Scienza e politica / 2
E' assolutamente necessaria una precisazione riguardo alla politicizzazione delle analisi sul global warming.
Avevo scritto, con evidente superficialità, che esiste una "scienza catastrofista: quella che annuncia un'apocalisse ambientale imminente estrapolando da pochi e incerti dati per arrivare a previsioni plurisecolari (da Malthus al global warming)".
Luca Conti mi scrive con ragione:
"Caro Luca, perche' con due secche parole associ il global warming alla scienza catastrofista? Se il 99% degli scienziati dell'IPCC - l'organismo che raccoglie gli scienziati di tutto il mondo, sotto le Nazioni Unite, che studiano il clima - sostiene che il riscaldamento globale è una realtà, è possibile sostenere che sono palesemente politicizzati? A mio avviso hai ingiustamente fatto del qualunquismo facile facile. Il riscaldamento globale è tutt'altro che una favola. Vorrei che portassi argomenti a sostegno della tua affermazione, per cortesia. Possibilmente evitando di citare "L'ambientalista scettico" e "Le bugie degli ambientalisti" che di scientifico hanno ben poco. Con stima. Luca Conti"
Ho risposto:
"Hai ragione: la banalizzazione non va mai bene... Le mie posizioni verdi sono provate storicamente (a partire dal servizio civile per un'associazione ecologica fino all'integralismo verde di mia figlia). Sto però cercando di capirci di più con l'aiuto di esperti veri... In particolare, un amico specialista mi ha proposto una serie di letture che mostrano essenzialmente come le statistiche sul global warming siano molto dubbie. Non si sa se il mare si sta alzando, se i gas serra dipendono dall'industria, se gli obiettivi di Kyoto sono significativi. Il che è normale dal punto di vista scientifico. si lavora per ipotesi, si cercano dati, si provano soluzioni. Non si arriva a certezze se non raramente. Ma mi pare che il dubbio non passi dal punto di vista mediatico. E dunque le ipotesi preliminari di una parte degli scienziati diventano catastrofismo ideologico. Accetto dunque la critica alla formulazione del mio post. E me ne scuso sinceramente. Spero di avere chiarito con questa risposta."
Vorrei aggiungere qui alcune considerazioni.
Malthus e il Club di Roma hanno avuto un'importanza significativa nella creazione di una consapevolezza sulla limitatezza delle risorse naturali e il suo effetto sulla riduzione della crescita demografica ed economica di lungo termine.
Il global warming è una delle molte diramazioni di questo pensiero.
Se questo genere di argomenti sono trattati con attenzione dal punto di vista della ricerca, il loro apporto costruttivo è significativo e creativo. Ma si prestano a strumentalizzazioni (come le altre forme di scienza politicizzata di cui ho parlato nel post precedente).
Proprio perché inducono a ritenere che una catastrofe sia imminente, riescono a dare un senso di profonda inquietudine nella popolazione che si traduce in consenso attorno a decisioni politiche importanti. Ma il catastrofismo tende a generare anche scetticismo: molti pensano che, poiché alla fine le catastrofi annunciate non si verificano, tutto il discorso sia poco credibile.
Preferisco le analisi che portano a consapevolezza delle conseguenze ambientali dello sviluppo, dettato dal mercato selvaggio o dal tecnodeterminismo. Queste tendono a generare una mentalità innovativa senza effetti collaterali: cioè senza alimentare nel contempo lo scetticismo.
Non voglio aggiungere una grande quantità di citazioni. Solo un paio.
Hadley Centre
Emmanuel Le Roy Ladurie, "Tempo di festa, tempo di carestia. Storia del clima dall'anno mille", Einaudi, Torino, 1982.
Grazie a Luca Conti per l'attenzione e la critica costruttiva.
1:19:07 PM
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