Blog e politica: ipotesi...
Ecco alcune ipotesi interpretative sulla conversazione avviata da tempo e che riguarda il rapporto tra blog e politica. Ipotesi incomplete. Temporanee. Come tutte le ipotesi.
La ricchezza delle opinioni che i blogger hanno saputo esprimere sul rapporto di questa dimensione della comunicazione sociale e la politica è straordinaria. Riporto ancora una volta i link a titolo di ringraziamento:
Paolo Valdemarin
Beppe Caravita
Alessandro Ronchi
Massimo Mantellini
Marco Schwarz
Mafe
Biccio
Giuseppe Mazza
Giuseppe Granieri
Gli stimoli sono articolati e importanti. Tanto per continuare con il gioco, riassumiamoli in cinque punti...
1. Falsità e metodo di comunicazione. I blogger vivono con scetticismo l'entrata diretta dei politici nel mondo dei blog perché sanno che la strumentalizzazione dei messaggi che fa parte del mestiere dei politici non consente in generale di poter pensare a dei blogger politici tout court. Però è possibile che i politici usino la tecnolgia dei blog per informare, specialmente durante le campagne elettorali, il loro pubblico. E questo può avvenire sia con un'attività diretta dei politici in Rete, sia utilizzando uno staff di collaboratori. L'importante, insomma, è che i politici evitino di fingere di fare i blogger perchè tanto non ci crederebbe nessuno.
2. Ascolto. Nella blogosfera si svolge una conversazione pubblica dalla quale emergono tendenze e opinioni di valore. Per i politici sarà importante imparare ad ascoltare le opinioni e le visioni del mondo che i network sociali sviluppano durante le loro conversazioni pubbliche. Ascoltare significa anche imparare a scoprire i propri errori. Se i politici, ancora una volta per mestiere, non sono in grado di riconoscerli pubblicamente, ne possono comunque tenere conto in privato e farne tesoro per le loro uscite successive.
3. I blogger sono coscienti del fatto che i loro contenuti non sono necessariamente migliori di quelli prodotti dalla gente in altre situazioni di comunicazione. Non è lo strumento che migliora i contenuti. L'occasione offerta dai blog è un meccanismo di autocritica più articolato, perché è possibile che verificando in una conversazione pubblica quello che si pensa o si vede succedere possa portare a correzioni ricche di conseguenze sulla qualità delle idee.
4. Internet non è un centro di potere, non è un medium come gli altri, non è una macchina per decidere. E' un sistema per formarsi delle opinioni, scoprire dei fatti, discuterli. Dal punto di vista democratico ha più a che fare con il dibattito che con l'esercizio della politica. La democrazia peraltro non si distingue tanto per la possibilità di votare quanto per la possibilità di discutere: tanto più il dibattito è alto, intelligente, tollerante, libero, tanto più la democrazia è solida, efficiente e creativa. Per questo i politici democratici devono fare il tifo per i blog e le soluzioni che danno voce e spazio all'elaborazione delle idee a livello di network sociali. E questo tifo si può esprimere pubblicamente in molti modi anche senza tentare, rischiando l'insuccesso, di strumentalizzare niente e nessuno.
5. Alla conversazione in rete si regala il proprio tempo e la propria intelligenza per un bene superiore che è la qualità della convivenza. La Rete è aperta alle peggiori idee e alle espressioni più violente ma tende anche a reagire isolandole o criticandole. Rende più trasparenti questi contrasti. L'atteggiamento giusto dei blogger nei confronti della politica è umile come lo è nei confronti di ogni altro sapere. I politici che lo comprendano, regaleranno a loro volta qualcosa a tutto questo: attenzione, tempo, ascolto operativo. Lo si saprà in giro: il tam tam lo renderà noto. E alla fine il ritorno di credibilità e di immagine per il politico potrà essere importante.
1:21:54 PM
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