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Un mondo con i confini aperti non sopporta le menti chiuse. C'e' un percorso comune che sta cambiando, insieme, economia, tecnologia, cultura e societa'? Sono sicuro che non vi aspettate delle risposte da questo blog...



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Mercoledì, 4 gennaio 2006
 

Cultural digital divide italiano e blog

Kurai commenta così il dato registrato dall'Istat sull'uso di internet in Italia.
Il digital divide italiano è soprattutto culturale. Non è una questione di denaro o di difficoltà di connessione: il 40,4 per cento degli intervistati senza accesso considera inutile connettersi all'internet, e il 31,2 dichiara di non esserne capace.

Ora, qui nei blog ce la cantiamo e ce la suoniamo su come è bella tutta questa conoscenza condivisa, su quanto siamo tutti più bravi, belli e intelligenti. E intanto la televisione lobotomizza tutti e il governo delle tre i ci lascia con due terzi degli italiani fuori dalla rete per incapacità o sfiducia nel mezzo.

A questo punto mi sembrano anche inutili i dibattitini sull'internet e la politica, perché è fin troppo chiaro che con un analfabetismo informatico così alto le preoccupazioni debbano essere altre. Volte soprattutto a muovere l'opinione pubblica verso un nuovo rapporto con l'informazione, più partecipato e attento, che richiede però un maggiore sforzo cognitivo.

Da cosa cominciamo?
Credo che Kurai trovi larghi e pessimistici consensi. Da molti punti di vista ha ragione. Perché, come altri, sottolinea la distanza tra l'ambizione e la realtà della bloggheria italiana. E come insegnano alla scuola di giornalismo della Columbia, un commento pessimistico è quasi sempre più interessante di un commento ottimistico.

È sicuramente sbagliato aspettarci dal mondo dei blog quello che non può dare. E se qualcuno alimenta ambizioni esagerate non fa bene, specialmente se lo fa per qualche interesse professionale, finanziario o aziendale. Ma teniamo presente che per molti di noi non è così: tendiamo piuttosto a buttare il cuore oltre l'ostacolo con generosità. E questa è sempre un'azione di qualche valore.

I blog non possono certo rispondere alla mancanza di abilità a usare internet. Casomai possono, in parte, generare qualche nuovo interesse intorno all'uso della rete.

Il problema è che come medium, la bloggheria è complicata da raccontare. Siamo abituati a pensare ai media come a sistemi di trasmissione di messaggi da pochi a molti: i produttori da una parte, il pubblico dall'altra. Ci sono autori, editori, antenne e sistemi di distribuzione, tutti controllati (per contratto o per tecnologia) dalle imprese mediatiche. E il pubblico è pensato come un insieme di target da colpire con prodotti confezionati per loro.

Nella bloggheria tutto è diverso. Il pubblico è il medium. La rete non fa che connettere gli uni con gli altri. I pochi lettori-produttori di ciascun blog medio sono tutti connessi, attraverso qualche link, ad altri piccoli gruppi di lettori-produttori, ai quali attribuiscono molta fiducia. Un messaggio in questo modo passa velocemente di tutta la bloggheria: e ogni blogger è insieme autore, lettore, antenna di trasmissione, certificatore, editore.

Siamo pochi, specialmente in Italia. Ma costituiamo un laboratorio di un sistema di media nel quale il pubblico non è separato dal contenuto ma ne è parte integrante. La critica, la fiducia, la credibilità, ne emergono completamente trasformate: migliori. La tecnologia non fa che rendere più facile la realizzazione di questa innovazione. E continua a farlo rendendo disponibili i linguaggi del video e dell'audio oltre a quello del testo e delle foto.

Un laboratorio non è un fenomeno compiuto. È un luogo di sperimentazione. Ma la bloggheria è un luogo di sperimentazione sull'argomento decisivo: la nuova visione del mondo mediatica.

Se è vero che dobbiamo trovare la nostra nuova missione, una volta finita l'era industriale e in attesa che cominci davvero la nuova era dell'informazione (siamo ancora in un'epoca intermedia dove l'informazione e la manipolazione si confondono un po' troppo), la strada è quella di trovare forme di narrazione sociale innovative. Che portino la società a ricompattarsi in un modo adatto alla nuova situazione. Nel libro qui accanto mi sono appuntato un po' di considerazioni in materia. Spero di aver fatto cosa utile mettendole a disposizione di tutti. Ma ci sto ancora lavorando.

Il tema: che cosa succede quando incrociamo il fenomeno della nuova economia della felicità e il fenomeno dei media partecipati? Ne emerge una nuova qualità della vita?

Da dove cominciamo, dunque, si chiedeva Federico Fasce, Kurai. Potremmo cominciare con raccontarci come vogliamo la società che stiamo di fatto costruendo. Con molta modestia. Ma con la consapevolezza che si innova anche se si sa di poter innovare...     

12:33:04 PM    comment [];


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