La prospettiva del videoblog
La discussione sulle possibilità offerte dal video per i blog si sta aprendo. Ne accenna Massimo Mantellini. E riprende con la consueta partecipazione Beppe Cavavita. Che tra l'altro mette in Rete un video senza passare da un centro servizi. Grazie a Beppe, tra l'altro, per i complimenti che regala al mio primo tentativo di videoblog.
La prospettiva del videoblog si guarda da diversi punti di vista.
1. Contenuti. I post in video possono essere, come nei nostri primi esperimenti, dei messaggi offerti in prima persona e mettendoci la propria faccia. Un modo caldo per raccontare che può piacere per proporre qualche considerazione personale. Ma naturalmente si possono già vedere altre applicazioni. Prima di tutte la ripresa di situazioni in esterno per documentare i fatti che succedono. E poi le interviste. Ma sono sicuro che la cosa non si ferma qui. Ci può anche essere la strada della fiction...
2. Tecnologie. I videopost possono essere realizzati con minime attrezzature. Basta anche il video di cui sono capaci le macchine fotografiche digitali, le telecamerine che servono alla videotelefonata con il computer, le piccole videocamere che molti già possiedono, persino i telefonini che hanno questa funzionalità. Beppe ha dimostrato che si possono mettere online senza chiedere niente a nessuno. Oppure ci si può servire di una struttura dedicata, per lo spazio sul server e la banda di uscita necessari a riprese di qualità un po' superiore. La soluzione che ho trovato io è di questo tipo. Ma l'ho scelta non sul piano tecnico: ho pensato soprattutto di dare una mano ad Arcoiris che è una tv online che cerca di trovare un senso in quello che fa aiutando la comunicazione di diverse associazioni del volontariato.
3. Ecosistema. La tv via Internet può essere pensata come una sorta di tv via cavo all'italiana. Ma può invece essere progettata come un'evoluzione della struttura internettara. I limiti della prima interpretazione sono forti: scarso effetto-rete, molte barriere alla pubblicazione, concentrazione sugli aspetti legati al modello di business degli editori. Va bene, intendiamoci: ma è poco partecipativa. La seconda interpretazione si presta a tutti i difetti dell'economia della Rete: pochi soldi, tanti contenuti di dubbia utilità, molte perdite di tempo. Ma anche tanta partecipazione. E l'apertura a sistemi di informazione alternativi.
I blogger, come del resto tutti i pionieri della prima ondata internettara, sanno che le potenzialità di un sistema di informazioni partecipato e organizzato sulla struttura della rete e non su un meccanismo gerarchico tradizionale sono immense. Uno sviluppo equilibrato tra i media coordinati sulla base di una strategia editoriale forte e i media bottom-up come quelli suggeriti dall'attività che si dipana nella blogosfera potrebbe essere la soluzione migliore.
A questo livello emergono le responsabilità delle compagnie di telecomunicazioni. Saranno loro a dare il ritmo alla danza. Saranno loro a favorire un equilibrio tra le due modalità o a privilegiarne una a scapito dell'altra. Che cosa faranno?
11:46:59 AM
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