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Sabato, 27 agosto 2005
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Beppe Caravita su informazione e blog
Da leggere. Pieno di suggestioni. Il tema è infinito, ma bisogna pur cominciare a lanciare seriamente delle sonde esplorative... Ecco un estratto:
«La rete, con la sua carica informativa istantanea, non è tutto. Con l'andare del tempo, della scrittura di questo blog, e del mestiere che faccio comincio a rendermi conto che viviamo in uno spazio informativo ormai a tre dimensioni:
1) La rete che chi fornisce le notizie base dirette, ufficiali (testate online) e meno ufficiali (siti di organizzazioni, blog, siti alternativi...) su cui orizzontare il proprio quadrante
2) Le testate giornalistiche tradizionali, su carta, oggi tendono sempre più ad offrirci approfondimenti, analisi, direzioni di tendenza, discussioni e possibilità. Ieri il Sole-24 Ore ci ha offerto un documento chiave sulla vicenda Fazio (il rapporto degli ispettori Clemente e Castaldi), oggi, tanto per dire, Il Sole, il Corriere e la Repubblica si allargano sul problema politico generale della riforma di Bankitalia. Tema che sulla rete non si trova.
3) Il mix tra notizie ufficiali e non e food for thinking dei quotidiani e della carta comincia a generare la produzione di opinioni creative sugli spazi di riflessione liberi esistenti sulla rete. Non sono in grado di valutare ancora (e credo sia molto difficile per chiunque) quanto capaci di effetti di retroazione (influenzare la stampa ufficiale) stabili, propagative, di impatto reale siano tali opinioni sul sistema, sia esso culturale (costumi, valori) sia politico (sulle scelte e sulle direzioni)».
12:25:17 PM
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Ratzinger: un errore la Guerra in nome di Dio
Il papa a Colonia questa settimana ha detto, riferendosi alle guerre combattute in nome della religione (e correttamente pensando sia al terrorismo islamico sia alle crociate cristiane): «Il ricordo di questi tristi eventi dovrebbe riempirci di vergogna, ben sapendo quali atrocità siano state commesse nel nome della religione. Le lezioni del passato devono servirci a evitare di ripetere gli stessi errori».
Ma il passato è raramente una lezione. Di solito la lezione viene dalla ricerca dedicata a conoscere il passato e comprenderlo fino il fondo. Le crociate non furono errori: furono il macabro, orribile frutto di un sistema di potere europeo che emergeva, attorno al Duecento, espansionistico e brutale che trovava nella crociata uno sbocco. E il terrorismo islamico è a sua volta il frutto di un complesso sistema politico nel quale i progetti più ambiziosi dei leader si mescolano alle forme più mafiose di controllo del territorio attuate dai capibanda locali.
Non sono errori.
E l'uso strumentale che quei sistemi politici hanno fatto della religione dovrebbe darci una mano a interpretare correttamente che cosa sia la religione e quale lungo percorso di redenzione debba compiere per assolvere davvero al suo compito. Del resto lo ha detto anche il papa: «È consolante il fatto che esista la zizzania nella Chiesa: con tutti i nostri difetti possiamo tuttavia sperare di trovarci ancora nella sequela di Gesù, che ha chiamato proprio i peccatori». Insomma: più che un errore, la crociata, è un peccato. Di fronte al quale emerge la speranza di salvezza.
10:00:05 AM
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Luca De Biase.
Last update:
2-09-2005; 11:48:39.
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