Profondità, superficialità, connessione continua
Il telefonino sempre acceso, la larga banda always on inducendo una perenne accensione dei canali di comunicazione, provocano una perdita di profondità nel pensiero? Il filosofo ungherese Kristòf Nyìri lo nega. In un articolo pubblicato dal Sole 24 Ore di domenica 24 aprile, scriveva:
Contro questo genere di argomento mi limito a far notare come il termine "solitudine" abbia senso solo ed esclusivamente sullo sfondo di una qualche tecnologia di comunicazione, mentre la distinzione tra "superficialità" e "profondità" non appare altro che una discutibile metafora. In un certo senso le regole della logica sostituiscono nella mente del pensatore solitario le voci assenti dei suoi interlocutori: come Heidegger e Wittgenstein, filosofi della post-alfabetizzazione, compresero bene, il soggetto primario del pensiero è la comunità dei parlanti e pensare è, prima di tutto e in ultima istanza, un'attività collettiva.
Argomenti eccellenti, in rapporto al pregiudizio banalizzante e tautologico secondo il quale si pensa solo se si riflette e si riflette solo di fronte al proprio pensiero.
In realtà, è chiaro che si pensa in comunità.
Certo, la velocità e la multidimensionalità delle modalità di relazione tipiche del sms, della mail, della messaggeria istantanea, impongono un ritmo di pensiero diverso da quello del libro o della chiacchierata tranquilla a tavola con gli amici. E questo è un elemento che può indurre a preoccuparsi.
Ma c'è dell'altro a ben vedere.
C'è la tendenza delle reti di relazioni a generare ruoli diversi nei soggetti parlanti e pensanti: tra gli hub e le destinazioni ci sono rapporti di simbiosi che inducono a una generazione di senso collettiva ma sulla base della qualità dei ruoli giocati dai singoli nodi e dalla loro apertura o chiusura ad altre modalità di relazione. Un nodo che si abbeveri anche di libri darà un contributo diverso da un nodo che si limita alla reazione alla comunicazione continua in diretta.
E dunque il problema non è la comunicazione continua indotta dai nuovi media: il problema è la coltivazione di tutte le molte dimensioni della comunicazione. Il problema è eventualmente l'elefantiasi della comunicazione continua, la sostituzione di altri media di ritmo diverso, la mancanza di concentrazione vissuta da chi vive contemporaneamente la comunicazione fisica e quella indiretta che avviene online. La sanità del pensiero collettivo richiede l'equilibrio tra i molti ritmi della comunicazione.
10:13:51 AM
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