Braudel
Un mondo con i confini aperti non sopporta le menti chiuse. C'e' un percorso comune che sta cambiando, insieme, economia, tecnologia, cultura e societa'? Sono sicuro che non vi aspettate delle risposte da questo blog...


























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Mercoledì, 12 gennaio 2005
 

Apple v. Microsoft: la rivincita

PARIGI - La tecnologia digitale non è più una faccenda per tecnici. La tecnologia è stile. È vita quotidiana. È soprattutto comunicazione ed espressione. È realizzazione dei propri film. È condivisione delle foto prese sempre più spesso con oggetti che si portano ovunque in tasca. È muoversi con tutta la propria musica in una scatoletta grande come un cellulare. O appendersi al collo il nuovo iPod Shuffle: una memoria di 240 canzoni più piccola di un pacchetto di gomme da masticare e un design che ha del miracoloso.

Quali conseguenze provoca tutto questo nell'industria più innovativa del mondo? La prima è un rinnovato conflitto di culture: tra le aziende che fondano la loro strategia sulla vecchia informatica e quelle che pensano con la testa in questo nuovo mondo. Il film si potrebbe intitolare: "Apple contro Microsoft, la rivincita".

L'idea fondamentale della Microsoft è di produrre una piattaforma universale sulla quale far girare ogni oggetto digitale. E controllando quella piattaforma, di fatto, possedere il mercato. Accumulando profitti straordinari. Il suo successo è stato senza precedenti. Lo stile Apple è differente: si limita a fare prodotti intelligenti e molto belli. Curando il rapporto tra i valori, il design e la funzionalità. Ma senza pensare per un momento di poter arrivare a controllare il mercato: per Jobs, sarà sempre la domanda a scegliere, non l'offerta. Storicamente è più difficile. Ma è un'idea che apre le porte a molti innovatori. E che sembra particolarmente adatta a un mondo nel quale la piattaforma fondamentale non può essere di proprietà di nessuno, perché è pubblica: è Internet.

Il problema delle strategie come quella della Microsoft è che occorre prevedere ogni innovazione per poterla contenere nella piattaforma universale. Anche a costo di rallentare l'insieme del flusso di innovazioni. Il vantaggio è che se diventa lo standard rende tutto compatibile: e la convergenza diventa possibile, purché si paghi il proprietario della piattaforma. Ma se lo standard è pubblico e se casomai a segmentare il mercato concorrono logiche diverse da quella dell'informatica, come quella delle major che detengono i diritti della musica, allora la convergenza diventa semplicemente la possibilità di collegare ogni oggetto con ogni altro. Ed è questo che sta avvenendo. Ed è per questo che, nonostante gli sforzi, la Microsoft fatica sia nel mondo della musica che in quello delle telecomunicazioni, dove nonostante anni di investimenti, non è riuscita a convincere le compagnie telefoniche e i produttori di cellulari ad adottare il suo standard proprietario. Non perché non funzioni: perché non serve, visto che lo standard vero, Internet, appunto, è pubblico.

Luca De Biase

(questa è un'anticipazione di un pezzo in uscita sulla Stampa di Torino... grazie al giornale per questa concessione...)
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Dedicato a Fernand Braudel

PARIGI - Scrivo il primo post di questo nuovo blog in italiano dalla città nella quale ho incontrato Fernand Braudel. Lo storico che ha influenzato il Novecento in modo tanto intenso da essere quasi dimenticato, mi ha accolto alla Maison des Sciences de l'Homme, in un freddissimo gennaio di ventisei anni fa. E mi ha avviato in una ricerca che, sebbene non sia diventata la mia professione, è restata la mia vita. Intellettuale, s'intende...

A quell'incontro dedico questo blog. Il suo insegnamento: lo spazio e il tempo uniscono e non dividono gli uomini. La storia è l'insieme. La ricerca è un'ambiziosa umiltà. E il futuro è fatto di ciò che ci portiamo dentro.

Nell'epoca della comunicazione, quando tutti i confini sembrano saltare, pensare la storia non serve a guardare indietro ma a cercare la prospettiva per andare avanti...
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