Che settimana, però...
Tre fatti: tre aggiustamenti di rotta per le strategie globali dei maggiori concorrenti dell'Europa nel mondo.
1. Il progetto del califfato - con i terroristi che attaccano gli occidentali per costruire il loro potere sui musulmani - ha colpito dove fa più male, questa settimana. In Egitto, nel luogo dal quale l'antico paese estrae il turismo come fosse petrolio... Il califfato è il dominio di un ceto dirigente unico su tutto l'islam. E come tale punta a cambiare i poteri politici attuali di mezzo mondo con qualcosa di unitario. Il progetto non riuscirà. Ma i terroristi lo usano per legittimarsi: sono come mafiosi che consolidano il loro potere sulla società che sfruttano sostenendo di essere difensori dell'antica legalità contro gli invasori piemontesi...
2. La Cina ha mosso un dito sul fronte valutario. La sua moneta, lo yuan, non è più legata completamente al dollaro. Fluttua rispetto a un paniere di valute. Euro compreso. A questo punto il progetto cinese prenderà un passo diverso: non più solo espansionismo accelerato per via di esportazioni, ma anche consolidamento degli investimenti stranieri in Cina e aumento dei consumi interni. Del resto, pagare il petrolio diventerà più facile.
3. Condy Rice è andata improvvisamente in Libano per supervisionare il processo di democratizzazione del paese... Ma esattamente che cosa è andata a fare non si sa. E' in questi casi che succedono le cose più rilevanti, nel bizzarro mondo della diplomazia...
Libertà di espressione: fuori moda
Se a esprimersi liberamente sono i sostenitori della necessità di annullare la civiltà occidentale con le bombe dei kamikaze, la libertà di espressione diventa un problema per la democrazia che la difende.
Finora la libertà di espressione era legata alla necessità di consolidare il dibattito all'interno della società democratica occidentale e di preparare il necessario compromesso politico. Ma con le alternative di sistema, come si può dialogare? E se non si può dialogare, perché garantire al nemico la libertà di parola? In guerra la libertà di espressione soffre sempre molto. Si può sospettare che questa storia sia in fonto nient'altro che l'ennesimo sfruttamento del nemico interno da parte di un sistema di potere per aumentare il controllo all'interno... Ma in realtà è difficile dubitare che la predicazione faccia davvero parte dell'organizzazione terroristica. E' un problema vero e grosso. Anche perché non possiamo rinunciare al principio della libertà di espressione: sarebbe la vittoria dei nostri nemici.
Thomas Friedman, opinionista un po' ondivago del New York Times, propone di battere l'abuso della libertà di espressione operato dai predicatori di morte informando pienamente l'opinione pubblica sui luoghi in cui si trovano e tirandoli fuori dal segreto nel quale si muovono. Informazione contro espressione insomma. L'idea potrebbe essere approfondita... Dice Friedman: i predicatori scoperti spesso ritrattano o abbassano il tono delle loro rivendicazioni. E' una tattica. Ma chi la applica deve impedire che parta per vie laterali una nuova stagione di caccia alle streghe...
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