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Il premio al Liceo Petrarca di Trieste per la sua mostra sulle leggi razziali italiane

La vicenda della mostra sulle leggi razziali italiane – annunciate dal dittatore fascista Benito Mussolini a Trieste nel 1938 – realizzata dai ragazzi del Liceo Petrarca di Trieste ha un lieto fine.

La mostra era nata da un progetto di alternanza scuola lavoro. E liceo la voleva promuovere, avendola di fatto co-organizzata con il Dipartimento di studi umanistisci dell’Università, il Museo ebraico, l’Archivio di Stato e il Comune, che doveva ospitare la mostra. L’inaugurazione era prevista a metà settembre. Ma a fine agosto l’assessore comunale alla “cultura” Giorgio Rossi vede il manifesto (foto d’epoca di tre studentesse con sovraimpressa la prima pagina del Piccolo del 3 settembre 1938 col titolo “Completa eliminazione dalla scuola fascista degli insegnanti e degli alunni ebrei”) e chiede di cambiarlo perché lo ritiene troppo forte.

Ci può essere qualcosa di troppo forte in un documento storico? In un documento, tra l’altro, che riguarda uno dei crimini italiani più odiosi della storia di questo paese?

La questione sembra far emergere una domanda agghiacciante: se è vero che in Italia c’è qualcuno che teme che un manifesto come quello descritto possa scontentare una parte della popolazione, allora c’è qualcuno che pensa che oggi in Italia ci sia chi in quelle leggi razziali ancora vede qualcosa di accettabile o desiderabile?

In ogni caso, la vicenda genera una serie di incomprensioni. Il comune e il liceo non riescono a trovare un’intesa. Il liceo decide di sospendere la mostra e cercarsi un’altra sede. Segue bufera mediatica e politica.

Nelle settimane successive gli organizzatori si chiariscono, le incomprensioni vengono appianate e la mostra viene riprogrammata per ottobre al Museo Civico Sartorio. Alla fine il manifesto viene approvato e stampato. All’inaugurazione l’assessore Rossi chiede pubblicamente scusa ai ragazzi del liceo.

E oggi il Liceo Petrarca ha ottenuto un’altra soddisfazione. Ecco il comunicato:

«Domani mattina (mercoledì 12-12-18) a Trieste, nell’aula del consiglio comunale, verranno consegnati il San Giusto d’oro 2018 alla Comunità Ebraica di Trieste e la targa speciale ai ragazzi del Liceo Petrarca che hanno realizzato la mostra “Razzismo in cattedra”. Il premio – nato nel 1967 su iniziativa del Gruppo Giuliano Cronisti e giunto alla 52a edizione – è organizzato dall’Assostampa Fvg, sindacato unitario dei giornalisti, con la collaborazione del Comune di Trieste e della Fondazione CrTrieste.

“Con il premio alla Comunità Ebraica – spiega Carlo Muscatello, presidente dell’Assostampa Fvg – i giornalisti triestini vogliono ricordare e onorare, a ottant’anni dalle vergognose leggi razziali, annunciate da Mussolini il 18 settembre 1938 proprio a Trieste, in piazza Unità, il grande contributo dato nel corso dei secoli dalla Comunità, decimata dopo le leggi razziali, alla crescita culturale ed economica del capoluogo giuliano. Un ricordo che forse arriva in ritardo, ma quanto mai doveroso in un momento storico che purtroppo vede, in Italia e ovunque, diffondersi il razzismo e rinascere l’antisemitismo. Come se la tragica lezione del Novecento non ci avesse insegnato nulla”.

“Con la targa ai ragazzi del Petrarca – aggiunge Muscatello – vogliamo invece premiare la sensibilità e l’attenzione per la memoria degli studenti e dei loro insegnanti che hanno realizzato una mostra, intitolata ‘Razzismo in cattedra’, che parla del dramma e dei ‘sogni spezzati’ dei loro coetanei di ottant’anni fa. La mostra, dopo la grande affluenza registrata al Museo Sartorio, verrà ora proposta anche in altre città italiane: ciò dev’essere motivo d’orgoglio per la città”.

Le scelte di quest’anno vogliono anche ribadire con forza la condanna delle violenze nazifasciste nella città macchiata e ferita dall’unico lager con forno crematorio sorto sul territorio italiano, la Risiera, e respingere le pulsioni razziste e i rigurgiti fascisti incompatibili con i valori costituzionali e l’assetto democratico del Paese.

Agli organizzatori del premio è giunto nei giorni scorsi un indirizzo di saluto della senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti. Ecco il testo.

“E’ con vero piacere che rivolgo questo indirizzo di saluto in un’occasione speciale per la comunità triestina quale la consegna del San Giusto d’oro.

Mi è apparsa oltremodo opportuna la scelta di Assostampa Fvg di conferire il Premio 2018 alla Comunità Ebraica di Trieste e la targa speciale ai ragazzi del Liceo Petrarca, per la mostra da loro promossa “Razzismo in cattedra”.
La ricorrenza dell’ottantesimo anniversario della promulgazione da parte del regime fascista e della monarchia delle vergognose leggi razziste del 1938 costituisce infatti una occasione per rendere il doveroso omaggio alla comunità che ne fu principale vittima, ma per sviluppare anche memoria e consapevolezza soprattutto fra i giovani, che vivono in una Italia e in una Europa percorsa da rinnovati venti di violenza, antisemitismo e xenofobia.

Ricordare è tanto più importante proprio a Trieste che conobbe l’onta e la vergogna non solo del discorso di Mussolini che annunciava le nuove leggi razziste, ma anche della Risiera di San Sabba, unico campo di sterminio, con forno crematorio, presente in territorio italiano. Un territorio in verità quello di Udine, Gorizia, Trieste che negli ultimi anni di guerra era stato strappato all’Italia e consegnato, dai fascisti italiani e dai nazisti, direttamente al Reich hitleriano. Anche questo bisogna ricordarlo: se ci fu la Risiera di San Sabba fu perché queste terre vennero inserite nel fianco sud del ‘nuovo ordine europeo’ nazista.

Per questo il Premio ad una Comunità storicamente importante nella vita economica e culturale della città come quella ebraica e la targa per i professori e i ragazzi e ragazze del Liceo Petrarca realizzano una sintesi virtuosa di passato e presente, storia e futuro. Il modo migliore per integrare quella memoria storica e critica che sola rende una comunità davvero civile, cioè multietnica, multiculturale e democratica.
Liliana Segre”.»

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Luca De Biase

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