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We see falling walls

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La prima volta che ho visto il Muro di Berlino ho pianto. Era il 1975. Tutte quelle lapidi e quei fiori dedicati a chi aveva tentato di scavalcarlo per cercare la libertà erano un'emozione enorme e una grande resposabilità dell'Occidente. Che allora era ancora ingenuamente certo di incarnare la libertà e la democrazia. L'ultima volta che ho visto il Muro era il 1989, in agosto. Ancora pochi mesi e sarebbe stato travolto dalla storia e dalle persone che la fanno. Ma ancora in quell'agosto sembrava intoccabile. Aggressivo. Inutile. Orribile. Molti muri devono ancora cadere. Ne vado a vedere alcuni a Berlino, nel giorno dell'anniversario, a Falling Walls.

Valore Musil

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Girando per Vienna con Musil in mano, tra casa Freud, l'inceneritore dei rifiuti piú istruttivo d'Europa e la piccionaia in piedi al teatro dell'Opera, per il Don Giovanni di Mozart..

In Austria c'è poca tv e gli 8 milioni di abitanti comprano 3,5 milioni di quotidiani al giorno... Giornali popolari, naturalmente, ma da leggere...

I verdi hanno una percentuale di voto ancora gigantesca in Austria. Hanno guidato la politica dell'ecologia con i no ma anche con i sí e con le proposte. L'inceneritore di Vienna è un monumento al pragmatismo.

A Kyoto, in periferia

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Un croissant caldo, venduto in una busta di plastica. E un caffè caldo conservato e servito in una lattina. Un prodotto della Asahi. 

Sorseggiando la merenda seduto sulle panche molto abitate che si trovano davanti all'entrata del piccolo supermercato Lawson, in un quartiere periferico di Kyoto.

Esce dal supermercato una vecchia curva sotto il peso degli anni e della fatica. Lavora probabilmente nei piccoli campi di riso che si vedono ancora tra le case del quartiere. I ragazzi seduti sulle panche la guardano con rispetto. Lei, inopinatamente, per come è curva e lenta di movimenti, poggia la spesa su un motororino piuttosto moderno, si mette il casco e parte. Un nonno e un bambino si raccontano storie. Una coppia vede tutto e non lascia trapelare espressioni.

Enaiatollah Akbari

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Enaiatollah Akbari è un hazari che in Afghanistan è l'etnia agricola sciita e dannata alla servitù gentile. Dice che anche in Italia ci sono scontri tra diverse etnie. Ma in Italia si fermano di solito alle parole, in Afghanistan le etnie si spararo. La scuola è sacra perché inserisce e apre a una prospettiva, se la guerra la distrugge, la speranza torna quando si ricostruisce: i ragazzi italiani devono sapere che vivono nel paradiso di un paese che consente di andare a scuola. Ma non è un paradiso da dare per scontato. E il cui valore va assaporato e protetto contro chi non lo capisce e contro l'ignoranza che mette in secondo piano la scuola. (La storia di Akbari è raccolta da Fabio Geda in "Nel mare ci sono i coccodrilli"). Mantova.

Qui finisce l'Italia

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Gilles Coton è venuto dal Belgio in Italia per documentare un viaggio ironico negli stessi luoghi percorsi da Pasolini.

Da allora sul senso semplice del territorio millenario della penisola si è depositata una patina di rifiuti del consumismo che ormai nasconde la storia del posto e la logica dell'ambiente locale. (Festival Letteratura)

Pasolini quasi finisce il suo racconto a Trieste come fosse Itaca ma subito riparte per un viaggio definitivo e insensato dove finisce l'Italia...

Ipotesi sulla BP..

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Un esperto di piattaforme petrolifere spiegava, nel corso di una conversazione amichevole, come tutta l'industria fosse a conoscenza dei difetti dell'impianto della BP nel Golfo del Messico. Tutti sanno anche, diceva, che il tentativo attualmente in corso di minimizzare la percezione dei danni causati dalla rottura dell'impianto non è credibile. E terminava ipotizzando che la BP non sopravviverà come compagnia indipendente: sarà acquisita da investitori affamati della sua tecnologia. I cinesi sono i più probabili candidati.

Manifestation

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"I'm afraid that it doesn't come in that, ahm..., manifestation". Al Red Cat, un ristorante sulla 10a Avenue, Manhattan, un cliente ha chiesto un piatto di carne bovina con un'insalata. Ma la combinazione non era prevista dal menu. Il cameriere molto empatico ha risposto alla richiesta: "Temo che la carne bovina non possa essere, ahm..., manifestata in quella forma".

Il cameriere è uno studente di Lettere, si è poi scoperto.

Sei a Berlino il 9 novembre?

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Il 9 novembre è il 20 anniversario della caduta del Muro di Berlino. Il ricordo di quell'orribile muro è ancora vivo. E delle lacrime che provocava. E della gioia della sua caduta.

La prima volta, l'ho visto nel 1974. Sembrava eterno. L'ultima volta, l'ho visto nel 1989, a fine agosto. E sembrava ancora eterno.

Con tutte le lapidi che ricordavano coloro che avevano tentato di saltarlo alla ricerca disperata della libertà...

Oggi, Check Point Charlie è quasi una macchietta. Un baracchino ne dà un pallido ricordo. Qualche gigantografia lo descrive, molto sommariamente. In realtà, era un posto terribile. Attraversandolo, in macchina, si provava una paura insostenibile, con tutte quelle armi puntate contro... Mentre quei signori anziani dell'Est, in fila indiana, con quei cappotti lisi, come se ci fosse ancora la guerra, passavano dall'altra parte per un giorno con le sporte di plastica...

A quanto pare, l'artista Martin Butler vuole ricreare, nel giorno dell'anniversario, un'idea del muro mettendo insieme 33mila persone che si disporranno lungo il percorso che il muro seguiva. Sarebbe stato bello poter pensare di esserci. Chi possa e voglia partecipare può registrarsi qui.

Intelligent cabaret

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Ted è un divertimento intellettuale che sconfina con il cabaret intelligente. Si arriva costantemente sull'orlo di un pensiero notevole per poi temere di farselo sfuggire nella quantità e nella velocità della successione di stimoli. Non è l'effetto finale, però. E' solo la prima impressione.

Gli incontri sono notevoli. Cenando o facendo colazione, le persone raccontano e chiedono cose intelligenti. Qui ci sono Aubrey de Gray il biologo della longevità e Stefan Sagmeister designer che teorizza la necessità del periodico, disciplinato ricorso all'anno sabbatico.

degreysagmeister.jpg

Oggi ci sono stati alcuni interventi notevoli. Non solo la star, Gordon Brown che ha fatto un discorso molto sensibile ai grandi temi globali, probabilmente tentando di agganciare Obama. 

Un aneddoto però va ricordato. Racconta Brown che Reagan, vagamente imbarazzato, ha chiesto al suo assistente perché gli ha messo in agenda un incontro con il premier svedese: "non è un comunista"? L'altro risponde: "non è comunista, presidente, è anti-comunista". E Reagan: "non mi importa che tipo di comunista sia". Comunque disciplinatamente Reagan incontra il premier svedese e gli dice: "dunque voi volete eliminare i ricchi, eh"? E il premier svedese gli risponde: "no, vogliamo eliminare i poveri".

L'abilità nel raccontare aforismi è una specialità di James Geary che, mentre si destreggia quasi bene giocolierando con tre palline, racconta le leggi dell'aforisma e ne dice alcuni. Tipo: "gli specchi dovrebbero riflettere un attimo prima di mostrare quello che vedono". Secondo lui, gli aforismi devono essere: brevi, definitivi, personali, filosofici, avere un twist (cioè ti prendono in un punto e ti lasciano dove non ti aspettavi).

Non ci si aspettava di sapere da Joshua Silver che un miliardo di persone non vedono bene e non hanno accesso a occhiali. Il loro mondo potrebbe migliorare se si lanciasse in massa una sua invenzione basata sull'ottica adattiva che consente di personalizzare gli occhiali senza bisogno del dottore.

Un'interruzione pubblicitaria con un video che non è peraltro male. Pubblicato tempo fa dal Guardian. Poi le sculture di Willard Wigan, letteralmente microscopiche. Il nuovo progetto paracadutistico di Steve Truglia (per buttarsi da così in alto ha comprato una tuta che gli costa più di un milione di dollari, fatta da ex fornitori dei cosmonauti sovietici). La teoria dell'anno sabbatico disciplinato (un anno di pensione anticipato, cinque volte nella vita) del designer Stefan Sagmeister. Appunto. E...

Più analisi in seguito. Il finale della giornata, prima di ricominciare a parlare e ascoltare a cena, è stato la standing ovation per Mark Johnson e il suo progetto Playing for a change. Grandioso. (Già mostrato in queste pagine, ma sempre bello da rivedere).




Racconto binario

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In treno. Il controllore chiede i biglietti. Due persone ridacchiano. Non hanno i biglietti. Il controllore alza la voce. I due sono grossi e lo prendono in giro. Il controllore chiede biglietto o permesso di soggiorno. O documento rilasciato da autorità italiana.. 

I due non li mostrano. Non si sa come si esce da questa situazione.. Il controllore chiede i biglietti o i documenti o chiamerà la polizia I due ridono. No dicono la polizia no. Il controllore dice biglietti o documenti. Mostrano i documenti. No: rilasciati da autorità italiana 

Non se ne esce. Ma il controllore non molla. Minaccia di chiamare la polizia. I due mostrano i permessi di soggiorno. Il controllore trascrive i dati. I due non vogliono. Il controllore dice allora pagate.. I due tirano fuori dieci euro. Non bastano. I due ridono. 

È passato un buon quarto d'ora. Il controllore riprende a trascrivere.. Non ridono più. Anche il controllore è grosso. Ed esperto. Non scrivere, chiedono.. Allora? Chiamo la polizia? Trascrivo? Pagate? Finisce che pagano il biglietto. 

Ci sono voluti venticinque minuti. Succede spesso? Il controllore annuisce. Succede spesso. E facendosi rispettare alla fine pagano. I soldi li hanno. Noi approviamo il controllore 

È sembrato il brano di un film. Non si capiva se era finanziato dal governo, promosso dall'azienda dei treni o pensato dagli attivisti di un movimento di protesta.. 

Ma la realtà è diversa dai film perché nella realtà si vede che la sceneggiatura non è fatta per interessare il pubblico. La realtà è recitata a memora da persone che pensano ciascuna al proprio film. E solo raramente guardano anche quello degli altri 

(Storia apparsa in diretta su Twitter).

Sant'Anastasia a pagamento

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Sant'anastasiaSi parla di far pagare i giornali online con qualche sgomento. Come ogni volta che si affronta un tabù. Per consolarsi ci si ricorda che un tempo la tv era gratis e ora milioni di persone la pagano. Ma è una consolazione insufficiente: mi ricordo di quando si entrava in chiesa gratis. E oggi invece ho visto...

Sant'Anastasia è una chiesa meravigliosa. Un gotico leggero e maestoso. Si può immaginare quando la costruirono proprio sulla strada romana che dal centro di Verona portava a quel ponte sull'Adige che oggi non esiste più. Ricordo la mia fantasia di bambino che correva, entrando in quella chiesa, salutato dai due strani gobbi che sorreggono i bacini dell'acqua santa. Qui e là, opere straordinarie. La fama sorride a quelle del Pisanello. E in fondo, sull'abside, la tomba di Cortesia Sarego, un ufficiale degli Scaligeri. Anche lui aveva affascinato il grandissimo storico Alberto Tenenti, autore di una storia della morte senza paragoni. Perché sulla sua tomba lo si vede a cavallo. Come sulle Arche Scaligere, sono a cavallo i suoi signori. Fino ad allora, le tombe raffiguravano i morti come addormentati: da allora diventano monumenti alla maestà della loro vita.

Per vedere Cortesia Sarego oggi ho dovuto sbirciare tra enormi veli di plastica. Restauri coprono quasi tutto l'abside. Un computer servirebbe a mostrare quello che non si può vedere. Ma per ammirare le foto ad alta definizione del Pisanello occorre digitare un codice noto solo alle guide ufficiali. Che si pagano. E che oggi non c'erano.

Del resto, anche per entrare in chiesa, a Sant'Anastasia, si paga. I residenti a Verona no. Gli altri sì. 


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  • The case for an Italian rebellion

    The case for an Italian rebellion is not insane. I had the chance to speak with many foreign observers, recently, and I found that an Italian rebellion is considered a real option.

    An Italian rebellion? Other Mediterranean countries have done just so, lately. Tunisia and Egypt, for example, have chosen to rebel against their dictators and the world has appreciated. Considering the Italian political situation as a sort of authoritarian regime and thinking that it is not reformable through the normal democratic process, one is lead to think that the rebellion is the only possible solution. In that mindset, if Italians rebel, they demonstrate their democratic will and maturity. If they don't rebel, they show they are anything between accomplices and weak victims of the head of their government and his power system. If Italians will rebel, they will free themselves from the shame of accepting a very doubtful sort of democratic government, the consequences of which are dangerous for themselves and the world. That's the option. But it is not happening.

    Why?

    continua... (21 commenti al 9 ottobre)

    Il seguito in italiano: con molti commenti


  • Sul prossimo futuro di Nòva

    Ogni cambiamento suscita timori e ravviva speranze. Vale anche per Nòva. I timori sono comprensibili. Ma le speranze non devono essere tradite.

    Le notizie diffuse oggi dal Post sul cambiamento alla guida di Nòva, riprese da tantissime persone su Twitter e Facebook, sono state interpretate più dal lato dei timori. continua... (46 commenti al 18 giugno)


  • Editori, tecnologia e pirati

    E dunque sappiamo che l'effetto economico complessivo della pirateria non si riesce a misurare. Esistono migliaia di studi in proposito, ma gli studi davvero indipendenti dalle major e dagli editori non sono molti. Come si diceva il GAO dice che è impossibile sapere qual è la somma algebrica tra i pro e i contro per l'economia. Quello che sappiamo è che la tecnologia ha spiazzato gli editori tradizionali.. continua... (4 commenti al 5 luglio)



  • Strategie della disattenzione

    Televisione, radio, giornali. Posta elettronica, social network, blog. Messaggi sonori nelle stazioni, cartelloni pubblicitari nelle vie della città, telecamere per la sicurezza degli uffici. La presenza capillare dell'informazione nella vita quotidiana delle persone nei paesi occidentali è un'esperienza generalizzata. Ciascuno ne fruisce e ne genera in continuazione. La quantità di messaggi cresce inesorabilmente, senza un ordine apparente. Cresce e basta. Il crollo del costo delle comunicazioni è anche l'inflazione dei messaggi. Mai come in questa epoca il concetto di "information overload", il sovraccarico di informazioni che si contendono l'attenzione della gente, è una condizione con la quale ogni ricerca sulla vita sociale deve fare i conti. C'è evidentemente una ricchezza straordinaria nell'abbondanza di informazioni. Ma c'è anche il rischio di una paralisi delle idee, di fronte all'eventuale ingestibilità dell'inflazione di informazioni.
    E' un problema che ne contiene molti. E che si rivela strategico per tutta l'industria editoriale, per le piattaforme mediatiche, per gli autori e, naturalmente, soprattutto per il pubblico. Richiede una ridefinizione dei ruoli per tutti gli attori coinvolti, nel complesso passaggio storico che attraversano le società post-industriali. E si comprende solo nella consapevolezza del fatto che l'information overload non è solo l'effetto della moltiplicazione dei messaggi, ma anche la conseguenza del fallimento dei sistemi che dovrebbero filtrare l'informazione, come per esempio suggerisce l'internettologo Clay Shirky. Nel caos creativo cui assistiamo in questa fase di passaggio, si sperimentano strategie più o meno sostenibili. Quali sono i percorsi che ci possono condurre a costruire un ecosistema dell'informazione più sano e vivibile? continua...


  • Ecologia dell'informazione

    I quotidiani cartacei tradizionali sono una tra le numerose specie che vivono nell'ecosistema dell'informazione. Il loro ambiente si è radicalmente trasformato nell'ultima dozzina d'anni. Molte delle risorse sulle quali avevano a lungo prosperato scarseggiano, assorbite dall'espansione di altri media: l'onnivora, insaziabile televisione commerciale, l'innovativa televisione digitale a pagamento, la rivoluzionaria internet a banda larga, gli infinitamente attraenti telefoni cellulari. Milioni di persone, miliardi di euro, trilioni di minuti si sono spostati verso nuove abitudini mediatiche. E nel corso di un terremoto nei mezzi di comunicazione di tale portata è già sorprendente che molti castelli dei giornali di carta stiano ancora in piedi. E se lo sono è perché evidentemente hanno un valore e una resistenza importanti. Ma è tempo di restauri.
    I sintomi della difficoltà economiche dei giornali di carta sono evidenziati dalla crisi generale del 2007-2009: la pubblicità diminuisce drasticamente, il numero di lettori paganti si erode, i collaterali non danno più le soddisfazioni di una volta e le entrate provenienti dalle versioni online non sono sufficienti a riparare alle perdite. L'urgenza congiunturale può essere cattiva consigliera, ma impone delle scelte. Che in ogni caso erano dovute da tempo. E' evidente, infatti, che il taglio dei costi pur necessario non sarà sufficiente a rigenerare un equilibrio sostenibile. Meglio dunque cogliere l'occasione per un ripensamento profondo.
    E a questo ripensamento, gli editori e i giornalisti hanno cominciato a dedicarsi, ciascuno dal suo punto di vista. Mentre il pubblico si trasforma, partecipa, pone problemi, offre risposte: tutte da interpretare. Le domande si moltiplicano. Quanto dureranno i giornali di carta? Si possono far pagare i giornali online? Come evolve la pubblicità? Qual è il ruolo del giornalismo professionale in un contesto nel quale i cittadini possono produrre informazione in modo sempre più facile ed efficace? Come si informano i giovani? C'è una crisi di credibilità nei giornali? Quali sono le visioni innovative emergenti? L'enorme complessità del compito di rispondere a queste questioni intimidisce. Ma può essere affrontata solo con un'umiltà appassionata, generata dalla consapevolezza che di informazione c'è e ci sarà sempre più bisogno, nell'economia della conoscenza. Per i giornalisti, questa consapevolezza è necessaria per affrontare il grande adattamento che la professione è destinata ad affrontare. continua...

  • Innovage

    Ed ecco dunque l'ennesima nuova parola: "innovage", innovazione e vintage. Non per nulla nascono tante parole nuove, in questo periodo storico che da molti punti di vista - ambientali, sociali, economici, culturali - appare come una grande trasformazione epocale: forse abbiamo l'impressione che, in mezzo a tanta innovazione, stiano effettivamente nascendo angoli di realtà che hanno bisogno di essere nominati; in qualche caso, peraltro, tentiamo di forzare questa impressione, producendo nuove parole prima che esistano le realtà che dovrebbero designare. E dunque, che cos'è l'"innovage": una nuova realtà o semplicemente una nuova parola? E' già un fatto economico o ancora una visione? Avrà successo?
    Il tema non è di poco conto: il racconto dell'innovazione è parte integrante dell'innovazione stessa. Nell'economia della conoscenza, una locuzione che usiamo in mancanza di meglio per definire quest'epoca post-industriale, il valore si concentra sulle idee. Il prodotto vale se contiene gusto, informazione, senso. Dunque, anche, se contiene memoria. E se quel contenuto viene compreso dal pubblico che dovrebbe farlo proprio. Perché la dinamica delle idee è, soprattutto, nella relazione tra le persone che le esprimono e le connettono a quelle degli altri, i quali a loro volta le riconoscono come affini o confrontabili alle proprie. Per questo, esiste un rapporto estetizzante, e di grande valore, tra gli oggetti che vengono declinati al futuro e quelli che ricordano le esperienze passate di gruppi di persone che vi si riconoscono. continua...

  • Attenti al loop

    La conversazione può essere orientata alla collaborazione, può alimentare la convivenza civile e pacifica, ma può anche diventare una sorta di competizione? continua...









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