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Domenica, 5 febbraio 2006
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Ancora sulla satira e gli islamici
L'esportazione della democrazia incontra un ostacolo imprevisto. Apparentemente, l'idea della democrazia è vista da alcuni - molti - islamici come una filosofia alternativa ai comandamenti dell'islam.
Se la democrazia decide di garantire la libertà di stampa e se un giornale - per quanto di cattivo gusto, se non in modo addirittura offensivo - pubblica delle vignette che raffigurano il Profeta Maometto, lo stato non può intervenire. Gli islamici invece pretendono che esista una legge superiore a quella stabilita dalla democrazia e che questa sia interpretata dai più accreditati interpreti del Corano: quanto costoro comandano deve essere imposto a qualunque popolo. Anche andando contro la legge democraticamente stabilita.
C'è un problema di interventismo negli affari interni di altri paesi. E c'è un problema ancora maggiore di opposizione alla proposta culturale, politica e pratica della democrazia. In nome di una legge superiore che tutto è salvo che democratica.
Le sanzioni imposte ai popoli che, seguendo la democrazia finisca col negare la legge coranica secondo i suoi autorevoli interpreti, lascino che un giornale esprima liberamente il suo pensiero sono la migliore dimostrazione che tra questo islam e la democrazia c'è un conflitto di fondo che non è lo scontro di civiltà, ma diventa - agli occhi degli integralisti - una vera e propria guerra di religione.
La nostra tolleranza non può nulla contro questa forma di intolleraza. Ci costringe ad affermare ciò in cui crediamo, anche se questo risulta in un'intolleranza di fronte all'integralismo altrui. Il pericolo che ne deriva è enorme. La guerra in Iraq non ne è certo un frutto - essendo stata decisa per motivi del tutto diversi - ma di sicuro finisce per alimentare questa forma di guerra di religione tra l'islam e la democrazia. Due interventismi, due imperialismi, si confrontano. L'Europa non può tacere: e non tace. Ma il nostro messaggio, in questa discussione, non può essere armato se non per difendere le ambasciate e le persone che dall'Europa si trovano nei luoghi dell'intolleranza o che in Europa siano esposte ai fanatici.
D'altra parte, accettare di perdere la democrazia per timore dell'integralismo islamico è impossibile. Come è contraddittorio affermare la democrazia con metodi non democratici. Solo la testimonianza della libertà e della ricchezza culturale che ne deriva può portare il giusto messaggio democratico nel mondo.
Che poi la gente che vive nelle democrazie sia consapevole dei limiti fondamentali dei loro sistemi politici non è altro che il frutto del pensiero democratico: la critica e il dibattito ne sono parte integrante, anche quando si rivolgono agli elementi fondamentali della convivenza civile. La democrazia non è uno stato di fatto: è un processo evolutivo. Non è una religione, anche se contiene una sorta di fiducia - se non di fede - nella possibilità della convivenza civile in base a regole accettate da tutti. Non è facile comprenderlo per chi non lo viva: come del resto non è facile per chi non viva nell'islam comprendere quella religione. Affermare la nostra posizione non significa negare quella degli altri.
Per questo si può decidere liberamente di non pubblicare delle vignette che offendono gli altri. Ma non si può accettare che gli altri impongano tale decisione, perché in questo modo si negherebbe la libertà e il processo di progressiva consapevolezza del valore delle esigenze altrui che la democrazia cerca di alimentare.
(Non stupisce che in Danimarca le manifestazioni degli islamici siano state organizzate con l'estrema destra. In comune - probabilmente - hanno l'antisemitismo. Ma gli europei che pretendono di poter manifestare liberamente le loro opinioni di estrema destra farebbero bene a essere più consapevoli della vere intenzioni dei loro alleati).
12:20:23 PM
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