Le avventure dell’immaginazione di Marco Paolini e Gianfranco Bettin

“Le avventure di Numero Primo” sono nate come idea teatrale. E in teatro le racconta Marco Paolini, in questi giorni al Piccolo di Milano. È uno spettacolo divertente, commovente, importante. E il mondo che racconta è esplorato più a fondo nel libro “Le avventure di Numero Primo” (Einaudi 2017) che va letto assolutamente.

Numero Primo è un bimbo dolce, candido, capace di tirare fuori dagli altri il meglio di sé: è una creatura nata per amore dalla scienza. Le cui qualità derivano anche dalla ricerca biologica e dall’intelligenza artificiale. Il mondo di Paolini e Bettin è una sorpresa di precisione tecnica e di immaginazione umanistica. Naturalmente ci sono i cattivi che devono rapire il bimbo. E c’è un gruppo di buoni che lo difendono perché gli vogliono bene.

L’intelligenza artificiale è evoluta. Ha desideri e coscienza. Il che serve certamente a far emergere il profondo valore dell’umano. Che è forse riassumibile, paradossalmente, nella sua capacità di sbagliare. Ma quella tecnologia che supera ogni aspettativa degli umani è anche il frutto di un’indagine sulla dinamica autonoma della dimensione tecnologica. C’è spesso un padre dell’innovazione tecnologica, ma raramente si conosce la madre, dice Paolini, che gioca con le parole ricordando il modo di dire “da cosa nasce cosa”: la tecnologia è madre della nuova tecnologia.

Il libro è informato, preciso, poetico. Forse poteva venire fuori soltanto in Italia. Forse è giusto che venga fuori da Venezia. Certamente è un contributo originale alla costruzione di una visione del futuro: premessa di ogni nostra preparazione, di ogni progetto, di ogni consapevolezza. Gli italiani sono spesso tanto scettici sulle loro idee relative al futuro da paralizzare la loro immaginazione per paura di essere poco credibili. E questo è un freno alla costruzione di una prospettiva che li accompagni in modo responsabile e intelligente nelle scelte che hanno conseguenze importanti sul loro futuro.

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