Diego Piacentini commissario per la digitalizzazione del paese

Comincerà ad agosto, Diego Piacentini, a regalare il suo tempo all’Italia. Lascerà temporaneamente Amazon, dove da anni è ai vertici di Amazon, lavorando come senior vice president sui progetti internazionali e contribuendo alla crescita del gigante americano. Sarà una sorta di manager del digitale, un nuovo tipo di commissario per la digitalizzazione. Porterà ordine e razionalità nella governance di questo settore. E dovrà imparare a inserirsi in un contesto la cui complessità è enorme, anche per uno come lui. Da anni è abituato a lavorare in un contesto nel quale la relazione tra obiettivi e strumenti è relativamente trasparente. Da agosto si troverà in un posto nel quale invece è labirintica.

A parte gli scherzi, se viene qui Piacentini è perché lui e gli altri vogliono fare sul serio. Lavorerà da Palazzo Chigi. Avrà una sua squadra, della quale Paolo Barberis continuerà a far parte per strategie e coordinamento. Dovrà conquistarsi la fiducia dei collaboratori e dei direttori delle varie aziende e agenzie coinvolte, dall’Agid alla Sogei. E dovrà tenere la barra dritta, dare il ritmo al lavoro di tante persone organizzate in modo finora impreciso, spiegare la strategia e dipanarla in una pratica efficace in un contesto nel quale le leve possono essere lunghe e potenti ma si appigliano a fulcri sdrucciolevoli. Per riuscire ci vuole una cultura manageriale, bocconiana, americana, superconsapevole delle migliori soluzioni tecnologiche, orientata al risultato, ma anche – e soprattutto – ci vuole un grande senso del dovere: Piacentini vuole dare un contributo al suo paese, lo ha capito probabilmente durante i suoi diversi incontri con il premier e con la sua squadra, forse lo sapeva da tempo. Di certo gli hanno chiesto di considerare questa occasione come quella buona. Piacentini è uno che pensa diritto. E se ha valutato di poter riuscire, di per se lancia un segnale.

Era ad Amazon dal febbraio del 2000, ha passato la fine della bolla e partecipato all’inizio della crescita vera. Prima era stato capo europeo della Apple, dove era approdato nel 1987. Non è un tipo che cambia spesso azienda, dunque. Ma questa volta deve avere ancora più pazienza. Lascia per due anni un compenso che non riporto (perché tutte quelle cifre allungerebbero troppo il post) ma che si legge su Bloomberg. Piacentini si prende due anni di assenza da Amazon

Vedi:
Paolo Barberis dà il benvenuto a Piacentini

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