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Domenica, 12 febbraio 2006
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Diffamazione: interpretazione restrittiva. Consolante...
Spiega il direttore del Domenicale, Angelo Crespi, su Criativity:
Sono abbastanza esperto di diffamazione perché me ne occupo per lavoro, insegnando nello specifico problemi giuridici e deontologici legati alla professione giornalistica. Il tuo caso mi sembra rientrare nel diritto di critica che è una esimente della diffamazione a mezzo stampa, prevista dallo stesso codice penale. Se tu esprimi un tuo giudizio anche fortemente critico, basta che non usi un linguaggio espressamente ingiurioso, la diffamazione non c'è. Diverso il diritto di cronaca che per sussistere come esimente deve rispettare alcune regole: per esempio la verità del fatto espresso, oltre che l[base ']interesse sociale alla notizia, e ovvio anche la continenza verbale. Per cui tranquillizati, critica fortemente chi credi, basta non dargli dell'idiota. Mentre se qualcuno ha dato dell'idiota a te, allora querelalo.
6:29:46 PM
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Diffamazione e blog. Interessante la discussione sulla diffamazione a mezzo blog. Akille fa un'ipotesi (la notizia da cui parte, peraltro, comincia con un prudente "sembra"). Criativity ne discute. A parte la notizia, tutta da verificare, il tema è di quelli che meritano molta, molta attenzione... Diffamare è sbagliato. Ma che cos'è esattamente diffamare? Di fatto, non c'è quasi limite alle possibilità di accusare qualcuno di diffamazione. E allora? Non è che va a finire che così si impedisce di parlare a chi non può permettersi di pagare un avvocato, mentre chi se lo può permettere avrà libertà di espressione? Vorrei davvero capirne di più...
12:25:00 PM
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Quasirete: una parola da Niccolò Carosio per il blog sportivo che va oltre lo sport.
«Quasi rete» disse una volta - o forse più di una volta - il radiocronista Niccolò Carosio, prima che la tv limitasse la creatività nella descrizione dei fatti.
La tv ha distaccato l'oggettività della visione dalla creatività della descrizione. Ma non ha impedito, anzi ha ampliato, la spettacolarizzazione della cronaca sportiva. I telecronisti che fanno il tifo sono sempre più ascoltati e caldi di quelli tutti statistiche e definizioni tecniche. Questo è un crinale che l'informazione deve conoscere: l'informazione dichiaratamente di parte, in un settore dove nessuno se ne lamenta troppo, ha diritto di cittadinanza e non è troppo discussa. In politica la questione appare diversa. Ma le riflessioni da fare non sono troppo dissimili.
Ma l'informazione sportiva è un settore centrale per lo sviluppo dei media. Il blog di Quasirete può contribuire alla consapevolezza del pubblico e di chi - giornalisticamente - lo serve. È un blog da seguire...
12:14:14 PM
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Gustavo Zagrebelsky discute della compatibilità tra cattolicesimo e democrazia
Su Micromega, 2/2006, un articolo di Gustavo Zagrebelsky è dedicato a rispondere a una domanda: la chiesa cattolica è compatibile con la democrazia?
«La chiesa cattolica» scrive Zagrebelsky «non ha mai aderito senza riserve alla democrazia né mai l'ha accettata come unico regime legittimo». Ma, sostiene il giudice della Corte Costituzionale, mentre all'epoca del Concilio Vaticano II la chiesa sembrava aprirsi di più alla democrazia, in questi ultimi tempi ha ripreso una strada non necessariamente compatibile, prendendo di mira direttamente il relativismo: «una parola che ha assunto nel linguaggioo dei due ultimi papi il valore di un anatema». Ma questo è un problema serio: «la democrazia è necessariamente relativistica perché si basa sulla libertà di coscienza di tutti i cittadini e nel riconoscimento della libertà di coscienza consiste il suo titolo maggiore di nobiltà». Il relativismo non è - dice Zagrebelsky - un pensiero secondo il quale ogni idea ha lo stesso valore di ogni altra e dunque nessuna idea ha valore; anzi, è un pensiero secondo il quale nessuna idea può essere imposta a chi ne ha un'altra.
Il tema è forte. Certamente molto forte. Tra l'altro serve anche per comprendere le relazioni tra l'islam e la democrazia.
Certo, la democrazia pone ogni idea sullo stesso piano di legittimità, purché... Purché chi la professa stia alle regole. Per la verità, la democrazia non può non avere qualcosa di assoluto. Richiede sempre una legge fondamentale che stabilisce le regole del gioco democratico per cui alla fine dal confronto di idee diverse viene fuori un sistema per decidere. Quella legge fondamentale, la costituzione, è a sua volta relativa: dura più delle leggi ordinarie ma si può modificare. E come storicamente si è visto si può modificare in modo legittimo o illegittimo. Se si modifica in modo legittimo, la costituzione precedente di fatto produce la successiva. Se invece la modifica avviene per via illegittima - rivoluzione, guerra, crisi, manipolazione dei media - un pensiero assoluto interviene nel cambiamento e si impone sulle altre persone. Insomma, una democrazia si riforma anche per via non democratica.
Se le religioni propongono la loro visione del mondo con i metodi democratici, mi appaiono perfettamente compatibili. Il problema è che - logicamente - se non riescono a imporsi per via democratica continueranno a perseguire la missione che si sono date, cercando di raggiungerla anche per via non democratica. Il pericolo che si attraversi la soglia non democratica è sempre presente. Anche se c'è una strada di salvezza: scoprire che la democrazia è il sistema più non violento che esiste per prendere decisioni; se il metodo non violento è quello che si appare compatibile con una religione, allora deve essere adottato senza riserve.
Come diceva Gandhi: «Il fine è nei mezzi come l'albero nel seme».
11:09:20 AM
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