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Un mondo con i confini aperti non sopporta le menti chiuse. C'e' un percorso comune che sta cambiando, insieme, economia, tecnologia, cultura e societa'? Sono sicuro che non vi aspettate delle risposte da questo blog...



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Mercoledì, 9 novembre 2005
 

Cinema e telefonini: secondo Mantellini. Bell'analisi e bel dibattito.

Il tema vero non è la concorrenza che il microschermo del cellulare può fare alle sale. Il tema è la concomitanza dell'uscita di un film su diverse piattaforme. Le finestre temporali che hanno salvaguardato artificialmente le sale, differendo le uscite dei dvd e poi della tv, non stanno più in piedi a causa dello scambio gratuito di film online appena usciti. Le finestre saltano. Ma non c'è un modello di business alternativo che sfrutti le opportunità offerte da un approccio crossmediale. Ci dovranno pensare i registi più innovativi.
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Ho fatto una domanda a Sabino Pezzotta

Ieri sera ho incontrato Sabino Pezzotta, segretario nazionale della Cisl. Era una cena con molte persone più qualificate di me. E non c'è dubbio che le mie domande fossero più ingenue di altre. Ma vi racconto lo stesso una mia piccola scoperta.

Gli ho detto: «Venendo qui mi domandavo se lei è un innovatore o un conservatore...». Mi ha interrotto dicendo significativamente: «Tutte e due le cose...». Ho proseguito sorridendo dell'ammissione: «Secondo lei l'Italia è un paese in declino o un paese che attraversa come altri una transizione dal sistema industriale a quello post-industriale. La prima idea è stata sostenuta recentemente soprattutto a sinistra. Ma impone un approccio conservatore: se siamo in declino, l'unica cosa da fare è tenere il presente il più a lungo possibile. Se invece siamo in transizione, l'unico modo per trasformare la crisi in opportunità è innovare».

Ha risposto con interessante sincerità: «Faccio fatica a pensare all'Italia come a un paese in declino. Lo siamo dal punto di vista demografico. Ma non lo siamo per altri versi. In realtà stiamo attraversando la grande trasformazione. Il problema è che non si può innovare senza tentare di evitare la precarizzazione delle persone e senza garantire un po' di sicurezza».

È chiaro che nessuno fa il sindacalista per realizzare un progetto conservatore. Ma è anche chiaro che dopo un po' gli obbiettivi di conservazione si fanno largo nella mente dei sindacalisti. Non possono innovare se questo va a danno delle categorie che rappresentano. O almeno questo è quello che pensano.

In realtà, se la visione della grande trasformazione da paese industriale a post-industriale è condivisa davvero, allora non c'è che da innovare. Perché conservando non si fanno gli interessi veri delle categorie rappresentate, ma le si illudono solamente di poter mantenere la situazione attuale il più possibile invariata.

Ma soprattutto occorre articolare un progetto coerente con quella visione e che dimostri che il futuro può essere migliore del passato. Non in termini di accumulazione di risorse, di crescita o di aumento degli stipendi e dei consumi: in termini di qualità della vita e delle relazioni, la vera ricchezza di cui oggi avvertiamo la mancanza e la vera strada sulla quale ci possiamo incamminare con uno spirito costruttivo. Se ne parla nel libro che ho pubblicato qui nel blog...
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