La Cina è nella nostra vita. Facciamocene una ragione. Senza paura
Federico Rampini
Il secolo cinese
Mondadori, 2005, 350 pagine, 15.00 euro
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... Stavamo dicendo...
Hong Kong è come Giano Bifronte. Potrebbe sembrare che una faccia sia l'entrata in Cina per gli occidentali e dall'altra sia l'uscita verso l'occidente per i cinesi. Più ambiguamente: da un lato è il passato, dall'altro il futuro. Ma con il boom economico cinese e il suo perdurante problema politico, non si sa più quale sia il lato che guarda avanti e quello che guarda indietro. Economia e politica si scontrano ancora una volta in Cina: in passato si sono date il cambio per costruire la grandezza di questo popolo antichissimo e che oggi, sbagliando, pensiamo sia giovane.
Zhong-guo! Il nome della Cina, in cinese, è il suo perenne programma globale: significa "centro del mondo".
Non ci sono più solo gli Stati Uniti. La Cina è una superpotenza globale. Armi atomiche, missili, economia possente, riserve monetarie tali da tenere in scacco il governo americano, ambizioni illimitate, pragmatismo, strategia raffinatissima. E un sistema ancora dittatoriale. La sua visione del mondo è necessariamente imperiale: il suo fabbisogno di materie prime necessarie per saziare la fame immensa delle sue attività produttive e dei suoi nuovi consumi è già diventato una questione strategica in tutto simile a quella che vivono gli Stati Uniti; la sua gigantesca forza militare è uno strumento che sta cominciando a usare, non fosse altro che per minacciare Taiwan nel caso si proclamasse indipendente, e che convince il Giappone, storico nemico, a riarmarsi; la sua colonizzazione del mondo è palese, originale e vincente, dall'Indonesia, produttrice di petrolio, a Singapore, potenza finanziaria, da San Francisco capitale della cultura tecnologica, a Prato e a diversi altri distretti industriali incastonati nella vecchia Europa. La società cinese si espande nel mondo con i suoi lavoratori senza diritti e i suoi capitalisti senza remore, capaci di accumulare ricchezze immense e di occupare posizioni strategiche ovunque. Seguiranno le multinazionali cinesi in via di formazione e di consolidamento manageriale.
È soltanto naturale che sia così: la Cina è un'eterna candidata al ruolo di più grande economia del mondo. Si è aperta al mondo conquistando l'oceano Indiano in un soffio nel Quattrocento, si è richiusa inseguendo fantasmi tutti suoi ma senza perdere un millimetro del suo enorme potenziale. Soltanto la rivoluzione industriale e l'epoca del colonialismo l'ha trasformata in una landa impoverita per un paio di secoli. Ma l'intervallo da attore non protagonista è finito.
Prenderne atto per noi è prima di tutto guardarci allo specchio. Anche noi siamo convinti di essere il centro del mondo.
È un pensiero che dobbiamo superare e che dobbiamo indurre i cinesi a superare. Perché sul pianeta non c'è spazio per due centri. E una guerra tra due parti del mondo tanto importanti, interconnesse e potenti, sarebbe una devastazione senza precedenti.
Ce ne lamenteremo, dei cinesi. Ma i cinesi ci tengono bassa l'inflazione e ci sfidano a migliorarci. Ci prendono e ci danno, come noi dobbiamo fare nei loro confronti.
Con una speranza fondamentale che loro non possono coltivare: la loro società sta evolvendo e si sta differenziando, viaggiando e aprendosi al resto del mondo: quindi maturano le condizioni perché quella società chieda e nel tempo ottenga una maggiore libertà di espressione, premessa fondamentale della democrazia. Solo allora si potranno creare condizioni per una pace duratura. Inutile farci dei nemici tra i cinesi: molto meglio farli amici e indurli a sognare la libertà. Sarebbe la nostra - e la loro - vittoria.
E per quello che ho visto, Hong Kong è una città da tenere d'occhio per tutto questo.
Federico Rampini ha scritto un ottimo libro in proposito: quelle che per me sono impressioni, per Rampini sono frutto di una profonda e ampia ricerca. Persona in gamba, Rampini. Anche se lui non si può ricordare di me, l'ho conosciuto quando era il capo della cellula del Pci alla Bocconi. Vestiva alla Gramsci e fumava a catena. Ed era una testa molto fina. È uscito dal mio stesso corso, Discipline Economiche e sociali, e ha lavorato inizialmente a Rinascita, il settimanale del Pci. Poi il Sole 24 ore e Repubblica. La sua carriera di giornalista è un trionfo. E il suo "Secolo cinese" va letto.
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