<?xml version="1.0"?><!-- RSS generated by Radio UserLand v8.2.1 on Sun, 01 Feb 2009 06:17:53 GMT --><rss version="2.0">	<channel>		<title>Luca De Biase: Media and New Journalism</title>		<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/</link>		<description>Rights, role and responsibility for journalists in the digital media world.</description>		<language>en</language>		<copyright>Copyright 2009 Luca De Biase</copyright>		<lastBuildDate>Sun, 01 Feb 2009 06:17:53 GMT</lastBuildDate>		<docs>http://backend.userland.com/rss</docs>		<generator>Radio UserLand v8.2.1</generator>		<managingEditor>luca@debiase.com</managingEditor>		<webMaster>luca@debiase.com</webMaster>		<category domain="http://rpc.weblogs.com/shortChanges.xml">rssUpdates</category> 		<skipHours>			<hour>3</hour>			<hour>2</hour>			<hour>4</hour>			<hour>1</hour>			<hour>5</hour>			<hour>6</hour>			<hour>0</hour>			<hour>13</hour>			</skipHours>		<cloud domain="xmlstoragesystem.it" port="80" path="/RPC2" registerProcedure="xmlStorageSystem.rssPleaseNotify" protocol="xml-rpc"/>		<ttl>60</ttl>		<item>			<title>Retequattro sul satellite</title>			<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/02/01.html#a2275</link>			<description>&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Retequattro sul satellite&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Diceva &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/economia/09_gennaio_30/grasso_433b436a-eea1-11dd-ba39-00144f02aabc.shtml&quot;&gt;Aldo Grasso&lt;/a&gt; ieri che finalmente a Mediaset stanno pensando di portare Retequattro sul satellite. Ma solo insieme a tutto il resto della tv italiana...&lt;br&gt;&lt;br&gt;Vabb&amp;egrave;...&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il digitale terrestre doveva servire a cambiare tutto per non cambiare nulla nel sistema televisivo e pubblicitario italico. Ci si accorge che non &amp;egrave; una tecnologia priva di difetti. E logicamente se ne preoccupa soprattutto chi, appunto, non voleva cambiare nulla.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Perch&amp;eacute; intanto il web cambia invece molto. &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>			<guid>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/02/01.html#a2275</guid>			<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 06:17:40 GMT</pubDate>			<comments>http://comments.blogs.it/comments?u=100844&amp;amp;p=2275&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fblog.debiase.com%2F2009%2F02%2F01.html%23a2275</comments>			</item>		<item>			<title>Giornali di cartamoneta</title>			<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/31.html#a2271</link>			<description>&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;I costi della carta. Again...&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Stampare il New York Times costa il doppio in un anno che mandare a tutti gli abbonati un Kindle gratis. E&apos; il calcolo dell&apos;&lt;a href=&quot;http://www.alleyinsider.com/2009/1/printing-the-nyt-costs-twice-as-much-as-sending-every-subscriber-a-free-kindle&quot;&gt;AlleyInsider&lt;/a&gt;...&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>			<guid>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/31.html#a2271</guid>			<pubDate>Sat, 31 Jan 2009 15:34:59 GMT</pubDate>			<comments>http://comments.blogs.it/comments?u=100844&amp;amp;p=2271&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fblog.debiase.com%2F2009%2F01%2F31.html%23a2271</comments>			</item>		<item>			<title>Definire il giornalismo in base allo scopo</title>			<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/29.html#a2269</link>			<description>&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Definire il giornalismo in base allo scopo&lt;/span&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;font size=&quot;1&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;I giornali non sono carta ma neppure cartamoneta&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;br&gt;I costi del giornalismo sono la paranoia del momento. Ma la questione comincia ad assumere connotati davvero profondi. In proposito, &lt;a href=&quot;http://www.dariosalvelli.com/&quot;&gt;Dario&lt;/a&gt; mi segnala questo interessantissimo articolo dell&apos;&lt;a href=&quot;http://www.theatlantic.com/doc/200901u/fate-of-newspaper-journalism&quot;&gt;Atlantic&lt;/a&gt;. Internet, i proventi della pubblicit&amp;agrave; online, il giornalismo che costa poco... e la progressiva perdita di investimenti in giornalismo fatto bene.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Per questo, con un minimo di imbarazzo per la ripetizione, ripropongo qui quello che ho scritto oggi su &lt;a href=&quot;http://www.nova100.ilsole24ore.com/&quot;&gt;N&amp;ograve;va&lt;/a&gt;. Ecco:&lt;br&gt;&lt;br&gt;Strano destino quello del giornalismo all&apos;epoca di internet. Liberatoda mille vincoli tecnologici, sembra condannato a fare i conti con ivincoli economici. E di fronte a questo apparente paradosso, esploracompulsivamente ogni possibile alternativa: nei modelli di business,nei linguaggi, nelle organizzazioni produttive e distributive. Senzatrovare, per ora, un nuovo equilibrio. &amp;Egrave; questa l&apos;impressione emersaanche dal panel dedicato all&apos;argomento al recente &lt;a title=&quot;&quot; target=&quot;&quot; href=&quot;http://www.dld-conference.com/&quot;&gt;Digital Life Design&lt;/a&gt;, il mega convegno realizzato da Burda a Monaco.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&amp;#171;La carta costa troppo e finir&amp;agrave;&amp;#187;, spara Mike Arrington, fondatore di &lt;a title=&quot;&quot; target=&quot;&quot; href=&quot;http://www.techcrunch.com/&quot;&gt;TechCrunch&lt;/a&gt;. &amp;#171;La qualit&amp;agrave; &amp;egrave; ancora un valore&amp;#187;, testimonia Tyler Br&amp;ucirc;l&amp;eacute;, fondatore di &lt;a title=&quot;&quot; target=&quot;&quot; href=&quot;http://www.monoclemagazine.com/&quot;&gt;Monocle&lt;/a&gt;.&amp;#171;Dobbiamo continuare a servire le persone che comprano il giornale inedicola come i nuovi lettori online&amp;#187;, osserva Carlolyn McCall, chiefexecutive del &lt;a title=&quot;&quot; target=&quot;&quot; href=&quot;http://www.gmgplc.co.uk/&quot;&gt;Guardian Media Group&lt;/a&gt;. Jeff Jarvis, blogger a &lt;a title=&quot;&quot; target=&quot;&quot; href=&quot;http://www.buzzmachine.com/&quot;&gt;Buzzmachine&lt;/a&gt;e docente alla City University of New York Graduate School ofJournalism, teorizza: &amp;#171;Cominceremo a riconsiderare il giornalismo perle sue componenti funzionali, dalla scoperta di notizie alla selezione,dalla gestione dei contenitori alla distribuzione, dalla vendita dicontenuti alla connessione con i messaggi pubblicitari... Non &amp;egrave; dettoche tutte queste funzioni verranno sempre svolte da organizzazioniintegrate verticalmente&amp;#187;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Ogni punto di vista &amp;egrave; giustificato. Dalla storia di chi lo propone odell&apos;organizzazione a cui appartiene chi lo propone. E dallacomplessit&amp;agrave; oggettiva di qualunque ipotesi di sviluppo futuronell&apos;ecosistema dell&apos;informazione che si va generando intorno alladigitalizzazione dei media e alla sempre pi&amp;ugrave; chiara partecipazioneattiva del pubblico nella produzione e diffusione di notizie e opinionisull&apos;attualit&amp;agrave;. Ma &amp;egrave; chiaro che internet ha costretto i giornali aripensarsi in profondit&amp;agrave;. Aprendo la strada a nuove imprese abassissimo costo, come TechCrunch, ma anche generando impensateopportunit&amp;agrave; per oggetti cartacei altamente selettivi come Monocle. Ilvero dilemma &amp;egrave; per le imprese che servono persone che sono prima ditutto cittadini. &amp;#171;La democrazia ha bisogno di qualcuno che facciainchieste, risponda al puro e semplice bisogno di informazione dellacomunit&amp;agrave;, vada in Afghanistan e racconti quello che sta davverosuccedendo laggi&amp;ugrave;. E questo costa. Carta o non carta&amp;#187; osserva McCall.&lt;br&gt;&lt;br&gt;In attesa della carta elettronica, ormai prossima dopo il nuovo saltotecnologico ottenuto dai laboratori dell&apos;Hp usando un film di plasticadella DuPont, il giornalismo si sta gi&amp;agrave; riclassificando. Non pi&amp;ugrave; inbase ai media che utilizza per diffondersi. Ma in base allo scoposociale ed economico che persegue. Sicch&amp;eacute; anche i modelli disostenibilit&amp;agrave; e di profittabilit&amp;agrave; si differenziano. Alcuni giornali,pi&amp;ugrave; settoriali, possono forse vivere soltanto online e soltanto dipubblicit&amp;agrave;. Altri, orientati alla visione, alla critica, al gusto,possono farsi pagare da lettori e inserzionisti che li vedono comeforme di design delle idee e della loro espressione. Altri ancora,orientati soprattutto a servire il dibattito democratico, hanno bisognosoprattutto del sostegno delle loro comunit&amp;agrave; di riferimento. Madovranno imparare a giustificare quel sostegno con uno sforzo diqualit&amp;agrave; profondamente rinnovato.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;b&gt;Tag:&lt;/b&gt;&amp;nbsp; &lt;a href=&quot;http://technorati.com/tag/giornali&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;giornali&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;http://technorati.com/tag/giornalismo&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;giornalismo&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;http://technorati.com/tag/paranoia&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;paranoia&lt;/a&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;!-- AddThis Button BEGIN --&gt;&lt;a href=&quot;http://www.addthis.com/bookmark.php&quot; onclick=&quot;window.open(&apos;http://www.addthis.com/bookmark.php?wt=nw&amp;amp;pub=lucadebiase&amp;amp;url=&apos;+encodeURIComponent(location.href)+&apos;&amp;amp;title=&apos;+encodeURIComponent(document.title), &apos;addthis&apos;, &apos;scrollbars=yes,menubar=no,width=620,height=520,resizable=yes,toolbar=no,location=no,status=no,screenX=200,screenY=100,left=200,top=100&apos;); return false;&quot; title=&quot;Bookmark and Share&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://s9.addthis.com/button1-share.gif&quot; alt=&quot;Bookmark and Share&quot; border=&quot;0&quot; height=&quot;16&quot; width=&quot;125&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;!-- AddThis Button END --&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>			<guid>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/29.html#a2269</guid>			<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 19:00:01 GMT</pubDate>			<comments>http://comments.blogs.it/comments?u=100844&amp;amp;p=2269&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fblog.debiase.com%2F2009%2F01%2F29.html%23a2269</comments>			</item>		<item>			<title>Mike Arrington, la febbre e Jobs</title>			<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/27.html#a2264</link>			<description>&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Mike Arrington, la febbre e Jobs&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;a href=&quot;http://www.techcrunch.com/2009/01/26/report-steve-jobs-is-in-the-office-today/&quot;&gt;Mike Arrington&lt;/a&gt; &amp;egrave; a Monaco per &lt;a href=&quot;http://www.dld-conference.com/&quot;&gt;Dld&lt;/a&gt;. Ieri ha parlato delle prospettive per i giornali dicendo che non c&apos;&amp;egrave; futuro per la carta perch&amp;eacute; costa troppo. E che tutto si pu&amp;ograve; fare con uno staff di pochissime persone motivate. Ha discusso, al solito un po&apos; ruvido, anche con Tyler Br&amp;ucirc;l&amp;eacute;, fondatore di Monocle e sostenitore della qualit&amp;agrave; nel giornalismo. Poi &amp;egrave; corso nella sua camera d&apos;albergo con l&apos;influenza. E ha cominciato ad arrabbiarsi per come alcuni siti di informazione stanno trattando le voci - a quanto pare del tutto campate in aria e comunque prive di rispetto per la vita privata di una persona - secondo le quali Steve Jobs sta per avere un trattamento chirurgico. Ha ragione. E non &amp;egrave; certo la carta che garantisce la qualit&amp;agrave;. Ma di sicuro non basta - per dare un futuro sensato al giornalismo - puntare tutto sulla riduzione dei costi.&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>			<guid>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/27.html#a2264</guid>			<pubDate>Tue, 27 Jan 2009 09:01:09 GMT</pubDate>			<comments>http://comments.blogs.it/comments?u=100844&amp;amp;p=2264&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fblog.debiase.com%2F2009%2F01%2F27.html%23a2264</comments>			</item>		<item>			<title>Un destino di parole</title>			<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/26.html#a2262</link>			<description>&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Un destino di parole&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;font size=&quot;1&quot;&gt;Come cambiano le parole mentre seguono il loro percorso nel mondo?&lt;/font&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Si diceva: &amp;#171;N&lt;span class=&quot;entry-content&quot;&gt;on scrivere per la carta ma per il tempo delle persone che leggono&amp;#187;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Appunto...&lt;br&gt;&lt;br&gt;Parole pronunciate nel corso di una conversazione tra giornalisti. Sgorgate dal quasi magico incontro tra una volont&amp;agrave; di farsi capire e da una preparazione ad ascoltare. Neuroni a specchio. Intelligenza collettiva. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Poi parole diventate un messaggino su Twitter. Assorbite da FriendFeed. Approvate o pi&amp;ugrave; spesso ovviamente ignorate. E ripetute qui. Forse in vista di andare altrove. In nuove conversazioni, in nuovi messaggi, in nuovi media. Bit a specchio. Intelligenza collettiva.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Le parole hanno come conseguenza delle cose quando attraverso quelle parole si vedono cose che non si vedevano. Qualche volta occorrono parole per superare le barriere che le cose sembrano frapporre sulla strada delle persone. Ma anche questo lo sappiamo e sappiamo che non basta pi&amp;ugrave;. Occorre anche che quelle parole destinate a far vedere qualcosa che supera le barriere, siano pronunciate da una persona la cui biografia le rende credibili.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Quando &amp;egrave; Obama a dire che &amp;#171;l&apos;impossibile &amp;egrave; diventato possibile&amp;#187; la sua biografia lo dimostra. E&apos; questo il nuovo rapporto tra fatti e parole: non tanto la coerenza - sempre pi&amp;ugrave; difficile nell&apos;epoca della complessit&amp;agrave; - quanto piuttosto la capacit&amp;agrave; di dimostrare ci&amp;ograve; che si dice attraverso la verifica sui fatti. Ecco perch&amp;eacute; la storia &amp;egrave; una disciplina che torna di attualit&amp;agrave; ogni volta che ci proiettiamo a guardare verso il futuro. Imho.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;/span&gt;</description>			<guid>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/26.html#a2262</guid>			<pubDate>Mon, 26 Jan 2009 08:36:01 GMT</pubDate>			<comments>http://comments.blogs.it/comments?u=100844&amp;amp;p=2262&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fblog.debiase.com%2F2009%2F01%2F26.html%23a2262</comments>			</item>		<item>			<title>Il rispetto per i libri e il vortice digitale</title>			<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/26.html#a2261</link>			<description>&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Il rispetto per i libri e il vortice digitale&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;I libri si difendono meglio nel vortice digitale. Forse perch&amp;eacute; godono di maggior rispetto da parte di tutti. (Lo si ipotizzava in un &lt;a href=&quot;http://blog.debiase.com/2009/01/14.html#a2240&quot;&gt;post&lt;/a&gt; di qualche tempo fa che c&apos;&amp;egrave; un rapporto tra il rispetto per chi si occupa di un aspetto della conoscenza o dell&apos;arte e la rinuncia a comportamenti pirateschi...).&lt;br&gt;&lt;br&gt;Questo sta portando anche ad alcune novit&amp;agrave; importanti. La consultazione gratuita online sembra destinata a diffondersi. E anche un piccolo, o grande, mercato di libri in digitale sembra sempre meno improbabile (almeno per certi tipi di libri, forse pi&amp;ugrave; manualistici o forse meno facili da trovare).&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;a href=&quot;http://radar.oreilly.com/2009/01/competition-in-the-ebook-marke.html&quot;&gt;O&apos;Reilly&lt;/a&gt; dice che il secondo canale di vendita di un suo libro recente &amp;egrave; l&apos;iPhone... Mi pare che da questo punto di vista le cose si stiano muovendo in modo tale che sta soprattutto agli editori e agli autori capire la situazione e prendere decisioni intelligentemente consequenziali.&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>			<guid>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/26.html#a2261</guid>			<pubDate>Mon, 26 Jan 2009 08:02:34 GMT</pubDate>			<comments>http://comments.blogs.it/comments?u=100844&amp;amp;p=2261&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fblog.debiase.com%2F2009%2F01%2F26.html%23a2261</comments>			</item>		<item>			<title>Il digitale abbatte il duopolio tv</title>			<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/25.html#a2259</link>			<description>&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Il digitale abbatte il duopolio tv&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Lo &lt;a href=&quot;http://www.design.polimi.it/guida/2006/index.php/faculty_docenti/docente/3913&quot;&gt;Studio Frasi&lt;/a&gt; calcola gli spettatori della televisione distinguendo tra quelli che hanno solo la tv analogica, quelli che hanno il satellite e quelli che hanno solo il digitale terrestre. Ne parla l&apos;edizione cartacea di oggi del Sole 24 Ore.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Risultato in termini di share (quanti guardano i canali in percentuali su quanti guardano la tv):&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;table border=&quot;1&quot; cellpadding=&quot;2&quot; cellspacing=&quot;2&quot;&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;br&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;Rai (tre canali)&lt;br&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;Mediaset (tre canali)&lt;br&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;Per chi ha solo tv analogica&lt;br&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;51.99&lt;br&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;41,78&lt;br&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;Per chi ha il satellite&lt;br&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;29,82&lt;br&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;28,93&lt;br&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;Per chi ha solo tv digitale terrestre&lt;br&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;41,13&lt;br&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;37,05&lt;br&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br&gt;</description>			<guid>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/25.html#a2259</guid>			<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 10:56:13 GMT</pubDate>			<comments>http://comments.blogs.it/comments?u=100844&amp;amp;p=2259&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fblog.debiase.com%2F2009%2F01%2F25.html%23a2259</comments>			</item>		<item>			<title>Su che cosa si scrivono i giornali</title>			<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/24.html#a2256</link>			<description>&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Su che cosa si scrivono i giornali&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;I media sui quali si scrivono i giornali, si sa, hanno influenza sul modo in cui si scrivono i giornali. Tale influenza avviene attraverso diversi elementi costitutivi di quei media: i modelli di business che li sostengono, le tecnologie di distribuzione, le organizzazioni del lavoro, le forme del design, del linguaggio, della periodicit&amp;agrave; che li caratterizzano. Se n&apos;&amp;egrave; parlato a lungo in questi giorni, all&apos;Arena di Verona, a Brescia Oggi, al Giornale di Vicenza. Tutti giornali che stanno ripensando la loro strategia per l&apos;informazione online.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il passaggio chiave, imho, &amp;egrave; che le redazioni si stanno rendendo conto che non sono pi&amp;ugrave; un elemento del processo produttivo lineare definito dalla vecchia catena di montaggio della produzione del giornale di carta. Sono gruppi di persone che cercano di servire una comunit&amp;agrave; offrendo informazione attraverso tutti i media che il pubblico preferisce utilizzare.&lt;br&gt;&lt;br&gt;La conseguenza sintetica? Non si scrive pi&amp;ugrave; sul terreno scarso della carta (una scarsit&amp;agrave; definita fondamentalmente dalle scelte editoriali): oggi si scrive per il tempo scarso del pubblico (una scarsit&amp;agrave; definita dalle scelte delle persone che vivono nella comunit&amp;agrave; cui si rivolge il giornale).&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>			<guid>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/24.html#a2256</guid>			<pubDate>Sat, 24 Jan 2009 12:10:18 GMT</pubDate>			<comments>http://comments.blogs.it/comments?u=100844&amp;amp;p=2256&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fblog.debiase.com%2F2009%2F01%2F24.html%23a2256</comments>			</item>		<item>			<title>Aggiornamenti Annunziata-Santoro</title>			<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/18.html#a2246</link>			<description>&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Aggiornamenti Annunziata-Santoro&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Bel post, ihmo, di &lt;a href=&quot;http://www.gennarocarotenuto.it/5528-michele-santoro-e-gaza-la-televisione-tra-narrazione-e-conversazione/&quot;&gt;Gennario Carotenuto&lt;/a&gt; sulla &lt;a href=&quot;http://www.tvblog.it/post/12234/bufera-su-annozero-santoro-litiga-con-la-annunziata-che-si-va-israele-protesta-e-il-mondo-politico-attacca&quot;&gt;trasmissione delle polemiche&lt;/a&gt; sulla guerra di Gaza di &lt;a href=&quot;http://www.annozero.rai.it/R2_HPprogramma/0,,1067115,00.html&quot;&gt;AnnoZero&lt;/a&gt; della quale si &amp;egrave; parlato anche in questo &lt;a href=&quot;http://blog.debiase.com/2009/01/17.html#a2243&quot;&gt;blog&lt;/a&gt;. Carotenuto teorizza sulle possibili funzioni degli ospiti delle trasmissioni televisive (performance, narrazione, conversazione). E spiega che oggi solo l&apos;ultima sembra avere diritto di cittadinanza, ma in un&apos;accezione che porta il racconto televisivo a combattere i fatti con argomentazioni personalistiche: tanto che quando si portano in luce i fatti il gioco sembra andare in crisi. Il che ha qualcosa a che fare con il discorso sullo storytelling svolto tra gli altri da &lt;a href=&quot;http://blog.debiase.com/2009/01/18.html#a2245&quot;&gt;Christian Salmon&lt;/a&gt;. Difficile peraltro uscire dal labirinto delle opinioni e vedere quali siano in televisione gli esempi di vera ricerca storica davvero opposti alle pratiche di storytelling manipolatorio.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;b&gt;Tag:&lt;/b&gt;&amp;nbsp; &lt;a href=&quot;http://technorati.com/tag/televisione&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;televisione&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;http://technorati.com/tag/michele+santoro&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;Michele Santoro&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;http://technorati.com/tag/storytelling&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;storytelling&lt;/a&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;!-- AddThis Button BEGIN --&gt;&lt;a href=&quot;http://www.addthis.com/bookmark.php&quot; onclick=&quot;window.open(&apos;http://www.addthis.com/bookmark.php?wt=nw&amp;amp;pub=lucadebiase&amp;amp;url=&apos;+encodeURIComponent(location.href)+&apos;&amp;amp;title=&apos;+encodeURIComponent(document.title), &apos;addthis&apos;, &apos;scrollbars=yes,menubar=no,width=620,height=520,resizable=yes,toolbar=no,location=no,status=no,screenX=200,screenY=100,left=200,top=100&apos;); return false;&quot; title=&quot;Bookmark and Share&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://s9.addthis.com/button1-share.gif&quot; alt=&quot;Bookmark and Share&quot; border=&quot;0&quot; height=&quot;16&quot; width=&quot;125&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;!-- AddThis Button END --&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>			<guid>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/18.html#a2246</guid>			<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 13:22:31 GMT</pubDate>			<comments>http://comments.blogs.it/comments?u=100844&amp;amp;p=2246&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fblog.debiase.com%2F2009%2F01%2F18.html%23a2246</comments>			</item>		<item>			<title>Pubblicita&apos; online e buon giornalismo</title>			<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/17.html#a2244</link>			<description>&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Pubblicit&amp;agrave; online e buon giornalismo&lt;/span&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;font size=&quot;1&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Un dibattito incredibilmente importante&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Post da leggere assolutamente. &lt;a href=&quot;http://www.ethanzuckerman.com/blog/2009/01/16/is-ad-supported-journalism-viable-in-a-pay-for-performance-age/&quot;&gt;Ethan Zuckerman&lt;/a&gt;. &lt;a href=&quot;http://blogs.law.harvard.edu/doc/2007/09/12/toward-a-new-ecology-of-journalism/&quot;&gt;Doc Searls&lt;/a&gt;. &lt;a href=&quot;http://www.hyperorg.com/blogger/2009/01/16/ethanz-are-print-ads-crazy/&quot;&gt;David Weinberger&lt;/a&gt;. &lt;a href=&quot;http://thenoisychannel.com/2009/01/17/is-journalism-screwed/&quot;&gt;Daniel Tunkelang&lt;/a&gt;. &lt;a href=&quot;http://broadstuff.com/archives/1510-Differential-economics-of-print-and-online-medias.html&quot;&gt;Alan Patrick&lt;/a&gt;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;font size=&quot;1&quot;&gt;&lt;a href=&quot;http://blog.debiase.com/stories/2009/01/17/onlineJournalism2.html&quot;&gt;Online journalism 2&lt;/a&gt;.&lt;br&gt;&lt;/font&gt;&lt;br&gt;</description>			<guid>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/17.html#a2244</guid>			<pubDate>Sat, 17 Jan 2009 09:47:31 GMT</pubDate>			<comments>http://comments.blogs.it/comments?u=100844&amp;amp;p=2244&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fblog.debiase.com%2F2009%2F01%2F17.html%23a2244</comments>			</item>		<item>			<title>Lezioni di giornalismo</title>			<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/17.html#a2243</link>			<description>&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Lezioni di giornalismo&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;L&apos;altro giorno, Lucia Annunziata ha lasciato la trasmissione AnnoZero di Michele Santoro dedicata alla guerra di Gaza dopo averne criticato l&apos;impostazione e aver ricevuto in cambio una ramanzina da parte del conduttore: &amp;#171;Non sei qui per criticare la trasmissione&amp;#187;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Annunziata chiedeva di analizzare razionalmente la situazione in Medioriente, di dare uno spazio equilibrato alle istanze delle due parti e soprattutto di proporre un racconto giornalistico un po&apos; pi&amp;ugrave; distaccato dalle emozioni. Santoro non ha neppure cominciato ad accettare il dialogo su questo punto. Secondo lui la televisione &amp;egrave; far vedere quello che c&apos;&amp;egrave; da far vedere secondo lui (gi&amp;agrave;, forse &amp;egrave; un tantino autoreferenziale...).&lt;br&gt;&lt;br&gt;E&apos; solo l&apos;ultimo episodio. Certamente non il pi&amp;ugrave; importante. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Il pubblico attivo dovrebbe, almeno in linea teorica, tendere a smitizzare questi problemi e soprattutto gli atteggiamenti di coloro che li provocano. Non &amp;egrave; forse pi&amp;ugrave; l&apos;epoca per domandarsi se il giornalismo stia andando verso l&apos;assoluta soggettivit&amp;agrave; o verso una finta oggettivit&amp;agrave;. E&apos; il tempo di domandarsi se il pubblico attivo sta maturando la consapevolezza della sua potenziale influenza: con la critica, la presa in giro, la disattenzione, dovrebbe progressivamente riuscire a spingere i protagonisti del potere (economico, politico, televisivo, ecc) a essere pi&amp;ugrave; trasparenti... Il pubblico pu&amp;ograve; spingere la cultura dei potenti almeno verso l&apos;accountability, no? Vedremo...&amp;nbsp; &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>			<guid>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/17.html#a2243</guid>			<pubDate>Sat, 17 Jan 2009 09:30:00 GMT</pubDate>			<comments>http://comments.blogs.it/comments?u=100844&amp;amp;p=2243&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fblog.debiase.com%2F2009%2F01%2F17.html%23a2243</comments>			</item>		<item>			<title>Giornali fondamentali</title>			<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/15.html#a2242</link>			<description>&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Giornali fondamentali&lt;/span&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;font size=&quot;1&quot;&gt;&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Fondazione, rifondazione, fondamenta&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;&lt;br&gt;&lt;a href=&quot;http://sethgodin.typepad.com/seths_blog/2009/01/when-newspapers.html&quot;&gt;Seth Godin&lt;/a&gt; (via &lt;a href=&quot;http://www.dariosalvelli.com/2009/01/reinventare-i-giornali-what-is-the-newspaper-of-the-future&quot;&gt;Dario&lt;/a&gt;) si domanda: &amp;#171;Di che cosa avremmo nostalgia se i giornali dovessero veramente scomparire?&amp;#187;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Insomma: qual &amp;egrave; la sostanza dei giornali?&lt;br&gt;&lt;br&gt;Non la sezione sport o giardinaggio, dice Godin. Meglio online. Mhmm. Non la sezione editoriali, meglio i migliori blog. Mhmm. Certo, non la sezione previsioni del tempo.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Quello che resta dei giornali - e che ci dispiacerebbe se scomparisse secondo Godin - &amp;egrave; forse la cronaca locale, le inchieste, la lettura intelligente delle notizie nazionali... &lt;br&gt;&lt;br&gt;Questo significa che la sostanza dei giornali &amp;egrave; il loro servizio alla comunit&amp;agrave;. Per fare da aggregatore delle persone che vivono in un territorio sulla base di istanze comuni (agenda) o per verificare la qualit&amp;agrave; del lavoro dei rappresentanti di quelle comunit&amp;agrave; (ricerca dei fatti). &lt;br&gt;&lt;br&gt;Alla base di tutto questo, probabilmente, c&apos;&amp;egrave; una cultura da animare: una cultura profonda dell&apos;informazione, per definire linee editoriali trasparenti, per approfondire l&apos;interpretazione, per migliorare nella capacit&amp;agrave; di distinguere ci&amp;ograve; che &amp;egrave; importante da ci&amp;ograve; che non lo &amp;egrave;. Un lavoro culturale del quale chi fa informazione si deve ritrovare, con l&apos;umilt&amp;agrave; e l&apos;entusiasmo del ricercatore.&lt;br&gt;&lt;br&gt;I giornali non sono la loro carta. Sono le redazioni e lo spirito di servizio che le anima. Ma questo significa che dal punto di vista imprenditoriale, i giornali devono cambiare profondamente. I modelli di business, come nella musica, anche nelle news si devono innovare. Anche Godin cita il tema della filantropia che sostiene il servizio pubblico dei giornali. Oppure la qualit&amp;agrave; del lavoro dei giornalisti deve diventare tanto elevata da motivare l&apos;acquisto delle notizie. (Dice Godin: &amp;#171;if we really care about the investigation and the analysis, we&apos;ll payfor it one way or another. Maybe it&apos;s a public good, a non profitfunction. Maybe a philanthropist puts up money for prizes. Maybe theWoodward and Bernstein of 2017 make so much money from breaking a storythat it leads to a whole new generation of journalists&amp;#187;).&lt;br&gt;&lt;br&gt;Questo &amp;egrave; l&apos;anno che in Italia sottoporr&amp;agrave; a verifica i vecchi modelli dei giornali. La pubblicit&amp;agrave; che langue, i costi da tagliare, l&apos;innovazione urgente. Sar&amp;agrave; un anno di coraggio e visione? Oppure di crisi e avvitamento? La responsabilit&amp;agrave; sar&amp;agrave; degli editori, ma anche dei giornalisti. Nel frattempo persone con lo spirito dei fondatori potranno fare vedere cose diverse. Gli italiani ne hanno bisogno.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;b&gt;Tag:&lt;/b&gt;&amp;nbsp; &lt;a href=&quot;http://technorati.com/tag/giornali&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;giornali&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;http://technorati.com/tag/informazione&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;informazione&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;http://technorati.com/tag/media&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;media&lt;/a&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;!-- AddThis Button BEGIN --&gt;&lt;a href=&quot;http://www.addthis.com/bookmark.php&quot; onclick=&quot;window.open(&apos;http://www.addthis.com/bookmark.php?wt=nw&amp;amp;pub=lucadebiase&amp;amp;url=&apos;+encodeURIComponent(location.href)+&apos;&amp;amp;title=&apos;+encodeURIComponent(document.title), &apos;addthis&apos;, &apos;scrollbars=yes,menubar=no,width=620,height=520,resizable=yes,toolbar=no,location=no,status=no,screenX=200,screenY=100,left=200,top=100&apos;); return false;&quot; title=&quot;Bookmark and Share&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://s9.addthis.com/button1-share.gif&quot; alt=&quot;Bookmark and Share&quot; border=&quot;0&quot; height=&quot;16&quot; width=&quot;125&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;!-- AddThis Button END --&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>			<guid>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/15.html#a2242</guid>			<pubDate>Thu, 15 Jan 2009 11:09:27 GMT</pubDate>			<comments>http://comments.blogs.it/comments?u=100844&amp;amp;p=2242&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fblog.debiase.com%2F2009%2F01%2F15.html%23a2242</comments>			</item>		<item>			<title>L&apos;avanzata delle news online</title>			<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/14.html#a2241</link>			<description>&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;L&apos;avanzata delle news online&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Secondo &lt;a href=&quot;http://www.emarketer.com/Article.aspx?id=1006861&quot;&gt;Pew&lt;/a&gt;, negli Stati Uniti, le persone si informano pi&amp;ugrave; con i notiziari via internet che con i giornali di carta. E i giovani tendono - addirittura - a informarsi di pi&amp;ugrave; con i notiziari via internet che con la televisione (che per la generalit&amp;agrave; della popolazione resta il primo medium per le news).&lt;br&gt;&lt;br&gt;Secondo Pew, nelle percentuali delle persone che hanno risposto alle domande su quali media utilizzano per informarsi, la televisione ha perso quattro punti in sette anni. I giornali dieci punti. Internet ne ha guadagnati ventisette.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;b&gt;Tag:&lt;/b&gt;&amp;nbsp; &lt;a href=&quot;http://technorati.com/tag/pew&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;pew&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;http://technorati.com/tag/informazione&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;informazione&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;http://technorati.com/tag/media&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;media&lt;/a&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;!-- AddThis Button BEGIN --&gt;&lt;a href=&quot;http://www.addthis.com/bookmark.php&quot; onclick=&quot;window.open(&apos;http://www.addthis.com/bookmark.php?wt=nw&amp;amp;pub=lucadebiase&amp;amp;url=&apos;+encodeURIComponent(location.href)+&apos;&amp;amp;title=&apos;+encodeURIComponent(document.title), &apos;addthis&apos;, &apos;scrollbars=yes,menubar=no,width=620,height=520,resizable=yes,toolbar=no,location=no,status=no,screenX=200,screenY=100,left=200,top=100&apos;); return false;&quot; title=&quot;Bookmark and Share&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://s9.addthis.com/button1-share.gif&quot; alt=&quot;Bookmark and Share&quot; border=&quot;0&quot; height=&quot;16&quot; width=&quot;125&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;!-- AddThis Button END --&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>			<guid>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/14.html#a2241</guid>			<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 09:52:23 GMT</pubDate>			<comments>http://comments.blogs.it/comments?u=100844&amp;amp;p=2241&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fblog.debiase.com%2F2009%2F01%2F14.html%23a2241</comments>			</item>		<item>			<title>Il valore del rispetto per la classica</title>			<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/14.html#a2240</link>			<description>&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Il valore del rispetto per la classica&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;A quanto &lt;a href=&quot;http://www.newsweek.com/id/177698&quot;&gt;pare&lt;/a&gt; le probabilit&amp;agrave; di un comportamento piratesco tra gli amanti della musica classica &amp;egrave; pi&amp;ugrave; bassa di quella che pervade il mondo della musica pop... Non &amp;egrave; soltanto perch&amp;eacute; le persone che amano la classica hanno un&apos;et&amp;agrave; diversa da quella degli amanti del pop. Tra l&apos;altro non &amp;egrave; detto che sia vero.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Piuttosto &amp;egrave; probabile che considerino con maggiore rispetto gli artisti che fanno classica rispetto ai molti che fanno pop. Il che non dipende certo dagli artisti. Dipende dal modo commerciale, consumista, con il quale le major hanno trattato gli artisti pop. Riducendoli a prodotti di consumo. E inducendo il pubblico, in un contesto di mercato vagamente oligopolistico, a considerare i dischi come un costo e non come uno strumento per alimentarsi dal punto di vista culturale.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il rispetto per gli artisti &amp;egrave; la strada maestra per ritrovare un rapporto equilibrato tra il pubblico e il mondo che produce musica. Imho.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;b&gt;Tag:&lt;/b&gt;&amp;nbsp; &lt;a href=&quot;http://technorati.com/tag/musica&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;musica&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;http://technorati.com/tag/classica&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;classica&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;http://technorati.com/tag/artisti&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;artisti&lt;/a&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;!-- AddThis Button BEGIN --&gt;&lt;a href=&quot;http://www.addthis.com/bookmark.php&quot; onclick=&quot;window.open(&apos;http://www.addthis.com/bookmark.php?wt=nw&amp;amp;pub=lucadebiase&amp;amp;url=&apos;+encodeURIComponent(location.href)+&apos;&amp;amp;title=&apos;+encodeURIComponent(document.title), &apos;addthis&apos;, &apos;scrollbars=yes,menubar=no,width=620,height=520,resizable=yes,toolbar=no,location=no,status=no,screenX=200,screenY=100,left=200,top=100&apos;); return false;&quot; title=&quot;Bookmark and Share&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://s9.addthis.com/button1-share.gif&quot; alt=&quot;Bookmark and Share&quot; border=&quot;0&quot; height=&quot;16&quot; width=&quot;125&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;!-- AddThis Button END --&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>			<guid>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/14.html#a2240</guid>			<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 09:43:57 GMT</pubDate>			<comments>http://comments.blogs.it/comments?u=100844&amp;amp;p=2240&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fblog.debiase.com%2F2009%2F01%2F14.html%23a2240</comments>			</item>		<item>			<title>Do you know Massimo D&apos;Alema?</title>			<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/14.html#a2239</link>			<description>&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Do you know Massimo D&apos;Alema?&lt;/span&gt;&lt;font style=&quot;font-weight: bold;&quot; size=&quot;1&quot;&gt;&lt;br&gt;Bizarre political advertising on Facebook in Italy&lt;/font&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Advertising on the Italian version of Facebook can become quite funny. There is a sort of standard way to promote people by asking always the same question - &quot;do you know xy?&quot; - followed by the standard proposal: &quot;became fan of xy&quot;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;It can be funny if you read in Italian a thing like &quot;Conosci Massimo D&apos;Alema?&quot; followed by the proposal &quot;Became fan of Massimo D&apos;Alema&quot;. If it was in English one could understand. But in Italian... We happen to know so much about Massimo D&apos;Alema, a famous and controversial - to say the least - politician, that it is difficult to answer without laughing...&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;b&gt;Tag:&lt;/b&gt;&amp;nbsp; &lt;a href=&quot;http://technorati.com/tag/facebook&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;Facebook&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;http://technorati.com/tag/massimo+d%27alema&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;Massimo D&apos;Alema&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;http://technorati.com/tag/bizarre+advertising&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;bizarre advertising&lt;/a&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;!-- AddThis Button BEGIN --&gt;&lt;a href=&quot;http://www.addthis.com/bookmark.php&quot; onclick=&quot;window.open(&apos;http://www.addthis.com/bookmark.php?wt=nw&amp;amp;pub=lucadebiase&amp;amp;url=&apos;+encodeURIComponent(location.href)+&apos;&amp;amp;title=&apos;+encodeURIComponent(document.title), &apos;addthis&apos;, &apos;scrollbars=yes,menubar=no,width=620,height=520,resizable=yes,toolbar=no,location=no,status=no,screenX=200,screenY=100,left=200,top=100&apos;); return false;&quot; title=&quot;Bookmark and Share&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://s9.addthis.com/button1-share.gif&quot; alt=&quot;Bookmark and Share&quot; border=&quot;0&quot; height=&quot;16&quot; width=&quot;125&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;!-- AddThis Button END --&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>			<guid>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/14.html#a2239</guid>			<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 09:31:12 GMT</pubDate>			<comments>http://comments.blogs.it/comments?u=100844&amp;amp;p=2239&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fblog.debiase.com%2F2009%2F01%2F14.html%23a2239</comments>			</item>		<item>			<title>Post-business dell&apos;informazione</title>			<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/12.html#a2237</link>			<description>&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Post-business dell&apos;informazione&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;a href=&quot;http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/05/linternet-del-2009&quot;&gt;Giuseppe Granieri&lt;/a&gt; ha scritto un bel post - tra l&apos;altro - sulla sostenibilit&amp;agrave; economica dell&apos;informazione. Seguito da un contributo di &lt;a href=&quot;http://www.alongo.it/?p=706&quot;&gt;Alessandro Longo&lt;/a&gt;. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Il fatto &amp;egrave; che l&apos;informazione &amp;egrave; un bene pubblico anche se viene prodotta da aziende pubbliche e private orientate spesso al profitto. &lt;br&gt;&lt;br&gt;I professionisti che se ne occupano sono in tensione tra queste due logiche (quella del servizio al pubblico e quella dell&apos;accumulazione di profitto per gli editori). Oltre ad avere aspirazioni e modelli di comportamento personali. E pi&amp;ugrave; o meno discutibili.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Non sar&amp;agrave; certamente possibile abolire la logica del profitto dal mondo dell&apos;informazione. N&amp;eacute; per&amp;ograve; sar&amp;agrave; possibile sviluppare appieno l&apos;informazione solo in base alla logica del profitto. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Ne consegue che non &amp;egrave; inimmaginabile un&apos;applicazione del moderno pensiero del &lt;a href=&quot;http://blog.debiase.com/2009/01/12.html#a2235&quot;&gt;non profit&lt;/a&gt; anche all&apos;informazione. I blogger e le persone che fanno parte del pubblico attivo stanno gi&amp;agrave; contribuendo.&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>			<guid>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/12.html#a2237</guid>			<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 11:30:08 GMT</pubDate>			<comments>http://comments.blogs.it/comments?u=100844&amp;amp;p=2237&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fblog.debiase.com%2F2009%2F01%2F12.html%23a2237</comments>			</item>		<item>			<title>Le due guerre di Gaza</title>			<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/07.html#a2229</link>			<description>&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Le due guerre di Gaza&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;A Gaza si stanno svolgendo due terribili guerre. Avvengono come in due dimensioni diverse. La prima riguarda i bombardamenti, gli scontri a fuoco, l&apos;occupazione militare. La seconda riguarda la propaganda, l&apos;informazione, la costruzione del consenso internazionale. Nella prima gli israeliani sono strutturalmente in vantaggio. Nella seconda sono i palestinesi a essere strutturalmente in vantaggio. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Non &amp;egrave; sempre stato cos&amp;igrave;. Nel 1948, gli arabi avevano i carrarmati e le armi pesanti fornite dai sovietici. Gli israeliani apparivano deboli di fronte all&apos;impressionante alleanza dei paesi arabi che li attaccavano. La loro inopinata vittoria militare fu anche una vittoria dal punto di vista del consenso internazionale, almeno nel mondo occidentale. E non fu troppo diverso nella guerra dei Sei giorni. Casomai, la guerra del Kippur segn&amp;ograve; un primo punto di svolta: troppa superiorit&amp;agrave; militare israeliana cominciava ad alienare alcune simpatie. Ma il cambio di registro avvenne con l&apos;&lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Intifada&quot;&gt;Intifada&lt;/a&gt;. Allora chiaramente anche molte opinioni pubbliche occidentali percepirono i palestinesi come vittime e gli israeliani come potentissimi, invincibili, ricchi carnefici. &lt;br&gt;&lt;br&gt;A fronte di questo frame l&apos;informazione ha costruito il suo sistema di spettacolarizzazione. Poco seguiti i lanci di razzi di Hamas su Israele: non erano &amp;#171;in frame&amp;#187; e avevano effetti molto limitati e poco spettacolari. Molto &lt;a href=&quot;http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/middle_east/article5447590.ece&quot;&gt;descritti&lt;/a&gt; invece gli effetti degli attacchi israeliani. Qualche volta (come nel caso della guerra in Libano contro Hezbollah) andando anche oltre la verit&amp;agrave; dei fatti (da leggere in proposito uno studio di &lt;a href=&quot;http://firstmonday.org/htbin/cgiwrap/bin/ojs/index.php/fm/article/view/2158/2055&quot;&gt;Nikki Uscher&lt;/a&gt;). Gli israeliani non riescono a correggere la situazione in questa guerra delle idee: anche se questa volta non consentono ai giornalisti occidentali di seguire i fatti sul campo, l&apos;impressione &amp;egrave; che la loro potenza militare sia descritta pi&amp;ugrave; spesso come carnefice della popolazione civile che come strumento di difesa di un popolo contro un altro. L&apos;utilizzo talvolta dei civili come scudo da parte dei terroristi e delle organizzazioni armate palestinesi non &amp;egrave; preso in considerazione se non tra le righe: la spettacolarit&amp;agrave; delle vittime civili resta in primo piano sull&apos;analisi della situazione.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Non c&apos;&amp;egrave; dubbio che sul piano militare Israele sia nettamente superiore. Ma non c&apos;&amp;egrave; dubbio neppure che sul piano dell&apos;informazione e della propaganda sia nettamente inferiore ai suoi avversari. Che dall&apos;attacco israeliano traggono nuova forza e linfa vitale per governare la loro popolazione e per ottenere aiuti internazionali. Ogni morto israeliano &amp;egrave; una tragedia. Ogni morto palestinese &amp;egrave; una tragedia, ma anche - &amp;egrave; terribile dirlo - una risorsa. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Nessuno vince in questa guerra. Vincono solo i signori della guerra. Quelli che traggono il loro potere dalla guerra. In Israele come nei territori palestinesi. Non a caso la situazione &amp;egrave; bloccata da decenni. Eppure, nei periodi di pace, Israele e Palestina fioriscono economicamente e tecnologicamente... Poi quei periodi di pace sono interrotti dai signori della guerra dell&apos;una e dell&apos;altra parte. E&apos; tempo di pensare in modo totalmente nuovo. Nessun appoggio ai signori della guerra. Dell&apos;una e dell&apos;altra parte.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;b&gt;Tag:&lt;/b&gt;&amp;nbsp; &lt;a href=&quot;http://technorati.com/tag/israele&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;israele&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;http://technorati.com/tag/palestina&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;palestina&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;http://technorati.com/tag/guerra&quot; rel=&quot;tag&quot;&gt;guerra&lt;/a&gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;!-- AddThis Button BEGIN --&gt;&lt;a href=&quot;http://www.addthis.com/bookmark.php&quot; onclick=&quot;window.open(&apos;http://www.addthis.com/bookmark.php?wt=nw&amp;amp;pub=lucadebiase&amp;amp;url=&apos;+encodeURIComponent(location.href)+&apos;&amp;amp;title=&apos;+encodeURIComponent(document.title), &apos;addthis&apos;, &apos;scrollbars=yes,menubar=no,width=620,height=520,resizable=yes,toolbar=no,location=no,status=no,screenX=200,screenY=100,left=200,top=100&apos;); return false;&quot; title=&quot;Bookmark and Share&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://s9.addthis.com/button1-share.gif&quot; alt=&quot;Bookmark and Share&quot; border=&quot;0&quot; height=&quot;16&quot; width=&quot;125&quot;&gt;&lt;/a&gt;&lt;!-- AddThis Button END --&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>			<guid>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/07.html#a2229</guid>			<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 07:22:49 GMT</pubDate>			<comments>http://comments.blogs.it/comments?u=100844&amp;amp;p=2229&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fblog.debiase.com%2F2009%2F01%2F07.html%23a2229</comments>			</item>		<item>			<title>Informazione indipendente</title>			<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/06.html#a2228</link>			<description>&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Informazione indipendente&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Lo spunto di &lt;a href=&quot;http://www.mantellini.it/?p=6209&quot;&gt;Mantellini&lt;/a&gt;, molto discusso in rete, &amp;egrave; aperto a mille interpretazioni. Tra le molte domande che suscita ce n&apos;&amp;egrave; una che si incrocia con un libro che ho per le mani. E&apos; &lt;span style=&quot;font-style: italic;&quot;&gt;Lo specchio infranto&lt;/span&gt;, un libro di Toni Muzi Falconi e Chiara Valentini - arricchito da alcuni dvd prodotti dallo stesso Muzi Falconi con Fabio Ventoruzzo - (Luca Sossella Editore) che riporta i risultati di un&apos;indagine su &amp;#171;come i relatori pubblici e i giornalisti italianni percepiscono la propria professione e quella dell&apos;altro&amp;#187;. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Tra le pieghe del libro c&apos;&amp;egrave; una questione di fondo: chi manipola chi?&lt;br&gt;&lt;br&gt;Si nota una pratica di collaborazione nel lavoro quotidiano tra i giornalisti e le persone che lavorano nelle pubbliche relazioni: &amp;#171;I primi trovano nei relatori pubblici una fonte di documentazione, posizionamento, ma anche canali per colloqui, interviste, dichiarazioni, commenti dei leader delle organizzazioni; i secondi hanno bisogno dell&apos;attenzione e collaborazione dei giornalisti per far conoscere ai pubblici le politiche, le scelte, i programmi, i prodotti-servizi, le decisioni e i comportamenti delle organizzazioni e le istituzioni per le quali lavorano&amp;#187;. Ma dietro questa pratica di collaborazione c&apos;&amp;egrave; una sorta di concorrenza. &amp;#171;In alcuni casi si potrebbe parlare anche di relazioni conflittuali, frequenti soprattutto quando relatori pubblici, pur continuando a perseguire gli interessi rappresentati, svolgono attivit&amp;agrave; prettamente giornalistiche o, e capita assai di frequente, viceversa&amp;#187;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Assai di frequente... Capita che i giornalisti facciano pubbliche relazioni... Triste risultato dell&apos;indagine.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Peggiorato da una sfiducia di fondo. &amp;#171;Per esempio, rispetto all&apos;affermazione riguardante la pratica di manipolare l&apos;informazione, i giornalisti ritengono che i relatori pubblici la esercitino di pi&amp;ugrave;, mentre i relatori pubblici pensano che siano invece i giornalisti a farlo con maggiore frequenza. Emerge, dunque, una netta consapevolezza diffusa che la pratica sia comunque estesa da entrambe le parti&amp;#187;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il punto da chiarire &amp;egrave; che, per dirla come di &amp;egrave; detta su &lt;a href=&quot;http://blog.debiase.com/stories/2005/07/13/informazioneVComunicazione.html&quot;&gt;Problemi dell&apos;Informazione&lt;/a&gt;, il lavoro dei giornalisti &amp;egrave; informare e questo significa servire il pubblico; mentre il lavoro delle pubbliche relazioni &amp;egrave; comunicare i messaggi dei loro clienti. Fisiologicamente, i due compiti si incontrano in una pratica di collaborazione solo se entrambe le professioni sono consapevoli che alla fine l&apos;importante &amp;egrave; informare il pubblico; patologicamente, i due compiti si incontrano in una pratica di collaborazione se entrambe le professioni pensano che alla fine l&apos;importante &amp;egrave; accontentare i potenti che vogliono lanciare i loro messaggi.&lt;br&gt;&lt;br&gt;L&apos;unica strada per sanare questa situazione, finora, &amp;egrave; stata la valorizzazione del pubblico attivo che, con i blog o anche con i network sociali, legge criticamente le notizie, riporta le proprie, interpreta e condivide idee e passioni, mettendo i media tradizionali e i sistemi di pubbliche relazioni di fronte a un costante rischio di essere sbugiardati. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Il pubblico attivo pu&amp;ograve; cambiare gli equilibri dell&apos;informazione e della comunicazione, favorendo la prima, al servizio della cittadinanza. Ma deve saperlo. Continuare a dirselo. E coltivare una pratica paziente di lavoro volontaristico, al servizio di se stesso e del resto della cittadinanza. Non &amp;egrave; facile. I risultati non sono mancati finora. Casomai &amp;egrave; stato difficile influire sull&apos;agenda della discussione. Ma gi&amp;agrave; mettere sotto critica costante i mezzi di informazione fa bene a tutti. Questo punto va tenuto fermo e valorizzato. Applaudendo a ogni contributo in questa direzione venga dal pubblico attivo. Come nel caso, appunto, di questo &lt;a href=&quot;http://www.mantellini.it/?p=6209&quot;&gt;post&lt;/a&gt; di Mantellini.&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>			<guid>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/06.html#a2228</guid>			<pubDate>Tue, 06 Jan 2009 09:45:00 GMT</pubDate>			<comments>http://comments.blogs.it/comments?u=100844&amp;amp;p=2228&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fblog.debiase.com%2F2009%2F01%2F06.html%23a2228</comments>			</item>		<item>			<title>Aggiornamento su Cowbook</title>			<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/03.html#a2224</link>			<description>&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Aggiornamento su Cowbook&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Perso qualche giorno per lontananza dall&apos;unico computer che consente di entrare su Radio UserLand, il vecchio caro software che serve per fare questo blog, ho mancato di un soffio di segnalare la risposta di &lt;a href=&quot;http://www.mantellini.it/?p=6206&quot;&gt;Mante&lt;/a&gt; alla questione &lt;a href=&quot;http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/12/30/linsostenibile-leggerezza-di-facebook/&quot;&gt;Gilioli&lt;/a&gt; - &lt;a href=&quot;http://blog.debiase.com/2009/01/01.html#a2222&quot;&gt;Cowbook&lt;/a&gt;. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Ci torno ora, non solo per precisare che il merito della frase secondo la quale Facebook manda tutto in vacca &amp;egrave; e resta di Gilioli, ma anche per approfondire un poco. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Giustamente - giustamente - diciamo sempre che non sono gli strumenti a dare problemi ma chi li utilizza. Ma vale la pena di fare qualche precisazione.&lt;br&gt;&lt;br&gt;In realt&amp;agrave;, gli strumenti per la comunicazione, cio&amp;egrave; i media, non sono come tutti gli altri strumenti. Nel senso che le forbici, ad esempio, sono uno strumento che si pu&amp;ograve; usare bene o male: possono tagliare un foglio di giornale o una gola. E questo in un certo senso vale anche per i media. Salvo che da &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Marshall_McLuhan&quot;&gt;MacLuhan&lt;/a&gt; in poi abbiamo ovviamente preso a pensare che i media stessi abbiano a loro volta una qualche influenza sul messaggio.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Il fatto &amp;egrave; che Facebook ha avuto una grandissima importanza nell&apos;aumentare la quantit&amp;agrave; di persone che sono attive online. Cio&amp;egrave; che si esprimono e si connettono. Quando avevamo solo l&apos;html tutto era gi&amp;agrave; possibile, ma era tanto difficile da ridurre al minimo il numero di singole persone che si esprimevano e si connettevano ad altre persone online. Poi c&apos;&amp;egrave; stata l&apos;epoca dei blog: il loro software era tanto pi&amp;ugrave; facile dell&apos;html da aver moltiplicato per milioni il numero di persone che si esprimono e connettono con altre persone online. Ma anche fare un blog &amp;egrave; impegnativo e questo in qualche misura scoraggia molte persone dal prendere parte al pubblico attivo che - appunto - si esprime in rete con le altre persone. Facebook ha consentito a molti di superare quello scoraggiamento. E&apos; talmente facile da aver aumentato in modo consistente il numero di persone che partecipano attivamente al grande medium delle persone.&lt;br&gt;&lt;br&gt;E&apos; chiaro che quello che le persone scrivono o condividono &amp;egrave; di qualit&amp;agrave; diversa e che non si pu&amp;ograve; certo attribuire a internet, ai blog o a Facebook, la responsabilit&amp;agrave; della qualit&amp;agrave; di quello che condividono. Ma si pu&amp;ograve; osservare che se il medium ha una qualche influenza sul messaggio qualche relazione tra la qualit&amp;agrave; del medium e la qualit&amp;agrave; del messaggio ci pu&amp;ograve; essere. La discussione &amp;egrave; tutta qui. E&apos; probabile che Facebook abbia moltiplicato le voci, l&apos;immediatezza con la quale si esprimono, la diversit&amp;agrave; dei messaggi e dei comportamenti, in una certa misura anche il senso di confusione che chi entra nella grande vucciria internettara spesso sperimenta. Se troppi temi sono a un clic di distanza l&apos;uno dall&apos;altro, quelli seri e quelli meno seri, l&apos;impressione che quelli seri ci perdano in credibilit&amp;agrave; pu&amp;ograve; anche essere condivisa. Ma &amp;egrave; &amp;egrave; chiaro che il problema centrale &amp;egrave; quello dei filtri, come dice Mante (e come si diceva anche, appunto, &lt;a href=&quot;http://blog.debiase.com/2009/01/01.html#a2222&quot;&gt;qui&lt;/a&gt;).&lt;br&gt;&lt;br&gt;La prossima ondata innovativa, imho, sar&amp;agrave; proprio nell&apos;ambito dei filtri. Non solo quelli personali che consentono a ciascuno di scegliere i livelli di profondit&amp;agrave; e le scale di priorit&amp;agrave; con le quali ordinano i loro feed. Ma anche quelli pubblici, o comunitari. Quelli nei quali ci si trova in molti a condividere le stesse scale di priorit&amp;agrave; e gli stessi livelli di profondit&amp;agrave;. Non che manchino, intendiamoci: ma non sono ancora abbastanza forti, maturi e convincenti, da aver raggiunto un&apos;influenza pari a quella che viene da altri media. (Il che significa, appunto, che c&apos;&amp;egrave; un&apos;opportunit&amp;agrave; per chi si occupa di altri media: quella di mettersi al servizio del pubblico, in una posizione simbiotica con il pubblico attivo. In questa opportunit&amp;agrave;, forse, c&apos;&amp;egrave; una possibilit&amp;agrave; di salvezza per i vecchi media).&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>			<guid>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/03.html#a2224</guid>			<pubDate>Sat, 03 Jan 2009 09:42:53 GMT</pubDate>			<comments>http://comments.blogs.it/comments?u=100844&amp;amp;p=2224&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fblog.debiase.com%2F2009%2F01%2F03.html%23a2224</comments>			</item>		<item>			<title>Cowbook</title>			<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/01.html#a2222</link>			<description>&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Cowbook&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Bella spiega da &lt;a href=&quot;http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/12/30/linsostenibile-leggerezza-di-facebook/&quot;&gt;Gilioli&lt;/a&gt; su Facebook che secondo lui - e secondo l&apos;esperienza comune - manda tutto in vacca. Perch&amp;eacute; Cowbook annulla i livelli di importanza. Uhmm.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Mi pare che per vie varie ci stiamo avvicinando a un tema di fondo spesso affrontato. La rete allarga la partecipazione e moltiplica le opportunit&amp;agrave;, facendo rientrare in pieno nel gioco le persone che si esprimono e si connettono. (E Facebook accelera semplificando - o banalizzando - il processo). Ma non sembra in grado spontaneamente di fare emergere gerarchie di importanza, agende, livelli di profondit&amp;agrave;: per farlo le occorre il contributo di servizi di aggregazione, valutazione, prioritizzazione (magari con una storia di competenza e profondit&amp;agrave; conquistata nel tempo)... l&apos;importante &amp;egrave; che questi servizi si pongano al servizio della rete delle persone e non tentino semplicemente di sfruttarne le potenzialit&amp;agrave;...&lt;br&gt;&lt;br&gt;(I servizi simbiotici vincono. I servizi parassitari vengono respinti. O uccidono il corpo che vogliono sfruttare). Ma attenzione. La banalizzazione fa crescere il bisogno di profondit&amp;agrave;. A meno che non raggiunga il livello di non ritorno... Esempi di questa tendenza, su altri media, abbondano.&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>			<guid>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2009/01/01.html#a2222</guid>			<pubDate>Thu, 01 Jan 2009 00:38:13 GMT</pubDate>			<comments>http://comments.blogs.it/comments?u=100844&amp;amp;p=2222&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fblog.debiase.com%2F2009%2F01%2F01.html%23a2222</comments>			</item>		<item>			<title>Musica e soldi</title>			<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2008/12/30.html#a2220</link>			<description>&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Musica e soldi&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Pare che le grandi major della musica si siano accorte di internet. Un&apos;inchiesta del &lt;a href=&quot;http://www.ft.com/cms/s/0/9284839c-d50f-11dd-b967-000077b07658.html?nclick_check=1&quot;&gt;Financial Times&lt;/a&gt; ne d&amp;agrave; conto. Ma intanto avanza una nuova grande utopia: che finalmente si torni a parlare di musica come arte e non pi&amp;ugrave; solo di musica come business.&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>			<guid>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2008/12/30.html#a2220</guid>			<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 07:53:30 GMT</pubDate>			<comments>http://comments.blogs.it/comments?u=100844&amp;amp;p=2220&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fblog.debiase.com%2F2008%2F12%2F30.html%23a2220</comments>			</item>		<item>			<title>Ultime notizie...</title>			<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2008/12/29.html#a2217</link>			<description>&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Ultime notizie...&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;a href=&quot;http://pewresearch.org/pubs/1066/internet-overtakes-newspapers-as-news-source&quot;&gt;PewResearch&lt;/a&gt;: i siti superano i giornali come fonte di notizie&lt;br&gt;&lt;a href=&quot;http://www.inquisitr.com/12798/the-danger-of-right-now-news/&quot;&gt;Inquisitr&lt;/a&gt;: i pericoli delle notizie in tempo reale&lt;br&gt;&lt;a href=&quot;http://www.businessweek.com/technology/content/dec2008/tc20081223_783996.htm?chan=technology_technology+index+page_internet&quot;&gt;BusinessWeek&lt;/a&gt;: giornali online sostenuti con le donazioni&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>			<guid>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2008/12/29.html#a2217</guid>			<pubDate>Mon, 29 Dec 2008 16:52:49 GMT</pubDate>			<comments>http://comments.blogs.it/comments?u=100844&amp;amp;p=2217&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fblog.debiase.com%2F2008%2F12%2F29.html%23a2217</comments>			</item>		<item>			<title>Il ritorno dell&apos;ebook</title>			<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2008/12/24.html#a2211</link>			<description>&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Il ritorno dell&apos;ebook&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Si scarica un eReader sull&apos;iPhone. Con quello si cercano i libri da leggere. Si trova per esempio Free Culture di Lawrence Lessig. Si sfoglia passando il dito sullo schermo. Si legge bene. E&apos; persino divertente. Non occorre la luce sul comodino.&lt;br&gt;&lt;br&gt;La lenta ascesa degli ebook &amp;egrave; stata pi&amp;ugrave; lenta di quanto molti si aspettassero. E non &amp;egrave; certo conclusa. Anzi. Ma qualcosa &amp;egrave; &lt;a href=&quot;http://www.nytimes.com/2008/12/24/technology/24kindle.html?_r=1&amp;amp;partner=rss&amp;amp;emc=rss&quot;&gt;successo&lt;/a&gt;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;E&apos; successo che i libri da leggere in formato elettronico non sono pi&amp;ugrave; decine ma decine di migliaia. E&apos; successo che gli oggetti per leggerli sono migliorati. E quindi &amp;egrave; successo che la possibilit&amp;agrave; di vedere uno sviluppo vero di un nuovo modo di distribuire e usare i libri &amp;egrave; alle porte. Ma &amp;egrave; successo anche che la carta ha saputo resistere meglio del cd: la musica &amp;egrave; stata investita da internet a velocit&amp;agrave; molto maggiore, forse perch&amp;eacute; in fondo la musica era gi&amp;agrave; digitale (e forse anche perch&amp;eacute; il mercato della musica era troppo oligopolistico). La carta invece &amp;egrave; ancora l&amp;igrave; a generare il suo speciale fascino sugli amanti dei libri. Con i suoi giganti editoriali e con le sue piccole case editrici fatte di persone. Forse, in questo caso, la digitalizzazione si aggiunge, non si sostituisce, al mondo analogico antico. Creando una possibilit&amp;agrave; in pi&amp;ugrave; per gli autori e per i lettori di incontrarsi. Una possibilit&amp;agrave; che ormai vale la pena di esplorare.&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>			<guid>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2008/12/24.html#a2211</guid>			<pubDate>Wed, 24 Dec 2008 07:55:43 GMT</pubDate>			<comments>http://comments.blogs.it/comments?u=100844&amp;amp;p=2211&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fblog.debiase.com%2F2008%2F12%2F24.html%23a2211</comments>			</item>		<item>			<title>Telecom Grillo</title>			<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2008/12/23.html#a2210</link>			<description>&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;Telecom Grillo&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Beppe Grillo ha attaccato la Telecom Italia di Franco Bernab&amp;egrave; con un &lt;a href=&quot;http://www.beppegrillo.it/2008/12/telecom_italia_1.html&quot;&gt;post&lt;/a&gt; del 16 dicembre. Il giorno dopo, i responsabili del blog di Grillo hanno chiamato in Telecom Italia per sapere se il messaggio firmato Franco Bernab&amp;egrave; che avevano ricevuto fosse davvero del loro amministratore delegato. Scoprendo che era proprio cos&amp;igrave;. Ma solo oggi quel messaggio &amp;egrave; stato &lt;a href=&quot;http://www.beppegrillo.it/2008/12/buon_natale_franco_bernabe.html&quot;&gt;pubblicato&lt;/a&gt;. Preceduto (preceduto) da una risposta di Grillo. Questo almeno &amp;egrave; quanto si &amp;egrave; capito leggendo il blog di Beppe Grillo, sentendo &lt;a href=&quot;http://www.casaleggio.it/&quot;&gt;Casaleggio&lt;/a&gt;, che se ne occupa, e chiamando l&apos;ufficio stampa della Telecom Italia.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Non si &amp;egrave; capito se, come dicono in Telecom, il messaggio di Bernab&amp;egrave; fosse stato postato nei commenti e subito bloccato per effettuare il controllo (il che contrasterebbe con la politica di libert&amp;agrave; di commento vantata dal blog di Grillo) oppure se fosse stato mandato in maniera diversa. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Di certo c&apos;&amp;egrave; soltanto un fatto: Grillo ha scoperto che il nuovo corso di Telecom &amp;egrave; per lo meno aperto al dialogo. A questo punto, le sue critiche non possono pi&amp;ugrave; essere testimonianze orientate a fare emergere l&apos;arrogante silenzio dei vertici di quell&apos;azienda (come c&apos;&amp;egrave; ragione di pensare che avvenisse in passato) ma devono essere pi&amp;ugrave; circostanziate, perch&amp;eacute; Bernab&amp;egrave; risponde. E annuncia che risponder&amp;agrave; anche in assemblea. Si parla. C&apos;&amp;egrave; pi&amp;ugrave; trasparenza. E&apos; un successo di Grillo, dei blog e di Bernab&amp;egrave;. E noi che seguiamo la vicenda delle telecomunicazioni italiane, ne sappiamo di pi&amp;ugrave;.&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>			<guid>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2008/12/23.html#a2210</guid>			<pubDate>Tue, 23 Dec 2008 19:31:36 GMT</pubDate>			<comments>http://comments.blogs.it/comments?u=100844&amp;amp;p=2210&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fblog.debiase.com%2F2008%2F12%2F23.html%23a2210</comments>			</item>		<item>			<title>ProjectPlaylist: Facebook o MySpace</title>			<link>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2008/12/20.html#a2204</link>			<description>&lt;span style=&quot;font-weight: bold;&quot;&gt;ProjectPlaylist: Facebook o MySpace&lt;/span&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Le etichette musicali hanno fatto &lt;a href=&quot;http://news.cnet.com/8301-10784_3-9930419-7.html&quot;&gt;causa&lt;/a&gt; a &lt;a href=&quot;http://www.playlist.com/?home=a&quot;&gt;ProjectPlaylist&lt;/a&gt;. E hanno intimato a MySpace e Facebook di togliere l&apos;applicazione di Project Playlist dal loro servizio. (Via TechCrunch, &lt;a href=&quot;http://www.techcrunch.com/2008/12/19/myspace-puts-the-hammer-down-on-project-playlist/&quot;&gt;due&lt;/a&gt; &lt;a href=&quot;http://www.techcrunch.com/2008/12/19/facebook-stares-down-labels-over-project-playlist-takedown-demand/&quot;&gt;post&lt;/a&gt;; info su &lt;a href=&quot;http://www.crunchbase.com/company/projectplaylist&quot;&gt;Crunchbase&lt;/a&gt;). &lt;br&gt;&lt;br&gt;Ma mentre MySpace ha accettato subito l&apos;invito dell&apos;associazione delle etichette, Facebook ha rifiutato. Mettendosi implicitamente nei guai a sua volta contro i proprietari di contratti musicali.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Le strade di Facebook e MySpace, nati entrambi come social network, si erano da tempo separate. Ma questa decisione sembra sancire un destino diverso: Mark Zuckerberg pensa in un modo, gli uomini di Murdoch in un modo opposto. Il pubblico decider&amp;agrave; quale modo preferisce.&lt;br&gt;&lt;br&gt;</description>			<guid>http://blog.debiase.com/categories/mediaAndNewJournalism/2008/12/20.html#a2204</guid>			<pubDate>Sat, 20 Dec 2008 11:25:57 GMT</pubDate>			<comments>http://comments.blogs.it/comments?u=100844&amp;amp;p=2204&amp;amp;link=http%3A%2F%2Fblog.debiase.com%2F2008%2F12%2F20.html%23a2204</comments>			</item>		</channel>	</rss>