Mamma li cinesi...
Bella domanda: «Forse dovrei smettere di comprare i jeans dai cinesi per boicottare le loro aziende che trattano male i lavoratori, inquinano e non seguono standard di civiltà pari alle nostre?»
Questa è una condanna: bisogna avere opinioni su tutto. E non è sempre facile. Mi piacerebbe un confronto più ampio sulla questione cinese, che sta diventando sempre più complessa per gli occidentali e gli italiani.
Ecco la mia risposta:
1. Il primo compito dei consumatori è acquistare merci utili e di buona qualità al prezzo migliore. Lo facciano, comprino le merci vendute dai cinesi se sono di buona qualità, e daranno il segnale giusto a chi di dovere: cioè ai politici, agli imprenditori, ai sindacati, alle organizzazioni dei consumatori. Ma non si lascino manipolare dalla comunicazione di chi li vuole spingere a spendere di più per merci più costose solo perché sono vendute da italiani. I capi firmati, le merci di grande qualità, i prodotti del nostro design si devono difendere con la qualità e convincere con le idee: fino a quando le regole del gioco sono quelle attuali.
2. Questo non significa che non si debba fare nulla dal punto di vista politico (significa solo che non è il compito dei consumatori ma delle organizzazioni politiche, sociali, culturali, sindacali). Escluderei i dazi, perché il loro effetto è già noto: aumentano il prezzo dei beni che fanno concorrenza ai nostri, innalzando il profitto dei nostri imprenditori, ma non determinano nulla sul piano degli investimenti dei nostri imprenditori, dell'occupazione o dell'innovazione. Non si deve parlare di dazi protezionistici ma eventualmente di incentivi per indurre gli imprenditori a scegliere di competere piuttosto che di ritirarsi con i soldi accumulati finora a fare i rentier (questo rischio per le aziendine familiari è sempre più preciso).
3. Il vero confronto però è di sistema e la politica europea deve evolvere idee che per ora non si vedono per spingere la Cina verso scelte compatibili con una convivenza pacifica con l'occidente. Inquinamento, diritti dei lavoratori, libertà di espressione e di partecipazione politica, aggressività militare nei confronti dei paesi confinanti, sono argomenti di dibattito sui quali dovremmo tentare di avere influenza sulle scelte cinesi.
Alla base di questa evoluzione c'è una presa di coscienza. Per la prima volta da alcuni secoli, l'occidente si confronta con un competitore in tutto e per tutto alternativo: come l'occidente, la Cina si ritiene il centro del mondo, come l'occidente la Cina vuole colonizzare il mondo e come l'occidente la Cina funziona dal punto di vista economico come un meccanismo pragmatico che promette arricchimento ai singoli e al sistema. È un problema che si affronta evolvendo un approccio nuovo: non è la partita a scacchi che si è sviluppata durante la Guerra Fredda e neppure la nuova intelligence affaristico-militare che è evoluta durante la guerra al Terrorismo. È una vera evoluzione di civiltà che dobbiamo realizzare: un nuovo paradigma economico da conquistare per migliorare la nostra vita e per ridefinire la competizione con i cinesi in modo innovativo e tale che ci possa consentire di vincere la battaglia. Tale da poter essere affermata e da indurre la Cina a tenerne conto.
Nella competizione con i cinesi non possiamo restare passivi e neppure lasciare a loro tutte le chance. Giocare con le loro contraddizioni come loro giocano con le nostre. È normale. Ma non basterà. Dobbiamo anche pensare a un modello di economia nuova che ci ponga su un nuovo piano competitivo. Pacificamente.
10:14:01 AM
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