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Un mondo con i confini aperti non sopporta le menti chiuse. C'e' un percorso comune che sta cambiando, insieme, economia, tecnologia, cultura e societa'? Sono sicuro che non vi aspettate delle risposte da questo blog...
































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Mercoledì, 13 aprile 2005
 

Appunti open source...

Qualche appunto sulla Open source business conference. Qui.

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1:08:05 PM    comment [];


Economia nuova: l'Ocse discute del Pil come misura del benessere

E al centro dei conti economici globali c'è da un sacco di tempo il Prodotto intero lordo, il Pil. Siamo abituati a pensare che se il Pil cresce l'economia va bene e se non cresce l'economia va male. Con una conseguenza sbagliata: si immagina che se l'economia va bene, migliori il benessere. Chi ragiona di economia nuova non può che criticare questa impostazione: il Pil cresce anche se si spende per mandare un esercito alla guerra, cresce se aumentano gli incidenti stradali e cresce se c'è un'epidemia che costringe a spendere in cure sanitarie più del dovuto. Cresce anche se attività gratuite vengono sostituite da prestazioni professionali. Insomma: il Pil è un ottimo indicatore della produzione ma non del benessere. Ma se ci stiamo incamminando verso un nuovo sistema economico post-industriale può essere che ci convegna cominciare a studiare un nuovo sistema di indicatori. prima dell'invenzione del Pil questo non era il nostro modo di ragionare. E in futuro possiamo immaginare che anche il Pil passerà di moda e sarà sostituito da altri indicatori.

Ebbene. Non c'è un'istituzione internazionale tanto nota per la sua capacità di fare i conti economici globali quanto l'Ocse di Parigi. E i conti dell'Ocse sono sempre stati abbastanza tradizionali. Ma persino l'Ocse ha deciso di porsi dei dubbi sul Pil. In un'intervista a François Lequiller, ex capo dell'Insee (l'Istat francese) e ora capo della divisione che si occupa di contabilità nazionale all'Ocse, l'Oecd Observer, mensile dell'organizzazione, si chiede se dobbiamo essere soddisfatti del Pil. La risposta è duplice: se vogliamo indicatori sulla produzione non dobbiamo cambiare il Pil, se vogliamo indicatori della qualità dello sviluppo sociale allora dobbiamo cambiarlo. E la stessa Ocse, come del resto la Banca Mondiale, sta lavorando alla costruzione di nuovi indicatori che vadano in questa direzione.

Possiamo dunque immaginare un futuro prossimo nel quale l'obiettivo della politica economica non sia la crescita del Pil ad ogni costo. Ma qualcosa di più ampio e umanamente soddisfacente.
12:26:39 PM    comment [];


Non ragioniam di lor, ma guarda e passa

Il primo posto dell'inferno che Dante attraversa è dove sono raccolti gli ignavi. Quelli che non hanno mai preso posizione. Quelli che non hanno mai operato una scelta coraggiosa. Quelli che non hanno lasciato alcuna traccia nella storia. Sono tanto insignificanti che se ne disinteressa persino la Misericordia e la Giustizia di Dio. Non c'è una base teologica molto solida in questa visione di Dante. Ma c'è un suggerimento: meglio l'eccellenza, anche nel fare una scelta sbagliata, piuttosto che l'uguaglianza assoluta "senza infamia e senza lode".

I cardinali si apprestano a operare una scelta. Il nuovo papa sarà frutto di un compromesso che rasenta l'ignavia o di una presa di posizione? Meglio una presa di posizione, anche sbagliata, piuttosto che un compromesso che non dice nulla?

E su quali argomenti si deve scegliere: solidità della morale familiare, oppure ecumenismo, non-violenza, opposizione al consumismo? E con quali obiettivi: consolidare la struttura cattolica o alimentare la sua influenza culturale?

Non ci vuole troppo coraggio per dire - qui dalla cattolicissima Verona che Giovanni Paolo II ha bastonato per la sua dedizione al consumismo - che sto per l'ecumenismo, la non-violenza, l'opposizione al materialismo economicista.
12:06:30 PM    comment [];



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