Luca De Biase
An Italian journalist writes about what's happening in his funny country:
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Lunedì, 8 gennaio 2007
 

Domani Steve Jobs

Che si fa il giorno prima del keynote di Steve Jobs al MacWorld? Sapendo di doverne scrivere domani e leggendo nel frattempo tanti articoli su quello che ci aspetta che dirà? Si fa un post su quello che ci si aspetta che dirà. E quindi eccolo qui.

Successi. Comincerà con i numeri dei successi che la Apple ha collezionato quest'anno. Molti resteranno a bocca aperta sulle quantità, ma nella sostanza, niente di nuovo. Salvo forse il modo in cui da una slide passerà alla prossima.

Mac. Nuovo sistema operativo. Nuovo iLife (?). Ci mettiamo qualcosa di più dal punto di vista dei network sociali? Forse. Anche se non è qui che Steve è il più forte. Come dimostra il fatto che non ha voluto portare iChat su Windows. (Gliel'ho chiesto una volta, ha detto che non voleva dare a Windows troppi vantaggi dopo aver fatto per quella piattaforma anche iTunes. Ma è chiaro che è stato un errore. E che ora Skype è troppo avanti). Ci saranno delle cose per i video da scaricare e magari da vedere i streaming (perché non fare un peer-to-peer streaming sui video che uno ha preso in iTunes?)

Televisione. Il MacMini diventa un set-top-box. Lo sappiamo. In che cosa sarà sorprendente? Magari nella relazione tra normali programmi tv, programmi in streaming da web, programmi da scaricare e programmi autoprodotti? Ci sarà un sistema per l'interoperabilità delle varie tv via internet? Sarebbe interessante... Anche perché è ormai chiaro che il video via internet è una grande cosa da sviluppare. E c'è molto da chiarire in questa questione. YouTybe è troppo avanti per competere con quello. Ma come ci si muove tra tutti quei video? Siamo sicuri che non possa scaricarne qualcuno da vedere comodamente con l'iPod o in tv? Ci vorrebbe un po' di "visione" alla Steve in questo labirinto... Vedremo. Di sicuro il "set-top-box" della Apple sarà bello. Con un'interfaccia da urlo (già adesso lo è con il telecomandino e i programmi che girano come un cartone animato...). E senza fili. O quasi. Ma non è che ci vogliono anche degli schermi nuovi? Non dovrebbero costare tanto come fino adesso, quelli della Apple...

Auto. Anni fa la Bmw è venuta a MacWorld a mostrare il suo rapporto con l'iPod. Poi non è che sia andato tutto molto avanti. Possibile che non si sviluppino i comandi vocali per iPod? E le mappe? E' un terreno ipercompetivo. Con Tom Tom inarrivabile. Non credo che se ne parlerà. Eppure...

Poi sarà il momento dei nuovi iPod. Ci sarà qualche bella novità, immagino. Mettiamo che Steve racconti le nuove funzioni. Magari il nuovo iPod si connette via wifi o bluetooth. E magari ha il video molto più grande. Magari fa anche le foto. Poi, ha il software per agenda e rubrica davvero soddisfacente facilmente connesso con quelli del Mac. Ci si lavora, magari, con questo tastierino integrato che non si nota per niente. Poi magari a un certo punto starà per andarsene e dirà "one more thing: da oggi l'iPod può anche telefonare".

Magari non succede niente di tutto questo. Ma di sicuro ne uscirò con qualche idea più chiara sull'evoluzione dei nuovi media digitali. La visione della parte di questa evoluzione che è orientata alla qualità e all'essenziale. E' il bello del MacWorld, lo show di Steve Jobs e della Apple. E per questo ci vengo ogni tanto.

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9:17:15 PM    comment [];


Pubblicità e/o qualità

Un piccolo dibattito, molto interessante, si è aperto sulla relazione tra il modo in cui viene calcolato il ritorno pubblicitario delle pagine web e la qualità dei loro contenuti.

Sid05 trova, mi sembra, che già porsi questo problema possa avere una funzione di modernizzazione. Della quale, come dice Maurizio Goetz, c'è molto bisogno. Anche Dario Salvelli, mi pare, vede una relazione tra le metriche della pubblicità e quello che emerge sul web. Naturalmente bisogna chiarirsi, come chiede Nicola Mattina per poi potersi inventare qualcosa di nuovo. Sapendo che, come sostiene Marco Corsiglia, le possibilità diverse sono moltissime, la coda lunga può consentire a tutte o quasi di trovare il loro spazio e comunque è il mercato a decidere.

Tutto questo, in un certo senso, avvalora l'idea di tener conto di un approccio sul quale sto tentando di riflettere. Poniamo che il web dia spazio a qualunque iniziativa di contenuto. E che dunque, data la qualità di persone che pubblicano online, effettivamente appaia online un po' di tutto. Tutto, o quasi, avrà un suo spazio e una sua audience. Ma qualcosa finirà per essere visto da più persone e qualcosa meno. E soprattutto qualche forma assunta al contenuto sarà più utilizzata di qualche altra. Che cosa emergerà?

Siamo di fronte a una situazione che potremmo definire caotica nella quale le regolarità emergono dal comportamento dei partecipanti. E' chiaro che, in un contesto del genere, qualunque comportamento influisce sul comportamento degli altri. E se ci sono contesti che incentivano certi comportamenti, a loro volta influiranno sulle regolarità emergenti.

La metrica che valuta il successo di una campagna pubblicitaria online è uno di questi contesti incentivanti. Non ha un inluenza diretta su tutti, visto che come segnalato dai commentatori a questo blog (e spesso ribadito anche in queste pagine) una gran parte dei protagonisti della blogosfera agisce in una cultura del dono senza interessi economici. Ma ha influenza su una gran parte dei sistemi di informazione editoriali, su molte piattaforme che ospitano i blog e su tanti motori e sistemi per trovare informazioni.

Se confrontiamo per esempio le fotogallery e i video vediamo che la fotogallery è avvantaggiata nel caso che prevalga il sistema delle page view (che non è certo eterno) e il video è avvantaggiato nel caso prevalga il conteggio degli utenti unici.

Quindi una relazione tra metriche e contenuti esiste. Se ne deduce che se vogliamo fare in modo che emerga tutta la vitalità, creatività e diversità dei contenuti, dobbiamo sostenere un'altrettanto grande vitalità, creatività e diversità delle metriche che valutano il successo di una campagna pubblicitaria. Non deve prevalere una cultura (per esempio quella della pubblicità televisiva). E neppure deve tutto essere lasciato alla logica di un grande player (per esempio Google, anche se il suo modo di agire è molto aperto, almeno apparentemente).

Se è vero che il mercato deve dire che cosa tra i contenuti ha valore, è anche vero che non dobbiamo lasciare il mercato in mano a regole troppo stringenti e tali da impedire il fiorire di molte novità. O di relegare le novità solo nell'ambito della (pur importantissima) economia del dono.

Bene. Questo era per tentare di contribuire alla chiarezza della discussione. Ma sono sicuro che si può andare molto più avanti di così.


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4:58:43 PM    comment [];


Immigration ok

Un attimo di suspence. L'officer mi guarda e riguarda. Impronte digitali (buon segno). Fotografia senza occhiali (ottimo segno). Ma guarda ancora il computer. Mi chiede di provare che sono davvero un giornalista. «Ho il visto» rispondo. «Ho il diritto di indagare» risponde. Mi viene in mente che devo avere da qualche parte un biglietto da visita del giornale. Glielo mostro. E' in italiano. Non ci capisce nulla. Ma gli va bene, chissà per quale fortuna. E dopo un altro po' mi fa passare, non senza aver scritto un sacco di roba nel computer e sulla carta. E' andata bene. Ma che stress ogni volta... Appena trovo una connessione diversa da quella del telefonino mi ricollego e aggiorno. Per adesso grazie di tutti gli interessantissimi commenti ai post precedenti.
6:59:04 AM    comment [];



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