Il prossimo papa
Per quanto è dato di ricostruire storicamente, il papato - organizzato con la Curia romana e il sistema politico che più o meno conosciamo - è stato inventato da Costantino per gestire Roma nel momento in cui l'imperatore spostava l'asse del sistema a Costantinopoli, cioè in un'area che allora era economicamente e culturalmente molto più vivace di quanto non fosse il Mediterraneo occidentale. La gestione di Roma è stata affidata da Costantino all'aristocrazia romana e organizzata in base alla fede cristiana per motivi culturali e sociali, probabilmente centrati sull'esigenza di accorpare l'aristocrazia in un unico sistema di valori, evitarne le tendenze eversive e contemporaneamente accettarne una funzione relativamente indipendente.
Tra il quarto e il nono secolo, il papato è evoluto, acquisendo accanto alla funzione aristocratica romana anche una più generale funzione di autorità morale internazionale. Del resto, nello stesso momento l'imperatore perdeva di presa sull'occidente e, pur restando simbolo e figura centrale dell'immaginario politico generale - anche dopo la scomparsa dell'imperatore d'occidente - lasciava spazio di manovra.
La funzione di autorità morale internazionale è cresciuta fino allo zenit raggiunto nell'800 quando è il papa a nominare l'imperatore, Carlo Magno.
A quel punto, parte una sorta di concorrenza tra principio papale e principio imperiale che dura, pur attraverso profonde trasformazioni, fino alla prima parte del Novecento.
Di fronte alle esigenze indotte dall'attuale fase di globalizzazione, con la nascita di un sistema politico multilaterale, multiculturale e ben poco universale, si fanno avanti nuove esigenze. Può essere che alcuni centri politici abbiano una strategia imperiale, ma un impero vero e proprio non c'è. E come sappiamo, tutto questo sta aprendo la strada a nuove avventure e drammatiche guerre. Questa fase di passaggio potrebbe durare a lungo, purtroppo. Ma finirà quando emergerà una visione sulla quale si potrà costruire un sistema relativamente condivisibile dal grande "popolo mondiale".
C'è certamente l'esigenza di un ordine politico globale. E a fronte di questo emerge l'esigenza di un sistema di autorità morali altrettanto globali. Gandhi, il Dalai Lama, persino Mandela, sono riusciti a conquistare un ruolo di questo genere. E Wojtyla è certamente riuscito a candidare anche la figura del papa per giocare un ruolo di questo genere. Non per nulla si parla di santificarlo immediatamente.
In tutto questo, la scelta del prossimo pontefice è estremamente delicata. Occorre una figura che prosegua questa tendenza e ribadisca quella candidatura del papa a figura morale internazionale: perché il mondo ne ha bisogno e perché questo condurrebbe anche il papato a una trasformazione estremamente positiva nella direzione dell'ecumenismo. Infatti, rispondendo a livello globale alle esigenze morali e spirituali di persone che non appartengono alla tradizione cattolica, senza necessariamente convertirle, il papa sarebbe attratto dalla funzione di nodo importante della nuova rete di sorgenti di pensiero morale e spirituale globale e non potrebbe che evolvere nella direzione dell'ecumenismo. Il parallelo religioso della cultura del cosmopolitismo.
Sicché, il prossimo papa non dovrebbe nascere da preoccupazioni ereditate alla lontana dalla logica dell'aristocrazia romana, quella che gestiva la politica locale. Ma da opportunità di carattere globale, senza paura. Come avrebbe suggerito Wojtyla. Potrebbe non essere italiano, per dare un segno in questa direzione. Potrebbe anche essere brasiliano, per ribadire l'impegno contro la dittatura ma anche il consumismo (la grande battaglia perduta di Wojtyla).
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