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Sabato, 13 gennaio 2007
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Il tempo dell'auditel sta finendo E la network neutrality dal punto di vista statistico
Stavo meditando con un amico sulla riforma dell'Auditel già avviata da Paolo Gentiloni e su quali strumenti si potrebbero mettere in campo per superare quel glorioso esercizio di conoscenza mediatica ormai divenuto un vecchio strumento di potere statistico.
Da tempo ci penso. (Ecco un po' di link: il nuovo concetto di tempo mediatico, 13 ottobre 2005 (anche qui); convergenti siamo noi, 1 dicembre 2005 (anche qui); tempo e media, 15 ottobre 2006; il rapporto tra metriche e qualità dei contenuti, 8 gennaio 2007.
Ho ricevuto una lettera che ha aggiunto un tassello importante. E' di uno statistico che lavora in una delle maggiori istituzioni di rilevazione del paese. E non può rivelare il suo nome. Mi consente però di riportare alcuni brani del suo scritto. Secondo me consentono di fare un ragionamento rilevante.
Gentile Dottor De Biase
sono un ricercatore (...) che si occupa da diversi anni della rilevazione sulle imprese di telecomunicazioni (telefonia fissa, mobile e Internet Service Provider). (...) Anche oggi ho letto il suo articolo intitolato "Perche' la rete deve restare neutrale" e non posso che condividere pienamente le opinioni da lei espresse sull'opportunita' di mantenere neutrale la gestione della rete.
Vorrei pero' come ricercatore in ambito statistico sollevarle alcune questioni. Da tre anni a questa parte stiamo osservando un fenomeno nuovo nella telefonia ossia la scomparsa o la forte contrazione dei dati sul volume di traffico telefonico tradizionale. Questo fenomeno e' legato allo crescita della telefonia IP (ad es. Skype) che incide in maniera consistente sui volumi di traffico internazionale ma che, col diffondersi della banda larga, va ad incidere in maniera sempre piu' consistente anche sul traffico interurbano o sulle telefonate delle imprese plurilocalizzate che dispongono di una rete IP. Da un paio di anni a questa parte ho cercato di pensare ad un indicatore di traffico che potesse tenere conto dello spostamento dei volumi di traffico dalla rete PSTN/ISDN a Internet e mi sono scontrato proprio col problema della neutralita' della rete.
Gli operatori, proprio per la loro neutralita' circa il contenuto del segnale che trasferiscono, non sono in grado di fornire un indicatore che misuri tale nuova forma di traffico pur essendo tecnicamente possibile. In sostanza non sono in grado di scindere, ad esempio, se un cliente di una linea ADSL la stia utilizzando per navigare su internet, per vedere un film o per conversare su Skype.
Ora pur essendo d'accordo con la neutralita' della rete mi chiedo se abbia senso continuare a misurare i volumi di traffico telefonico tradizionale in presenza di un fenomeno che diviene sempre piu' diffuso come il VoIP. Si aggiunga che una misurazione sulle modalita' di fruizione della rete consentirebbe di migliorare le informazioni statistiche sull'utilizzo delle varie tipologie di media che nel giro di 10-15 anni potrebbero risultare fortemente sottostimati dall'utilizzo della piattaforma Internet. Dobbiamo forse smettere di poter quantificare le diverse forme di utilizzo dei media? Come fare a tenere insieme la neutralita' della rete con la crescita del bisogno informativo di tipo statistico ?
Mi piacerebbe confrontarmi con lei su queste tematiche e se ha dei suggerimenti da farmi saro' lieto di poterli accogliere.
Cordiali saluti
Io ho risposto così: «La ringrazio tantissimo per la sua mail. Il tema che pone è straordinariamente interessante e mi piacerebbe approfondirlo con lei. La mia opinione a caldo è questa: c'è bisogno di questi dati ma è necessario che gli operatori non possano modificare in nessun modo la neutralità della rete? Si risolve inserendo in rete delle macchine di proprietà di un ente pubblico dedicato esclusivamente a rilevazioni statistiche che possono monitorare il traffico senza offrire agli operatori la tentazione di usare ad altri scopi quella tecnologia. Che ne pensa?
Gentilissimo dr. De Biase,
lei ha ragione da vendere nel suggerire di inserire delle macchine che effettuino questo tipo di misurazione di proprieta' di un ente pubblico. Se vogliamo un qualcosa non dissimile da quello che fa la contestatissima Auditel....(Segue una lunga descrizione delle difficoltà culturali e di competenza che gli enti che potrebbero essere chiamati a svolgere questo compito incontrerebbero se l'idea fosse davvero applicata).
Ieri pomeriggio confrontandomi con una collega ricercatrice che si occupa di innovazione abbiamo discusso a lungo se le difficolta' di misurazione dei contenuti digitali dovuti alla neutralita' della rete possono essere aggirati tramite una indagine ad hoc. Si potrebbe ad esempio chiedere al quotidiano Il Sole 24 ore quanti sono i lettori che acquistano il giornale on line (e non semplicemente quelli che si collegano al sito) o chiedere a la LA7 o Mediaset quanti frusicono dei loro programmi su piattaforma IP. La nostra discussione ci ha portato a definire che sia gli Internet Service Provider che i fornitori di contenuti NON sono neutrali. I gestori essendo spesso legati a doppio maglio ai fornitori di contenuti hanno tutto l'interesse a far comparire certe modalita' di fruizione della rete anziche' altre. I fornitori di contenuti hanno tutto l'interesse a gonfiare il piu' possibile il numero dei loro telespettatori o lettori o fruitori di servizi.
Devo tagliare alcune parti. E questo rende meno chiaro il discorso del mio interlocutore. Ma si capisce quello che intende. Qualunque rilevazione non effettutata da un organismo indipendente e orientato a svolgere un servizio pubblico sarà inevitabilmente viziata da interessi tali che le statistiche risulteranno distorte. E' vero che gli organismi esistenti che potrebbero occuparsene - tanto per citarne un paio, Istat e Agcom - non sono necessariamente dotati delle strutture e della cultura necessaria. Ma solo quel genere di istituzioni si dovrebbero occupare di entrare nelle reti, selezionare i dati, estrarne informazioni statistiche rilevanti per la conoscenza del paese.
La neutralità della rete è un bene pubblico. E l'informazione sulla popolazione italiana è un bene pubblico. I due beni possono essere entrambi salvaguardati e sviluppati. E questo deve essere fatto da organismi pubblici. La privatizzazione delle attività economiche non c'entra nulla con la privatizzazione dei beni pubblici fondamentali, come questi.
3:22:50 PM
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