La ricerca sull'economia nuova prosegue. Il ragionamento collaborativo da i primi segni di vita. Ho visto link in alcuni blog e ringrazio tutti (da Paolo Valdemarin a Sergio Maistrello). Ma è stato Beppe Caravita a provarsi in un programma per un'economia nuova, pensato come suggerimento al Centro-Sinistra. Eccone alcuni passaggi:
1) Credo che uno snellimento legislativo e una maggior capacità di governo siano comunque necessarie;
2) Che vada correttamente completato (magari a doppio turno) il sistema bipolare;
3) Che vada rafforzata la responsabilità locale a vivere la spesa pubblica su basi realistiche, senza troppi regali immotivati, nascosti e furbi al sistema privato. Ma che anche si dia certezza di investimenti e di servizi alle Amministrazioni, fuori dalla folle confusione attuale. Quindi un sistema decentrato di autoregolazione, ma senza un presupposto punitivo, o di conflitto permanente nel Paese;
4) Che sia necessario un punto di propulsione pubblico di investimenti (si pensi solo alla trasformazione energetica...);
5) Che sia avviata una politica fiscale di incentivo all'innovazione ambientale nei trasporti e nelle reti ad energia rinnovabile autoprodotta e scambiata;
6) Che l'innovazione e il capitale umano siano privilegiati rispetto a quella vecchia sindrome che Luca chiama paraculismo;
7) Che venga aiutata e resa meno costosa, più paziente e più aperta l'offerta reale di capitale di rischio;
8) Che debbano essere effettivamente resi indipendenti, capaci di agire e autorevoli istituti come l'Antitrust, le Autorità di settore, la Magistratura;
9) Che il Presidente del Consiglio e la Corte Costituzionale, anche in presenza di un esecutivo più efficiente, mantengano appieno il loro ruolo di arbitri;
10) Che l'accumulazione di conoscenze sia promossa attraverso il sostegno e il progetto di nuove comunità produttive e cognitive e giochi a guadagno condiviso, Open Source in primis (ma anche modelli alla Wikipedia);
11) Mettere le università e gli istituti tecnici al centro di fondazioni di partecipazione aperte alle imprese e alle associazioni professionali per l'inseminazione innovativa, via giovani, dei distretti industriali e locali;
12) Creare laboratori universitari e dentro gli istituti tecnici focalizzati sulle soluzioni operative per le piccole e medie imprese (Cvps, costi-vendite-produttività-servizi) con borse di studio e comunità di scambio;
13) Che si avvi un progetto nazionale (e europeo) persino per andare oltre l'open source software, verso quello fisico....;
14) Che venga aiutato, promossso e riconosciuto il trend (cruciale anche per la democrazia) del consumatore informato e re sulla rete;
15) Che l'e-democracy veda un suo stabile posto nel sistema istituzionale, nell'effettuazione di referendum consultivi, di primarie, di discussioni pubbliche trasparenti come nuovo mezzo normale, arricchente e aggiuntivo di vita democratica del Paese; che siano fornite a politici e amministratori risorse umane (staff) e materiali per la gestione normale di comunità di rete aperte, di blog, di strumenti di accesso interattivi...
16) Che vi sia una politica esplicita per il pluralismo dell'informazione e la libertà di stampa; si al digitale terrestre pluralista, no a Publitalia pigliatutto....
17) Che un alleggerimento delle strutture burocratiche attraverso l'online porti anche a una minor pressione fiscale, ovvero a Amministrazioni meno costose, ma più capaci (se i cittadini lo vorranno) di erogare servizi;
18) Che questi nuovi servizi si traducano innanzitutto in una decisa e efficace lotta al precariato giovanile; via elementi di reddito di cittadinanza in termini reali (formazione, casa, figli...)
19) Che l'Italia spinga per una politica europea di investimenti sovrannazionali, infrastrutturali e innovativi; tali anche da portare l'Euro a una valutazione più equilibrata...
20) Che l'Italia mantenga il suo ruolo di effettivo peacekeeper ma con un'azione di riforma verso l'Onu;
Mi pare che i temi di Beppe si schematizzino in alcuni capitoli ben distinti:
1. Modernizzazione della democrazia (dallo snellimento delle decisioni nelle sedi costituzionali all'indipendenza delle autorità giudiziarie e di controllo, dalla chiarezza sui compiti delle amministrazioni locali al riconoscimento delle "democrazie emergenti" dalla Rete).
2. Modernizzazione della politica economica (investimenti e incentivi pubblici nelle nuove fonti di energia e nell'impegno per l'ambiente; sostegno all'open source; investimenti europei nell'innovazione e nelle infrastrutture).
3. Modernizzazione della cultura economica (per l'innovazione e contro il paraculismo; finanza più paziente e meno costosa; università più attive; pluralismo dell'informazione).
Il tutto va articolato, raccontato e reso visione condivisa. Ma le varie parti della questione sono molto collegate.
La politica delle decisioni emergenti dai network sociali o almeno delle opinioni emergenti dai network sociali potrebbe aiutare tutto il sistema a non perdere di vista gli argomenti quotidiani di fronte alla necessaria sintesi che si fa in tv (che riduce le questioni a pochi scarni concetti, mai ben approfonditi). La politica economica fatta essenzialmente di un intelligente sistema di incentivi ha bisogno di un indirizzo ma non di troppi soldi (che vanno riservati ai progetti di lungo termine e all'aiuto per chi ha bisogno nell'immediato). La modernizzazione culturale ha bisogno di una visione che faccia sognare e attivi le energie delle persone e dei gruppi chiave. Chi è eccellente, per esempio, deve diventare modello e smettere di essere un temuto avversario dalle strutture paraculistiche.
Ma questo è già il dover essere.
Ci ha portato su questo terreno il pratico e appassionato intervento di Beppe. Un filone parallelo è quello dell'analisi dei trend emergenti.
Ho l'impressione che l'economia stia già cambiando in profondità. Anche se non se ne sono accorti in molti. Ed anche a questo occorre riservare una parte del nostro dibattito.
Occorre approfondire. Grazie Marco.
1:33:25 PM