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Un mondo con i confini aperti non sopporta le menti chiuse. C'e' un percorso comune che sta cambiando, insieme, economia, tecnologia, cultura e societa'? Sono sicuro che non vi aspettate delle risposte da questo blog...
































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Lunedì, 11 aprile 2005
 

I blogger devono rivelare le loro fonti?

Un giudice californiano ha deciso in via preliminare che gli autori di alcuni blog accusati da Apple di avere dato informazioni riservate sull'azienda dovranno rivelare le loro fonti.

PowerPage, Apple Insider e Think Segret sono i blog coinvolti.

Ovviamente questo riaccende la questione dei rapporti tra blogging e giornalismo, visto che in molti paesi i giornalisti hanno il diritto di non rivelare le fonti.

Senza voler ritornare per l'ennesima volta sulla sostanza della questione, vediamo la forma: è chiaro che formalmente il giornalista è più protetto del blogger ed è anche chiaro che ha una funzione pubblica più regolamentata. Se i blogger non vogliono essere regolamentati non possono pretendere di avere gli stessi diritti dei giornalisti.

Ma sta di fatto che sarebbe desiderabile una sorta di autoregolamentazione dei blogger intenzionati a fare informazione. Un'autoregolamentazione che in qualche modo garantisca ai lettori un comportamento degli autori coerente con una linea editoriale precisa e con un metodo di raccolta di informazioni trasparente. Una scelta di autoregolamentazione di questo genere potrebbe anche essere incentivata con l'attribuzione di un insieme di diritti in grado di proteggere l'attività dei blogger che fanno informazione e che non temono di scrivere storie vere anche se potrebbero rivelarsi scomode. Certo, così facendo si entrererebbe su un terreno scivoloso... Ma è una questione che tornerà più volte al centro del dibattito: meglio cominciare a pensarci.
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Il prossimo papa

Per quanto è dato di ricostruire storicamente, il papato - organizzato con la Curia romana e il sistema politico che più o meno conosciamo - è stato inventato da Costantino per gestire Roma nel momento in cui l'imperatore spostava l'asse del sistema a Costantinopoli, cioè in un'area che allora era economicamente e culturalmente molto più vivace di quanto non fosse il Mediterraneo occidentale. La gestione di Roma è stata affidata da Costantino all'aristocrazia romana e organizzata in base alla fede cristiana per motivi culturali e sociali, probabilmente centrati sull'esigenza di accorpare l'aristocrazia in un unico sistema di valori, evitarne le tendenze eversive e contemporaneamente accettarne una funzione relativamente indipendente.

Tra il quarto e il nono secolo, il papato è evoluto, acquisendo accanto alla funzione aristocratica romana anche una più generale funzione di autorità morale internazionale. Del resto, nello stesso momento l'imperatore perdeva di presa sull'occidente e, pur restando simbolo e figura centrale dell'immaginario politico generale - anche dopo la scomparsa dell'imperatore d'occidente - lasciava spazio di manovra.

La funzione di autorità morale internazionale è cresciuta fino allo zenit raggiunto nell'800 quando è il papa a nominare l'imperatore, Carlo Magno.

A quel punto, parte una sorta di concorrenza tra principio papale e principio imperiale che dura, pur attraverso profonde trasformazioni, fino alla prima parte del Novecento.

Di fronte alle esigenze indotte dall'attuale fase di globalizzazione, con la nascita di un sistema politico multilaterale, multiculturale e ben poco universale, si fanno avanti nuove esigenze. Può essere che alcuni centri politici abbiano una strategia imperiale, ma un impero vero e proprio non c'è. E come sappiamo, tutto questo sta aprendo la strada a nuove avventure e drammatiche guerre. Questa fase di passaggio potrebbe durare a lungo, purtroppo. Ma finirà quando emergerà una visione sulla quale si potrà costruire un sistema relativamente condivisibile dal grande "popolo mondiale".

C'è certamente l'esigenza di un ordine politico globale. E a fronte di questo emerge l'esigenza di un sistema di autorità morali altrettanto globali. Gandhi, il Dalai Lama, persino Mandela, sono riusciti a conquistare un ruolo di questo genere. E Wojtyla è certamente riuscito a candidare anche la figura del papa per giocare un ruolo di questo genere. Non per nulla si parla di santificarlo immediatamente.

In tutto questo, la scelta del prossimo pontefice è estremamente delicata. Occorre una figura che prosegua questa tendenza e ribadisca quella candidatura del papa a figura morale internazionale: perché il mondo ne ha bisogno e perché questo condurrebbe anche il papato a una trasformazione estremamente positiva nella direzione dell'ecumenismo. Infatti, rispondendo a livello globale alle esigenze morali e spirituali di persone che non appartengono alla tradizione cattolica, senza necessariamente convertirle, il papa sarebbe attratto dalla funzione di nodo importante della nuova rete di sorgenti di pensiero morale e spirituale globale e non potrebbe che evolvere nella direzione dell'ecumenismo. Il parallelo religioso della cultura del cosmopolitismo.

Sicché, il prossimo papa non dovrebbe nascere da preoccupazioni ereditate alla lontana dalla logica dell'aristocrazia romana, quella che gestiva la politica locale. Ma da opportunità di carattere globale, senza paura. Come avrebbe suggerito Wojtyla. Potrebbe non essere italiano, per dare un segno in questa direzione. Potrebbe anche essere brasiliano, per ribadire l'impegno contro la dittatura ma anche il consumismo (la grande battaglia perduta di Wojtyla).
1:23:47 PM    comment [];


Economia nuova: concorrenza a favore dei deboli

Mario Monti in un'intervista al Corriere. Il suo pensiero dimostra tre cose:

1. Il mercato non è la deregulation: la concorrenza va salvaguardata con le regole 2. Senza regole o con regole spesso derogate con i condoni si avvantaggiano i forti, le oligarchie, non i deboli 3. In Italia, si sta creando una coalizione, che va dalla Confindustria ai sindacati, che è favorevole alle regole e che sembra voler usare il centro-sinistra come sponda politica.

Potrebbe essere uno dei temi trasversali sui quali si può costruire un'alleanza di centro-sinistra più stabile di quelle che si sono viste in passato e che erano prevalentemente delle aggregazioni di gruppi di interesse, fatalmente destinati ad arrivare allo scontro sulla spartizione dei privilegi o dei favori pubblici. Sarebbe una modernizzazione della quale si potrebbe giovare anche il centro-destra, non più in balia dei deregolatori e che potrebbe invece ritrovare una missione rigorista della quale ci sarebbe molto bisogno.

Sicché, dalle analisi economiche stanno nascendo valori trasversali in grado di interessare gli appassionati della politica. Vedremo dove porta tutto questo. Ma stiamo certamente parlando di argomenti legati all'economia nuova.
12:56:41 PM    comment [];



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