto diffuso, tutto qui. Poi se pensiamo acne solo ai carica batterie dei telefoni che ce ne sono millemila per ogni produttore la tua affermazione "qualunque azienda software che si rispetti adotta standards nei loro software proprietari proprio per garantire maggiore diffusione" è quanto meno dubbia e se parliamo di software la storia di UNix ti dice subito che disastro è la roba "io m faccio il mio standard" e Android rischia lo stesso perché ogni produttore si vuole fare la cosetta inutile sua. - roldano


E perché anche se lo installano il programma non parte?

Paola Bonomo liked this

De Biase non faccia cosi', spinga i bottoni giusti che Silverlight funzia anche su mac - massimo mantellini

pensa che a me aveva smesso di funzionare IE8 su winzoz! poi ho usato la soluzione dell'informatico (spegni e riaccendi) e il mefitico IE8 è resuscitato! gioie e dolori dell'informatica :) - czap

poi bisognerebbe chiedersi: con tutte le cose che ci sono da fare se uno ha una connessione a Internet, proprio per guardare la Rai deve usarla? - Paola Bonomo

@paola per vedere una trasmissione di ieri.. @mante non funziona col mio antico powerpc: ci vuole intel.. sarà per quando cambio mac.. - You from iPhone (edit | delete)

si infatti non funziona per il power e ci ho bestemmiato un ora prima di accorgermene, sempre perché i proogrammi di Bill sono fatti bene... una qualsiasi app. free ti direbbe già durante l'installazione che nn si può fare! - Mark Tamagnini

E su Twitter:

Gianna C Giagina
  1. @lucadebiase quell'odiosa frase del flash "la ragione è a tutti comune la volontà no" ? -
  2. Davide Schenetti dsot RT @lucadebiase: perchè gli italiani all'estero non possono vedere la diretta dello streaming rai.it anche avendo installato silver light?
  3. michelepasutto michelepasutto @lucadebiase ciao prova moonlight versione open io uso ubuntu ma credo c sia per mac
  4. Roldano De Persio RoldanoDePersio @lucadebiase microsoft silver light? La soluzione sarebbe HTML5 perché non fate un pezzo su Nova?
  5. sara bragonzi sarabrag @lucadebiase server in ufficio mi impedisce di installare programma x vedere rai.it e mi servirebbe x lavoro
  6. Nicolò Casagrande nicocasa @lucadebiase Per altro per via di questa mancanza non sono riuscito a fare una segnalazione a "Chi l'ha Visto".
  7. Marco Massarotto marcomassarotto @anywhere la risposta di Twitter a Facebook Connect? [via @lucadebiase]
  8. Luca Zappa zaps @lucadebiase vero, ma è come i video che sfruttano Flash, che necessitano del plugin di casa Adobe
  9. Emanuele ∞ Vulcano millenomi @lucadebiase Tecnico? Intendevo dire di policy.
  10. Emanuele ∞ Vulcano millenomi @lucadebiase Il motivo è meramente tecnico: Silverlight ha uno strato pesante di protezione da copia (DRM).
  11. Daniele Dal Sasso bongfactory @lucadebiase @nicocasa c'è un workaround http://bit.ly/aKZqYO però tutto ciò fa veramente poco "servizio pubblico"
  12. Luca De Biase lucadebiase RT @nicocasa: @lucadebiase Per altro un utente Mac con processore Power PC non può visualizzare i contenuti offerti. (ah: è il mio caso...)
  13. Nicolò Casagrande nicocasa @lucadebiase Per altro un utente Mac con processore Power PC non può visualizzare i contenuti offerti.
Intanto, segnala Paola, arrivano i siti senza Flash.

E poi qui si continua: Rai.it solo con Silverlight - http://blog.debiase.com/2010...

E secondo te è un bene o un male? A me non dispiace se non altro ora il mio Mac non scalda una cifra come quando vedo i filmati in flash - SanfredianinoDoc

Come vedi dai commenti ai post precedenti la questione è giustamente controversa: pubblico dovrebbe significare non legato a una sola azienda privata... e deve significare anche visibile facilmente a tutti... il pragmatismo è meglio dell'integralismo... forse dovrebbero semplicemente offrire la possibilità di vedere quello che vogliono far vedere in tutti i modi che il pubblico preferisce.. ma di sicuro non è molto giusto che si possa vedere solo con silverlight, secondo me...

In linea di principio concordo con te, a mio modesto parere però non bisogna sottovalutare anche una questione legata ai costi di implementazione e manutenzione di un sistema che possa permettere la fruizione di contenuti video multistandard. Già il fatto che la biblioteca RAI sia visibile ormai con qualunque tipo di sistema operativo e browser è un bel passo avanti secondo me, mi pare che fino a qualche anno fa questo non era possibile se non ricordo male i video si potevano vedere solo con Winzoz media player....... - SanfredianinoDoc

@sanfred purtroppo non si può vedere con tutti i computer e S.O. perchè le ultime versioni di silverlight (dopo la 1) hanno tagliato fuori vecchi S.O. e piattaforme e su Rai.tv c'era uno script che ti impediva di vedere se non aggiornavi a SL2. Per questo gli utenti si sono organizzati e hanno tirato fuori con un hack i link originali agli stream Rai per vederli su VLC (che implica anche aulteriori vantaggi) - ezekiel

senza contare che su linux non si vede più nemmeno con moonlight...bella merda che hanno fatto - Alex "M0rF3uS"

@sandredianinodoc - esiste il canone rai per pagare i costi di implementazione :) di sicuro non sono i soldo che mancano - Alex "M0rF3uS"

il problema è coniugare la richiesta di sicurezza da parte dei detentori dei diritti (che impongono che i contenuti siano fruibili solo in un determinato spazio web, altrimenti niente contenuti) e le richieste degli utenti. - Pierotaglia

si ma una televisione pubblica, la quale ti costringe anche a pagare una tassa, deve dare la possibilità di fruire dei servizi in maniera eguale a TUTTI gli utenti, altrimenti se cosi vogliono fare che cerchino di fare pagare agli utenti linux un canone molto più basso rispetto agli utenti windows, dato che i primi non possono usufruire di tutti i loro servizi (pubblici ricordiamolo) - Alex "M0rF3uS"

@piero questa in effetti è la questione storica a cui di solito viene risposto che la Rai è pubblica, crea contenuti con denaro pubblico e con il canone quindi i suoi contenuti appartengono già ai cittadini, se non altro perchè li hanno già pagati, e quindi devono essere liberamente fruibili. E questo in effetti era lo scopo storico di Rai Teche (che però non so adesso a che punto si trovi...) - ezekiel

@Alex "M0rF3us se parliamo d'investimenti ho visto i numeri durante il #Convergiamo: il budget di RaiTv è di circa tre milioni di euro, quello della BBC si aggira sui 140£, giusto per farci un idea : ) - Pierotaglia

ma i confronti non servono a nulla, la bbc si sa che è più ricca della rai :D il punto della questione è un altro, vuoi che tutti gli italiani ti paghino il canone? allora ti devi impegnare per far si che tutti gli italiani vedano le tue reti allo stesso modo, come fai non mi interessa, ma lo devi fare :D se no come fai discriminazione sugli utenti per i servizi lo devi fare anche per i pagamenti - Alex "M0rF3uS"

certo non si può dare mica la colpa a Rai.tv, 3 mln di budget per occuparsi di un colosso come la Rai (fatturato intorno ai 4 miliardi) è nulla, al massimo puoi sperare di farci un po' di comunicazione... - ezekiel

Su Buzz:

Davide Schenetti - Sull'argomento segnalo anche l'articolo di PI e soprattutto la discussione nei commenti:
http://punto-informatico.it/2826093/PI/News/altro-che-bbc-qui-mamma-rai.aspx
11:47 amDeleteUndo deleteReport spamNot spam
Davide Schenetti - Mi ha interessato la storia del contratto di servizio e sono andato a controllare. Ho scoperto:
1 - Il contratto di servizio RAI è scaduto e non ancora rinnovato. Forse con un po' di pressione si può ottenere qualcosa per il nuovo contratto?
2 - L'articolo 6 del vecchio contratto (http://www.comunicazioni.it/binary/min_comunicazioni/televisione_rai/contratto_servizio_5_aprile_2007.pdf) recita:
2.1 - [la RAI si impegna a] rendere disponibili, compatibilmente con il rispetto dei diritti dei terzi ed escludendo ogni sfruttamento a fini commerciali da parte di terzi, i contenuti radiotelevisivi trasmessi nell'ambito dell'offerta televisiva e radiofonica di cui all'articolo 4, comma 1, e all'articolo 5 direttamente dal portale Rai.it agli utenti che si collegano attraverso internet dal territorio nazionale e risultano in regola con il pagamento del canone di abbonamento Rai, nel rispetto del principio di neutralità tecnologica;
2.2 - analizzare lo sviluppo di interfacce tecnologiche che consentano la diffusione dei contenuti sui principali dispositivi di fruizione audiovisiva di tempo in tempo disponibili sul mercato;
2.3 - rendere accessibili i propri contenuti audiovisivi on line nei formati tecnologici e di fruizione più diffusi nel Paese

Poco oltre compare l'articolo 26

Articolo 26
Neutralità tecnologica
1. La Rai si impegna a realizzare la cessione gratuita, e senza costi aggiuntivi per l'utente, della propria programmazione di servizio pubblico sulle diverse piattaforme distributive, compatibilmente con i diritti dei terzi e fatti salvi gli specifici accordi commerciali.

Fatti salvi gli specifici accordi commerciali potrebbe voler dire, a quanto ho capito, che nel caso specifico esiste un contratto tra RAI e Microsoft che ha la priorità sulla neutralità tecnologica.
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Internet, libertà

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Ventisettemila persone, in 26 paesi, hanno risposto a un sondaggio della Bbc. E quattro su cinque hanno detto che l'accesso a internet è un diritto fondamentale. Perché è una possibilità di avanzamento culturale senza paragoni. Perché aiuta in modo decisivo la libertà di espressione.

Internet è opportunità di liberazione. Non violenta. Problematica, naturalmente. Come ogni possibilità aperta sia a chi costruisce che a chi distrugge.

Gli Stati Uniti ne hanno fatto un elemento basilare della loro politica internazionale, vedendo nella libertà della rete un rilancio del loro softpower. Ma questo significa anche che si impegnano in una direzione libertaria: perché internet è uno strumento esigente che non si lascia usare senza chiedere in cambio un atteggiamento coerente. 

Questa settimana è importante, da questo punto di vista, anche per l'Italia. Chi si impegna dicendo che "internet è libertà" si pone al servizio di quella affermazione e delle sue conseguenze.

Internet per l'Italia può essere considerata un nuovo terreno di coltura per il populismo, se interpretata in chiave di strategia della disattenzione: ma il suo contributo non violento e costruttivo è potenzialmente molto più dirompente. D'altra parte i media adatti al populismo non mancano di certo.. Sta a chi la usa pensare la rete non come l'ennesimo facile sistema per rilanciare slogan tattici, ma come opportunità di approfondimento, confronto sui fatti, accettazione delle opinioni diverse. Questo paese ne ha enorme bisogno.

Consigli ai freelance

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FreelanceSwitch ha proposto alla sua community di contribuire a una raccolta di consigli per chi si avvia alla professione del freelance. In ogni settore, non solo nel giornalismo.

On Clients...

"How you handle lateness can strengthen rather than weaken client relationships." nerdburn

"Don't mention w3c or valid coding during a pitch...talk about ROI and improving business." Satch

"If you manage them right, repeat customers will be more profitable than new ones. Work hard to turn all your new customers into repeat customers." FreelanceMan

"People buy benefits, not features." Mike_Smith

On Money...

"Charge more. And make sure you are worth it." betty

"Don't take on more than you can handle you will end up losing more than you thought you would be earning." black.p

"Don't forget taxes." betty

On the Craft...

"A website is never "done". It is only abandoned."  lickynee

"If It's worth doing twice, it's worth creating a system for." Lukevdp

"Don´t be afraid of asking something you dont know to someone who is more experienced than you." Eliffio

"Get up at the same time every morning, shower, get dressed like you're leaving the house, and sit down with a cup of coffee in your office at the same time every day." nerdburn

On Marketing & Growth...

"Make sure you are marketing your business every week, even when you are swamped." Alovhaug

"Don't let the marketing messages you send out by accident get in the way of marketing messages you send out on purpose." FreelanceMan

"Always carry business cards with you and hand them out to everyone you meet, your neighbor's gardener's uncle might be a millionaire who needs your services." Max///AgencyZebra

On Sanity...

"Enjoy what you do, when you stop enjoying it. Stop doing it." AlexHughes

"Never let your freelance life dictate your personal life, or visa versa." AmberTurner



Qualcosa da aggiungere?

Readings #15

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iPad. Se ne parla tanto, anche perché incrocia le speranze degli editori. Ebbene si può sostenere che i giornali sono applicazioni. E questo genera una serie di commenti importanti.

By guido romeo on January 28, 2010 10:01 AM
Non potrei essere più d'accordo. Sports illustrated e Wired Usa hanno già cominciato a immaginare cose bellissime... e direi molto interessanti anche dal punto di vista dell'advertising. Mi chiedo però se non dobbiamo immaginare i giornali sempre più come "lock-in platforms", almeno in parte sulla scorta dei modelli di FB, Google e Youtube che sembrano quelli che funzionano meglio in rete.
Questo vorrebbe dire che i giornali devono pensare sì al quotiodiano, ma anche a produrre contenuti che durano nel tempo, che possono essere fruiti più e più volte (la vecchia storia della settimanalizzazione, ma in maniera molto più intelligente).
E magari dovrebbero pensare anche a sviluppare qualche pezzetto di software? Il mercato delle apps sembra vastissimo... come già dimostrato da IPhone.
By Raffaele on January 28, 2010 10:32 AM
Sull'idea di giornali come applicazioni segnalo questo pezzo piuttosto radicale dell'
Huffington Post
http://www.huffingtonpost.com/maya-baratz/in-the-app-economy-newspa_b_436929.html
Nel mondo dei media contemporaneo, dice in sostanza, o sei una piattaforma (come Google, Facebook Apple-itunes-ipad) o sei costretto a diventare applicazione. Quotidiani e riviste, afferma, piattaforme non sono e dunque la loro strada è tracciata.
D'accordo con Guido sul fatto che quello che Apple propone sia finalmente un supporto che consente di restituire sul digitale la ricchezza (anche estetica) della lettura cartacea. Resta da vedere se questo "applicazionizzarsi" di quotidiani e riviste non comporterà alla lunga anche qualche prezzo da pagare dal punto di vista della libertà di espressione visto che il "controllo" finale dei contenuti resta nella mani dei proprietari delle piattaforme. Vedremo
By Sergio Gandrus on January 28, 2010 10:41 AM
Non c'è il rischio che poi non ci sia tanta differenza tra un giornale (letto sul e-reader) e un sito di notizie?
By francesca on January 28, 2010 12:04 PM
@Sergio
spesso ora la differenza tra un giornale e un "sito" di notizie à già poco evidente, quantomeno sul flusso e sulla capacità di analisi (parlo della fruibilità su Internet).
Il giornalismo (e il giornale) deve saper fare la differenza. Per ora ce la siamo cavata con poco.
By alessandro longo on January 28, 2010 4:20 PM
Niente di male che i giornali diventino (anche) applicazioni. Ma se lo diventano sottomessi alle regole di un gatekeeper come Apple, allora no, facciamo un passo indietro sulla strada della democrazia
By Sergio Gandrus on January 28, 2010 4:27 PM
@Francesca
sono un innamorato della carta stampata e, contemporaneamente, della tecnologia.
Trovo che il giornale debba fare la differenza nell'approfondimento dei contenuti e nell'impaginazione.
I lettori elettronici, invece, dovrebbero dare un'informazione più snella e rapida.
Postilla: l'iPad non è un vero e proprio e-reader. E' qualcosa che vorrebbe essere e fare tutto ma...
By Pepe Moder on January 28, 2010 7:28 PM
Forse non ho compreso bene io, ma a me pare che l'edicola ci sia eccome. E', esattamente come l'app. Itunes, una app. a disposizione. Si chiama iBooks. Puoi vendere un abbonamento ad una rivista (come su kindle) o un libro, senza necessariamente dover creare una nuova applicazione.
http://www.apple.com/ipad/features/
L'applicaizone semmai diventa uno strumento abilitante al servizio che un generatore di informazioni può darti. In questo caso la differenza di offerta è insita nell'applicazione sviluppat. Mentre nel primo caso è sulla credibilità dell'interlocutore e sulla qualità dei contenuti.

Arianna Ciccone, massimo mantellini, Federico [Kurai], Apapun, mariocrisco, Tommaso Baldovino, Luca - Nash, Massimiliano Fabrizi, Claudio Vaccaro, Carlo Carrieri, simona, Gaspare Armato, Luca Basili, marina ricciardi, masstrovato, Ciro Pellegrino, Federico Bo, Pietro Izzo, Nicola Greco, salvo mizzi, Clarissa - AIE_82, 1Co and PiccoloImprenditore liked this
Ecco, hai riassunto perfettamente il mio pensiero. - Federico [Kurai]
Assolutamente d'accordo. - PiccoloImprenditore from iPhone
credo che a breve lo saranno anche i libri... non più solo testo ma interattività multimediale - zetaraffix
quanto mi piace... - donata landini
Il fatto che abbia un normale display LCD (e non un OLED per esempio) lo esclude dall'utilizzo intensivo come ebook reader e quindi come rivale diretto del Kindle&Co. Si attendono tecnologie più evolute (meno cool, più tool...) - Federico Bo
sono molto scettico che su iPad, proprio per le prestazioni relative al browsing, si posa far pagare qualcosa in più rispetto a chi naviga da altri dispositivi. Il discorso applicazioni è quello dell'Apple Store, niente di nuovo rispetto a due giorni fa :-) Diverso se ci fosse stato il discorso edicola, che su Kindle c'è e la gente paga infatti. L'applicazione poi implica dover chiudere, in tutto o in parte, il sito gratuito e siamo da capo - Luca Conti
@luca conti coglie un punto importante: se posso accedere gratis alla versione web con tanta facilità e con una buona esperienza di navigazione, difficilmente userò l'app dedicata se non mi costruisce un valore aggiunto "talmente ampio" da giustificarne il costo. Questo ci porta al punto di partenza di Luca de Biase (troppi luca): il device è un canale con accesso a milioni di carte di credito, ma le carte di credito devono essere motivate a fare il passo in modo intelligente e innovativo - g.g.
Aggiungo my 2 cents. Secondo me le app colmano il gap con gli utenti che oggi *non navigano*: l'app nativa può agevolare l'esperienza (vedi per esempio le pagine che si sfogliano dell'iBook). Penso a mio padre over 60 e mentre non riesco a immaginarlo a navigare sul sito della Gazzetta ce lo vedo benissimo a "sfogliarla" sull'app dedicata (con la possibilità di visualizzare i filmati in-place, stile gazzetta di Harry Potter, o altre diavolerie). - PiccoloImprenditore
l'analogia con la Gazzetta di Harry Potter è geniale :) - g.g.
Faccio anch'io due considerazioni. 1) l'edicola è data dalla app delle singole testate, come già ora con l'iPhone 2) la app, una volta scaricata, diventa l'interfaccia per avere il contenuto. Nessuno che io sappia - avendo l'app di Repubblica - usa il browser per andare a recuperare la pagina originale su internet (forse anche perché lo schermo dell'iPhone è piccolo). Se l'app è più ricca di contenuto rispetto al sito - per esempio quella del Corriere ora è più completa del sito - magari qualcuno disposto a pagare si troverà. Non grandi numeri, però. - Paolo Ferrandi
Ma io credo che arriveremo da quelle parti. Cioè, il punto di forza mi pare proprio l'articolo aumentato, che è una cosa che se sei furbo dai solo a pagamento, via applicazione, lasciando gratis la parte solo testo. - Federico [Kurai]
il digitale ha finora disintegrato i contenitori e in campo musicale iTunes ha saputo interpretare economicamente questa tendenza. il problema principale dei giornali è che nascono come contenitori e hanno difficoltà a vedere e costruire se stessi altro che come tali (sia pure fichi, multimediali, ecc. ecc.) - specie gli italiani. iPad et similia potranno "reinventare" il contenitore per quanto riguarda le informazioni giornalistiche? - Mario Tedeschini-Lalli
@mario: ipad fornisce ai giornali accesso a milioni di carte di credito. Inventarsi di nuovo per conquistarle però tocca ai giornali. Niente pappa pronta, temo. - g.g.
@gg certo che no, solo dubbi sulla concreta possibilità - Mario Tedeschini-Lalli
riformulo meglio la domanda finale del mio commento: iPad et similia potranno spingere a "reinventare" il contenitore per quanto riguarda le informazioni giornalistiche? - Mario Tedeschini-Lalli
il problema della app vs web si risolve ovviamente prosciugando (gradualmente) il web e traghettando i contenuti verso il tool dedicato. Piuttosto, faccio presente che se i "giornali sono applicazioni" come dice giustamente De Biase, si ammette di contribuire ad abbattere una barriera in ingresso che gli editori vorrebbero invece preservare. E questo a me pare un problema - massimo mantellini
@mario: io la vedo diffcile, perchè reinventare il contenitore significa prima di tutto reinventare l'organizzazione (e qui diventa una partita difficile tra sindacati, cultura aziendale, ecc.). Se dovessi scommettere, sul medio periodo, direi che è territorio da "new player" - g.g.
@gg sono d'accordo. i miei dubbi sono però anche più profondi, se cioè sia proprio possibile tornare a una cultura e a una economia di "contenitori" vs una cultura e una economia di contenuti "liquidi", per quanto collegati. - Mario Tedeschini-Lalli
@mante perché un problema? - PiccoloImprenditore
@PiccoloImprenditore, perche' l'applicazione la possono fare tutti (e ok magari l'intermediario all'inizio screma l'accesso al suo catalogo, esattamente come Apple fa con l'app store, ma non puo' durare per molto) - massimo mantellini
@mante a me sembra invece un grosso incentivo a migliorare i contenuti, no? - PiccoloImprenditore
(btw se fossi la gazzetta farei carte false per far produrre un iPad rosa con sopra l'app e i contenuti aggiuntivi a pagamento/abbonamento) (Gazzetta se sei in ascolto io sono disponibile per l'app, e ho anche un barattolo di vernice rosa) - PiccoloImprenditore
leggo solo ora, sono giornate di fuoco qs per il sottoscritto. molti spunti di grande interesse tutti - come normale - da approfondire. condivido il senso di quello che e' stato detto da chi mi ha preceduto, credo pero' che il problema sia a monte. penso che fondamentalmente le key issues alle quali giornali e giornalismo f devono saper dare una risposta siano relative a credibilità ed affidabilità, senza qusti elementi la discesa di lettori sara' ulteriore. mi pare che i dati recentemente... more... - PierLuca Santoro from BuddyFeed
il problema grosso, comunque, è che le app che servono per scorrere le news sono abbastanza marginali se diamo un'occhiata alle statistiche dei download dall'app store. Questo significa che la quota di tempo dedicato alla lettura delle notizie è molto piccola nell'economia di fruizione dei nuovi utenti (mi scuso per l'italiano barbaro). Se non si inverte questo trend siamo tutti pre-pensionandi. - Paolo Ferrandi
ad avercela la pensione inpgi - Ciro Pellegrino
Una visione simile a quella di Luca, dal Canada http://feedproxy.google.com/~r... - Luca Conti
un quotidiano inscatolato in una app sarebbe, presumibilmente, non trasferibile ad altri mezzi. In linea con la filosofia iTunes, non sarebbe possibile fare sharing se non con 'cosi' dello stretto giro autorizzato Apple. Altrimenti verrebbe a cadere l'unico motivo che potrebbe spingere la gente a pagare le news. Mi pare un capre e cavoli tra hardware, formati proprietari, e soldi. - J.Held
Qualche punto per riassumere: 1. l'esperienza dell'utilizzatore cambierà e di molto. Questo è un fattore importante (pensiamo a cosa hanno fatto iPhone e poi FB) attirando probabilmente molti nuovi utenti Anche percè la rete in mobilità sarà molto più accessibile; 2) Sarà un ecosistema misto, molto più mescolato di quello del web perché il Pad lo impugneremo per leggere un romanzo, ma anche per scrivere, per informarci con news testuali, ma anche per fruire di contenuti video (molto più e... more... - guido romeo
@Paolo Ferrandi: ulteriore conferma di quanto sostengo, il problema non è nel mezzo. Non credo che ci/vi manchino i dati; in caso chiedete che ne "spammo" alcuni. Non mi interessa parlare di mezzi, mi interessa [ ed interessa agli utentii/lettori] parlare di messaggi. - PierLuca Santoro
l'applicazione, paradossalmente, può diventare un frullatore, vedi: http://blog.us.cision.com/2010... In linea con quanto detto a DLD del resto: Focus in Germania fa più soldi con l'ecommerce che con la pubblicità - Luca Conti

By pier on January 30, 2010 9:45 AM
La cosa non abbastanza sottolineata dell'iPad è che è un sistema chiuso! Lo spiega bene Alex Payne qui: http://al3x.net/2010/01/28/ipad.html
A prescindere dal software, dai contenuti etc. questo è un ottimo motivo per non prenderlo nemmeno in considerazione, almeno per me.
A lungo termine credo che anche agli editori non convenga: in una piattaforma del genere Apple ha troppo troppo potere.

Nel frattemo, Aza osserva che l'iPad è una piattaforma e cita Fuggetta, che avverte di fare attenzione al suo posizionamento, dichiarato nel keynote di Steve Jobs. Webeconoscenza manifesta qualche preoccupazione sul potere crescente della Apple. Giornalisticamente cita una raffica di link interessanti.

L'Economist ha due pezzi importanti sull'iPad.

I numeri di internet affascinano: Gabriele, Lsdi, Destralab, Andrea, Aza, Yoriah.

E, inoltre: i social media rischiano di generare pensieri integralisti, dice Mfisk. L'idea della rete tenuta insieme dalle relazioni tra le persone piace a Matteo.

Il Giornalaio aiuta la raccolta bibliografica sul giornalismo online.


Encyclopédie e Wikipedia

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Da un'intervista di Pierre Le Hir a Roger Chartier, professore al Collège de France e direttore di studi all'Ecole des hautes études en Sciences Sociales, su Le Monde.

«L'enciclopedia online Wikipedia non è forse l'ultimo sviluppo del progetto di Diderot e d'Alembert?
Io credo di sì, poiché Wikipedia si basa sui contributi molteplici di una sorta di società invisibile di persone delle lettere. Ma Diderot non avrebbe certamente accettato la semplice giustapposizione degli articoli, senza albero delle conoscenze né ordine ragionato che caratterizza Wikipedia. È un'impresa democratica, aperta, e nello stesso tempo molto vulnerabile, molto esposta all'errore e al falso. E rende visibile la tensione tra il desiderio della costituzione di un sapere collettivo e la professionalizzazione delle conoscenze».

Sta di fatto che chi conosce bene una materia è libero di andare su Wikipedia e migliorarla. Anzi, oltre a scoprire i difetti delle informazioni che contiene e a segnalarli, potrebbe anche sentire giusto correggerli, con spirito pragmatico, dato che quell'opera è ormai un canale di distribuzione di conoscenze di larghissima diffusione. E chi opera nella conoscenza in base a un servizio pubblico, forse potrebbe sentirsi chiamato a contribuire a questo servizio destinato ai commons della conoscenza. Oppure si potrebbe pensare alla costruzione di un modello, se mai si troverà, ancora migliore. In generale, il controllo centralizzato e il controllo meno centralizzato o decentrato su base volontaria sono modelli alternativi che presentano pregi e difetti diversi. L'intelligenza collettiva non si è fermata all'Encyclopédie né si fermerà a Wikipedia. Imho.

Wikipedia e il recentismo

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Questo post riguarda il concetto di "recentismo" usato come avvertenza per i lettori che incontrano certe voci di Wikipedia, come nel caso del partito "Alleanza per l'Italia". E il dibattito intorno all'esclusione della voce sul "Movimento 5 stelle".

Vittorio Bertola aveva scritto una pagina sul Movimento 5 stelle. Ma Wikipedia non l'ha accettata. La discussione tra i partecipanti si concentrata sul fatto che si tratta di un partito troppo giovane, nato da tre mesi, e dunque le informazioni su di esso sono più da notiziario che da enciclopedia. Quintarelli, tra gli altri, aveva commentato osservando che i volontari wikipediani fanno un lavoro encomiabile, che possono sbagliare e che i meccanismi di controllo sono in funzione. Bertola è stato poi bannato perché non poteva continuare a scrivere avendo in corso un contenzioso con Wikipedia.

Il fatto nuovo è che Alleanza per l'Italia è a sua volta un movimento politico che ha soltanto tre mesi di vita. Ma la sua voce è stata accettata. Con l'avvertenza però che si tratta di una voce affetta da recentismo. (Ultima visita prima di questo post, mercoledì 20 alle 13:00). A voler essere coerenti, sia Alleanza per l'Italia che Movimento 5 stelle, dovrebbero avere una voce su wikinotizie (ma attualmente non c'è).

Ci sono dunque parecchi fenomeni caotici nella vicenda. Voci che dovrebbero essere messe nel notiziario non ci sono, mentre voci che non dovrebbero essere sull'enciclopedia ci sono in un caso e non in un altro. Questo è istruttivo. Come spiega Frieda Brioschi, il lavoro di editing di Wikipedia è svolto da volontari che si occupano di quello che li interessa in modo non coordinato, sapendo che il loro lavoro non finisce mai, seguendo criteri di massima e interpretandoli soggettivamente, anche attraverso lunghe discussioni tra loro. In Italia ci sono circa 500 volontari molto attivi, che fanno almeno 100 edit al mese. E ci sono circa 8000 utenti attivi che hanno fatto almeno 50 edit. Alla discussione su una voce partecipano mediamente una dozzina di persone che non sono le stesse che partecipano alla discussione su altre voci, naturalmente. Quindi l'interpretazione può cambiare di volta in volta.

Un fatto è chiaro. Quando una voce è affetta da recentismo vuol dire che non è stabile, che chi l'ha approvata la considera al limite dell'accettabile, e che non è detto che quella voce rimanga. Da leggere la spiegazione di recentismo su Wikipedia.

Tutto questo significa che il sistema di Wikipedia è incoerente e andrebbe cambiato o che va bene così? Probabilmente va bene così nel senso che può generare decisioni incoerenti ma è programmato per migliorare e migliorerà ancora, sulla base della passione e della dedizione delle persone che se ne occupano. Il motivo per cui queste persone sono indirizzate bene è chiaro: la metafora dell'enciclopedia rende Wikipedia un progetto comune alle persone che partecipano; la scarsa visibilità degli individui che partecipano incentiva poco o nulla la competizione tra le persone; ne emerge un'intelligenza collettiva orientata a un progetto comune che riduce il peso degli interessi di parte. Imho.

Wikipedia è un progetto meraviglioso, le cui conseguenze culturali sono immense considerando la quantità delle persone coinvolte e la qualità dei problemi che pone. Senza esagerazione quello che stiamo vivendo in questi anni è paragonabile alla fase di elaborazione dell'Encyclopédie dell'illuminismo settecentesco: riguarda la scelta degli argomenti, il loro trattamento, lo scopo dell'opera, la diffusione dei risultati, l'organizzazione necessaria alla stesura delle voci e al loro aggiornamento. Comprese le metodologie per affrontare il dibattito intorno a queste questioni. Si tratta di un lavoro che condensa in un progetto concreto e di vastissimo successo un modo di interpretare l'intelligenza collettiva.

La questione emergente riguarda la qualità dei contributi. Andando avanti con il ragionamento, in effetti, l'Encyclopédie è nata da un dibattito filosofico profondo. Come incentivare la profondità del dibattito? Se il sistema di Wikipedia non incentiva chi persegue interessi di parte, e se come dimostra la pagina di spiegazione del recentismo ha già sviluppato una sua filosofia (la lunga durata dei contenuti è un punto essenziale) è anche vero che non presenta incentivi specifici per selezionare le persone più competenti (il che è ovviamente molto difficile), ma privilegia le più dedicate al progetto (un fatto oggettivamente rilevabile). Su questo punto, si può immaginare uno sviluppo? Se avverrà, sarà pragmatico e teorico: pragmatico, in base alla qualità del dibattito relativo alle varie voci e, teorico, in base alla crescita di criteri che valorizzino il peso dell'opinione di chi ha maggiore esperienza sulle varie materie. Non è facile. Ci vuole tempo. Ma un'enciclopedia richiede il suo tempo.

(Domani su Nòva un pezzo in materia).

Readings #14

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Dice Pasteris: "Per superare la china è più importante cambiare il modo di fare informazione, aumentare la trasparenza della sua produzione, fare in modo che i giornalisti, o in generale i produttori dell'informazione si aprano al mondo e alla rete, piuttosto che vivere in torri d'avorio da cui guardano il mondo con non banale distacco il resto del vivere."

La questione www.veri.ta: si è aggiunto Guido Vetere, CronacheSospese, Giornalisticamente, PDObama, e i già segnalati Maremma, Mantellini, Scene digitali, Pd Vedano Olona, BlogNotes, Tre scogli, Omniaficta, LostSpace, Spazio della politica, Ideas Repository, Vittorio Pasteris, Luca Massaro. Gigi, WebNotes. GardaLine, Webeconoscenza, Antonio Larizza. Quinta.

E poi: Firenze, Cluetrain, GianArturoFerrari, CinaGoogle.


Internet e la verità...

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Un dibattito è partito dal pezzo di Gianni Riotta (direttore del Sole 24 Ore, il giornale per cui lavoro) sul ruolo di internet nell'evoluzione del sapere.

Un contributo fortissimo viene da Edge: la domanda globale di quest'anno, appena lanciata, infatti è: "how is the internet changing the way you think?"

Imperdibile.

Se ne parla da sempre, anche in questo blog, del rapporto tra la rete e la tensione verso la qualità dell'informazione. E la strada è complessa. Ma non per questo è poco appassionante. Perché la probabilità di trovare intelligenza negli altri è sempre maggiore di quanto ci si aspetta. Ma per trovarla, l'importante è imparare a conversare, in un contesto nel quale i media tradizionali non si impegnano sempre molto su questo terreno.

Raccolta bibliografica sull'informazione

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Alle nuove prospettive per l'informazione ha aggiunto le sue postille Marco Formento e contribuito Pier Luca Santoro sottolineando la centralità del sistema di distribuzione fisico dei giornali in Italia. L'immagine emergente è che la rete ha cambiato tutto e che i nuovi modelli emergenti anche quando sono basati sull'economia monetaria possono farcela soltanto ponendosi al servizio dell'ecosistema dell'informazione e non più contando sulle posizioni acquisite. La moltiplicazione dei modelli è una tendenza precisa della rete. Gli editori possono imparare a muoversi in sincronia se imparano a fare ricerca. (Il riassunto è insufficiente: sarebbe meglio dare un'occhiata ai post originali linkati...).

Ci stiamo avvicinando al Festival del Giornalismo. E per dare un contributo costruttivo, si potrebbe fare una raccolta di link, risorse, podcast, segnalazioni di libri e altro materiale utile per una bibliografia sul citizen journalism, il pubblico attivo e l'informazione partecipata:
- testi di riferimento
- idee guida
- blog di esperti
- siti di centri di ricerca
- analisi
- soluzioni di qualità
- casi esemplari di inchieste partecipate
- dibattiti

Ecco le primissime risposte:

Servono nuovi modelli di organizzazzione dell'informazione on-line. Più democratici, più trasparenti, più equi e soprattutto remunerativi! Per questo nascehttp://www.net1news.org
Ciao Luca


"MIRANO Community Network" - Laboratorio per l'informazione iperlocale:http://40xmirano.ning.com

Per quanto possa essere una segnalazione di nicchia, ci provo. Avrei il piacere di suggerire la lettura di alcuni blog in italiano in cui si scrive e si invita a riflettere su quello che accade nella blogosfera e nella società civile cinese.

Ivan Franceschini (da Pechino) 
http://appunticinesi.blogspot.com/
http://appunticinesi.blog.unita.it

Tommaso Facchin
http://caracina.wordpress.com/

alcuni casi su bologna:

1) social network di ecologisti bolognesi http://recobo.ning.com

2) quotidiano collettivo online, con assemblee di redazione aperte al pubblico
http://www.zic.it/chi-siamo

qui c'è molta altra roba, anche in regione, volendo si potrebbe pensare a un report su tutta l'emila-romagna. se ti interessa mandami una mai che ne parliamo un attimo

Blogger cinesi sostengono gli iraniani

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Citazione parziale di un'agenzia di stamattina: "(ANSA) -  PECHINO, 5 GEN - Manifestazioni di solidarietà per gli oppositori iraniani vengono anche dalla Cina, dove una decina di blogger hanno espresso il loro appoggio a coloro che manifestano contro il governo di Teheran con messaggi su Twitter - la «piattaforma» di comunicazione che funziona sia attraverso Internet che attraverso i telefoni cellulari - e un sito web (http://cn4iran.org). Twitter, come altri siti di comunicazione sociale, tra cui Youtube e Facebook, è bloccato dalla censura cinese ma è accessibile grazie a degli stratagemmi noti a tutti gli utenti abituali della Rete".

Non è facile per nessuno controllare la rete...

Buoni propositi dell'informazione / 2

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Per dare un contributo al Festival del Giornalismo che abbia il giusto carattere costruttivo, si potrebbe fare una raccolta di link, risorse, podcast, segnalazioni di libri e altro materiale utile per una bibliografia sul citizen journalism, il pubblico attivo e l'informazione partecipata:
- testi di riferimento
- idee guida
- blog di esperti
- siti di centri di ricerca
- analisi
- soluzioni di qualità
- casi esemplari di inchieste partecipate
- dibattiti

Ci si tornerà in un giorno meno festaiolo, naturalmente. Ma proprio oggi, forse, era necessario fare un piccolo buon proposito...

Naturalmente, se hai già in mente una segnalazione e hai tempo, persino oggi... annotala nei commenti per favore...

Ecco le primissime risposte:

"MIRANO Community Network" - Laboratorio per l'informazione iperlocale: http://40xmirano.ning.com

Per quanto possa essere una segnalazione di nicchia, ci provo. Avrei il piacere di suggerire la lettura di alcuni blog in italiano in cui si scrive e si invita a riflettere su quello che accade nella blogosfera e nella società civile cinese.

Ivan Franceschini (da Pechino)
http://appunticinesi.blogspot.com/
http://appunticinesi.blog.unita.it

Tommaso Facchin
http://caracina.wordpress.com/

alcuni casi su bologna:

1) social network di ecologisti bolognesi http://recobo.ning.com

2) quotidiano collettivo online, con assemblee di redazione aperte al pubblico
http://www.zic.it/chi-siamo

qui c'è molta altra roba, anche in regione, volendo si potrebbe pensare a un report su tutta l'emila-romagna. se ti interessa mandami una mai che ne parliamo un attimo

Buoni propositi dell'informazione

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Per dare un contributo al Festival del Giornalismo che abbia il giusto carattere costruttivo, si potrebbe fare una raccolta di link, risorse, podcast, segnalazioni di libri e altro materiale utile per una bibliografia sul citizen journalism, il pubblico attivo e l'informazione partecipata:
- testi di riferimento
- idee guida
- blog di esperti
- siti di centri di ricerca
- analisi
- soluzioni di qualità
- casi esemplari di inchieste partecipate
- dibattiti

Ci si tornerà in un giorno meno festaiolo, naturalmente. Ma proprio oggi, forse, era necessario fare un piccolo buon proposito...

Naturalmente, se hai già in mente una segnalazione e hai tempo, persino oggi... annotala nei commenti per favore...

BUON ANNO!!!

EFF: perplessi sulla nuova privacy in Facebook

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Electronic Frontier Foundation, un'antica e ipercompetente organizzazione che lavora a favore dei cittadini che usano i media digitali, si mostra perplessa sulla nuova politica della privacy in Facebook. E pubblica un'analisi molto attenta.

Oltre ad alcuni dati positivi, EFF segnala due aspetti importanti:
1. Come si diceva anche qui, la nuova politica sulla privacy incoraggia in molti modi - sottili e meno sottili - a pubblicare spontaneamente e autenticamente i fatti propri, promettendo un altissimo livello di privacy. Questo serve al business di Facebook (che è fondamentalmente basato sulla conoscenza capillare dei comportamenti e dei giudizi degli utenti). Ma abbassare il livello di attenzione su ciò che si vuole pubblicare di se e su ciò che si vuole mantenere riservato può condurre le persone a rischiare troppo.
2. L'introduzione improvvisa di una dimensione delle informazioni personali priva di privacy, "publicly available", riguarda anche la lista degli amici e altre informazioni che prima si potevamo mantenere riservate agli amici. E' una scelta che Facebook difende. Ma che non è priva di rischi.
3. Le applicazioni hanno troppa libertà di entrare nei profili delle persone, anche nei loro scaffali più riservati, secondo EFF.

Insomma, la nuova privacy di Facebook potrebbe rendere le persone meno consapevoli del problema della riservatezza dando l'impressione di maggiore controllo, indurle a pubblicare più spontaneamente e avventatamente, aprire varchi importanti nella privacy stessa.

Si sa: la privacy interessa le persone, ma sono le persone stesse a dimenticarsi di questo interesse molto spesso. Se fosse una scelta consapevole, quella di condividere tutto di sé, potrebbe andar bene. Ma il fatto è che quando si condivide qualcosa di sé che riguarda anche altri, di fatto si intacca la privacy altrui senza che questi ne siano consapevoli. E in ogni caso, a essere interessati ai fatti degli altri possono essere tipi di persone molto diversi e imprevedibili.

Mistero Boffo /2

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Feltri dice che Boffo è stato accusato ingiustamente dal suo Giornale. Intanto, Boffo ha vissuto con dignità un periodo terribile per lui e la sua famiglia. Nessuno gli ridarà il tempo che ha dedicato alle conseguenze di quelle insinuazioni evidentemente ingiustificate. Ma anche al Giornale resterà un marchio: proprio per il fatto di avere ottenuto conseguenze pesanti con la sua bufala, il Giornale ha perso credibilità.   

L'epoca delle campagne crossmediali

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Una forma di relazione cooperativa tra giornali tradizionali e nuovi media sociali sembra crescere intorno ad alcune campagne di sensibilizzazione sociale e culturale. I casi della campagna per la liberazione del wi-fi in Italia, le varie raccolte di firme (come quella contro il processo breve) di Repubblica, l'Internet for peace (Riccardo) sono alcuni esempi, seppure diversi e accolti diversamente dalla blogosfera (vedi per esempio Simone e Iabicus). 

E' una dimostrazione della possibilità di una relazione più costruttiva tra vecchi e nuovi media. Che potrebbe essere sviluppata.

Readings #6 - In particolare James Boyle

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"Justice is on my side; the judge is my friend!"
Tra gli aforismi di Zoran Popovic, raccolti da James Geary

"The public domain"
di James Boyle, disponibile online in cc
lettura da non perdere

"Twitter is human shaped, not business shaped"
dice Stephen Fry, uhmm

Si continuano a segnalare interventi sull'informazione e lo sviluppo di internet: Nessunodeisuddetti, Bigoutblog, Rigatelli, Lsdi.

Grazie a Dadaismi per la ricerca della coscienza. E ad Alessandro Ronchi per la coscienza ecologica.

Discussione su aziende e social network

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La domanda: quali piccole e medie aziende capiscono meglio i social network in Italia? Le risposte non mancano:


Daria Santucci

November 14, 2009

Ciao Luca,

credo che ci siano due possibili strade da indagare

1) le pmi che usano i SN come strumento informativo/promozionale
2) le pmi che usano i SN come strumento di comunicazione interna (ad. es. twitter per incentivare la comunicazione tra dipendenti in sedi distaccate).

Per il caso 1) ipotizzo (ma non ho fatto ricerche in merito) che sia più facile che i Sn siano utilizzati da:
- pmi che producono beni/servizi che più facilmente consentono la creazione di community, come moda/viaggi/food&beverage etc (il cioccolato aggrega più facilmente di un termosifone, delle scarpe firmate più di una porta-finestra)
- pmi nel settore ICT
- start-up

Al volo ti segnalo - per food&beverage - Monteccone Cioccolato
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http://www.montecconecioccolato.it/
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http://www.linkedin.com/pub/dante-bianchi/12/40a/40a
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http://www.facebook.com/pages/Monteccone-Cioccolato/106805188832
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http://www.facebook.com/pages/Torino-Italy/Monteccone-Cioccolato/76888412374?ref=search&sid=503107954.2061131942..1

Se mi viene in mente altro mi faccio sentire.

Buon lavoro,

Daria

PS Non è l'oggetto del tuo articolo ma ti segnalo che alcune aziende di trasporti pubblici italiane hanno iniziato ad utilizzare twitter per aggiornare i viaggiatori su orari dei mezzi etc

  • Giuseppe Mele
  • Giuseppe Mele 

    quelle che esportano sui mercati di maggiore innovatività tecnologica, sudest asiatico, parte Usa, germania e brasile

  • Giuseppe Lanzi
    Giuseppe Lanzi 

    capire è una parola grossa.... proviamo ad usarli!

  • Giuseppe Lanzi
    Giuseppe Lanzi 

    PS Saluti dal San Francisco Green Festival

  • Walter Faioni
    Walter Faioni 

    quelle che hanno compreso che il primo step e' comprendere a fondo i comportamenti e attitudini dei propri clienti e dei propri consumatori.

  • Claudio Menzani
    Claudio Menzani 

    le aziende dove sia presente qualcuno, in una posizione tale da farsi ascoltare, che appassionato di SN riesca a comunicarla al management.

  • Matteo Cascinari
    Matteo Cascinari 

    Quelle in cui ci lavora il figlio giovane dell'imprenditore

  • Mariangela Maritato
    Mariangela Maritato 

    quelle a gestione familiare, di pubblicità e di formazione                           




  • questo silenzio è significativo... - Roberta Greenfield

    A volte faticano a capirlo le "grandi" aziende... - Max Trisolino
    secondo me per le piccole e medie imprese è ancora presto gli investimenti sono ancora troppo al buio. - wolly

    Quelli di "Lago" sono bravi...http://www.blog.lago.it/ - francesco aka mrmarble
    quelle aziende che parlano il loro stesso linguaggio (quello dei social network), quelle aziende il cui direttivo ascolta la voce che viene dal basso, quelle aziende che hanno persone e non macchine pensanti, quelle aziende capaci di trasformarsi... - Gaspare Armato

    secondo me le banche in fondo sono sulla buona strada. Vedi Webank, MPS - mmaini

    Berto salotti? - Commercialista from iPod

    Da ex Biz Dev di Xing mi permetto: a) Turistiche (Hotel, piccoli tour operator, aziende di promozione del territorio, b) Organizzatori di Eventi e Agenzie di PR e di Celebrieties c) Blogger a pagamento d) alcune aziende ad alto ricambio di personale e) Alcune Iniziative di E-commerce locale f) Grandi multinzaionali del Multilivello - Luigi Gioni

    Lago e Nòverca (vedi e-mail) - Vincenzo Cosenza

    una piccola è quella per cui lavoro. Oltre al seguire progetti da consulente, curo il blog aziendale in modo molto libero, partecipo ad altri blog, passo il tempo su friendfeed etc... - Gianluca

    Non so se può fare al caso tuo, ma il consorzio dell'alta pusteria sta facendo un buon lavoro su FB (http://www.facebook.com/Consorz...), qui uno degli eventi (http://www.facebook.com/event...) - Piero Tagliapietra

    non so se è quello che cerchi, ma in questa pagina FB ci stanno artigiani orafi e gioiellieri da tutta Italia... scambiano foto, video, opinioni e si conoscono fra loro... http://www.facebook.com/goldsmi... - Luca Longo

    i mobilifici sono messi bene, oltre a Lago, c'e' Valcucine http://www.valcucine.it/ - alimentari - Molino Quaglia http://www.molinoquaglia.com/Benvenu... - terziario Project group http://www.projectgroup.it/ - eleonora

    Io fino ad ora ho visto lanci di sasso con immediato ritiro della mano, anche da parte di professionisti della conversazione, come le riviste. Il punto è che per conversare non basta doverlo fare: ti deve piacere, e alle piccole e medie aziende piace fare il loro prodotto più che conversare con i clienti. - Michele Costabile

    @Michele: non sempre. A volte i social network vengono utilizzati come consulenti che altrimenti l'azienda non potrebbe permettersi. I sn e Internet hanno hanche aiiutato le imprese a sviluppare una cultura di mktg e finanziaria. Alcune imprese ed alcuni professionisti hanno capito che Internet non e solo ecommerce - Commercialista from iPod

    non so se vale come impresa, ma il Cineforum di Bolzano è lanciatissimo con newsletter, forum e Facebook (http://www.cineforum.bz.it/ ; http://www.facebook.com/home...). - Daniel

    Bella domanda. Quasi tutte le PMI di cui sono diventata fan su Facebook, mi accorgo, sono fuori dall'Italia. In Italia ti segnalo: http://www.facebook.com/hfarmve... (ma per loro è facile, sono un incubatore e hanno dentro gente molto brava nella comunicazione); la scuola di cinema Macchina dei Sogni di Chicca Profumo, http://www.facebook.com/pages...; il sito Bambinopoli di Diana Vaturi http://www.facebook.com/pages... - Paola Bonomo

    E poi nella gastronomia di alta gamma, i miei soci del Balsamico Tradizionale di Modena qui http://www.facebook.com/pages... e i nostri colleghi-concorrenti dell'acetaia San Giacomo a Reggio Emilia http://twitter.com/bottega...; iniziato invece da poco ma promettente http://twitter.com/ilpanettone - Paola Bonomo

    Il teatro libero di Milano si muove bene. - Commercialista from iPod

    per un lavoro di consulenza ho fatto un'indagine sul settore degli articoli per l'infanzia (Brevi, Inglesina ecc.) in cui l'Italia è leader mondiale. Beh, fanno un lavoro social che non ti aspetteresti. - Valerio Mariani

    Guido una interessante esperienza per brand Patrizia Pepe (PMI) http://bit.ly/1q0sCC http://bit.ly/48bDAm - Marco Ruffa


    Su Twitter

    MARCORUFFA @lucadebiase Guido una interessante esperienza per brand Patrizia Pepe (PMI) http://bit.ly/1q0sCC http://bit.ly/48bDAm

    matteo_melloni @lucadebiase ci sono molte green-aziende estere su twitter, su face però sono meno sia italiane che estere e ciò non si spiega...è illogico!

    OmarCaf @lucadebiase penso a 3Italia e del suo utilizzo di FriendFeed con una persona che partecipa alle conversazioni e da risposte agli utenti.

    OmarCaf @lucadebiase prego :) P.S. hanno lasciato un commento sul mio ff dai un occhio magari ti può essere utile http://j.mp/4byZZJ

    matteo_melloni @lucadebiase forse le micro aziende. Io cerco cerco ma su twitter per esempio non ne ho trovato una. Quindi medie aziende= no scocial

    MARCORUFFA @lucadebiase Guido una interessante esperienza per brand Patrizia Pepe (PMI) http://bit.ly/1q0sCC http://bit.ly/48bDAm

    ilpanettone Ciao @lucadebiase ! Abbiam un pò di amici su twitter e facebook http://tinyurl.com/ykcw56x .. se può esserti d'aiuto per l'articolo ;)

    antonioallegra @lucadebiase Buongiorno Luca, vorrei rispondere Panini, che qualcosa sta facendo e qualcosa farà a breve, ma sono di parte... :-)



    Simone Cosimi
    Simone Cosimi
    Campari-Jagermeister

    Daniele Magrini
    Daniele Magrini
    La campagna "Voglio Vivere così" della Regione Toscana affidata al Social Team di Fondazione Sistema Toscana

    Ivano Tommasi
    Ivano Tommasi
    Ce ne sono? Sono curioso.

    Giovanni Mattiazzo
    Giovanni Mattiazzo
    certamente quelle che mettono la loro conoscenza a disposizione e che non sono sui social per fare pubblicità, ma per recepire informazioni e consigli
    http://www.facebook.com/pages/genioalloperacom/94304607919#/pages/genioalloperacom/94304607919?v=wall

    Alessio Borrello
    Alessio Borrello
    quali piccole e medie aziende capiscono meglio i social network in italia? gli hotel senza dubbio.

    Giuliana Molinari
    Giuliana Molinari
    condordo con alessio.. uniche azienda che non si interessano ai scial network anche se secondo me sdarebbe utilwe li utilizzassero sono gli enti pubblici! utilizzarli per lvoro si intende on per scusa la parola "cazzeggiare" buon we Luca!

    Vittorio Baroni
    Vittorio Baroni
    proprio la settimana scorsa ho tenuto un corso di formazione "imprese 2.0" in Camera di Commercio di Padova promosso da Confservizi Veneto e il patrocinio UNESCO http://sostenibileresponsabile.wordpress.com/formazione/

    Simone Righini
    Simone Righini
    capiscono nel senso che ci comprano gli ads...(le trovi sul lato destro... non c'è bisogno di elencarle..) o capiscono nel senso che cercano di comportarsi in modo trasparente?

    Dario Salvelli
    Silvia Mandrioli
    sicuramente le aziende di videogiochi sono le aziende che più "vivono" sui social network, senza morirebbero. In Francia vince Twitter e in Italia ancora Facebook.

    Rita Clivio
    Rita Clivio
    anche su questo blog qualcosa di interessante sulle PMI sul web http://carlomazzocco.blogspot.com/ e Campari e Jaegermeister non mi sembrano nè P nè M :-)

    Andreina Mandelli
    Andreina Mandelli
    Le picole aziende nei servizi: basta che fai una search tre le fan pages e i groups di FB con le keyword: hotel, palestra, parrucchiere, estetista ... E' un uso spesso sofisticato perchè costruiscono relazioni ed eventi (es. parties con i clienti) non solo display adv - Buon WE ciao Andreina

    Filippo Balestra
    Filippo Balestra
    Anche per me come per Andreina tra i primi a trarne vantaggio sono palestre, parrucchiere, estetisti ma anche piccole librerie (non feltrinelloni mondadoroni), cioè piccole attività con un giro di clienti già fidelizzato e al quale viene facile e comodo segnalare eventi (ma non offerte tre per due). L'evento porta gente e pubblicizzarlo su FB non costa niente. tra poco anche i panettieri organizzeranno mostre di quadri. non male!

    Ettore Murciano
    Ettore Murciano
    Chi più chi meno ma se solo lo volessero lo capirebbero tutte. Poi ... non è detto che sia utile a tutte. E' come per un nuovo gioco dove non sono cambiate le regole ma tutto il gioco.

    Michele Dell'Edera
    Michele Dell'Edera
    Devo dire la verità pur lavorando da anni nel mondo del giornalismo on line non credevo molto nei social network. Da un paio di mesi ci ho provato e ho provato a lanciare un premio letterario (Segni e Sogni) per il quale avevamo poco tempo proprio su FB e Viadeo. Ebbene il risultato è stato veramente buono. Tante iscrizioni. Evidentemente questa prova è andata molto bene.

    Alessandro Prunesti
    Alessandro Prunesti
    ...probabilmente quelle dove ci sono i giovani a lavorare nei posti-chiave dell'ufficio comunicazione/marketing

    Readings #4 - very briefly

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    Una narrazione dei pensieri di Remo Bassini sugli ebook e un futuro senza carta

    Anna Carola Freschi sull'università e il mercato

    Studiare i giovani per capire come stiamo cambiando, secondo Mauro Lupi

    Bellissimo pezzo sull'incantesimo di Medusa (col Grande Fratello che canta e balla)

    La fine dei giornali è tutt'altro che segnata. I valori sono però fiducia e credibilità

    Un bel post sul cambiamento dei supporti per l'informazione

    Di passaggio sulle conversazioni

    | | Comments (2) | TrackBacks (0)
    Un post precedente (Attenti al loop) ha generato reazioni, soprattutto per l'idea di distinguere tra atteggiamenti competitivi e atteggiamenti collaborativi nell'ambito delle conversazioni. (Segnalo qui quelli commenti, e ne ringrazio gli autori, in attesa di scrivere un nuovo post che ne tenga adeguatamente conto).

    Gaspar ha negato la possibilità di una simile distinzione, perché le conversazioni sono quello che sono e al massimo ci sono persone civili e persone maleducate. Altri hanno approvato: internet pr ci ha visto un ragionamento adatto a capire l'atteggiamento tipico delle persone che si occupano di marketing quando immaginano le loro marche sui social network; semiotblog vi ha visto il dubbio sull'idea che internet sia "sempre" il contesto adatto a far emergere una conversazione collaborativa; niente ha sottolineato soprattutto la relazione tra regole e atteggiamenti delle persone; antonio vede la relazione tra collaborazione e capacità di portare avanti un progetto; e Mario Todeschini Lalli aggiunge il concetto di conversazione orientata ad arrivare a una decisione, una conversazione deliberativa, il che lo conduce a una riflessione sulla gestione dei conflitti nella società digitale.

    Intanto, su questo blog sono emerse altre considerazioni che riporto qui: 

    "Internet ha dato forza alla comunità e alle relazioni umane. Ma in un contesto di leggi forti produce più risultati collaborativi che in un contesto di leggi deboli."
    Ecco, però ci sono alcune eccezioni che andrebbero studiate (es.:http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1049 ). Forse ne sappiamo ancora troppo poco..

    Luca, per ragioni che non avevano nulla a che fare poco dopo aver letto questo tuo interessante post sono finito sul sito d'informazioni dell'Unione delle Comunità ebraiche (http://moked.it/unione_informa/091016/091016.htm), che apre con un pensiero di un famoso commentatore biblico medievale offerto dal rabbino Roberto Colombo. Mi sembra adatto:

    Dio disse: "Faremo l'uomo" (Gen. 1,26). "Faremo" e non "Farò". Pur potendo agire da solo Dio chiese la collaborazione degli angeli. Questo per insegnare a noi lettori la buona educazione, il garbo e la cortesia. Nessuno deve agire senza prima chiedere il consiglio e la collaborazione anche di coloro che si reputano meno capaci. (Rashì)

    La questione è, naturalmente, come "organizzare" e far funzionare "buona educazione, garbo, cortesia" perché generino "consiglio e collaborazione" nel contesto del quale parliamo. Non ho una risposta, ma sono convinto che non può essere affidata - come pure da qualche parte ancora si ritiene - a presunte qualità innate della comunicazione in rete.

    La non finitezza della rete rende urgente riconoscere che ci sono problemi che nascono proprio dalla caratteristica "di massa" dell'ambiente. Quand'anche non ci sia un unico "broadcaster", resta la dimensione numerica che rende più complicato "conversare".

    Altro elemento da valutare: la "conversazione" è un'immagine insufficiente per comprendere quello che si fa o si dovrebbe fare. Nel suo significato tradizionale la conversazione non è di solito "finalistica", non si propone di per sé uno scopo -- anche se spesso genera delle conseguenze. Esiste invece anche una comunicazione a più voci, una conversazione che definirei "deliberativa", che si effettua cioè al fine di arrivare ad alcune conclusioni, per quanto provvisorie.

    Si tratta del tipico atto "politico": discutere per decidere. Può applicarsi a materie ufficialmente ritenute politiche, a materie più vicine alla vita di tutti i giorni(es.: le terribili riunioni di condominio), ad altre più "culturali" (una relazione di un gruppo di studio, un progetto di corso di laurea, ecc.).

    E' in particolare per questo tipo di conversazione, per le conversazioni "deliberative", che nasce un diritto oggettivo che le regola sulla base di premesse di valore e di codici comportamentali condivisi.

    Da un paio di secoli a questa parte, nella società politica e civile dell'Occidente liberale, queste regole si sono costruite sulla base di un concetto fondamentale: il conflitto degli interessi, delle convinzioni, delle idealità deve essere riconosciuto come ineliminabile e le regole servono per "gestirlo" (manage) non per eliminarlo. Un concetto che non capiscono gli integralisti di ogni genere, compreso il nostro attuale presidente del Consiglio che semplicemente non sa darsi una ragione del perché non tutti lo "amino" come pensa di meritare.

    Dovremmo cominciare a discutere del conflitto nella società digitale e delle regole per gestirlo.

    Bella la citazione del Genesi, e anche il commento. Il plurale c'è perchè il soggetto sono gli Elohim, ossia, "i Signori". Quel versetto del Genesi è parte della cosiddetta tradizione "elohista", che è affiancata ad un altro mito della creazione dell'uomo, che invece è della tradizione "yahvista" (quello dell'arglla, la costola etc.). Anche l'ebraismo alle origini era un politeismo.... viva il politeismo.

    il politeismo è più collaborativo...

    Piccola parentesi, per Antonio Roversi. Io lo incontrai a gennaio 2006, per rep, avrei voluto tornarci, ma, forse non lo sai Luca, purtroppo da due anni non è più su questa terra. Era una splendida persona.

    Oh non lo sapevo.. Mi dispiace tanto.. L'avevo conosciuto solo in occasione di quell'intervista e avevo pensato spesso alla sua coraggiosa ricerca.

    A pelle, non mi piace la distinzione tra conversazione collaborativa e competitiva. La parte più qualificante della conversazione non è il dire, ma è l'ascolto attento, rispettoso ed empatico dell'interlocutore che hai davanti.

    Sulla base di questa definizione, ci sono le conversazioni, e poi ci sono (scusa il tecnicismo) gli stronzi. Il bello di internet non è che elimina gli stronzi, è che non ti obbliga a seguirli.

    Grazie.. Ci penserò meglio. Ma ho l'impressione che.. it's more complicated than that :)

    Credo che tutto debba passare per il rispetto e la fiducia del "codice più importante" da parte di tutti gli attori della conversazione, sia essa collaborativa o competitiva. Se è scontato per chi collabora che debba sviluppare rispetto e fiducia intorno a dei valori e per un progetto comune, non è affatto scontato per chi compete. Sono curioso di sapere come evolverà questa conversazione.

    Luca, ci avevo ripensato pure io, da qui la triste scoperta, a Roversi (il cui blog è ancora on line: http://www2.scform.unibo.it/wordpress prendila come una notizia, ci scappasse una commemorazione) dopo L'odio in rete, per recensire il quale mi disse:

    Internet oggi «è un po' ancora mitologia, e sempre più vita quotidiana, tanto che quello della rete non si può più considerare uno "spazio virtuale". E neppure un "villaggio globale", uno spazio democratico e cosmopolita: sembra piuttosto, anche se non solo, uno spazio in cui riprodurre e amplificare le differenze, dove far prevalere criteri identitari marcati e non negoziabili. In una parola, assistiamo a una "balcanizzazione" della rete».

    E questa va dedicata all'ottimo Gaspar :)

    Io francamente questa volta non sono d'accordo con Gaspar.

    La conversazione è la modalità di interazione che prevede che ci si alterni nella attività del parlare e dell'ascoltare in modo non strutturato, è l'antitesi della conferenza.

    Collaborazione o competizione sono due possibili sfumature della conversazione, in realtà non esistono conversazioni completamente collaborative o completamente competitive, credo che in ogni conversazione ci sia una mix di questi due atteggiamenti.

    Il problema non sta nella competizione che non è di per sé un disvalore, ma nelle modalità usate per sostenere una propria tesi.

    In realtà la rete non è che uno strumento di comunicazione e le dinamiche della rete altro non sono che le dinamiche del mondo reale, qualche volta amplificate in modo negativo dalla immaterialità e dall'anonimato.

    Francamente rispetto a conversazioni molto competitive trovo che quello che uccide la conversazione è l'atteggiamento, molto comune tra le "blog star" che dopo la prima contestazione a una loro affermazione nemmeno rispondono e se chiedi come mai ti rispondono "se non siamo d'accordo a cosa serve rispondere?" trasformando la conversazione in una sterile serie di conferenze.

    bob

    PS quello che tende ad uccidere la conversazione a mio modo di vedere è il cross posting una volta giustamente considerato negativo, oggi largamente praticato.

    Anche a me la visione della conversazione in rete in termini di dualismo collaborazione/competizione non convince molto. Anzi ritengo che il risultato migliore in termini di co-creazione e scambio di conoscenze si abbia spesso quando le persone coinvolte hanno punti di vista diversi sulla medesima tematica. Anche su questo blog credo che i thread più lunghi, più interessanti ed in grado di metter in circolo nuovi flussi di conoscenza (per chi vi partecipa o chi semplicemente li legge) siano quelli che nascono dal disaccordo rispetto alle opinioni di Luca, a quelle dei protagonisti dei suoi post o ancora a quelle espresse nei commenti. Citare in questo caso la metafora economica più concorrenza=maggiore bene pubblico credo sia pericoloso, però temo sia un errore altrettanto grave considerare la competizione in termini esclusivamente negativi.

    ascolto con molta attenzione.. spero di fare presto un nuovo post in materia.. come sempre sono più interessanti i commenti dei post. ma vorrei precisare che il mio intervento mirava a distinguere diverse dimensioni della "conversazione", che rischia di diventare una nozione troppo larga per poter essere pienamente significativa.. imho

    Per fortuna la lingua italiana è già ricca di termini per indicare una interazione verbale tra due esseri umani. Ad esempio conversazione, discussione (quella di cui parlava Bob), disputa, litigio, alterco, gazzarra, etc.

    Conversazione collaborativa e competitiva.

    Abbiamo capito che la parola "conversazione" spiega molto di quello che avviene sui media sociali. Ma è tempo di elaborare una strategia per andare avanti con il ragionamento: la parola è precisa, ma non sufficiente a definire una strategia per le strutture che devono attraversare questa fase di grande trasformazione e ridefinire il loro ruolo. Sto pensando, ovviamente, a giornali, università, uffici marketing... In mancanza di una certa chierezza possiamo entrare in un loop equivoco e pericoloso. Mi spiego.

    E' possibile definire come conversazione un talk show? Una conversazione è sempre collaborativa, oppure può essere competitiva? Ci sono tecniche per emergere in una conversazione competitiva?

    In una conversazione collaborativa tra amici ci si ascolta e si cerca di informarsi, divertirsi, coltivare una relazione umana.

    In una conversazione competitiva si cerca di far prevalere la propria idea su quella degli altri.

    Se una conversazione collaborativa avviene online in un contesto adatto, si sviluppa un progetto condiviso e ci si avvicina a realizzarlo con le forze e le competenze di tutti i partecipanti.

    Se una conversazione competitiva avviene in un talk show televisivo pensato per mettere a confronto diverse posizioni politiche, l'obiettivo è convincere i telespettatori di un'opinione o almeno impedire ai telespettatori di comprendere le ragioni della parte avversa.

    Tra questi due estremi ci sono molte situazioni diverse. E molti equivoci. La prevalenza della nozione di conversazione non è sufficiente a definire un percorso che porti le persone verso un progetto condiviso, verso un avanzamento della conoscenza, o verso un vero confronto di fatti e teorie. La conversazione costruttiva, collaborativa, avviene solo nei contesti adatti. E allora la domanda diventa: internet è sempre il contesto adatto a fare emergere una conversazione collaborativa?

    Si può dire che è più probabile che una conversazione collaborativa che faccia contemporaneamente avanzare la conoscenza e la qualità delle relazioni sociali avvenga su internet piuttosto che in televisione. Ma il fatto che avvenga su internet non è sufficiente a definirla collaborativa. Se infatti si applicano anche su internet le tecniche sviluppate per le conversazioni competitive in televisione, ci si parla sopra, non ci si ascolta, si tenta soltanto di far prevalere una posizione. E Arturo di Corinto, su Nòva (4 giugno 2009), ha dimostrato che i partiti italiani hanno pagato ragazzi durante la campagna elettorale per le europee proprio per fare quel lavoro online.

    Insomma: la tecnologia internettara consente la conversazione collaborativa; e visto che tante persone ne sentivano tanto bisogno, in effetti su internet è esplosa una vera, grande conversazione. Ma la tecnologia non impedisce la conversazione competitiva: e visto che le strutture che vivono di competizione e non di collaborazione se ne sono accorte, internet è diventata anche il luogo dove ci si scanna come e più che altrove. (Non c'è solo la politica italiana, infatti, per la quale lo scannatoio principale è la tivu e i suoi annessi e connessi; ci sono i siti dell'odio vero, come quelli studiati da Antonio Roversi, docente di Strategie della comunicazione multimediale a Bologna, dall'integralismo islamico, al tifo calcistico, alle organizzazioni di estrema destra e alle forme eversive di ogni colore...).

    Qual è dunque il tema? Dov'è che in prospettiva si svilupperà la conversazione collaborativa che tanto ci piace? Direi che questo avverrà in un contesto nel quale ci sarà maggiore consapevolezza non solo dello strumento che utilizziamo, ma anche delle dinamiche e delle regole che guidano la convivenza. Nelle sue diverse dimensioni: società, comunità; mercato, scambio; legge, etica.

    Società e comunità


    Gustavo Zagrebelsky, con i suoi libri e articoli su Repubblica, ci aiuta a distinguere tra le diverse dimensioni della convivenza, inducendo a riflettere sulla necessità di istituzioni forti che garantiscano che quella convivenza sia pacifica.

    Qualunque semplificazione in materia è sempre difficile. E non mi ci voglio certo addentrare. Ma è chiaro che le regole sociali secondo le quali esistono contratti tra le persone, istituzioni cui rivolgersi, leggi accettate da tutti, sono un contesto nel quale molti aspetti potenzialmente violenti della convivenza si sciolgono in una microconflittualità non violenta. La legge non è uno strumento di collaborazione, ma eventualmente di consenso sui comportamenti che vanno bene a tutti. La collaborazione viene dalle logiche della comunità.

    Se nella società tutto è regolato per contratto, per diritti e doveri, per carte e moduli, si collabora in base alla presunzione che non ci si può fidare dell'altro. La relazione competitiva è prevalente. Se nella comunità un accordo tra "gentiluomini" si firma con una stretta di mano, se l'onore e la fiducia sono gli strumenti principali in base ai quali ci si mette d'accordo, in questo contesto la relazione collaborativa è più probabile. Nelle dimensioni legalmente codificate valgono gli strumenti della relazione, mentre nelle relazioni di comunità vale il senso e lo scopo delle relazioni.

    Un'ipertrofia della codificazione può finire col bloccare l'innovazione, nel senso che spinge a concentrare una quantità di sforzi sulla formalità e a diminuire l'attenzione intorno alla creazione di qualcosa di imprevisto. Un'innovazione, spesso, viene da un pensiero sviluppato da una comunità o da qualcuno che ha visto qualcosa che non era già stato burocraticamente previsto. E poi è chiaro che tutto ciò che è dovere, diritto, modulo, codice, è pesante: mentre tutto ciò che è relazione, creazione, amicizia, fiducia, è leggero e interessante. Noi viviamo nella nostra comunità, non nel codice.

    Ma attenzione: il codice serve invece per tutto ciò che deve garantire l'equilibrio tra innovazione e continuità, evitando la prepotenza, l'inganno, la violenza. Perché una comunità non è necessariamente un luogo della parità tra le persone. Anzi: spesso sono proprio le leggi che riequilibrano le relazioni di prepotenza o di ingiustizia.

    Se le relazioni che una popolazione vive sono prevalentemente di comunità (occhio che tra queste vanno necessariamente comprese le relazioni feudali, mafiose, oligarchiche...) ma mancano le leggi che impediscano l'inganno, la prepotenza e la violenza, la comunità prevale ma non la collaborazione.

    Insomma: un contesto giusto e umano è un contesto nel quale le relazioni di comunità e quelle codificate sono in equilibrio.

    Internet ha dato forza alla comunità e alle relazioni umane. Ma in un contesto di leggi forti produce più risultati collaborativi che in un contesto di leggi deboli.

    In realtà, l'innovazione nei codici è proprio il lavoro della politica. E la politica, in democrazia, è competitiva. Ma se la competizione si mangia tutto il dibattito, si perde molta ricchezza intellettuale ed esperienziale, si costruisce meno sul progetto e più sulla contrapposizione.

    Quindi quello che serve è che l'innovazione nei codici venga attuata nel contesto di un codice più importante - tipicamente la Costituzione - che garantisca un processo per cui prima c'è una conversazione collaborativa che rispetti tutte le posizioni e le esperienze e poi si passi alla competizione.

    Il rischio di parlare solo di conversazione, senza distinguere le dinamiche diverse della conversazione, può portare a qualche confusione: se ne parla in termini di democrazia plebiscitaria, democrazia padronale, democrazia familiare o democrazia populista. E la conversazione può essere utilizzata anche da queste dinamiche in assenza di un contesto costituzionale solido, chiaro e condiviso.

    Credo che queste siano intuizioni sulle quali dovrò fare ancora molta riflessione. Spero possano indurre a qualche contributo, paziente e "collaborativo".

    Reazioni: a che serve Twitter

    | | Comments (2) | TrackBacks (0)
    Riccardo Staglianò si chiede a che cosa mai serva Twitter. Prima di rispondere ho pensato di chiedere un po' in giro. Ecco i suggerimenti che sono arrivati finora.

    Plumfake @lucadebiase comunicare in modo veloce aggregando interessi comuni
    gnomade @lucadebiase: a farti trovare link interessanti, a scrivere un diario di viaggio col cellulare, a imparare notizie, a essere sintetici
    fmanclossi @lucadebiase penso che questa immagine postata tempo fa descriva bene Twitter http://bit.ly/2BTo0r
    24energia @lucadebiase non ha una funzione specifica.c'è chi scrive che sta andando in bagno,chi segnala link,chi consiglia film,chi segue e basta
    24energia @lucadebiase io credo sia utile per la condivisione di informazioni sintetiche.un feed rss più attivo e consapevole

    me lo spieghi anche a me? - Simone MASI
    comunicare in modo veloce aggregando interessi comuni - Mauro Rubin
    ...ma se vuoi qualcosa di + http://www.slideshare.net/nemolog... l'avevo fatto per gli utonti aziendali - Mauro Rubin
    condividere in modo semplice e veloce idee, esperienze, contenuti, pensieri. potenzialmente ovunque. ed essere informato su ciò che fanno/pensano i profili che più interessano 8) - umbazar
    Individualmente (e soprattutto dall'esterno) Twitter ha poco senso, perché è un medium che produce i suoi effetti positivi per effetto dell'aggregazione della massa (degli utenti, dei tweet, ecc..) - quindi l'unico modo per capire Twitter è partecipare. Inoltre il vincolo ai 140 caratteri innesca dinamiche del tutto nuove, per lo più incomprensibili a chi utilizza logiche derivate dagli old-media. -- La versione sintetica è: Nel web le relazioni si sviluppano attraverso i link. Su Twitter viaggiano link, quindi relazioni. - Markingegno - Donato
    un SMS condiviso, condito con pepe (link) e prezzemolo (share-foto). Immaginate di inviare aggratis un SMS a tutta la rubrica del vostro telefono. :)) - vitocola
    avere le persone vicino con un pochino di privacy in più rispetto a fb - Denis
    questa domanda si sente spesso, per quel che mi riguarda la miglior risposta sta in uno dei consigli che il fondatore di spotify ha dato ad alcuni imprenditori :"...listen to smart people. With Twitter and other social networking tools, you can get a lot of advice from great people. I learn more from Twitter than any survey or discussion with a big company." - emilio raiteri

    Simone Brunozzi
    Twitter è una piattaforma che facilita una forma di comunicazione. Da qui il successo. Punto, e semplice.

    Dino Lupelli
    D'altra parte quasi tutti utilizzano il cambio di stato per comunicare e twitter alla fine è addirittura più funzionale di skype e fb

    Emidio Picariello
    A niente. E' il suo bello. Come quando telefoni ad un amico per chiedergli che fa e come sta.


    Dario Salvelli
    Per scambiarsi sms anche senza credito


    Agnese Vardanega
    smistamento informazioni?


    Pippo Ferrante
    Perchè permette il dialogo, senza fuffa, lasciando libere le parti di approfondire gli argomenti. Come un diario collettivo (del mio collettivo), una pizza con amici in cui alla fine restano i pochi dello zoccolo duro e li si inizia ad alzare il livello della discussione

    Matteo Baldan
    A me pare che sia utile per segnalare e raccogliere segnalazioni in merito a informazioni e servizi disponibili via Web. Poi penso che possa essere un modo approssimativo, ma utile, per farsi un'idea di quel che si dice in rete. Infine mi sembra un buon modo per pubblicare testimonianze ad eventi di interesse generale: terremoti, calamità naturali, fatti inaspettati, ecc.

    Susanna Jacona Salafia
    non conosco twitter nè ci sono mai entrata.Ma vorrei che qualcuno mi spiegasse la differenza con Facebook.A quanto leggo mi sembrano identici.Forse c'è qualche "celebrity" in piu come la principessa Ranya di Giordania.Ma non stiamo forse esagerando un po?


    Andrea Gallazzi
    Luca, a cosa serve twitter è spiegato benissimo sulla home page, recentemente rivista: "Share and discover what's happening right now, anywhere in the world". Non servono altre parole.

    La vecchia home page recitava un messaggio diverso [ cfr. http://www.techcrunch.com/2009/07/28/new-twitter-homepage-goes-live-with-search-front-and-center/ ] ma poi gli utenti hanno utilizzato il "servizio" in altro modo... come ben sai! ;)

    Matteo Baldan
    ah s... Visualizza altroì, Twitter è essenzialmente un canale per la trasmissione di microtesti. Caratteri, 140 al max. Niente immagini, suoni, video. FB è un Network in qualche modo chiuso, mentre su Twitter si generano feed pubblici a cui chiunque si può iscrivere. E' una specie di telegrafo 2.0.
    La privacy su Twitter non è un tema così scottante. Si pubblica e basta, anche se volendo i può rendere il proprio feed privato. Impossibile dire a che serve. E' un canale di comunicazione. Come il telefono può essere usato per chiaccherare, per lavoro, per fare webmarketing...


    Science and Techology Society in Kyoto

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    Sta per cominciare il Forum della Science and Technology Society a Kyoto.

    The Science and Technology in Society (STS) forum, inaugurated in November 2004, holds an annual meeting starting on the first Sunday of October every year, in Kyoto, Japan. The meeting is aimed at creating a global human network based on trust and providing a framework for open discussions regarding the further progress of science and technology for the benefit of humankind, while controlling ethical, safety and environmental issues resulting from their application: "The Lights and Shadows of Science and Technology." In seeking to ensure further progress in science and technology throughout the 21st century, it is necessary to keep possible risks under proper control based on shared values, and to establish a common base for promoting science and technology. Because international efforts as well as concerted efforts between different areas to address these problems are essential, the forum gathers top leaders from different constituencies: policymakers, business executives, scientists and researchers, media - from all over the world.

    Conversazioni

    | | Comments (0) | TrackBacks (0)
    Poiché i commenti a questo blog ne sono spesso la parte più interessante, vale la pena raccogliere in un post le discussioni ancora aperte: 

    Il capo dei libri della Mondadori parla del futuro dei libri e della "minaccia" internettiana

    La Fieg chiede l'intervento dell'Antitrust contro Google

    Le navi inquinano in modo abnorme

    Il Noi di Veltroni

    Il browser di Google stenta a sfondare


    Emmanuel Jal... save Africa

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    Invest in education to save Africa. Un impegno non-violento, una storia di artista tanto magnifica quanto era improbabile... e una donna che gli ha dato un'educazione, alla quale dedica la sua canzone... 


    greenWEBpeace

    | | Comments (1) | TrackBacks (0)
    Enzo di Frenna sta preparando un'azione altamente mediatica per combattere chi vuole impedire agli italiani di usare internet nel modo più libero. Un'azione alla Greenpeace.

    Nota di servizio

    | | Comments (0) | TrackBacks (0)
    Scusate. La valanga di spam che si è riversata su questo blog nelle ultime settimane ha costretto il tenutario a introdurre una regola un po' più limitante. Ora chi commenta per la prima volta deve attendere l'approvazione del suo post (che avviene al più presto possibile): spero di trovare il modo di far pubblicare immediatamente i suoi successivi commenti (per ora mi accorgo che questa funzionalità non va). Intanto, si cercano soluzioni migliori. 

    Il nome di Nòva alla radio / 3

    | | Comments (5) | TrackBacks (0)
    La ricerca del nome di Nòva alla radio continua. Qui sotto gli ultimi arrivi. E, sotto, le proposte precedenti.

    (Segnalo che sono arrivate molte contestazioni irripetibili per il nome suggerito da Luca Sofri: "mannovai?"... i commenti a quella proposta erano troppo anche per il sistema automatico di eliminazione delle contumelie installato in questa pregevole piattaforma per blog... ;-)

    Voce Nova. L'hanno già detto? boh :) - Karin Giacalone
    NovaMente. - Max Trisolino from fftogo
    "nòvair" con una sola 'a' perchè nova come stella - air come aria e stare in onda... - Siskaceska
    NOVA indipendentemente dall'uso di radio, stampa, ecc ecc. - al massimo aggiungerei "on air" ///ma su quale radio sarà la trasmissione?? - micaela
    @micaela: radio24, i suppose :-) - Massimo MaxKava Cavazzini
    +1 per novacast - Michele Costabile
    Aria Nova (se c'è già e non l'ho visto, sorry) - Caterina
    @michele, per novacast mi collego ai concetti di Podcast, ma ora che ci ripenso, non so quanto centri con il progetto di Luca. - Denis
    Novacast è il nome del podcast di nova che c'è da qualche anno.. :) - You from iPhone (edit | delete)
    ritorno ora e vedo tutti questi commenti bene trasmettete entusiasmo ...;) - Patrizia Filippetti
    nòvasfera;) - Patrizia Filippetti
    wikinova;) - Patrizia Filippetti
    proxy bar - ehi, just kiddin' :D - antonio pavolini
    propagazione nova;) - Patrizia Filippetti
    guida d'onda nova;) - Patrizia Filippetti
    Amplificati su Nova! - Patrizia Filippetti
    NOva On Air - roberto
    Today Nova - Patrizia Filippetti


    Marco Basile OraNòva

    Federico Cerrato
    InNòvativo

     Leonardo Cosmai
    a me piace ars nova

    pelpa78@lucadebiase RadioActive

    Le proposte precedenti:


    Nova Talk oppure Talk Nova

    :-)

    ma credo che renda l'idea

    Benvenuti sulle frequenze di:
    "VoceNòva"; (inglesizzando Nòvavoice)

    "ParolaNòva"; (inglesizzando NòvaWord)

    "Voce agli InNòvatori"

    Escluderei Radionova che è una radio locale delle mie parti :-)

    Vano? No! Novà
    Ammetto di esser un pubblicitario da strapazzo, per fortuna.
    :)

    Luca,

    non ho letto se per caso è già stato scritto o meno.

    Mi è venuto in mente:

    inNòva Radio

    2000 e Nova

    Super Nòva. Codice Nòva. Lost in Nova. Nòva 240. L'Innovàto. In-novà veritas (marò!). Nòvassioni. Nòvassiomi. Vita Nòva (poetico).

    Che dici di ETERNOVA?

    Mi associo a chi ha proposto Novaonda, perche` suggerisce sia il fatto che Nova va in onda, che l'essere "on the edge of the wave".
    ciao

    ..e MalaNova? ..troppo di parte? ;P

    ancora compliments!

    Tato per ..QuelliCheMalanova.it

    NòvaArir, la voce che riNòva


    NòvaAir, la voce che riNòva

    Novaradio non sarebbe male, ma essendo il nome di svariate emittenti, personalmente sceglierei qualcosa di più "identificativo".

    Da autore e collaboratore di un'emittente privata mi è già capitato di battezzare qualche trasmissione. Mi piace il già citato "Nòva On Air", ma mi sembrerebbe molto adatto proprio il semplicissimo (ma a mio avviso efficacissimo) "Nòva Alla Radio".
    In alternativa, "Nòva da ascoltare".



    Le proposte per il nome di Nòva alla radio si moltiplicano. Alle 5:30 pm di oggi sono queste:

    da Facebook


     Francesca Riccioni
    deve esserci "nòva" di mezzo immagino...

     Davide Pellegrini
    radionòva?

     Carlo Pecchia
    INnòva

     Monica Loredan
    ecce nòva

     Davide Pellegrini
    amo le cose semplici e immediatamente evocative

     Federica Farinelli
    in NOV- are

     Davide Giannella
    onda nòva

     Katia Salvaderi
    supernova

     Giorgio Panzeri
    e se non fosse una Nòva ma un Buco nero???

     Marco Frattola
    VoceNova

     Davide Pellegrini
    stereonòva

     Costanza Giovannini
    nòvafm?

     Francesco Signor
    90

     Mariateresa Tibberio
    Ma esiste già una Radio Nòva...in Francia pero`....

     Giuseppe Pantò
    nòva vox

     Costanza Giovannini
    NovaRadio esiste a Firenze :)

     Marco Rubino
    INNOVARADIO

     Mao Valpiana
    Nòvantanòva...100!

     Gigi Beltrame
    Nòva station

     Eugenia Morato
    IN-NOVA..WE TRUST!

     Francesco Delucia
    ExtraNova.

     Francesca Nobili
    NòvaFM o Radio Nòva24... opto per la semplicità...

     Katia Salvaderi
    terra nòva

     Riccardo Meggiato
    NòvAir

     Roberto Bonino
    Tutto il resto è Nòva

     Giorgio Panzeri
    In-nòva-tion

     Ambra Galassi
    Novoice

     Giuseppe Guerrasio
    nòvair

     Simone Corami
    novaspeech

     Davide Pellegrini
    StradaNòva

     Paolo Franzese Jun
    NovaIR

     Mauro Rubin
    Nova wave

     Elena Santoro
    La nova ora/ L'ora nova.

     Laura Biason
    nòvair

     Bonaria Aramu
    CasaNòva...

     Livio Milanesio
    per le repliche: DiNova

     Federico Guerrini
    Nov-Action

     Carlo Maiolini
    elettronova

     Francesca Tedeschi Di Dario
    NòvaOnda

     Federico Fabretti
    bossa-nova (sono fissato e suono solo musica brasiliana in questo periodo, sorry, ma di meglio non mi viene....)

     Federico Fabretti
    pero da comunicatore di confesso che super-nova mi pare nettamente il migliore uscito finora

     Guido Antolini
    Vita nova (e una bella immagine di Dante Alighieri come testimonial)

     Federico Guerrini
    Spazio-Nòva

     Valentina Parenti
    Onda Nòva non è male... :)

     Samuel Mazzolin
    Onda nòva

     Ivana Santolini
    24.0

     Elena Rabaglio
    mens-nova

     Massimo Ascani
    nòva-on-air

     Massimo Ascani
    oops non avevo visto che era già stato suggerito ... nòvatalk

     Laura Aquili
    Carina Onda Nòva...confermo!

     Luca Salvioli
    storie di ordinaria inNòVAzione

     Mario Cianflone
    nòvatune

     Stefano Rainieri
    nòva station!!

     Mario Di Loreto
    RadioNova 2.0 mi sembra l'unica adatta.

     Monica Belgeri
    AIRNOVA, NOVAIR, ARIA NOVA

     Mario Di Loreto
    Comunque il suggeritore di Casanova è un genio

     Vincenzo Moretti
    NòvaBird o NòvaTweet

     Vincenzo Moretti
    Meglio Ancora: Nòva Ga Ga :-)

    update:

    Sandra Ceriani
    SUPERNOVA! senza dubbio

     Flavia Narducci
    ops! non avevo notato che l'aveva già pensato qualcun'altro... Mannaggia! Comunque è sempre er mejo!

     Leonardo Cosmai
    ars nova!!!

     Alessandro Sacilotto
    NòvaWave

     Eva Alfieri
    secondo me..mens nova è il più originale..supernova è attuale ma... scontato, credo... noi comunicatori istituzionali...
    :-)

     Pietro Zanarini
    MNUZ 9000

     Filippo Balestra
    supernova è il meglio!



    da FriendFeed

    radiova? novaudio? ondanova? - Giorgio Jannis
    nòva88, 88 al numero atomico del radio :D - umbazar
    Aria Nova? RinNova? RInNovazione? ["giocando con il lettering" per il 2° e 3°] - PierLuca Santoro
    aria nova mi piace, richiama nova la testata, richiama la radio (on air) e l'innovazione - Massimo MaxKava Cavazzini
    nòva etere [e basta :)] così c'è nòva carta, novà web e nòva etere... :) - Marco Camisani Calzolari
    innova - Giorgio Zarrelli
    Era Nova (nel senso del verbo essere) - giacomomason
    permettendomi di dire che il lettering non si nota molto nei jingle radiofonici :) a me piace molto Innova. Se dev'essere gioco di parole io direi Novair. Se bisogna sposare la mozione MCC allora meglio NovaFm. - Achille
    Novalis? - Andrea Privitera
    Vita nova :) - stark
    Nova InOnda - Andrea Beggi
    Onda Nòva - Andrea Beggi
    Nova 25 - massimo carraro
    Gradisco tantissimo RinNova e Era Nova e Onda Nòva. (sono deciso eh?) - BraGiu aka Beppe Bravi
    l'è nòva (per fiorentini) - Lorenzo Lazzeri / spider
    nòvaNews - Francesco Russo
    Novella 2000 - Alice Twain
    Novalgina. - Fabio
    Nova talk - Federico Fasce
    Il classico Nova 24? (massimo carraro come mai 25?) :) - BraGiu aka Beppe Bravi
    Chicchiricchi (la gallina ha fatto nova) - ma sola se va in onda la mattina - massimo
    RadioNova - Tambu from twhirl
    Fossimo nel 1989 io proporrei Novanta. - Andrea Privitera
    RinNovata, già detto? - diletta
    anche No! va' - diletta
    Novastat - sogliadibronzo from fftogo
    novacast? radionova? novaradio? innova? - Massimo MaxKava Cavazzini
    qualcuno ha già detto nòva.fm? - Massimiliano Trovato from fftogo
    novanomala - Frieda

    update:

    o anche inNovAtion - Antonio "Yanez" Vergara
    Novaradio (all'inglese: novarediou) :-) - Ari
    nova on air, novacast - Denis
    la radio non so, ma se fate una rubrica di cucina propongo N'ova alla coque. - edt
    vita nòva - Luca Dello Iacovo
    Dolce Stil Nova? - francesco aka mrmarble
    innovair, novatalk, novaday, i-nova da istant-nova, rennova, gammanova, novatime... - marika from fftogo
    Nova-mente - BraGiu aka Beppe Bravi
    E alla fine Luca completò la frase del suo post: "...chi contribuisce? ... a scegliere fra questi tre?" ... aaaaaaaaaaarrrrrrrrrrrghhhhhhhhhh - BraGiu aka Beppe Bravi
    mannovai? - Luca Sofri
    Nòva Era - Adriano
    nòva report (mmmm.... ma sa di Rai3) - Denis
    Nova Talk. Perché' farete tante interviste vero? :-) - Frangino Lucarini from iPhone
    Nòvavoce l'han già detto? - stark
    in-nòva - vitzbank as claudio
    lost in nova. nova 240. (ne avevo pubblicati diversi sul tuo blog nel post) - Dario Salvelli
    Nova.2 - Simone Stenti
    in Nova - Luca Conti
    supernova mi piace per tanti motivi, ma vi siete fatti scappare la fan page in fb con nome nova? - Patrizia Filippetti
    novanta? la gallina canta - chiaratiz
    good morning Nova (GMN); EnneErre (per NovaRadio) - giovanni arata
    @giovanni bello good morning nova - Patrizia Filippetti
    inNOVAtion[superNOVA mi piace, però] - Marileda

    Il nome di Nòva alla radio / 2

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    Le proposte per il nome di Nòva alla radio si moltiplicano. Alle 5:30 pm di oggi sono queste:

    da Facebook


     Francesca Riccioni
    deve esserci "nòva" di mezzo immagino...

     Davide Pellegrini
    radionòva?

     Carlo Pecchia
    INnòva

     Monica Loredan
    ecce nòva

     Davide Pellegrini
    amo le cose semplici e immediatamente evocative

     Federica Farinelli
    in NOV- are

     Davide Giannella
    onda nòva

     Katia Salvaderi
    supernova

     Giorgio Panzeri
    e se non fosse una Nòva ma un Buco nero???

     Marco Frattola
    VoceNova

     Davide Pellegrini
    stereonòva

     Costanza Giovannini
    nòvafm?

     Francesco Signor
    90

     Mariateresa Tibberio
    Ma esiste già una Radio Nòva...in Francia pero`....

     Giuseppe Pantò
    nòva vox

     Costanza Giovannini
    NovaRadio esiste a Firenze :)

     Marco Rubino
    INNOVARADIO

     Mao Valpiana
    Nòvantanòva...100!

     Gigi Beltrame
    Nòva station

     Eugenia Morato
    IN-NOVA..WE TRUST!

     Francesco Delucia
    ExtraNova.

     Francesca Nobili
    NòvaFM o Radio Nòva24... opto per la semplicità...

     Katia Salvaderi
    terra nòva

     Riccardo Meggiato
    NòvAir

     Roberto Bonino
    Tutto il resto è Nòva

     Giorgio Panzeri
    In-nòva-tion

     Ambra Galassi
    Novoice

     Giuseppe Guerrasio
    nòvair

     Simone Corami
    novaspeech

     Davide Pellegrini
    StradaNòva

     Paolo Franzese Jun
    NovaIR

     Mauro Rubin
    Nova wave

     Elena Santoro
    La nova ora/ L'ora nova.

     Laura Biason
    nòvair

     Bonaria Aramu
    CasaNòva...

     Livio Milanesio
    per le repliche: DiNova

     Federico Guerrini
    Nov-Action

     Carlo Maiolini
    elettronova

     Francesca Tedeschi Di Dario
    NòvaOnda

     Federico Fabretti
    bossa-nova (sono fissato e suono solo musica brasiliana in questo periodo, sorry, ma di meglio non mi viene....)

     Federico Fabretti
    pero da comunicatore di confesso che super-nova mi pare nettamente il migliore uscito finora

     Guido Antolini
    Vita nova (e una bella immagine di Dante Alighieri come testimonial)

     Federico Guerrini
    Spazio-Nòva

     Valentina Parenti
    Onda Nòva non è male... :)

     Samuel Mazzolin
    Onda nòva

     Ivana Santolini
    24.0