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Uber cerca di sostenere la sua valutazione virtuale

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Con tutti i guai che ha, Uber cerca di farsi confermare la megavalutazione virtuale di 68 miliardi di dollari. Ma non essendo quotata deve usare qualche trucco: vendere a sconto sul mercato secondario e vendere ad alta quotazione una piccola parte di azioni nuove (Bloomberg). L’Arabia Saudita aveva investito quasi 3.5 miliardi di dollari per il 5% dell’azienda l’anno scorso: non si può farle fare brutta figura (FT, su Google “Uber crafts share sale plan to prop up valuation”). Se fosse quotata, Uber avrebbe perso valore, con gli scandali, la sconfitta in Cina e le difficoltà di mantenere una situazione equilibrata con i guidatori: in effetti, Uber ha usato la sua piattaforma per manipolare i prezzi delle corse e governare la relazione tra clienti e guidatori in modo da massimizzare i suoi guadagni, ma i guidatori hanno imparato a loro volta a sfruttare gli automatismi della piattaforma, andando offline per riapparire online quando il prezzo o la localizzazione è conveniente (lo mostra uno studio di Mareike Möhlmann e Ola Henfridsson, della Warwick Business School, con Lior Zalmanson, della New York University: Warwick).

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Luca De Biase

Knowledge and happiness economy Media and information ecology

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