Dopo Kroes. Dibattito attualissimo sulla neutralità della rete in Europa. E due riflessioni.

Mentre aspettiamo per la prossima settimana l’importante presentazione del rapporto sui piani degli operatori per il miglioramento della rete internet italiana curato da Francesco Caio, commissario per l’attuazione dell’agenda digitale italiana, Gerard Pogorel, professore emerito dell’Università ParisTech di Parigi, e Scott Marcus, già advisor della Federal communication commission, il contesto europeo è agitato.

C’è un dibattito sulle norme proposte da Kroes sul mercato unico delle telecomunicazioni per le loro conseguenze sulla neutralità della rete. In estrema sintesi, il rapporto consente agli operatori di investire nella loro rete per offrire un servizio internet a qualità prioritaria accanto al normale servizio neutrale: una rete con maggiore qualità del servizio accanto a una rete a maggiore equaglianza di trattamento tra tutti gli interessati. La relazione problematica tra le due dimensioni consiste nel fatto che si pensa che mentre gli operatori sperano di aumentare il profitto introducendo il nuovo servizio prioritizzato, gli altri non devono preoccuparsi che il normale servizio sia peggiorato. La risposta Kroes è ambigua: “The provision of specialised services shall not impair in a recurring or continuous manner the general quality of internet access services” (articolo 23 pacchetto Kroes). In quell’ambiguità faranno affari gli avvocati.

Il dibattito è esteso. Un passaggio di grandissima competenza è stato avviato da un post di Quintarelli. Ha risposto con la sua conoscenza del tema Gambardella. Questi due post sono estremamente dettagliati: ma hanno un’efficacia educativa profonda, perché dimostrano che qualunque risposta facile a questioni complesse come la corretta governance di internet è una forzatura. Sebbene alla fine una sintesi si possa prendere. E i due, sintetizzano in modo opposto. Quintarelli dice che il pacchetto Kroes rischia di distruggere la neutralità della rete. Gambardella dice che il problema è un altro: difende la costruzione di un nuovo mercato unico delle tlc nella logica Kroes. Non ha senso riassumere i passaggi del dibattito.

Ma si possono aggiungere alcuni punti di vista abbastanza chiari, almeno così mi pare, pronto a essere smentito vista la mia limitata competenza:

1. La frase usata nel pacchetto Kroes per garantire la continuità del servizio internet best effort è ambigua e impresentabile sul piano normativo. Se gli operatori intenzionati a investire e fare profitti con il servizio prioritizzato devono garantire semplicemente di non interrompere sistematicamente il servizio best effort ci possiamo aspettare come minimo una quantità incredibile di contenziosi.
2. La qualità dell’esperienza internet è già oggi differenziata dalle diverse offerte, sia per chi allaccia i server alla rete sia per chi accede con i terminali. La differenza si vede nella velocità di connessione. Quello che la norma introduce è una dimensione prioritizzata per la parte di pacchetti-dati di chi pagherà per il servizio prioritizzato. La prioritizzazione sarà intrinsecamente discriminatoria a seconda delle decisioni degli operatori e della risposta dei loro clienti che potranno gestirsi l’offerta come vogliono, con esclusive di ogni tipo vorranno introdurre. La banda per la rete neutrale resterà come parte della rete, quella dove gli operatori fanno meno profitti, e solo i più generosi tra loro la cureranno con la stessa cura che dedicheranno all’offerta prioritizzata (potendo comunque offrire un servizio con interruzioni sebbene non sistematiche, la qualità complessiva del best effort potrebbe scendere).
3. Sulla rete mobile non c’è neutralità della rete. Questo consente ad alcuni operatori di escludere i loro clienti dall’accesso a servizi che gli operatori stessi non gradiscono. Alcuni operatori non consentono ai clienti di usare Skype sulla rete mobile. La discriminazione anche sulla rete fissa non sarà priva di conseguenze.
4. Non si capisce come si prioritizzi – per esempio escludendo Skype se si vuole – senza sapere a che cosa si riferiscono i pacchetti in termini di contenuto o servizio – cioè se per esempio si riferiscono a chiamate Skype – e quindi una forma di ragionamento sulla privacy diventa ancora più attuale, sebbene i contenuti siano sbirciati continuamente da altri operatori favoriti dall’attuale normativa come Google, Nsa, e altri.
5. La neutralità della rete a priori è garanzia dell’innovatività di internet. La certezza che se una startup lancia un servizio innovativo questo viaggerà in rete senza essere discriminato è parte integrante dell’investimento che quella startup fa per creare il nuovo servizio. Se il suo prodotto può essere discriminato arbitrariamente dagli operatori, le sue speranze di successo si riducono. Dunque si riduce l’investimento e dunque l’innovazione. A meno che con quell’innovazione non siano d’accordo gli operatori. La fine della neutralità della rete significherebbe la fine della libertà di innovare e un aumento del potere degli operatori gigantesco.

Tutto questo sarebbe mitigato da una semplice decisione: si può creare una nuova rete prioritizzata se e solo se non interferisce in nessun modo sulla qualità del servizio presente e sullo sviluppo futuro del servizio neutrale, best effort. Se si trova la soluzione per questo, con impegni precisi degli operatori a tener separate in modo inequivocabile le due reti, internet da una parte e quella specie di iptv che vogliono creare dall’altra, allora si potrà vedere che cosa succede. Non ho idea di come si possa fare. Forse è impossibile. Forse è più semplice aiutare gli operatori a sviluppare l’internet neutrale. Ci si riesce in Corea. Perché l’Europa non dovrebbe essere capace di fare altrettanto?

Naturalmente comprendo che queste considerazioni discendono da una scelta di priorità: meglio l’innovazione che emerge dalla libertà di innovare piuttosto dell’ordine efficiente che discende dalle decisioni degli pochi operatori che controllano le reti. Può essere che la prima riduca gli investimenti degli operatori nello sviluppo della banda: in quel caso l’intervento pubblico a sostegno di una visione di miglioramento della banda internet sarebbe accettabile, visto il fallimento di mercato. Creare un mercato unico per le telecomunicazioni, che dunque faccia fare più profitti agli operatori che così possono investire nella banda senza aiuti pubblici, potrebbe portare invece a un fallimento di mercato nel settore delle startup che quindi avranno bisogno di molti più aiuti pubblici. In effetti l’Europa sta lavorando in questa direzione, forse inconsapevole del collegamento tra startup e mercato unico delle telecomunicazioni.

Personalmente penso che la libertà di innovare sapendo che la rete sarà neutrale sia un valore molto molto importante. Capisco che la salute delle telco sia anche importante. Penso che le telco abbiano in generale bisogno di alimentarsi di management con competenza più internettiana e meno telefonica. Che abbiano bisogno di meno conflittualità legale. Che abbiano bisogno di più certezza delle regole del mercato in cui operano. E che se gli stati ritengono che l’aumento dell’offerta di banda sia una precondizione per lo sviluppo economico li debbano aiutare ad andare in quella direzione o separare le reti dai servizi. E penso che tutto questo debba lasciare in pace la neutralità della rete. E’ una visione parziale anche questa. Una scelta va fatta.

Il pacchetto Kroes si trova anche qui. (Il link citato da Quintarelli all’ultima versione del pacchetto pubblicato da Wired nel momento in cui scrivo non funziona).

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4 Commenti su “Dopo Kroes. Dibattito attualissimo sulla neutralità della rete in Europa. E due riflessioni.

  1. Dici:”La neutralità della rete a priori è garanzia dell’innovatività di internet. La certezza che se una startup lancia un servizio innovativo questo viaggerà in rete senza essere discriminato è parte integrante dell’investimento che quella startup fa per creare il nuovo servizio.”
    Non si avrà tale certezza in mancanza della neutralità tecnologica. Specie se qualcuno non inizierà a spendersi anche per essa, ovvero la facoltà delle piattaforme mobili (e presto tv) di limitare accesso a API o escludere applicazioni a loro scelta insindacabile, in particolare full-html5 Web browsers. Si consideri che giá da 3 anni l’utente mobile passa più tempo su apps che su mobile Web.
    Tali piattaforme stanno infatti diventando rapidissimamente nuovi gatekeepers, in aggiunta e progressivamente in sostituzione dei broadcasters, e la neutralità della rete non sarà assolutamente sufficiente a salvarci da tale scenario, il connesso scenario di “feudal security”, come esposto da Bruce Schneier.

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