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Un mondo con i confini aperti non sopporta le menti chiuse. C'e' un percorso comune che sta cambiando, insieme, economia, tecnologia, cultura e societa'? Sono sicuro che non vi aspettate delle risposte da questo blog...



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Domenica, 4 dicembre 2005
 

Chiacchiere sulla tv, con Freccero, Mantellini, Pagani...

Alcuni amici hanno risposto al resoconto di un dialogo con Carlo Freccero che avevo riportato ieri. Riprendo integralmente i loro gentilissimi interventi per poi aggiungere due o tre considerazioni.

Massimo Mantellini: Luca, credo si tratti di un discorso molto interessante. Se posso esprimere qualche valutazione epidermica a me pare il punto fondamentale da discutere sia proprio quello che dicevi tu: cosa fare per dare maggiori possibilita' culturali a questo paese che ne ha bisogno piu' di altri? A me, se parliamo di mass media sembra che: 1 la TV sia l'unico medium che potrebbe moltissimo ma che fa pochissimo. La ragione fondamentale di questo mi pare banalmente imputabile alla occupazione pubblicitaria. Il veicolo non puo' essere due cose diverse allo stesso tempo. O vende pannolini o alfabetizza la parte del paese che e' fuori dai normali flussi culturali legati agli altri media. Fino agli anni 70-80 forse esisteva un qualche bilanciamento. Oggi si vendono solo moltissimi pannolini. 2 internet (oggi) e' all'estremo opposto: fa moltissimo ma puo' pochissimo. Perche' fa, sperimenta e lascia conversare un numero tutto sommato ristretto di persone. Perche' segmenta in base al reddito lasciando ai margini quanti ne avrebbero piu' bisogno. Perche' quando cresce molto (dsl, ultimi anni) cresce con le stesse dinamiche trasmissive dei vecci media (i portali, il P2P commerciale, il broadcasting, giu' fino alla prossima IPTV) La convergenza mille volte annunciata dai tecnologi che da noi significa prevedibilmente solo moltiplicazione dei canali trasmissivi per i medesimi contenuti. 3 I giornali poi mi paiono messi male. Non guadagnano lettori grazie ad autorevolezza (che in gran parte non hanno piu') o contenuti. Vendono pannolini per sopravvivere. Oggi hanno di fatto solo una residua funzione di controllo sul potere politico Ma e' unrapporto biunivoco per il resto sovraintendono alla selezione dei topics meno importanti. Che e' un po' pochino. Finisco dicendo che secondo me (ma so che si tratta di una opinione contestabile) c'e' un effeto nefasto da sommare a quello citato della centralita' della TV. Quello della telefonia mobile che con il suo enorme successo commerciale ha convogliato il desiderio di comunicazione degli italiani verso forme limitate e costose. Abbiamo pagato cara la possibilita' di parlare in mobilita' quando gli altri attorno iniziavano a cantare su Internet. saluti M.

Sebastiano Pagani: Sono d'accordo con te; lo strapotere della televisione è relativo (che detto così suona come un ossimoro). Ci sono ampie fasce che, per forza di cose, sono forzatamente escluse dalla fruizione del mezzo televisivo durante il giorno. Si può affermare abbastanza tranquillamente che circa il 50% della popolazione adulta non guarda la tv nel prime time...mentre nel resto della giornata questa percentuale è molto superiore. Dall'altro lato però bisogna rilevare come la presenza della tv si sente anche quando non c'è; i discorsi da bar di cui parli, così come i discorsi sui treni dei pendolari ecc..., sono dettati dal mezzo televisivo. La mia impressione è che sia quel 50% (o meno) della popolazione adulta che ha acceso la tv la sera prima a dettare l'agenda del discorso (ad alimentare il passaparola), non gli altri. In treno non ho ancora sentito una discussione nata da una denuncia fatta su un blog. Forse è di questo che parlava Freccero. I discorsi fatti sui blog per ora si replicano su altri blog, o al massimo su canali tv estremamente specializzati (come eTV/DigiTalk).

I due interventi sono accomunati dalla chiara percezione dell'importanza qualitativa dei blog e della loro relativamente bassa importanza quantitativa.

Le considerazioni che ne emergono sono giustissime. Ma ci tengo a sottolineare che i blog non sono nulla di particolare: semplicemente sono un rafforzamento e una liberazione delle varie forme di passaparola, crocchio, minieditoria locale che hanno sempre costituito il vero contesto delle forme editoriali più grosse. Il contesto è più grande del contenuto, ma il contenuto si fa notare di più. La stessa televisione, dicevamo, è importante ma il contesto è più grande: il maggiore successo recente, Celentano, dicevamo, ha raggiunto 12 milioni di persone, il contesto era composto da 45 milioni di persone che facevano altro e comunicavano con altri mezzi (direttamente fisici o mediatamente tecnologici).

Il contesto delle chiacchiere tra pochi, intrecciate fino a diventare una rete globale, rese più veloci, efficienti ed ecumeniche dai blog, rese più costose, comode e divertenti dai telefonini, è pur sempre un fenomeno più ampio di quello della televisione. Come del resto dimostra il fatto che il fatturato della intera Mediaset è più piccolo del semplice cash flow della Telecom Italia...

Fatte le debite proporzioni, niente può contestare il fatto che la tv sia importante e che questa sua centralità vada superata. Il meccanismo unilaterale della comunicazione televisiva ha effetti impoverenti, dal punto di vista culturale, se non è corretta da altre forme di comunicazione più attiva per il pubblico. E in effetti, le correzioni stanno emergendo.

I blogger impegnati, che studiano e scrivono, non saranno forse mai un fenomeno di larghissima massa. Però sono un laboratorio di opportunità. Faranno il loro piccolo ma costruttivo effetto.
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