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Sabato, 24 giugno 2006
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Nove mesi di Nòva...
Inizio due riflessioni. Ma mi propongo di farne un'abitudine qui sul blog. Questo inserto del Sole 24 ORE ha preso il posto di @lfa. Ma non lo ha sostituito.
Ho cominciato nel settembre scorso sui mille fronti aperti da un progetto ancora embrionale ma già molto ambizioso impostato dal direttore Ferruccio de Bortoli con Marco Magrini, inviato del Sole. Il caporedattore, Laura La Posta, è andata quasi subito in maternità. E io mi sono trovato a gestire una macchina notevole. L'ho fatto con passione.
Le parole chiave, all'inizio, erano "scienza, tecnologia, innovazione".
Ho cominciato chiamando i blogger che conoscevo da Paolo Valdemarin a David Weinberger. E spero che altri ne arrivino. Perché Nòva doveva essere parte della conversazione, non un'entità avulsa come i vecchi giornali.
Ho pensato ai filoni della nostra ricerca. Cercando tra le nanotecnologie, i media digitali, le biotecnologie, l'energia, i contenuti, le chiavi della prospettiva del giornale e i personaggi che ne sarebbero divenuti i protagonisti. Poi ho pensato ai titoli di prima pagina.
La serie mi fa ancora sorridere. Ve la riporto completa quando ritrovo tutti i numeri. Ma andando a memoria: La prova dei nove Ricordi elettrici Carpe ideam Facoltà creative Storie di ordinaria emergenza E la bolletta vien dalla campagna
Siamo andati dal tecnologico e dallo scientifico al caotico e creativo. Abbiamo tentato di unire le opportunità offerte dalle novità scientifiche e tecnologiche alla capacità di coglierle dei creativi, imprenditori o artisti che siano... Intanto, la redazione e i collaboratori si sono appassionati al progetto. Questo è stato l'aspetto più bello, credo. Non riesco a pensare di nominarli tutti, ma vorrei farlo con un abbraccio.
La tappa decisiva è stata la copertina Rinascimento 2.0. L'eroe era Leonardo che insieme fu uno scienziato, un inventore e un artista.
Da quel numero le parole chiave sono diventate: ricerca, innovazione, creatività.
La pagina di creatività e quella di community, in fondo a ogni numero, sono importanti. Molto. Spero che lo pensino anche i lettori.
La storia di copertina di giovedì scorso, dedicata al design, è stata possibile solo dopo questo percorso. Ma adesso che questo primo pezzo di strada è stato fatto, occorre andare avanti e in profondità. Superarci nella modestia del nostro mestiere giornalistico. Trovando sempre nuove idee nelle persone che ci ispirano. Bello. Davvero. Il mio desiderio sarebbe quello di saper ascoltare tutti e che tutti potessero partecipare. Ogni giorno che passa sembra più necessario fare un altro salto: scoprire un lato inatteso. So che devo ripartire dall'umiltà e coltivare lo stupore. Ci vuole un posto dove raccontare le domande e le curiosità quotidiane... Magari, per questo, riparto da qui... With a little help from my friends...
8:06:59 PM
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Marta Dassù organizza un dibattito sui media per Aspenia
MEDIAEVO. I giochi di parole si sprecano ormai sulla carta stampata (e ne sono un corresponsabile...). E' un intero volume di Aspenia, la rivista dell'Aspen diretta da Marta Dassù, è dedicato ai media.
Oltre ai dati e agli articoli informativi e opinionati (ce n'è anche uno che ho scritto io sul tempo mediatico), c'è un dibattito di direttori di giornali dal titolo (sempre stimolante da dieci anni a questa parte :-): "2050 la fine dei giornali?"
Ezio Mauro, direttore della Repubblica, ricorda che i giornali sono stati dati per morti tre volte negli ultimi cento anni ma sono ancora lì. Perché? "Penso che la ragione sia questa: il quotidiano non è un flusso, ma sta dentro il flusso e cerca di dominarlo, governandolo e gerarchizzandolo. Ogni giorno, nel suo comporsi, il quotidiano scarta dal flusso molte notizie e ne trattiene altre, con cui costruirà ogni volta una specie di cattedrale che assomiglia alla giornata che abbiamo attraversato. Per svolgere questa operazione, il quotidiano usa un criterio preciso: trattiene e presceglie le notizie che sono portatrici di senso. E questa ricerca di significato, da deposito di senso che c'è in una giornata, rende il giornale insostituibile".
Bella frase. Devo dire che la condivido.
Casomai mi domando: perché questa opinione non è tanto generalizzata da diventare un motivo di accesso ai giornali più generalizzato? Voglio dire: 25 milioni di italiani si informano con la televisione e 6 milioni comprano i giornali (vuol dire che una dozzina li sfogliano). Perché se c'è tanto bisogno di senso e se la tv non offre una risposta adeguata in termini di senso, perché i giornali sono letti così poco?
Forse perché costano? La freepress in effetti avanza. Ma anche perché è comoda: non solo non si paga, è anche lì a portata di mano passando per strada o entrando in metropolitana...
Ma dal punto di vista intellettuale, il ponte tra le forme diverse di generazione e fissazione del senso può essere fatto dai blog. Ecco l'ennesimo compito per la blogosfera... D'altra parte, se questo non lo fa il pubblico attivo...
Marta Dassù Ezio Mauro giornali
11:25:53 AM
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Luca De Biase.
Last update:
1-07-2006; 15:44:16.
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