L'uso scientifico dell'allarme non è scientifico
«I farmacisti italiani, presieduti da Giacomo Leopardi, vendono le loro brave dosi di vaccino contro l'influenza, quest'anno in quantità superiori al solito, e secondo un sondaggio della Swg l'11% degli acquirenti ritiene di ottenerne una protezione anche contro l'aviaria.
Intanto, Guglielmo Marconi, l'avvocato dell'Avitalia, l'Associazione degli allevatori avicunicoli, ha presentato un esposto-querela contro ignoti alla procura della Repubblica di Teramo per procurato allarme, citando una campagna mediatica che starebbe, secondo l'accusa, "mettendo in ginocchio il settore avicolo italiano". Ci sono, in proposito, dati sconcertanti: 60% di calo delle vendite di carni bianche e uova in Italia.
Allarme scaccia allarme.
L'informazione scientifica sta sviluppando una nuova formula narrativa: dopo la notizia e l'approfondimento, c'è l'allarme. Lo si lancia per far passare una notizia e per spingere all'azione chi di dovere. Poco importa se la notizia ne esce distorta.
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Il problema è che di fronte all'allarme non è possibile verificare la qualità delle notizie. Il conformismo strutturale dei giornali, che non possono permettersi di passare sotto silenzio notizie pubblicate dagli altri giornali, è un meccanismo perfetto per la diffusione deglii allarmi.
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Il problema è che la tecnica dell'allarme è copiabile. E si può applicare a molti settori. Tanto che si diffonde. Fino a generare un sistema competitivo degli allarmi: un terreno sul quale si apre una nuova forma di concorrenza come quella che vediamo in questi giorni tra gli allevatori di pollame e l'industria dei vaccini. La verifica, vecchio arnese del giornalismo, a questo punto, dovrebbe tornare di moda»
Pubblicato oggi su Nòva, il Sole 24 Ore.
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