Il reddito universale di cittadinanza non si fa senza un pensiero. Joi Ito da leggere

Il reddito universale di cittadinanza non si fa senza un pensiero. Joi Ito da leggere

Chi sia interessato al reddito universale di cittadinanza dovrebbe leggere Joi Ito. Il direttore del Media Lab all’Mit fa una ricognizione razionale del tema e si mostra possibilista sulla sperimentazione, non sull’applicazione diretta e immediata.

Probabile che una proposta elettorale sia cambiata in corso d’opera da un governo che nascesse attraverso compromessi con i suoi ex avversari politici. Diventando così un oggetto di polemica ulteriore. Ma supponendo che si potesse discutere in modo sensato che cosa si potrebbe dire di quella policy?

Primo. Non è una cosa totalmente nuova. Si può concepire come una tassa negativa. Partendo da una certa soglia di reddito si pagano le tasse. Sotto quella soglia di ricevono tasse negative, cioè reddito, per il cittadino che non ha altro sostentamento. Questo può piacere a destra o a sinistra.

Secondo. In un periodo in cui si discute animatamente del fatto che le macchine potrebbero sostituire molti mestieri, il reddito di cittadinanza torna d’attualità, per facilitare il passaggio storico che si annuncia non facile.

Terzo. Quel sussidio va finanziato. La prima ipotesi è che man mano che il reddito sale, i cittadini paghino più tasse di quante ne paghino prima dell’introduzione della misura. La seconda ipotesi è che il reddito di cittadinanza sostituisca tutte le altre forme di welfare. La prima ipotesi piace a sinistra, la seconda a destra.

Quarto. I cittadini ricevono il sussidio in quanto cittadini: ma questo comporta che facciano qualcosa per non demeritarlo? Se per ottenere il sussidio devono stare in un programma per trovare lavoro, o per imparare un lavoro, o per vivere legalmente, nasce l’ipotesi che alcuni cittadini che non rispettino questi requisiti non abbiano il sussidio. Creando una nuova “classe” di poveri per demerito. Un’idea che piace a destra. Ma con queste persone che cosa si deve fare?

Quinto. In Italia questa idea piace nelle zone del paese più assistite. In altre zone del paese piace di più una policy completamente diversa, che abbatta le tasse e liberi risorse per imprenditori e consumatori che a loro volta sosterrebbero l’economia in maniera più efficiente dello stato. Un’idea che piace a destra. Bisogna ammettere che in Italia, patria del lavoro nero, il reddito di cittadinanza potrebbe sommarsi ad altri redditi che vengono dall’economia informale. E anzi questo reddito di cittadinanza potrebbe paradossalmente incentivare il nero, perché evidentemente si riceverebbe solo se si nasconde il proprio lavoro e il conseguente reddito.

Sesto. Non c’è modo di sapere se possa funzionare senza provare. Prima di provare su tutto il paese occorrerebbe fare un tentativo sperimentale. Ma è possibile? Come si potrebbe fare una sperimentazione del genere? Di certo occorrerebbe avere un sistema politico razionale, capace di prendere decisioni basate sui fatti e sul feedback che viene dalla realtà. Per l’Italia, queste condizioni non sono molto facili da ottenere.

In generale, occorrerebbe una discussione aperta, una deliberazione che coinvolga chi possa offrire un contributo di prospettiva e di esperienza, per arrivare a una scelta razionale che riformi alla radice il sistema del welfare, forse facilitandolo, di certo monetizzandolo. Quanti lavori nel welfare si perderebbero in questo passaggio? Quanti lavori di mercato nascerebbero? Quanto si spenderebbe del reddito di cittadinanza in attività socialmente costruttive e quanto si sprecherebbe in soddisfacimento di bisogni immediati, indotti magari da varie forme di manipolazione sociale? Quanto davvero serve pensare queste cose per assorbire la possibile “disoccupazione tecnologica” dei prossimi tempi? Le domande non mancano. Più di tanto chi scrive non sa immaginare le conseguenze di un cambiamento tanto radicale nel welfare: di certo quello attuale non fa sognare, ma è chiaro che le riforme vanno fatte con criterio. Una sacrosanta semplificazione non va confusa con una pessima banalizzazione.

Ne usciamo insieme. Chissà se i commentatori vogliono aiutarmi. Se riusciamo a lavorare su questo tema insieme, i commenti qui condivisi possono poi essere pubblicati sul Sole 24 Ore, nella rubrica delle lettere sull’innovazione che esce al venerdì.

1 Commento su “Il reddito universale di cittadinanza non si fa senza un pensiero. Joi Ito da leggere

  1. Luca buon giorno e buona Pasqua. Sul tema del reddito di cittadinanza ho letto poco, il suo articolo è uno di quei pochi interventi che sono riuscito a leggere senza arrabbiarmi o senza pensare che semplicimente perdevo tempo. Penso proponga una analisi equilibrata del pensiero tra destra e sinistra, senza giudizio su entrambi direi che sono logiche obsolete che devono essere integrate di nuove conoscenze.
    Agganciare il tema del reddito di cittadinanza al fare quotidiano nel mio sentire significa voler trovare una regola per tutti che intacca valori e diritti inalienabili dell’individuo. Ho l’impressione che in una Società così caotica, instabile, litigiosa si tenti di fare con delle regole quello che la natura delle cose gestisce già maniera automatica: la selezione.
    Con questo non voglio dire che dobbiamo lasciare la le cose così come sono, ma dobbiamo chiederci prima di tutto se siamo tutti consapevoli che il problema nasce dall’essenza dell’individuo.
    Se vogliamo migliorare lo stato delle cose dobbiamo creare regole di contesto prima che norme e leggi per l’individuo che arrivando dall’alto prendono tutti, compreso chi è virtuoso.
    Sono un semplice curioso del tema ma ho capito che recentissime scoperte sull’agire dell’individuo stanno dando risultati incredibili, la invito ad indagare.
    Matteo Motterlini in Italia è uno dei veterani nel tema che cerca una spiegazione alla dinamica implosiva in cui sembra che la nostra società stia andando. Sono temi cari che anche nell’imprese stiamo valutando, siamo un pochino più avanti come stato di consapevolezza, ma serve un confronto che arrivi anche dal contorno dell’impresa: la società.
    Un carissimo saluto di buona Pasqua.

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