Finalmente gli editori si muovono con delle proposte concrete per il loro business. Abbiamo visto qualche giorno fa i francesi. Oggi sul Sole è arrivata la proposta di Carlo De Benedetti: una quota di quanto gli utenti pagano per l'Adsl dovrebbe andare ai quotidiani, visto che a suo dire "fonti" americane e tedesche sostengono che il 30% del traffico in rete è generato da siti di quotidiani e reti tv.
Non basterà. Se in Italia ci sono 13 milioni di connessioni ad alta velocità che costano in media 20 euro al mese quanto ne vogliamo dare ai giornali (mica pure alle televisioni, spero)? Un euro al mese sono 13 milioni al mese. Due euro sono 26 milioni. Più di due è difficile.
Perché? Vado alla cieca: quale può essere il punto di riferimento? Un'idea può essere questa: quanti lettori smettono di pagare per il giornale di carta e passano a una fruizione totalmente online e gratuita?
Diffidate dei conti che sto per fare. Perché non sono un editore e non ho i numeri che servono, ma posso fare un ragionamento spannometrico. Su 6 milioni di circa 5 anni fa, oggi le copie vendute sono un po' più di 5 milioni e supponendo che siano tutte di persone andate su internet significano 30 milioni in meno al mese per il totale del costo dei giornali, ma per gli editori a voler essere generosi 20 milioni in meno al mese (togliendo la quota di edicola ecc). Insomma, due euro al mese di adsl più pareggiano la perdita dovuta a internet.
Non bastano perché gli editori non sanno far fruttare il web come la carta per la raccolta pubblicitaria online. Ma questo non è un problema dei lettori (quelli che attraverso l'adsl dovrebbero pagare per i giornali). Potrebbe essere un problema delle tlc? Allora queste dovrebbero pagare una quota aggiuntiva di altri due euro (togliendole dai loro utili) per compensare quella perdita? Sarebbero altri 26 milioni di euro al mese. Bastano? Forse per ora, ma certamente non per il futuro, a meno che gli editori non si sbrighino a rimettere in piedi il loro business, trovando molti nuovi modelli di redditività. Come diceva Shirky.
La spannometria può avermi indotto in errori grossolani. Ma c'è un altro elemento da tenere in considerazione.
Quel presunto 30% del traffico - uhmmm - che viene generato da siti di quotidiani e televisioni è anche il destinatario di quei soldi derivanti dall'Adsl? Come vengono ripartiti quei soldi? Tutto via Audiweb? Solo per gli editori che pagano il servizio? E se è solo l'Audiweb a contare per avere quei soldi, valgono anche i calendari che arricchiscono di traffico anche i siti dei quotidiani? O soltanto gli editoriali e le notizie? Se vale solo l'Audiweb come facciamo a non far scadere la qualità in una rincorsa al traffico simile a quella della tv (a proposito: sicuri che anche le tv commerciali non vorranno la loro fetta?). Gli editori dei giornali di qualità, sono sicuri di poter reggere la concorrenza dei giornali orientati soltanto a fare traffico?
Sicuramente la proposta di De Benedetti è interessante. E interesserà. Ma non risolve. Occorre urgentemente trasformare gli editori in aziende innovative, capaci di fare ricerca, sperimentare, sbagliare, investire nella qualità, investire nella tecnologia, assumere giovani...
Tutto questo, riguarda gli editori. E non essendolo, sono forse uscito dal posto dove dovrei essere come giornalista. Ma la passione, talvolta, fa strabordare.
Non basterà. Se in Italia ci sono 13 milioni di connessioni ad alta velocità che costano in media 20 euro al mese quanto ne vogliamo dare ai giornali (mica pure alle televisioni, spero)? Un euro al mese sono 13 milioni al mese. Due euro sono 26 milioni. Più di due è difficile.
Perché? Vado alla cieca: quale può essere il punto di riferimento? Un'idea può essere questa: quanti lettori smettono di pagare per il giornale di carta e passano a una fruizione totalmente online e gratuita?
Diffidate dei conti che sto per fare. Perché non sono un editore e non ho i numeri che servono, ma posso fare un ragionamento spannometrico. Su 6 milioni di circa 5 anni fa, oggi le copie vendute sono un po' più di 5 milioni e supponendo che siano tutte di persone andate su internet significano 30 milioni in meno al mese per il totale del costo dei giornali, ma per gli editori a voler essere generosi 20 milioni in meno al mese (togliendo la quota di edicola ecc). Insomma, due euro al mese di adsl più pareggiano la perdita dovuta a internet.
Non bastano perché gli editori non sanno far fruttare il web come la carta per la raccolta pubblicitaria online. Ma questo non è un problema dei lettori (quelli che attraverso l'adsl dovrebbero pagare per i giornali). Potrebbe essere un problema delle tlc? Allora queste dovrebbero pagare una quota aggiuntiva di altri due euro (togliendole dai loro utili) per compensare quella perdita? Sarebbero altri 26 milioni di euro al mese. Bastano? Forse per ora, ma certamente non per il futuro, a meno che gli editori non si sbrighino a rimettere in piedi il loro business, trovando molti nuovi modelli di redditività. Come diceva Shirky.
La spannometria può avermi indotto in errori grossolani. Ma c'è un altro elemento da tenere in considerazione.
Quel presunto 30% del traffico - uhmmm - che viene generato da siti di quotidiani e televisioni è anche il destinatario di quei soldi derivanti dall'Adsl? Come vengono ripartiti quei soldi? Tutto via Audiweb? Solo per gli editori che pagano il servizio? E se è solo l'Audiweb a contare per avere quei soldi, valgono anche i calendari che arricchiscono di traffico anche i siti dei quotidiani? O soltanto gli editoriali e le notizie? Se vale solo l'Audiweb come facciamo a non far scadere la qualità in una rincorsa al traffico simile a quella della tv (a proposito: sicuri che anche le tv commerciali non vorranno la loro fetta?). Gli editori dei giornali di qualità, sono sicuri di poter reggere la concorrenza dei giornali orientati soltanto a fare traffico?
Sicuramente la proposta di De Benedetti è interessante. E interesserà. Ma non risolve. Occorre urgentemente trasformare gli editori in aziende innovative, capaci di fare ricerca, sperimentare, sbagliare, investire nella qualità, investire nella tecnologia, assumere giovani...
Tutto questo, riguarda gli editori. E non essendolo, sono forse uscito dal posto dove dovrei essere come giornalista. Ma la passione, talvolta, fa strabordare.
(update: vedi anche Stefano)