Retroguardie. Toys R Us e Rolling Stone. Non basta il digitale a spiegare la crisi

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Toys R Us è stato un luogo mitico dell’epoca consumista. Ora si appresta alla bancarotta. Molti dicono che è per la concorrenza dell’ecommerce. Ma è anche perché si è indebitata invece di rinnovarsi. Il retail non è soltanto un problema di retail: è anche un problema di relazione tra marchi, pubblico e logistica. Altri riescono a ridefinire meglio il ruolo delle catene di negozi in questo contesto, pensandole come parte di una piattaforma o di un mondo di esperienze. Il fatto è – dice un analista – che senza il debito Toys R Us sarebbero ancora abbondantemente in utile. La scelta di indebitarsi per guadagnare tempo nascondeva una mancanza di visione strategica che è probabilmente la vera causa della crisi (Bloomberg).

Rolling Stone sta per essere venduta. La rivista mitica di una generazione aggregata da una comune esperienza musicale che però parlava di stile, cultura e politica non resiste al cambiamento imposto dal digitale, secondo molti osservatori. Ma anche in questo caso, il digitale non è la causa della crisi ma il contesto nel quale la rivista e il suo editore non hanno saputo darsi una strategia di rinnovamento. Altre riviste si trasformano meglio. Questa si è bloccata su una generazione e uno stile e una modalità di fare soldi (Bloomberg). Un’inchiesta poi rivelatasi fondata su false informazioni relativa a una torbida vicenda accaduta all’università di Virginia non ha aiutato a mantenere elevato il prestigio della testata.

Il digitale non è un generatore di fallimenti. Molti problemi nascono dalla mancanza di strategia e immaginazione. Molti problemi nascono piuttosto dalla tendenza a rimandare il cambiamento, nascondendosi dietro convinzioni, abitudini e scorciatoie come il debito.

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