La privatizzazione del potere politico
Le vicende che in questi giorni stanno sconvolgendo il palcoscenico del capitalismo italiano indicano un cambio di registro. In peggio.
All'epoca in cui aiutavo il compianto Marco Borsa a scrivere Capitani di sventura il capitalismo italiano appariva debole per via della continua tentazione di privatizzare i profitti e statalizzare le perdite. I grandi capitalisti che dopo un po' di strada imprenditoriale trovavano il modo di appoggiarsi allo stato erano un freno allo sviluppo del mercato italiano da molti punti di vista. Ma adesso si direbbe che si stiano preparando tentazioni ancora più cupe.
Perché i politici sono entrati in gioco in modo esplicito. I capitalisti che vanno di moda al momento e i vecchi maestri (così Borsa descriveva Carlo De Benedetti) sembrano tranquilli nell'accordarsi con i politici per la spartizione di risorse finanziarie e iniziative di potere. E poiché le cronache di questi giorni citano tutti insieme tra i protagonisti delle vicende più imporanti Massimo D'Alema, Carlo De Benedetti, Silvio Berlusconi, Luca Cordero di Montezemolo e così via, anche i media non se ne stupiscono più di tanto. O forse sì: visto che il Corriere cita in una breve che Marco Tronchetti Provera ha incontrato ieri Gianni Letta. Senza però ipotizzare alcuna interpretazione del fatto.
Se non si violano le leggi non c'è problema. Il potere ha le sue regole. Offre i suoi vantaggi e le sue pene. Ma la situazione italiana però è sempre più quella di un paese diviso in due: da una parte milioni di imprese che lottano, inventano, soffrono e vanno avanti; dall'altra una classe dirigente che non fa che giocare a risiko con tutto quello che c'è di grosso in Italia. Il nuovo fondo di De Benedetti e Berlusconi (e altri big) investirà in aziende medie, promette il Maestro. Ma lo farà con la mentalità dell'imprenditore o con quella dello speculatore? Se l'esperienza conta qualcosa, la risposta è facile.
7:25:31 PM
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