Ritorno... fisico e tematico: ancora su blog e giornalismo
... beh certo, sono stato in vacanza. Questo non significa che non abbia lavorato... Qualche giorno fa ho segnalato sulla Stampa uno studio di Euro Rscg Magnet sul rapporto tra giornalisti e blog. Mica male. Ho visto che lo ha ripreso anche Enrico Bianchessi.
Dice lo studio, tra l'altro, che:
- solo l'1 per cento dei giornalisti americani ritiene i blog credibili...
- ...ma quasi un terzo dei giornalisti americani usa i blog quotidianamente per lavoro
Ci trovano idee e spunti che, dicono, poi vanno a verificare.
A parte la discutibile valutazione sulla credibilità (una qualità che anche noi giornalisti possiamo ancora sviluppare...), la relazione mi parrebbe sana, in linea di principio: i blogger scrivono e propongono fatti e idee, i giornalisti applicano un metodo trasparente per dare notizie verificate... E allora che cosa c'è che non va?
C'è che una parte della distanza tra giornalismo e pubblico attivo che si esprime nei blog è artificialmente mantenuta in piedi per proteggere una sorta di potere editoriale. Ne parla Leopoldina Fortunati su "Problemi dell'informazione" commentando la vicenda dei forum e delle varie forme di interazione aperte dai giornali online a favore del pubblico: «i giornalisti chiaramente mostrano di voler mantenere le distanze dal pubblico. Nel complesso la struttura delle testate e il rapporto di potere tra i giornalisti e i lettori non sono stati messi in discussione». Da un certo punto di vista, questo significa per Fortunati «che non c'è sufficiente democrazia per creare un'opinione pubblica». Da dall'altro lato, aggiunge, che «si fa molto spesso l'errore di far coincidere l'utilizzazione dei media con la nozione di cittadino». La distinzione invece va mantenuta: la nozione di cittadino è definita da un insieme di diritti e doveri, quella di lettore è tradizionalmente definita dalla pratica di consumare un prodotto editoriale. Da qui una situazione che difficilmente può cambiare solo per la spinta innovativa dei giornali. E da qui l'osservazione che Fortunati correttamente propone di una forma di interazione che fa emergere nei forum dei giornali più un "io minimo" che un'identità forte di cittadinanza, e più un'idea di comunità che di società.
Ma questo significa che la Rete ha tradito le aspettative? No: significa che i giornali fanno il loro mestiere, che è prima di tutto quello di gestire un pubblico - e una pubblicità - pagante, e tentano di farlo anche quando sono online. Le conseguenze democratiche di una forte vitalità giornalistica sono innegabili, ma non si può pensare che tutta la vitalità democratica dipenda dai giornali. Il fenomeno dei blog è una risposta ancora iniziale ma molto significativa: la ridefinizione delle relazioni non poteva che avvenire in una forma diversa da quella dell'apertura - calata dall'alto - dei giornali tradizionali e doveva invece essere sospinta da un fenomeno di tipo "bottom-up". Il software dei blog ha aperto una strada. Il fenomeno ha fornito la dimostrazione di un bisogno. La relazione tra giornali tradizionali e Rete deve ancora mostrare tutte le sue conseguenze. I giornali migliori saranno quelli che si sapranno adattare alla nuova situazione e sapranno ascoltare i lettori non solo nei forum predisposti nelle loro pagine online, ma anche partecipando alle discussioni che i lettori si gestiscono autonomamente.
10:08:12 AM
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