La convergenza siamo noi
La convergenza siamo noi. Siamo noi, il pubblico, a essere un sistema di comunicazione integrato. E analogico. Siamo noi che attraversiamo i diversi media, ricevendo e rilanciando i messaggi senza cambiare tecnologia. La convergenza digitale, invece, quella prevista fin dalla metà degli anni Ottanta da Nicholas Negroponte, che su quell'intuizione ha costruito il MediaLab al Mit, stenta a realizzarsi.
I media tradizionali difendono la propria diversità: organizzati in filiere verticali, dalla produzione alla distribuzione, cercano di controllare il modello di business per non perdere valore aggiunto e identità. Ma i media digitali inducono una riorganizzazione del sistema in specializzazioni orizzontali, per contenuti, piattaforme di distribuzione e strumenti di accesso.
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Il modello dell'integrazione verticale ha spinto gli osservatori, gli editori e i pubblicitari, a consideare il pubblico come un insieme di "pubblici" separati: Auditel, Audiradio, Audipress, insomma i vari sistemi di rilevazione dei media tradizionali, hanno fatto a fette il pubblico, considerando le persone solo nei momenti in cui fruiscono di un particolare medium.
Ma il pubblico siamo noi, persone intere, immerse nel nostro tempo analogico: e sappiamo che nessuno ci fa a fette. Siamo sempre noi quando vediamo la tv, quandoguidiamo con la radio accesa, quando navighiamo nell'internet. Il pubblico è strutturalmente crossemediale: eppure i media sono pensati e valutati in base a dati che non ne tengono conto.
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Man mano che i media impareranno a pensarsi come parte dell'insieme crossmediale, favorito dalla digitalizzazione, l'unità di studio potrebbe diventare il tempo di esposizione ai media nell'insieme. In questo modo, alla crossemedialità strutturale del pubblico corrisponderebbe un'aanalisi statistica adeguata.
Da Nòva24, 1 dicembre 2005
11:22:45 PM
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