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Opportunità per migliorarsi nel giornalismo…

Lo avevo già citato, ma lo risegnalo. C’è un’opportunità per chi lavora nel giornalismo e vuole migliorarsi: STIGLER CENTER LAUNCHES JOURNALISTS IN RESIDENCE PROGRAM The Stigler Center at the University of Chicago is launching a Journalists in Residence program for Spring 2017 and is now accepting applications. This program provides a fellowship for up-and-coming journalists from around the world to spend 10 weeks at our Hyde Park campus, during which they will audit classes, participate in events, collaborate with peers, and socialize with the university’s greatest scholars. Working...

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Dalla post-verità alla post-scienza… Germania, Elsevier, open access, “predatory publishing”

La Germania rifiuta di pagare Elsevier per gli abbonamenti alle riviste scientifiche delle università. L’editore di tante riviste scientifiche fa oltre il 40% di margine di profitto sul suo fatturato. Continua ad alzare il prezzo degli abbonamenti. Non paga coloro che fanno la peer review, si fa pagare molto per concedere l’accesso alla lettura degli articoli scientifici. Per converso i contribuenti pagano la ricerca pubblica, gli stipendi dei professori che fanno la peer review degli articoli, gli abbonamenti delle università pubbliche. La cosa non può funzionare più così, dice la Germania...

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Se le bufale fossero trattate come lo spam. Iniziativa di Facebook per non essere Fakebook

Molti servizi di mail hanno avuto un momento di crisi all’epoca in cui lo spam sembrava dilagante e si sono ripresi quando si è trovato il modo di contenerne la quantità e la pericolosità. Nei social network e nei media partecipati, probabilmente, siamo di fronte alla stessa fase del ciclo innovativo: le bufale sono dilaganti e si deve trovare il modo di ridurne la quantità e la pericolosità. Facebook ha cominciato finalmente a occuparsene (New York Times). In modo vagamente burocratico. Ma con attenzione. Ecco i loro punti di azione: “Easier Reporting, Flagging Stories as Disputed...

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Cyber insicurezza, post-verità, maleducazione: il salto culturale ispirato dalla cybersicurezza

E dunque un articolo del Washington Post ha fatto sapere che, secondo fonti che volevano restare anonime, la Cia ha scoperto che i russi hanno volutamente influenzato le elezioni americane per far vincere Donald Trump, usando Wikileaks e altri sistemi per far filtrare documenti inbarazzanti per l’entourage di Hillary Clinton (Washington Post). Trump ha detto che non è vero. Julian Assange ha detto che i russi non sono la fonte dei documenti. L’Fbi è intervenuta pesantemente nella campagna dichiarando quando Clinton era in testa con largo margine a pochi giorni dal voto che era riaperta...

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Programma pro-verità per ecologisti dei media

Nel mondo della post-verità, si diffondono molte notizie false. E parallelamente perdono credibilità le notizie vere. Semplicemente entrano nel grande minestrone. Il punto è che questo rende meno rilevante il lavoro di chi cerca notizie vere e di chi promuove valori autentici. Stiamo parlando di un problema che comincia ad essere risolto solo quando la società se ne accorge. La vittoria disinformata di Brexit, il blitz bugiardo di Trump, la confusione semantica del RefeRenzi con il no come somma maggioritaria di visioni minoritarie e di punti di vista particolari, sono tutti episodi della...

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Alberto Puliafito sul giornalismo

Alberto Puliafito ha scritto un libro utile sul giornalismo nel contesto digitale. Veleggia su tutti i problemi con equilibrio, non si lascia andare a facili entusiasmi o a crisi depressive, descrive i fattori tecnici con attenzione e rimanda ad approfondimenti per gli aspetti più manualistici: soprattutto aiuta a rendersi conto del fatto che il giornalismo è soprattutto il suo metodo di lavoro e la sua fedeltà al pubblico. Senza pregiudizi. Questa consapevolezza – che fa diffusa tra i giornalisti e tra il pubblico – è la strada maestra per immaginare il futuro di una professione...

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Giornalismo senza pubblicità

Mentre la pubblicità – quella pratica, operativa, quella che ha un ritorno chiaro, quella delle offerte che sconfina con la promozione e la vendita – se ne va sulle piattaforme più adatte a ospitarla come Google e Facebook, la pubblicità di marchio e di prestigio resta una possibilità per molte altre organizzazioni. Spesso le aziende la sviluppano con campagne alla cui creatività sperano di poter pensare in casa. Almeno governando i mezzi (convegni e altro). Ai giornali resta una possibilità. Poche certezze, molto lavoro, qualche speranza. Ma invece i giornali che riescono a farsi...

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Newsletter

Per chi voglia restare in contatto con questo blog e il suo autore, c’è da ieri una newsletter alla quale ci si abbona cliccando qui. Il primo numero si può vedere qui. E il secondo qui. E’ un servizio che molti hanno richiesto e che a questo punto cerco di fare. Spero di avere commenti e consigli dai visitatori di buona volontà.

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Contro Fakebook, per il next journalism

Vale la pena di ricordare oggi il libro di Bill Kovach e Tom Rosenstiel: Blur. How to know what’s true in the age of information overload. È un manuale dedicato ad aumentare la consapevolezza dei giornalisti e del pubblico intorno alle abilità metodologiche che devono essere coltivate da chi cerchi di conoscere come stanno le cose intorno ai fatti di attualità (e non solo). Si tratta di insegnamenti che servono a riconoscere che tipo di informazione si incontra sui media, se è completa, se ha tenuto conto correttamente delle fonti, se è basata su fonti attendibili, se inferisce teorie dai...

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Un’intuizione di Raffaele Simone sul falso

Scriveva Raffaele Simone, in Presi nella rete. La mente ai tempi del web, Garzanti 2012: Per questi motivi, alcuni (fra i quali io stesso) ritengono che la simulazione digitale sia sì indispensabile in campi di cui si deve stabilire un contatto con realtà irraggiungibili o non rappresentabili in altro modo, ma costituisce un formidabile movente di de-realizzazione e di distacco dalla realtà per chi lo utilizza per simulare (cioè sostituire) oggetti reali che sarebbero perfettamente accessibili per proprio conto. La digitalizzazione del mondo non costituisce di fatto una crescita...

Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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