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Martedì, 9 gennaio 2007
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Steve Jobs
Oggi è stata una giornata notevole. L'approccio alla sala delle conferenze, faticoso. I modi della gente che si occupa del pubblico alla Apple sono meno che gentili. Molto meno. Anzi. Gli addetti della Apple che gestiscono la coda per entrare e controllano che non si telefoni durante il keynote di Steve Jobs sono al punto di incontro tra il servizio d'ordine di Lotta Continua e le guardie del corpo di Silvester Stallone. Non sono simpatici.
Le minimalia della vita quotidiana si affacciano alla mente mentre aspetti in piedi davanti all'entrata. Hanno detto: "Domani dovete essere alla sala delle conferenze alle 7:00, massimo 7:30. La conferenza è alle 9:00". Sono lì alle 7:30. Non lasciano entrare nessuno. Prima i vip. Si aspetta. Si aspetta. Pigiati. Fino alle 8:45. Le parole che definiscono quelli della Apple mentre passa il tempo peggiorano inesorabilmente... Si arriva alla sala delle conferenze e cominciano a rompere le scatole per far chiudere i cellulari. Il wifi è spento. Gli italiani telefonano, comunque. E scrivono con il palmare sui commenti del blog (avendo radio non potevo scrivere direttamente il blog...).
Quando arriva Steve Jobs il clima cambia. Si aspetta tranquilli, perché ha l'aria di avere una cosa da dire.
La cosa la sanno tutti gli appassionati. Lo vedo quanto se ne parla sul web. Mi hanno detto che ne ha persino parlato il tg.
«Oggi, qui, facciamo un po' la storia». Questo l'esordio di Steve Jobs. Per chi pensa che la storia si faccia con le piccole cose che diventano grandi innovazioni, quello che è seguito è stato all'altezza.
Prima gli annunci sulle vendite. «Due miliardi di canzoni vendute su iTunes. Un milione e 300 mila film in quattro mesi. Una stoccata a Zune di Microsoft («2% del mercato nel mese di lancio, novembre»). L'arrivo della AppleTv che porta senza fili al grande schermo televisivo i contenuti di iTunes, le foto e tutto quello che c'è in un Macintosh. E poi la notizia: «Ho aspettato questo giorno per due anni e mezzo. Molte persone vivono momenti come questo una volta nella vita, se sono fortunate. Noi della Apple siamo stati molto fortunati: nel 1984 abbiamo rivoluzionato il mondo dei computer, con il Mac, nel 2001, abbiamo cambiato per sempre la musica, con l'iPod-iTunes. Oggi cambiamo il telefono».
Ha ragione. L'iPhone non è altro che internet e il mac che prendono possesso del telefono. E' una svolta di quelle che si sentono. Ci vorranno da sei mesi a un anno prima che esca. Ma farà effetto.
Il punto è questo. Si sapeva da anni che internet doveva invadere il cellulare: non era successo finora a causa di un atteggiamento timoroso dei produttori tradizionali di telefonini e di un vero e proprio terrore degli operatori. Perché internet può cambiare molto il loro business. Ma ormai la situazione è matura. Durante il discorso di Jobs, sono apparsi sul palco sia Eric Schmidt, capo di Google, che Jerry Yang, fondatore di Yahoo!: gli internettari più importanti del mondo sono andati a rendere omaggio all'uomo che finalmente li porta sul serio sul cellulare.
Il problema?
Gli operatori. Accettare l'iPhone significa cambiare le offerte. Sbarazzarsi o quasi dei portali tipo iTim e Vodafone Live. Cambiare modello di business. Abbassare le pretese sui margini operativi. Gli operatori hanno resistito finora. E sono riusciti a tenere a freno i tentativi di innovazione di Nokia, Motorola o Microsoft. Ma non potranno resistere per sempre. E poi arriveranno gli operatori mobili virtuali anche in Europa. E questo avrà un impatto. Forte.
Intanto Jobs cambia nome alla sua azienda: non è più Apple Computer. Ora è solo Apple.
Ascoltando Jobs passa la rabbia per i modi dei suoi dipendenti. Perché quella gente lavora bene. E, come ha detto il cantante che ha terminato la conferenza, rende la vita più divertente.
Steve Jobs ha qualcosa in più dei suoi pari. Sogna sul serio e realizza sul serio. E' un artista, uno stilista, un ottimo capitano. Si esprime con la tecnologia, rendendola sintesi di idea e realtà.
Pensando all'affollamento di oggetti digitali in vendita, all'assalto del consumismo, al miliardo di telefonini venduti ogni anno si pensa: un ennesimo nuovo telefono non è necessario. Guardando questo oggetto si Jobs si pensa: è essenziale.
10:27:21 PM
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Rinascimento 2.0. San Francisco

Ne ho parlato un po' su Nòva dell'idea di Rinascimento 2.0. Una sorta di Medici Effect. Una sorta di collisione tra ricerca, innovazione e creatività. Che vibrano insieme generando strani effetti collaterali. Tipo l'idea di cambiare il mondo.

Stavo giusto dando un'occhiata a qualche libro che ho preso e alle descrizioni delle opere di Anselm Kiefer e Phil Collins che ho appena visto al Moma di San Francisco.

Il Moma è organizzato in modo didascalico. Prendono di petto la domanda del tizio che passa e dice: "come si fa a dire che questa è arte?"

E rispondono con un continuo rimando al fuori e al dentro dell'arte. Anche perché girando per la città c'è un'esposizione continua di un po' di tutto.

Tra l'altro mi domando: che cosa succederà alla passione della Francesca che disegna i fumetti?

Ma San Francisco non è Milano.

Anche perché a San Francisco ci sono le macchinette dei telefonini come a Milano ci sono le macchinette del caffè.

Il Rinascimento 2.0 meriterebbe un'ampia trattazione. Ma qui le ombre si allungano. E devo andare... Per me Steve Jobs è domani. Ma per il server di questo blog (e per il mio jet lag) è già oggi.

2:33:27 AM
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