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Un mondo con i confini aperti non sopporta le menti chiuse. C'e' un percorso comune che sta cambiando, insieme, economia, tecnologia, cultura e societa'? Sono sicuro che non vi aspettate delle risposte da questo blog...



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Martedì, 25 luglio 2006
 

Adamo Bove / 2

Un mistero italiano del 2006: possibile che sia destinato a restare irrisolto come quelli degli anni Sessanta, Settanta, Ottanta, Novanta del Novecento? Possibile che siamo sempre una colonia incapace di prendere in mano il proprio destino?

I servizi segreti, americani o sovietici, hanno fatto in Italia quello che hanno voluto, nel secolo scorso. Perché l'Italia li accoglieva come ha sempre accolto i barbari stranieri: un po' adottandoli, un po' lasciandoli fuori dalla vita quotidiana reale della gente locale, un po' subendone duramente le scelte importanti. E un po' giocando sulla loro forza per sostenere cordate locali nella piccola partita del potere all'italiana.

Finita la Guerra Fredda i servizi hanno continuato a funzionare nello stesso modo. Mantenendo le posizioni. Controllando. Seguendo la gente. Registrandone i comportamenti. Credendo di far bene il loro mestiere, i servizi hanno occupato posizioni chiave, per poter funzionare. I servizi italiani essendo sempre un po' autonomi da quelli americani e un po' no...

Quando trovano un intoppo, i servizi segreti tendono a volerlo eliminare. Quando un poliziotto aiuta la magistratura a svelare le loro trame, gli uomini dei servizi non sono contenti. Specialmente se questo infastidisce gli americani.

Può darsi che Tavaroli - il potentissimo capo della sicurezza Pirelli-Telecom capace di influenzare le nomine dei capi della sicurezza di diverse grandi aziende italiane - fosse convinto di operare per il bene del paese. Può darsi che Mancini, il suo amico dei servizi, credesse di lavorare per il bene del paese. Di sicuro gli americani non erano scontenti di loro.

Invece, non erano contenti che un magistrato potesse trovare le tracce degli agenti contando sull'aiuto di un uomo che aveva fatto il poliziotto, che aveva combattuto - vincendo un'importante battaglia - la camorra, che sapeva dove mettere le mani per scoprire le telefonate di chiunque, compresi gli agenti dei servizi segreti.

Venerdì scorso è morto Adamo Bove, capo della sicurezza di Telecom Italia. I giornali hanno seguito le indagini. Pare che alle 11.00 abbia salutato la moglie dicendo di essere stanco. E che alle 12.00 si sia buttato da un cavalcavia della tangenziale di Napoli, morendo nell'impatto.

Hanno tentato di tutto per far passare l'idea che fosse depresso. Hanno fatto in modo che si pensasse che si sentiva indagato e accusato. Non sappiamo che cosa abbia fatto e se ci sia qualcosa di cui pensava di doversi vergonare. Sappiamo che tutti quelli che lo conoscevano e frequentavano lo vedevano deciso e voglioso di battersi, come sempre, per la giustizia. E che la magistratura contava su di lui. Ora è morto. E qualcuno è contento.

Non noi.

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Un ricordo per Adamo Bove è qui.

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