Braudel
Un mondo con i confini aperti non sopporta le menti chiuse. C'e' un percorso comune che sta cambiando, insieme, economia, tecnologia, cultura e societa'? Sono sicuro che non vi aspettate delle risposte da questo blog...



























Creative Commons License

Subscribe to "Braudel" in Radio UserLand.

Click to see the XML version of this web page.

Click here to send an email to the editor of this weblog.

 

 

Domenica, 13 febbraio 2005
 

Blog e politica: work in progress... La somma...

Riporto qui tutti gli interventi che sono riuscito a seguire. Vederli tutti insieme aiuta... Poi ci ragioniamo... eh?

Beppe Beppe Caravita

Partecipo al gioco avviato da Luca e dopo un po' di riflessioni, di altri e mie....

1) La rete è ormai una faccenda seria. Studiati una strategia che ti serva, che duri, e che funziona un po' per tutti, se vuoi stare in rete. Inventati un modo realistico per creare valore insieme alla rete.

Se invece vuoi fare una iniziativa temporanea o finalizzata (a una campagna elettorale, a una iniziativa...) dillo chiaramente e dall'inizio. Gioca sempre pulito con la rete.

2) Non aprire un blog personale permanente.

Almeno subito. Richiede troppo tempo per te, specie se sei un politico a livello nazionale. Non prenderti impegni che prevedi realisticamente di non poter mantenere. Non creare illusione e poi delusione.

Creati invece uno staff, di gente interna tua con alleati in rete, e su progetti credibili. Avvia una comunità aperta di discussione e leggila con attenzione e assiduità.

Discutine con lo staff. Intervieni poco. Lascia che siano loro a moderarla senza fingere che sia Tu. Fai crescere i tuoi.

Meglio ancora: cerca di fare in modo che la comunità si auto-moderi e che si sviluppi e viva stabilmente di forza propria.

3) Fai il tuo mestiere onestamente. Fai dichiarazioni, leggi, emendamenti, incontri e convegni. Ogni dichiarazione mettila in rete e leggi i commenti. Valuta e rifletti. Intervieni raramente.

4) Nei punti alti del tuo lavoro politico, quando ci sono decisioni critiche apri una discussione, partecipa pienamente e riservati sempre il diritto di decidere in autonomia, magari di sbagliare e di prenderti le tue responsabilità. Ma ascolta sempre. Ne vale. E' la tua e nostra Res Publica dinamica...

5) Quando vai in pensione allora sì, apri un blog....e divertiti

Alessandro Ronchi

Il dibattito iniziato da Luca de Biase e continuato da Mantellini è molto interessante, e vorrei dare un piccolo contributo. Molti blogger si sono impegnati a trovare 5 cose che i politici devono sapere per poter parlare con loro. Non sono un politico di mestiere, ma faccio politica nel Consiglio Comunale della mia città, sono un informatico di professione ed un blogger per passione. Non che questo mi dia un vantaggio nella discussione, sia chiaro, lo dico solo per chiarire qual[base ']è la mia prospettiva quando esprimo un punto di vista.

Sono d[base ']accordo con Massimo Mantellini quando dice che parlare con i blogger non è necessario e non è richiesto, ed è evidente che alcuni degli esperimenti effettuati, come quello di Cofferati, siano stati fallimentari. Il punto focale del problema, secondo me, è proprio il modo con il quale viene affrontato questo media. Molti politici che hanno cercato di fare propaganda elettorale via blog, non hanno colto il senso di questa esperienza.

Chi pensa a questo strumento alla stregua di qualsiasi altro media, e fa pubblicare articoli come utilizza i 20 secondi di televisione o i due metri per 3 di spazio nei muri, non coglie l[base ']opportunità che offre lo strumento blog di realizzare una vera discussione politica, cosa che nessun altro strumento allo stato attuale permette. La discussione politica è una cosa molto differente dalla propaganda, ed i blog politici dovrebbero essere un lavoro mantenuto con costanza, non temporaneo e coincidente con i periodi elettorali.(1)

Una famosa frase di Vittorio Foa dice che per governare bene è prioritario non già avere delle risposte giuste, quanto delle buone domande, per dar risposta alle quali sarà necessaria la cooperazione di tanti.

Qualsiasi blog che abbia una rilevanza politica (e con questo non includo solamente quelli scritti dai politici) deve essere uno spazio aperto al dibattito, ai consigli, ai commenti, agli insulti. Se un politico non ha il tempo di leggere i commenti che provengono dai cittadini interessati ad un tema, allora è inutile che cerchi di metterlo in piedi. Mettere in piedi un blog è come parlare a tavola con amici e parenti, proporre un tema ed ascoltare i contributi degli altri. Questo è una cosa che i politici di professione difficilmente riescono a fare, perché poco propensi all[base ']ascolto. Per comunicare con i blogger, invece, è necessaria una capacità di ascolto fuori dalla media.(2)

I blog richiedono un sacco di tempo, che i blogger spesso non riescono nemmeno a riconoscere o quantificare. E[base '] normale, se si fa una cosa con passione, non riuscire a valutare il tempo impiegato a fare quella cosa. I blog, quindi, sono un[base ']arma a doppio taglio: da una scarsa attenzione si può riuscire a comprendere anche uno scarso interesse o la mancanza si passione al dibattito serio. Tutti sono capaci di promettere qualcosa che gli elettori vogliono sentire, ma proporre soluzioni e rivalutarle in collaborazione con le persone veramente interessate è molto difficile ed al tempo stesso molto appagante dal punto di vista dei risultati. (3)

Dialogare con i blogger e mantenere un blog significa esporsi al rischio di attacchi. Scrivere quotidianamente qualcosa su quello che si fa significa rischiare di inserire tra le cose migliori anche qualche articolo o pensiero di basso profilo, a causa della assoluta mancanza di filtri (tecnici, temporali, etc) tra il comunicante ed il lettore. Il consenso raccolto nei mesi può essere disperso a causa di uno scivolone su un solo tema, proprio perché il dibattito non è vuoto (al pari della propaganda) ma è pieno di contenuto. Il lettore più attento dovrebbe iniziare a comprendere questa difficoltà e valutare la persona in base ad un giudizio complessivo ed alla capacità di assorbire i consigli e le critiche che vengono fatte. I politici hanno il vizio di non avere la capacità di riconoscere gli errori, mentre una esposizione maggiore sui temi certamente evidenzia anche le carenze e gli sbagli. Come i bambini imparano ad andare in bicicletta cadendo, anche le persone migliorano le proprie competenze con lo scontro ed il conflitto (nel senso buono). Il politico che voglia parlare con i blogger, quindi, deve avere bene in mente che il conflitto proveniente da un dibattito serio è una cosa positiva, che lo farà crescere anche politicamente al di fuori della rete e nella vita reale di rappresentante di un certo numero di cittadini. (4).

Appena iniziato il mio percorso in Comune, ho ricevuto l[base ']unica critica che mi sia mai stata rivolta (per ora) da parte di un elettore, guarda caso un blogger. Questa persona mi chiese prima di occuparmi di un problema, poi mi criticò duramente per non essere stato in grado di risolverlo e di non averglielo comunicato. Questa critica mi colpì molto e mi fece riflettere sul mio ruolo, che avevo fino a quel momento inteso in una certa maniera (di rappresentante delle istanze dei cittadini nel Consiglio Comunale) e che invece dovevo in parte modificare. Capii che dovevo riuscire a crescere nella capacità di risolvere i problemi anche al di fuori degli organi politici (Consiglio, Commissioni, Riunioni, etc), e conoscere nella maniera migliore possibile il funzionamento della macchina amministrativa per muovere gli uffici e ridirezionare le persone che mi chiedevano aiuto a chi di competenza. Nel cercare di risolvere questo problema peccai di inesperienza (erano i miei primi mesi di politica comunale), aspettando la risposta di un ufficio che non arrivò mai, e quindi esitando a rispondere a chi mi aveva esposto il problema. Il rapporto che instaurai con questo blogger mi ha fatto certamente crescere, attraverso un conflitto ed uno scontro, e giudico questa una esperienza nel complesso positiva.

Tutta questa storia mi serve anche per dire che non credo nella parità nei rapporti citata al primo punto da Massimo, smentita a mio parere dal suo terzo punto. I blogger hanno un loro ordinamento gerarchico dettato in parte dalla fama di cui godono Alcuni sono veramente super elettori, ed il loro pensiero non vale alla stessa maniera di un cittadino medio. Questo perché sono capaci di muovere opinioni, di diffondere idee, di accusare mancanze. Credo che alcuni di loro, oltre ad essere parte di questo ordinamento interno, si sentano persone capaci di una elaborazione migliore dei pensieri e delle soluzioni ai problemi, comportandosi spesso nella stessa maniera e con gli stessi limiti dei politici che si sentono superiori ai loro elettori.(5)

La fama, inoltre, non è sempre connessa al buon senso o alla capacità di elaborazione di pensieri elevati. Spesso, e non lo dico solo io, si raccoglie una maggiore attenzione creando una polemica, portandola all[base ']estremo, forzandola.

Quindi ben venga il dibattito con i blogger e l[base ']attenzione da questi riservata, ma non illudiamoci che il mondo dei blog abbia cambiato l[base ']essenza dell[base ']uomo e la sua necessità di rivaleggiare con gli altri per scalare una gerarchia autocostruita. Più sarà importante il politico, maggiore sarà la tentazione dei blogger di poggiare sopra la sua testa un piede in segno di conquista. Dico questo non per criticare l[base ']atteggiamento, che è positivo se riesce a produrre un qualsiasi miglioramento (nel pensiero, nel programma, nelle capacità dialettiche), ma per lanciare una sfida: siamo noi blogger capaci di confrontarci con le idee altrui ed accettare le risposte che possono venire dal dibattito politico? Oppure siamo chiusi nelle nostre convinzioni, e non abbiamo il tempo di ascoltare le altre? Quante volte avete visto discussioni su blog molto frequentati che non hanno modificato di una virgola le convinzioni di chi scriveva? Questo atteggiamento è diverso o migliore rispetto a quello dei dibattiti politici da Bruno Vespa?

L[base ']ascolto e la discussione richiedono molto tempo e molta fatica, ma quando capiremo quale contributo possiamo dare noi alla politica, e non viceversa, avremo secondo me prodotto la più alta politica che si sia mai vista da tempo.

PS: Il blogger del racconto ignorò la mia risposta alle sue accuse, nella quale cercai di spiegare la situazione, e questo mi diede più fastidio della critica stessa. Forse troppo spesso chiediamo agli altri di essere aperti alla discussione, quando noi per primi ignoriamo che nelle discussioni si ascolta almeno in due.

Massimo Mantellini

Luca De Biase mi domanda 5 cose che un politico dovrebbe sapere se vuole parlare con i blogger. Io li' per li' credo di non voler rispondere, tanto l'ipotesi mi pare improbabile e controcorrente. Poi pero' visto che e' un gioco (e' un gioco vero?) ci provo:

Il politico in questione dovrebbe sapere:

1 - Che i rapporti paritari richedono fatica. E tempo e umilta'. E che sono gli unici che funzionano in rete.

2 - Che siccome parlare con i blogger non e' per nulla obbligatorio e probabilmente (per ora) non spostera' gli equilibri elettorali in campo, meglio non far nulla piuttosto che fare "Cofferati" (Cofferati, attuale sindaco di Bologna e' stato un antesignano nell'approccio alla blogosfera, approccio non limpidissimo anche se ammirevole, rumorosamente liquefattosi ad elezione appena raggiunta, n.d.a)

3 - Che i blogger ed in generale gli utenti pesanti della rete Internet non sono elettori normali ma super elettori. Persone in genere con un quarto di passione civile, voglia di discutere ed idee originali da esprimere, in piu'. E che quindi la loro attenzione (ed eventualmente la loro stima) non vale uno ma qualcosa di piu'. Cio' significa che se si perderanno le elezioni con molti blogger dalla propria parte, le si sara' perse in maniera elegante ed in buona compagnia. Per quel che conta.

4 - Che l'ideale per parlare con i blogger e' ovviamente aprire un blog. Ma aprire un blog ha qualche strana attinenza col cambiarsi le mutande. Meglio non farlo fare a qualcun altro. I blog soffrono di questa strana norma del divieto di rappresentanza. Se non si e' in grado di sostenere il soggetto "io" o se semplicemente fra un comizio e una comparsata da Vespa non si ha il tempo per farlo, meglio farsi produrre una elegante newsletter. Ce ne sono di fantastiche in giro.

5 - Che se si vuole usare efficacemente Internet per fare propaganda politica tocca essere politici autentici. Ed infatti - sara' un caso - in rete, di politici in grado di partecipare alla grande conversazione ce ne sono pochini. Personalmente me ne vengono in mente un numero inferiore a 5. E tuttavia e' un po' come certe docce scozzesi. Se te ne stai fuori ad osservare non saprai mai cosa si prova.

5 bis - Se parlare con i blogger significa semplicemente svecchiare la propria immagine c'e' sempre eventualmente Pierluigi Diaco.

Marco Schwarz Marco Schwarz

Cinque consigli non richiesti In questi giorni sui blog gira un tormentone, non si capisce quanto serio, sui consigli da dare ad un politico che volesse utilizzare Internet (non necessariamente sotto forma di blog) per fare politica. Qualcuno ha detto la sua (a me sono piaciute le cinque idee di mafe) e con sprezzo del ridicolo qui dico la mia:

- Stare su Internet non e' obbligatorio e nessuno è in grado di dirti se e quando porterà vantaggi elettorali percepibili. Se stai valutando Internet come un modo per avere più voti il prossimo anno, passa oltre.

- Forse hai qualche dimestichezza con un medium come la televisione: sappi che qui è diverso. La televisione e' dura ad entrarci, Internet e' dura a rimanerci riscuotendo attenzione.

- Non pensare di rivolgerti alle masse; su Internet le masse sono perlopiù assenti, e quando si radunano non è per leggere il sito di un politico. Sforzati invece di comunicare da persona singola a persone singole. Prova a pensare in termini di 'me' e di 'te' invece che di 'noi' e 'voi'.

- Anche se nel tuo ambito sei conosciuto, e' probabile che tu debba passare per una trafila simile a quella dei comuni mortali prima che il tuo sito trovi il suo pubblico. Quel che ti interessa non sono i contatti mordi e fuggi, ma la gente che vede il tuo sito, si ferma e ritorna. Vuoi visite ? Visita i siti altrui, leggili, se ti sembrano interessanti fallo sapere a chi li gestisce. Vuoi che la gente ti linki ? Comincia a linkare i siti che ti piacciono.

- Tra le persone con le quali entrerai in contatto tramite Internet, le più interessanti per te saranno quelle che ti prenderanno sul serio e vorranno essere prese sul serio, considerandosi quindi tuoi interlocutori e non puro target di campagne informative ed elettorali. Non farti prendere dalla tentazione di liquidarli alla categoria 'pretenziosi'; tra di loro, oltre alla solita percentuale di rompiballe, ci sarà qualcuno che ha qualcosa di interessante da dirti.

Biccio Biccio

Luca De Biase lancia un'idea: cosa suggerireste ad un politico che vuole imparare a conoscere i blog per fare campagna politica? Ecco i miei 5 cents: [apple] Capire che non c'è niente da imparare. [apple] Aprire un blog per il gusto di farlo, e non per un secondo fine. Essere sinceri e scrivere anche un po' di fuffa. [apple] Non aspettare domande, ma cercarle nel proprio aggregatore di feed (ora ce l'hanno anche i blog di Splinder!). [apple] Capire cos'è un trackback. A volte per seguire le discussioni è più utile un bel "link wandering" guidato, aiuta a non infilarsi in vicoli ciechi. [apple] Evitare la tentazione di chiedersi: "chi è che comanda qui dentro?"

Giuseppe Mazza

Non ci si può esimere dal partecipare all'ampia conversazione avviata da Luca De Biase che, col suo consueto acume, propone alla blogosfera di suggerire ad un politico, presumibilmente italiano, cinque idee per approdare felicemente sulla Rete ed in particolare aprire un blog. Proviamoci, dopo aver letto già numerosi suggerimenti altrui: proviamoci pur essendo controcorrente, rispetto al generale entusiasmo sul tema... 1. Rinuncia in partenza, se ambisci ad una responsabilità maggiore del consigliere di circoscrizione. L'impegno quotidiano che richiede un blog non è verosimilmente conciliabile con un lavoro di responsabilità. Di Mauro Lupi, che riesce a conciliare lavoro di alto livello e blog, ce ne sono pochi. E con tutta la stima che ho per lui, è comunque, una persona che vive di Rete e parla di Rete. Un politico professionista non vive di Rete, non ha tempo per leggere post a destra e a manca, non ha tempo per scrivere post seri.   2. Valuta la possibilità di aprire un Forum, piuttosto che un blog. Riuscirai a lanciare temi di tuo interesse, valutando il feedback sulla qualità del tuo programma e, una volta eletto, verificando la coerenza della tua attività. Nomina una persona del tuo staff moderatore e partecipa leggendo, seppur saltuariamente, le risposte ai temi che lanci. Altrimenti, fai lanciare le discussioni agli altri e scrivi un tuo commento solo se hai una posizione chiara sull'argomento in discussione. Ovviamente, prendi spunto dai "temi caldi" per orientare la tua attività. Fiorello Cortiana ci ha provato, con esiti altalenanti.   3. In alternativa al blog, se sei abbastanza scafato con la Rete potresti valutare la possibilità di un Wiki. Sebbene sia vero che in Italia non sono granché diffusi, potrebbero essere la prossima ondata calda, più della moda attuale dei blog. Col Wiki potresti, in prospettiva, scrivere intere proposte di legge insieme alle persone che vi partecipano. Tuttavia, valuta bene chi sono i tuoi partner nell'iniziativa. Soprattutto, non usarlo come un mezzo promozionale: fa una certa tristezza vedere abbandonato così l'esperimento di Aronchi. Lo stesso Caravita, partner di alto livello del progetto, è tornato a tempo pieno sul suo blog.   4. Se proprio non resisti all'idea di aprire un blog, prova con un blog personale. Prova a dare in pasto agli elettori un po' della tua vita personale, esponiti. Sai già che non riusciresti mai a mantenere un blog "serio", prova almeno ad utilizzare il mezzo come è nato: un luogo personale, in appendice alla propria pagina personale, per annotare le cose che ti sembrano cool mentre navighi sulla Rete. Ovviamente non esagerare come Miss Understanding, che con la sua forse eccessiva simpatia ha rischiato di non avere abbastanza credibilità una volta scesa in politica.   5. Chiedi aiuto a tuo figlio. Se sei un politico ultraquarantenne, è quasi sicuro che ne sappia più di te. Probabilmente, lui un blog ce l'ha già. Chiedigli come iniziare, quale piattaforma usare, quali blog legge. Prova ad iniziare da lì ad entrare in questa maledetta grande conversazione. Se proprio non ci riesci, lascia stare: se non ti viene proprio da commentare nei blog altrui, difficilmente accetterai che qualcuno lo faccia sul tuo. Peraltro, se tuo figlio ride all'idea che tu voglia aprire un blog, cerca di capire il perché. Forse perché non sai nemmeno usare la posta elettronica?

Giuseppe Granieri

Luca ci invita al confronto: Supponiamo che uno dei maggiori esponenti politici ci chiami. E ci chieda di aiutarlo a capire come possono imparare a conoscere i blog per fare campagna politica. Supponiamo che come tutti quelli importanti abbiano poco tempo e attenzione limitata. Che cosa gli diciamo? Vorrei arrivare alla lista delle cinque idee più importanti:

1. Internet non è la televisione: non trattarla come se lo fosse. 2. I blogger stanno conversando tra loro, non interrompere. Casomai impara a partecipare. 3. I network sociali esistono con o senza Internet: ma con i nuovi media si possono esprimere. E chi non lo capisce ha un problema. 4. I network sociali, la cultura, i creativi che si esprimono sono le forze che alimentano il pensiero. Non sono e non saranno mai strumenti della politica. 5. Le persone attive su Internet sono cittadini, immersi in un enorme groviglio di relazioni, di messaggi e di media, fanno cultura, fanno economia e, in democrazia, fanno politica. Se vuoi dire la tua in questo contesto il primo messaggio deve essere: sono in ascolto, parlatemi.

Concordo in pieno. Io aggiungerei:

1. Internet non è un posto in cui si fa marketing elettorale, ma è un posto in cui si formano le opinioni. Per dirla con la felice espressione di Paolo, internet è una macchina per analizzare la realtà che ciascuno di noi usa per costruirsi la propria visione del mondo. E', spesso, una verifica che tutti noi facciamo per reagire alla sintesi informativa della TV o all'interpretazione di un giornalista. E' una redazione collettiva in cui le informazioni si testano, si verificano e si incrociano.

2. Internet ha già dimostrato di dare un forte impulso al dibattito politico, che i politici lo vogliano o no. Negli USA la partecipazione al dibattito politico, in contraddizione con tutte le analisi dei sociologi su quanto avveniva fuori dalla Rete, è aumentata esponenzialmente. La possibilità di esprimersi pubblicamente, è stato osservato, porta a partecipare ed a schierarsi, quindi ad una partecipazione attiva.

3. Internet è il luogo in cui si può controllare meglio la propria reputazione. Le società, come la Rete, sono network sociali in cui, più o meno coscientemente, ogni individuo si misura con la propria reputazione. Con la Rete la reputazione di in un individuo diventa informazione ed è condivisa da altri individui. Attualmente la reputazione di cui godono i politici presso i cittadini è rielaborata e pubblicata da altri invidui, che si confrontano con altri ancora. Se non entra in Rete, un politico si affida alla fortuna stocastica dell'immagine mediata che i cittadini ricevono da giornali o dagli slogan che la televisione concede come espressione, senza avere il tempo e il modo di esprimersi, di raccontarsi, di spiegarsi, di capire cosa si pensa di lui. Entrare in Rete è una conditio sine qua non per controllare la propria reputazione (ad esempio spiegando in dettaglio i programmi e le proprie scelte).

4. Internet può diventare un grandissimo strumento di organizzazione. Anche qui l'esperienza americana insegna molto. L'efficacia di una campagna elettorale può essere potenziata in maniera rilevante utilizzando la Rete.

5. Internet è un luogo in cui fare politica diventa dialogo con i cittadini e non delega di rappresentanza in bianco. Io cito sempre la frase di Ségolène Royal dopo la schiacciante vittoria alle amministrative francesi: "Ho fatto l'intera campagna elettorale facendo dei forum. Quando parli con la gente, alla fine della giornata sei stanca ma hai tante idee. Se continuiamo a farci la politica tra di noi, non arriveremo mai a nulla" Se tutti gli studiosi di scienze sociali (e politiche) ammettono che la qualità delle idee (e dei programmi) deriva dalla quantità di relazioni e di confronti, Internet è il territorio ideale. Certo, dal punto di vista di un uomo politico questa cosa può rappresentare un costo (in termini di tempo), ma nel bilancio questo costo si ascrive senza dubbio alla voce "investimenti".

Soprattutto, però, io confuterei un paio di superstizioni:

1. La storia dei due mondi. Sebbene intuitivo, non è affatto vero che Internet e la cosiddetta vita reale siano due mondi paralleli. Tutti gli studiosi che si sono applicati a studiare la rete hanno finito per tracciare mappe concettuali che dimostrano la continua intersezione del network sociale elettronico con le relazioni (di lavoro, di opinione, di potere) all'esterno della Rete. Spiegato come ad un bambino di sei anni: entrare in Rete significa partecipare ad un modello di conoscenza che, una volta spento il computer, tutti applichiamo nella vita quotidiana. Se una nostra opinione nasce in Rete, non ce ne dimentichiamo affatto quando parliamo con la nonna, col collega di lavoro o con il vicino di casa. Inoltre, poichè Internet è ormai una macchina per l'interpretazione della realtà anche per giornalisti ed operatori degli altri media, l'interscambio e la relazione è sempre maggiore ed il processo è costante.

2. In Rete siamo pochi. Secondo un recente studio (il Media Consumption Study 2004 della EIAA) in Europa il consumo di media si ripartisce così: internet ha il 20%, mentre i quotidiani hanno l'11% e le riviste l' 8%. La televisione ha il 33%. Inoltre il 61% usa internet per informarsi. Non è fondamentale quanti siamo "in Rete" come numero assoluto, ma è sostanziale considerare l'attenzione che i cittadini prestano ad un medium piuttosto che ad un altro. Pertanto io non farei come Dean e non punterei solo su Internet, ma neanche trascurerei un medium ormai importante, in cui la quantità di pubblico può non essere uguale alla televisione ma la qualità della comunicazione è molto più alta.

Oggi non riesco a vedere il server di Mafe

Ed ecco le proposte di Paolo Valdemarin...

POST - Weblog e campagna elettorale, i miei 5 punti. L'altra settimana Luca De Biase ha lanciato la richiesta di cinque idee importanti relative ai weblog di cui parlare ad un ipotetico esponente politico. C'è stata una valanga di risposte, quasi tutte veramente interessanti, in gran parte raccolte da Luca sul suo blog.

In gran parte ho visto parlare di weblog come strumenti potenzialmente usati dal politico stesso. In questo senso ho poco da aggiungere rispetto a quello già scritto dagli altri. Quello che mi piacerebbe trovare sul weblog di un politico sono i "dietro le quinte", cioè mi piacerebbe mi venissero spiegati molti dei meccanismi della politica che tutti noi possiamo certamente intuire ma che spesso non capiamo.

Ma lasciando perdere per un attimo l'idea del politico blogger, io credo che un sistema basato su weblog, wiki ecc. possa essere un'eccezionale "macchina per pensare", uno strumento in grado di offrire ai politici l'opportunità di costruire i propri messaggi appoggiandosi alla ricchezza di molti punti di vista, qualcosa che le attuali tecniche statistiche non possono certamente offrire.

Quindi ecco la mia "to do list" per il politico che volesse sviluppare veramente una campagna elettorale on-line.

Questa è una cosa importante, quindi è fondamentale che al progetto vengano assegnate persone in gamba che dispongano del tempo necessario per imparare. A queste persone devono essere messi a disposizione mezzi e risorse per sviluppare i progetti.

I weblog e gli altri strumenti di social software consentono di creare, sviluppare ed elaborare idee molto più rapidamente. Il primo passo è mettere questi strumenti a disposizione di chiunque sia coinvolto nella campagna elettorale, dentro e fuori l'organizzazione.

Facilitare la creazione di un sistema di supporto all'organizzazione. Chiunque voglia avvicinarsi ad un weblog, un aggregatore o un wiki deve trovare facilmente qualcun altro che lo aiuti. La gente di solito è disponibile ad aiutare però bisogna creare i presupposti perché questo possa avvenire facilmente.

Chiedere aiuto (magari offrendosi anche di pagare) a chi queste tecnologie le capisce già perché oggi le usa (in altre parole i blogger), non a qualche agenzia famosa che debba appena cercare di capire quale sia l'argomento.

L'unica cosa che una macchina per pensare così sviluppata non può sopportare sono le balle. Come hanno già scritto in molti è importante che ci sia una grande onestà nelle conversazioni che si creano con questo sistema. Al contrario di quanto avviene su altri mezzi, qua le balle vengono a galla piuttosto rapidamente.

Una volta messa in piedi ed avviato un sistema del genere comincerebbe a dimostrare il proprio valore immediatamente. Ma comunque per convincere chiunque credo che sarebbe sufficiente che Luca mostrasse la quantità e soprattutto la qualità delle risposte che ha ricevuto nel giro di pochi giorni semplicemente postando una domanda sul suo weblog. [Paolo Valdemarin: Paolo's Italian weblog]
12:54:33 PM    comment [];



Click here to visit the Radio UserLand website. © Copyright 2005 Luca De Biase.
Last update: 4-03-2005; 20:01:35.
This theme is based on the SoundWaves (blue) Manila theme.




Politica e blog
Politica e scienza
Retorica catastrofica


Febbraio 2005
Dom Lun Mar Mer Gio Ven Sab
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28          
Gen   Mar