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Venerdì, 8 settembre 2006
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Viaggio in Giappone
26 agosto 2006
Prodi ha fatto bella figura con l'iniziativa in Libano. Devo ancora vedere come la trattano i giornali stranieri. Ma per quanto riguarda l'Italia ha dimostrato molta decisione, una visione strategica preparata a lungo, una tattica forte. Direi che sta facendo così da quando è al governo. Tiene l'iniziativa. E' deciso. Non parla molto e da l'impressione di fare molto.
"E' un viaggio troppo privilegiato", dice la Fre. Le ho risposto che ce lo siamo guadagnato, non è un privilegio. Ma forse il privilegio è quello di essere qui sull'aereo felici insieme. I ragazzi sembrano maturi per godersela sul serio questa strana vacanza. Noi tre in Giappone.
Le notizie dall'estero si aprono con il ritorno dei Talibani. Mi pare che stiano facendo propaganda. Ma il giornalista pensa che la propaganda stia avendo successo. Bisogna dire che gli shiti sono più bravi nella propaganda degli israeliani. Invece un'opinione sul Wall Street Journal dice che Hezbollah dopo i primi giorni è molto contestata in Libano. Ha fatto pagare al paese un prezzo troppo alto per quello che ha ottenuto. A noi sembra invece che Hezbollah abbia ottenuto un grande consenso nel suo paese, mentre il governo israeliano ha perso credibilità. Bocca si lamenta sull'Espresso del fatto che la qualità dei giornali è scadente e che i giornalisti non vanno a vedere le cose che raccontano. Se ha ragione, allora è preclusa anche l'unica via d'uscita che l'Economist lascia ai giornali per non perire entro il 2043...
Tre cose da ricordare quando arriviamo a Osaka: orario ferroviario, verifica telefonino, carta della metropolitana.
Intanto vedo se sono capace di pensare alle cinque canzoni che mi hanno cambiato la vita, come direbbe Nick Hornby. Mi accorgo che non è per niente facile. Per niente. Questa è una prima lista tutta da rivedere, anche perché non mi ricordo i titoli:
Tammurriata nera - Nuova compagnia di canto popolare Imagine - John Lennon
Summertime - George Gershwin
Ho visto - Francesco Guccini
Les entants de Gottingen - Barbara
Ma, forse, più che le canzoni che mi hanno cambiato la vita queste sono le canzoni che sono capitate in un momento in cui la mia vita cambiava. Forse questo è un discorso da storico, quale in fondo sono e resto con orgoglio. Forse in aereo si fanno questi pensieri.
Niente da segnalare. Paolo sta guardando film e telefilm a getto continuo. Fre tenta di dormire.
27 agosto

Impatto: caldo. Aspettando il treno per Osaka. Tra le bancarelle alla stazione, una si segnala: tre panche e due grandi vasche d'acqua fresca. Il tizio vende refrigerio, la gente intinge i piedi volentieri per qualche spicciolo. Tutto pulitissimo.
Una manifestazione motivante organizzata dal dipartimento risorse umane per gli impiegati di una fabbrica di asciugamani. Alla fine li regalano a chi passa. Abbiamo tre nuovi asciugamani.
Osaka Station. La confusione dei colori, dei segni, della pubblicità: da vedere, da sentire, da toccare... La pubblicità ti viene addosso da ogni parte. E' perché non la capiamo che la vediamo così tanto? Se fosse in una lingua accessibile farebbe altrettanto effetto o ci si abituerebbe subito?
Chiedo indicazioni per trovare l'albergo: il tizio non sa l'inglese ma si prodiga nel disegno di una mappa dettagliata con semafori, traverse, vie principali. Arriviamo facilmente.
Doccia. Non vogliamo dormire subito: è ancora pomeriggio e ci vogliamo abituare al fuso. Passeggiata. Un giro sulla grande ruota panoramica rossa, tipo Prater, di un grande mall in pieno centro. Si sbuca improvvisamente fuori dai tetti dei palazzi e si guarda lontano.

L'Umeda Sky Building, le scale mobili da paura, la terrazza in altissimo... proprio mentre il sole tramonta e la città si accende. Cena a base di cotoletta e riso. Diventerà un classico. Irasshiamase!
28 agosto
Acquario. Il motivo principale di questa visita a Osaka. E al pomeriggio un artista di strada bravissimo, un po' mimo un po' prestigiatore. Mezz'ora con una versione 3D di Conan al Suntory Museum, palazzo disegnato da Tadao Ando. I ragazzi si sentono già quasi a casa.
Su giornale, come volevasi dimostrare:
The Japan Times
Prodi restores the stature of Italy
Rome takes lead Lebanon role, ends bowing to U.S.
29 agosto
Vabbè. Sono qui per loro in fondo. Si va all'Universal Studios. Un luna park assurdo. L'esperienza americana senza pudori. Hollywood si celebra in territorio giapponese. E costringe tutti a code assurdamente lunghe per attrazioni assurdamente corte. Ma tutti sono contenti così. I ragazzi sanno di dover essere contenti anche loro: dedicare un giorno a un posto così... E alla fine mi pare giusto essere contento anch'io.

La sera si passeggia per Dotombori. Al ponte Ebisubashi la pubblicità al neon dimostra perché scandendo ad alta voce i suoni di chic e kitch si ottengono parole che sembrano anagrammi. Mesmerizing. Quelle pubblicità gigantesche che illuminano la piazza come se fossero opere d'arte. La pioggia calda. Certo, certo: Blade Runner.
30 agosto
Nara. Wow. I cervi del Nara-Koen. Si lasciano accarezzare. Seguiamo il grande sentiero. Le indicazioni stradali per una volta aiutano davvero a trovare la strada.
Al Todai-ji. Il buddha gigante. Commovente. I miei ragazzi ne avvertono il valore. Il giardino li ha preparati. Dietro la statua, tutti i bambini che ci provano, riescono a passare dalle narici del buddha che sorride serio (è un buco in un palo portante del tempio, un buco che qui dicono sia grande come la narice di buddha): chi passa potrà essere un illuminato. I bambini non hanno problemi. I grandi, sì.
Il mare di Taba è sporco. Niente in Giappone è sporco come il mare. Paolo dice: "I giapponesi odiano il mare". Forse lo trattano solo come una risorsa. Cinque o sei isolette proseguono la linea dei monti della baia, naturalmente bellissima. Non viene voglia di restare. Il mare è occupato da piattaforme. Qui il mare è usato per la produzione di perle.
31 agosto
Ise-jingu. Geku. Naiku. Il centro dello shinto. L'imperatore. La storia. Il Giappone. Il giardino. La natura domata. La natura che si è lasciata domare. La natura piacevole, facile, abbondante, feconda, gentile. L'armonia possibile. Il piacere di essere in armonia. La natura feconda, l'imperatore, le famiglie giapponesi, i ruoli, i comportamenti, i doveri e l'armonia. Il Giappone.
E poi una storia. Una delle tante che si possono raccontare. Qui si custodisce lo specchio che solo gli imperatori possono guardare e nessuno di loro guarda da più di mille anni. Qui lo specchio è chiuso in un sacco perché nessuno che non sia l'imperatore lo possa guardare. Quando il sacco, dopo secoli e secoli, si sta per consumare, i monaci mettono tutto in un nuovo sacco. Lo specchio riflette tutto. Il tutto. La natura. Quello che c'è. Ma lo specchio è chiuso in un sacco. Qualunque cosa tutto questo voglia dire.
Che senso ha un imperatore senza impero? Per noi è piuttosto un re. Certo, è il re di un popolo unito come nessun altro al mondo. Un popolo la cui gente vive al 90 per cento nella terra d'origine. Che parla una lingua diversa da ogni altra. Che si vede palesemente come un'unica entità. E che ultimamente sta cambiando look. Ma sempre alla ricerca di una nuova armonia con la sua anima.
1 settembre
Kyoto. Ryoan-ji. Lontano verso le colline a nord-ovest. In questa città che sembra piccola e non lo è. Tra cemento, un po' di traffico, neon e lindo lusso consumistico, si arriva sempre a trovare l'altrove. Ryoan-ji, il giardino zen fatto di massi e ghiaia bianca rastrellata. Le persone sedute sugli scaloni di legno a guardare, chiudono gli occhi. non è religione. non è meditazione. è nostalgia...
Scuola Rinzai di cultura e filosofia zen. Stile kare-sansui. Quindici massi alla deriva in un piccolo mare di sassolini bianchi ordinati in lunghe file dritte che diventano circolari intorno ai massi e al loro muschio. Mura di argilla sui due lati. Anomimo l'ideatore dell'opera. Assente ogni traccia scritta che spieghi il senso del lavoro.
Ma chi si siede sui due o tre scaloni ci trova il senso che sa trovarci. E respira la nostalgia per un momento di armonia. Una nostalgia bella, perché il momento si può trovare. Ce lo portiamo dentro. Nonostante tutto.
Forse tutto parte dal giardino, in Giappone, dove si ricompone l'armonia artificiale che questo posto vuole assolutamente coltivare con la sua storia e il suo destino.
Per me il senso di questo giardino è il tempo. Il rapporto con il tempo. L'umanizzazione del tempo. Il tempo come aspetto della natura domata. E' un giardino giapponese, senza piante: solo tempo.

Oggi sull'Herald Tribune-Asahi Shimbun
What's behind a life span?
It's not just in the genes, scientists discover
Sacrosanto. Ci hanno affibbiato una quantità di articoli per raccontare scoperte assurde secondo le quali nei geni c'era la spiegazione di qualunque genere di comportamento: dalla voglia di dormire tardi la mattina alle abitudini sessuali. Ora basta. I geni spiegano l'altezza di una persona, il colore degli occhi, qualche altra cosa, ma non molto di più. Non spiegano neppure la durata attesa della vita. Un gigantesco studio sui gemelli condotto su un lunghissimo periodo e in tre paesi europei dimostra che anche le persone con i geni più simili hanno vite e destini medici completamente diversi.
Oggi ho compiuto mezzo secolo.

2 settembre
Il Nijo-jo. La casa dello Shogun. Essenziale. La parola è qui più concreta che altrove. Se ne accorge, Paolo. "Ma questa casa è bellissima". E uscendo: "Sono maestri nel fare i giardini. Ma se lo facessi io, vorrei che lo si potesse usare. Andarci dentro a quell'acqua".
Una passeggiata tra Sanjo-dori, Kiyamachi e Shijo-dori. Un'occhiata al fiume Kamo. Shinkansen.
La sera. La riva del mare di Hiroshima.
Una grande baia. Un posto bellissimo. Le barche ormeggiate cigolano, la leggera risacca, le luci riflesse. Il mare di Hiroshima è diverso da quello di Venezia, di Londra e di San Francisco. Ma il mare è sempre lo stesso in tutto il mondo.
Hiroshima. Il brivido della storia che è passata di qui con l'aspetto del bagliore di luce che fa vedere il mondo in modo diverso. La colpa. La vittima. Il carnefice. E la possibilità che la guerra si faccia non a un popolo ma all'umanità.
Hiroshima ci riguarda. Riguarda tutti noi.
3 settembre
Hiroshima. A-bomb Dome. Il ponte a T. Il parco. La fiamma. La sala del ricordo. Il museo. Il monumento in ricordo dei caduti coreani. Un punto di vista.

Più o meno questo si legge nel monumento al ricordo. Nel corso del XX secolo il Giappone si trova in guerra in molti posti dell'Asia e nel 1941 dichiara guerra a Stati Uniti, Gran Bretagna e Cina. Le battaglie sono quasi sempre lontane dalla terra del Giappone. Quando la marea della guerra si rivolge contro il Giappone, gli americani cominciano a bombardare la madrepatria. E il 6 agosto del 1945, alle 8.15 di mattina, un B29 sgancia la prima bomba atomica. In un istante Hiroshima scompare e 350 mila persone muoiono. 35 mila erano coreani che lavoravano in Giappone perché la Corea era allora una colonia giapponese. Sono morti anche molti cinesi e persone di altra nazionalità. Compresi i prigionieri di guerra americani. Ammettiamo con dispiacere che una politica internazionale sbagliata a portato alla morte di molti innocenti. Ma ora Hiroshima è il simbolo che è necessario abbandonare le armi nucleari. Per sempre. In tutto il mondo.
L'idea è che il Giappone ha vissuto la guerra con onore. L'America no.
Già. Ma i giapponesi avevano deportato i coreani come schiavi a lavorare in madrepatria. La guerra era stata voluta dal Giappone. L'errore politico non è stato quello di dichiarare guerra alle grandi potenze occidentali, ma quello di diventare una potenza coloniale razzista e sanguinaria in un territorio nel quale antiche civiltà locali si opponevano fieramente alla dominazione straniera. Ma la consapevolezza di tutto questo, che certamente è chiara ai più, non si trova nelle parole ufficiali. Si trova che la marea è cambiata e che il vento divino non è stato sufficiente a impedire che la bomba scoppiasse su Hiroshima.
In tutto questo, l'intreccio delle interpretazioni storiche è labirintico. E tutt'ora una ragazza giapponese che sta insieme a un ragazzo americano e visita questo posto finisce col litigare con il suo amico, o fidanzato. L'ho visto oggi. Non dev'essere per niente raro. Ma un fatto è chiaro: Hirohito ha accettato la resa perché aveva capito di aver salvo l'onore. Il Giappone si arrendeva ma conservava l'onore. Gli americani vincevano ma senza onore: uccidendo indiscriminatamente donne, bambini, stranieri, persino altri cittadini americani.
Il Giappone da carnefice diventava vittima. Apriva per se una nuova fase storica. Accettava le regole del mercato internazionale. Le faceva proprie e se ne avvaleva per conquistare il mondo, in modo diverso. Una reazione che sembra derivare direttamente dalla filosofia delle arti marziali.
Certo, giusto per commentare il resto. Negli anni Ottanta il Giappone sembrava essere riuscito a vincere su tutti. In America si parlava di declino. E gli intellettuali atlantici parlavano di Tokyo come del futuro centro del mondo finanziario ed economico mondiale. Non è accaduto. Gli anni Novanta hanno dimostrato che il centro, se ancora esiste un centro, è ancora dalle parti di New York. E che l'innovazione globale è dalle parti di San Francisco. Mentre negli anni Duemila, si direbbe, è la Cina a candidarsi a diventare la prossima prima potenza economica del mondo.
L'Europa, dichiarata tante volte in fallimento, è sempre lì. E sta cercando la sua nuova strada. Non è periferia, chiaramente. Ma non è neppure centro, ormai. E' la dimostrazione un mondo multipolare conviene a più popoli di un mondo dominato da una gerarchia globale. Per questo l'Europa, come l'India, è un paese interessante da seguire. E per questo lo è anche il Giappone.
In questi ultimi quindici anni, il Giappone ha attraversato una vera e propria crisi di identità. Ne sta uscendo solo adesso con una serie di cambiamenti clamorosi e interessantissimi. Che lo fanno diventare davvero un paese a cui guardare: come l'Europa. E' concentrato sul design, l'estetica, la creatività. Le persone lo dimostrano con l'abbigliamento e il look. Ma non solo. Con lo studio e le manifestazioni culturali. Con l'apertura agli stranieri e l'atteggiamento generale. Non sono più un esercito omogeneo, sembrano cercare - ciascuno - la propria strada, ma con la stessa convizione di contribuire insieme al destino del Giappone.
La biblioteca dei manga. Gente di tutte le età, legge avidamente i fumetti. Siamo nel parco, l'Hijiyama-koen.

In treno facciamo la classifica soggettiva debiase (cioè dei posti visitati da tutti e tre) delle migliori cucine di tutti i tempi:
Grecia 15
Danimarca 13
Giappone 10
Francia 8
Inghilterra 3
4 settembre
Tokyo. Qui finalmente tanti parlano inglese. Akihabara. La follia dell'elettronica. I negozi di vestiti per sembrare personaggi dei manga. Ueno. La pace. Il museo è chiuso al lunedì. Asakusa. Il tempio con la svastica che ruota nel senso giusto. La Fre e i souvenir. Io e Paolo l'aspettiamo fuori dai negozi. Scena già vista... Cena a Roppongi. Scintillante.

5 settembre
Tokyo. Verso il Monte Fuji, solo per dare un'occhiata a quella montagna leggendaria. Si va in treno per ore. Si sbaglierebbe spesso strada se non fosse per qualcuno che dà una mano. Si arriva al paesino, davvero turistico, Kawaguchi-ko, si rema in uno dei cinque laghi. Si corre all'ottovolante. Ma alle sei chiude, dunque alle cinque non si può più entrare per mettersi in coda... Sera a Shibuya. La massa di gente colorata che attraversa la strada in diagonale: è come il Mar Rosso che si apre e si chiude al volere di un Mosè a forma di semaforo. E domani si torna.
Il giornale, Ft, parla dello strano fenomeno per cui una democrazia si può ritorcere contro se stessa. Eleggendo gli integralisti, o i terroristi, o addirittura Hitler. Dobbiamo sapere che a fronte del voto democratico c'è la repubblica e la costituzione. In Italia abbiamo messo nella costituzione la regola per cui non si può ricostituire il partito fascista. E' anti-democratico. Ma è repubblicano. Nel senso che c'è una regola che vale sopra ogni cosa: nessuno, maggioranza o minoranza, può mettere a repentaglio i fondamenti della convivenza civile. E salvaguardarci dalla maggioranza che sbaglia è un compito che la costituzione deve svolgere, senza mezzi termini. Ma se questo è vero, prima di esportare la democrazia in Iraq o altrove, dobbiamo esportare la repubblica e le regole della convivenza civile. Altrimenti il rischio dell'elezione di Hitler diventa più grande.
8:56:26 AM
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2006
Luca De Biase.
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7-10-2006; 9:24:52.
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