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Giovedì, 1 novembre 2007
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Bolla non contagiosa
La sezione "technology" del New York Times di stamattina è fatta di tre titoli: Facebook e Google vanno a prezzi pazzeschi. Alcatel va malissimo. Qualche giorno fa era Ericsson a far preoccupare le borse. Intanto, Telecom Italia sta sempre intorno ai due euro (qualche guizzo ma di certo non va forte).
C'è chi si preoccupa dell'esistenza di una bolla di alcuni titoli (tipo Google) tecnologici proprio mentre si assiste a una depressione di altri titoli tecnologici (tipo Ericsson). Si direbbe che le borse abbiano imparato a non confondere. Ma non abbiano imparato a non esagerare.
Non confondono più i servizi che funzionano su internet con tutto il mare magnum di aziende che fanno cose telefoniche e simili. Ma continuano a supervalutare quello che ritengono vada apprezzato. Qualcuno ci rimetterà di sicuro, anche in questa mini-bolla-depressione.
Che però ha il vantaggio di non essere troppo contagiosa.
Già. Perché all'epoca della bolla grossa, quella del 1998-2000, tutto era sopravalutato e molti cercavano di saltare sul treno mettendo su in fretta e furia aziende da quotare in borsa (cercando miliardi per se e guai per i risparmiatori). Oggi, la sopravalutazione riguarda semmai soltanto alcune aziende, come Google, che comunque ha un modello di business: e i piccoli tentano in generale di farsi comprare da quelle aziende. I risparmiatori rischiano solo se credono troppo in Google e simili (ma hanno anche motivi per crederci). Ma il contagio generalizzato che si è verificato nella bolla di fine Novecento non c'è più.
9:40:59 AM
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2007
Luca De Biase.
Last update:
1-12-2007; 10:19:43.
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