Il cambiamento nella consapevolezza sui dati personali è una sfida per gli innovatori

Dopo una fase di disinteresse e un periodo di superficiale sottovalutazione, passando per un momento di fastidio per l’eccesso di burocrazia connesso al tema, la privacy è diventata una sfida positiva per gli innovatori. Sullo sfondo c’è una tematica strategica per le economie digitali delle due sponde dell’Atlantico, con l’Europa che cerca un motivo per crescere in modo meno subordinato all’America. Ed è evidente che tutto questo spinge a una maturazione della relazione tra il mondo privato e quello pubblico. Anche al Parlamento Europeo se ne discute. Sulla spinta tra gli altri di un parlamentare con una storia di innovatore: Renato Soru. Ecco il significativo comunicato su una sua iniziativa di ieri:

INTERNET: SORU (PD),UE RAFFORZI TUTELE SU RACCOLTA DATI PERSONALI

Bruxelles, 02.03.2016- “Se il servizio è gratuito, è perché noi siamo il prodotto. I nostri dati personali, le informazioni e i contenuti che condividiamo ogni giorno negli ecosistemi virtuali sono la merce che i grandi operatori di internet raccolgono, trattano e monetizzano. La politica deve assumere questa consapevolezza e tradurla in una regolamentazione più efficace per la tutela del diritto alla riservatezza e alla privacy degli individui”, così l’europarlamentare del Pd Renato Soru, al margine dell’incontro “Who owns data? Personal information in the social network era” che si è tenuto ieri a Bruxelles. Alla conferenza hanno partecipato il Garante europeo per la protezione dei dati Giovanni Buttarelli, il responsabile protezione dati della Commissione Europea Bruno Gencarelli e Max Schrems, protagonista della causa davanti alla Corte di giustizia europea che nel 2015 ha reso invalido Safe Harbor, l’accordo per il trasferimento dei dati di cittadini europei negli Stati Uniti.

“La raccolta e la profilazione dei dati degli utenti da parte delle grandi multinazionali di internet ha raggiunto ormai livelli di sofisticazione ed invasività elevati”, ha spiegato Soru. “Per contro noi non sappiamo quale uso verrà fatto di ciò che immettiamo nella rete. Dobbiamo iniziare a capire che non è solo di dati che stiamo parlando, ma di diritto alla proprietà intellettuale dei contenuti, di tutela dell’identità dell’individuo e della privacy. In ultima analisi stiamo parlando di come difendere la nostra libertà, la nostra democrazia, la nostra trasparenza, l’accesso e la competitività dei nostri mercati”.

“Prima assumiamo questa consapevolezza in quanto legislatori, e più probabile sarà agire di conseguenza e riuscire a colmare un deficit di competitività che oggi ci costa circa 400 miliardi, cioè il valore stimato dello sviluppo di una vera digital economy europea” conclude l’eurodeputato.

Materiali correlati: in allegato alcune foto dell’incontro. Qui il link alla registrazione integrale.

Update: ecco un secondo comunicato:

INTERNET, “WHO OWNS DATA?” : QUANTIFICARE IL VALORE DEI CONTENUTI PER PROTEGGERE I DIRITTI DEGLI UTENTI
Bruxelles, 02.03.2016- “E’ morta la gratuità, tutto quello che noi facciamo in rete è senza impatto monetario per noi ma ha un valore per altri: i dati sono la nuova moneta corrente per chi li detiene” . Così Giovanni Buttarelli, Garante Europeo per la Protezione dei Dati (EDPS), nel suo intervento durante l’incontro “Who owns data?” organizzato a Bruxelles dall’eurodeputato Renato Soru, insieme a Isabella De Monte, parlamentare europea del PD, Bruno Gencarelli responsabile protezione dati della Commissione Europea e Max Schrems, protagonista della causa davanti alla Corte di giustizia europea che nel 2015 ha reso invalido l’accordo Safe Harbor per il trasferimento dei dati di cittadini europei negli Stati Uniti.
“Il trattamento delle informazioni on line pone oggi delle sfide inedite, che impattano direttamente nella nostra sfera personale e nelle nostre abitudini quotidiane. I big data players nel mondo, l’impresa, i governi, sono sempre più interessati a conoscere i nostri comportamenti, a orientarli o a prevenirli, a trarre profitto dalla conoscenza sempre più approfondita del nostro modo di essere. I social network” spiega Buttarellli, “ci chiedono sempre più informazioni riservandosi la detenzione di diritti proprietari su di esse. I legislatori in Europa tutelano i dati personali, ma non abbiamo mai detto “siamo proprietari”. Mentre invece dal punto di vista di chi tratta questi dati la prospettiva è sempre più la privatizzazione delle nostre identità”.
Per Buttarelli, ogni sforzo di ulteriore disciplina della protezione dei dati in Europa va incoraggiata, comprendendo non solo gli aspetti giuridici ma anche quelli etici: “Si apre un discorso che riguarda la dignità dell’individuo e della sua identità personale: si tratta cioè di rendere compatibile dal punto di vista etico lo sviluppo dei sistemi di raccolta e trattamento dei dati, superando l’attuale modello della massimizzazione del profitto e della minimizzazione della trasparenza”.
Di diritti e di trasparenza, ma anche dei costi reali che si nascondono dietro l’apparente gratuità dei servizi connessi all’utilizzo dei social network ha parlato l’attivista Max Schrems, dalla cui istanza innanzi alla Corte di Giustizia europea ha avuto origine la revisione dell’accordo Safe Harbor con gli USA. “Quando noi utilizziamo Facebook abbiamo la sensazione che i servizi offerti siano gratuiti ma in realtà non lo sono. La chiave è nella cessione di diritti dentro il licence agreement obbligatorio all’atto dell’iscrizione. Noi cediamo i beni intangibili costituiti dai nostri contenuti e dai dati personali che immettiamo nei social e che producono un valore di cui però non siamo padroni”
Il responsabile per la protezione dei dati alla DG Giustizia Bruno Gencarelli ha illustrato il panorama della corposa legislazione europea , ricordando la riforma del pacchetto sulla protezione dei dati, in corso di approvazione da parte di Consiglio e Parlamento. Gencarelli ha poi parlato delle ultime novità nel campo della legislazione transeuropea: “Ci sono stati due importanti sviluppi negli ultimi mesi: l’accordo sul cosiddetto Umbrella Agreement, il primo accordo internazionale sullo scambio UE-USA di dati personali tra autorità statali di cooperazione penale e di polizia per il contrasto ad attività criminali, e due giorni fa, la pubblicazione della nuova decisione relativa al trasferimento dei dati commerciali dall’Europa verso gli Stati Uniti, dopo l’invalidazione del Safe Harbor”.
“Il nuovo accordo Privacy Shield dovrebbe consentire di superare le criticità del precedente regime, introducendo tutele e obblighi più stringenti sul trattamento dei dati da parte delle società americane alle quali sono trasferiti e garanzie più precise ed efficaci per i cittadini UE che intendono presentare reclamo sul trattamento dei propri dati”.

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