Apple v. Microsoft: la rivincita
PARIGI - La tecnologia digitale non è più una faccenda per tecnici. La tecnologia è stile. È vita quotidiana. È soprattutto comunicazione ed espressione. È realizzazione dei propri film. È condivisione delle foto prese sempre più spesso con oggetti che si portano ovunque in tasca. È muoversi con tutta la propria musica in una scatoletta grande come un cellulare. O appendersi al collo il nuovo iPod Shuffle: una memoria di 240 canzoni più piccola di un pacchetto di gomme da masticare e un design che ha del miracoloso.
Quali conseguenze provoca tutto questo nell'industria più innovativa del mondo? La prima è un rinnovato conflitto di culture: tra le aziende che fondano la loro strategia sulla vecchia informatica e quelle che pensano con la testa in questo nuovo mondo. Il film si potrebbe intitolare: "Apple contro Microsoft, la rivincita".
L'idea fondamentale della Microsoft è di produrre una piattaforma universale sulla quale far girare ogni oggetto digitale. E controllando quella piattaforma, di fatto, possedere il mercato. Accumulando profitti straordinari. Il suo successo è stato senza precedenti. Lo stile Apple è differente: si limita a fare prodotti intelligenti e molto belli. Curando il rapporto tra i valori, il design e la funzionalità. Ma senza pensare per un momento di poter arrivare a controllare il mercato: per Jobs, sarà sempre la domanda a scegliere, non l'offerta. Storicamente è più difficile. Ma è un'idea che apre le porte a molti innovatori. E che sembra particolarmente adatta a un mondo nel quale la piattaforma fondamentale non può essere di proprietà di nessuno, perché è pubblica: è Internet.
Il problema delle strategie come quella della Microsoft è che occorre prevedere ogni innovazione per poterla contenere nella piattaforma universale. Anche a costo di rallentare l'insieme del flusso di innovazioni. Il vantaggio è che se diventa lo standard rende tutto compatibile: e la convergenza diventa possibile, purché si paghi il proprietario della piattaforma. Ma se lo standard è pubblico e se casomai a segmentare il mercato concorrono logiche diverse da quella dell'informatica, come quella delle major che detengono i diritti della musica, allora la convergenza diventa semplicemente la possibilità di collegare ogni oggetto con ogni altro. Ed è questo che sta avvenendo. Ed è per questo che, nonostante gli sforzi, la Microsoft fatica sia nel mondo della musica che in quello delle telecomunicazioni, dove nonostante anni di investimenti, non è riuscita a convincere le compagnie telefoniche e i produttori di cellulari ad adottare il suo standard proprietario. Non perché non funzioni: perché non serve, visto che lo standard vero, Internet, appunto, è pubblico.
Luca De Biase
(questa è un'anticipazione di un pezzo in uscita sulla Stampa di Torino... grazie al giornale per questa concessione...)
5:27:27 PM
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