Mario Mosè Monti e la terra delle promesse elettorali

Luigi Zingales propone una metafora per interpretare il compito di Mario Monti e lo paragona a quello di Mosè (Sole24Ore). Va ricordato che Mosè non arrivò alla terra promessa, anche se creò le condizioni perché il suo popolo ci arrivasse.

Il punto è che appena ci sono state le condizioni, il popolo si è messo a fare preparativi per tornare al vitello d’oro. E i fomentatori delle decisioni sbagliate si sono fatti avanti. Alimentando anche una cortina fumogena di gossip sulle reali intenzioni di Monti che sono andate ben oltre quello che il premier stava dicendo ufficialmente. Lo hanno fatto apparire indeciso, hanno parlato di cambi di rotta, di passi indietro, anche se Monti non aveva mai detto che aveva fatto passi avanti nella direzione di candidarsi e partecipare alla campagna elettorale. Non sappiamo che cosa farà, ma sappiamo che non ha fatto né passi indietro né passi avanti finora. E quello che ha detto finora lo ha fatto.

Nella terra delle promesse elettorali c’è la palude della comunicazione politica, della creazione artificiosa di aspettative, dell’illusione, del cinismo e dello scetticismo. E Monti finora non ci è entrato. Al massimo ha parlato di programmi e ha dimostrato di averne uno, sebbene se ne siano colte soprattutto le motivazioni di breve termine (legate all’urgenza e alla limitata durata del suo governo). L’innovazione che ha introdotto è stata anche quella di attenersi a una logica di programma, comunicando solo quanto effettivamente veniva fatto. E chiarendo quando esprimeva ipotesi d’azione ulteriore che erano ipotesi sottoposte al giudizio della possibilità storica di verificarle per poi, casomai, realizzarle. Un approccio metodologico corretto che è stato un’innovazione importante.

Il gossip tenta di portare Monti nella terra delle promesse elettorali. Ma lui non ha alcun interesse ad andarci.

(La politica non è l’argomento di questo blog, né l’esperienza di questo autore di blog. Ma si spera che questo post non venga visto come politico: è piuttosto una critica centrata sull’informazione e le sue distorsioni)

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