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Un mondo con i confini aperti non sopporta le menti chiuse. C'e' un percorso comune che sta cambiando, insieme, economia, tecnologia, cultura e societa'? Sono sicuro che non vi aspettate delle risposte da questo blog...



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Giovedì, 13 ottobre 2005
 

Il nuovo concetto di tempo mediatico

L'analisi dei media è sempre stata impostata sulla base di un'idea del sistema mediatico come insieme di strutture integrate verticalmente. Si studiava l'audience della televisione e della radio, la diffusione e la readership dei giornali, l'accesso a Internet e così via. Oggi questo approccio è superato dai fatti.

Perché la gente di fatto accede ai contenuti attraverso diversi media in una prospettiva crossmediale. Sovrappone media diversi, tenendo la tv accesa mentre legge il giornale, oppure sentendo la radio mentre consulta il Web. Oppure accede agli stessi contenuti usando media diversi: e per esempio segue il calcio con il videogoal del telefonino, la radiocronanca, il dibattito in tv, i commenti sui giornali, l'aggiornamento dei risultati e il background sul Web. Questa crossmedialità è sempre più diffusa, ma non viene percepita dai sistemi di rilevazione tradizionale.

In secondo luogo, c'è una differenza che non viene percepita tra coloro che nel pubblico interagiscono con i programmi e coloro che li subiscono senza fiatare. Si interagisce molto con il Web facendo un blog, si interagisce leggermente con la tv mandando un sms a un reality show. Oppure non si interagisce. Ma i dati tradizionali non si accorgono di questo.

In terzo luogo, c'è una differenza tra i media, i contenitori e i contenuti credibili e quelli che sono vissuti come poco credibili. Ogni messaggio cambia di significato nei contesti più o meno credibili.

E' urgente arrivare a una nuova forma di analisi dei media che tenga conto di questi fenomeni. Altrimenti ci troveremo sempre di fronte a una società che non possiamo comprendere. E che ci stupisce, in bene o in male, per i suoi comportamenti e per l'elaborazione delle idee sulle quali si costruisce un consenso diffuso.
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La concentrazione nei media

Assistiamo a un fenomeno ambiguo nel settore dei media.

Da un lato, i colossi avanzano e sembrano acquistare sempre più potere. Dall'altro, le nuove iniziative mediatiche si moltiplicano. E come conseguenza resta irrisolta la domanda: «Aumenta o diminuisce la libertà di espressione e di informazione in Occidente?»

Due leggi opposte sembrano governare il settore:
1. L'"effetto-rete" fa vincere i primi della classe e concentra l'attenzione e le risorse sulle compagnie mediatiche che hanno conquistato le prime posizioni nella classifica di settore
2. L'"effetto-coda-lunga" genera lo spazio di attenzione e di risorse per una miriade di contenuti di nicchia.

Su Internet, si dice, chi vince piglia tutto. Ma su Internet, i bestseller hanno una quota di mercato minore di quella che conquistavano nel mondo precedente. Il primo effetto è dimostrato dalla fine di centinaia di portali e dalla sopravvivenza dei soli più grandi. Ma Amazon prova la "coda-lunga": un tempo, i primi cento libri producevano il 90 per cento del fatturato delle librerie fisiche; oggi i primi cento bestseller producono solo il 40 per cento del fatturato che Amazon trova con la vendita di libri.

Ma forse l'ambiguità è solo apparente. Il pubblico sta decretando una sorta di crisi dei media tradizionali. Non è più fedele ai vecchi giornali e alla tv. Diventa attivo, fa i suoi blog, scarica musica gratis o a basso costo comprando anche le canzoni meno di massa. Per i grandi media questa è una situazione di crisi: ed è normale che in una situazione di crisi, le aziende tendano al consolidamento. Ma il pubblico attivo è anche responsabile della nascita di una grande quantità di alternative, che si sintetizzano in una sorta di medium partecipato innnovativo.

La sintesi storica è ancora di là da venire. Anche perché starà alla responsabilità dei protagonisti dell'informazione interpretare il fenomeno per cogliere le opportunità che offre all'aumento della libertà.
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