Da Snowden a Cook

Edward Snowden ha raccolto i suoi pensieri in un articolo per il New York Times che mostrava quanta strada abbiano fatto le informazioni che ha reso note sulla sorveglianza di massa operata dai servizi americani. Le conseguenze della sua azione sono state davvero eccezionali. Hanno aumentato la consapevolezza di milioni di utenti di internet, hanno avviato un dibattito pubblico sui limiti che non è giusto siano superati dai servizi, hanno costretto i politici a rispondere parlando di fatti e non di ideologie. Snowden ha anche notato che le piattaforme non sono tutte uguali. E ha sottolineato come la Apple si sia dimostrata più attenta di altre grandi compagnie alle esigenze della libertà e della privacy degli utenti. Una sottolineatura inattesa. Che giustamente Massimo Russo – neo vice direttore della Stampa –  ha fatto notare. Nei giorni successivi la Apple ha fatto i suoi annunci in grande stile (video). Il servizio di streaming musicale, i nuovi sistemi operativi, gli strumenti per gli sviluppatori potenziati e aperti. Grande settimana per la Apple, dunque. Ma soprattutto una domanda: l’impressione è che le piattaforme americane non ragionino tutte nello stesso modo e che anzi si vadano strategicamente diversificando. Ma è solo un’impressione o è vero? E se è vero che cosa significa per gli europei che sono alle prese con una strategia di contenimento del potere crescente delle piattaforme americane ma non riescono ancora a far emergere le loro alternative? Su questa linea: quali nuove categorie di piattaforme possono nascere e crescere in Europa? Facciamo l’ipotesi che la partita dei cellulari, dei motori orizzontali, dei social network sia molto difficile: ma internet non cessa di suggerire la possibilità di nuove categorie di piattaforme, dalla gestione della produzione distribuita ai media civici. E su questi argomenti gli europei hanno ancora molto da dire e da costruire.

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1 Commento su “Da Snowden a Cook

  1. Il problema di fondo è che l’Europa non crede che l’IT abbia un valore strategico o almeno non ci crede come gli Usa. La dimostrazione sta nella quantità di denaro che spende ad esempio nel settore informatico, dall’infrastrutture agli stipendi dei programmatori. Per l’Europa, competere in questo settore, significa non far scappar via i nostri informatici in California e magari portarne qualcuno dei lori bravi qui da noi, ma ci vogliono soldi, tanti soldi. Lo stipendio medio di un informatico nella Silicon Valley è di 120.000 dollari l’anno, qui da noi di 30.000 euro. Con questi presupposti è impossibile creare piattaforme per competere con quelle Usa.

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